Intanto, però, s'approfondisce la divergenza tra una parte 'dei riformisti che fanno riferimento a Bissolati e a Bonomi, che, richiamandosi a Bernstein, spingono alle estreme conseguenze la posizione revisionistica, fino a contestare la stessa legittimità del partito a rappresentare gli interessi della classe lavoratrice, e la parte della corrente che con Turati e Modigliani ha assunto la guida del PSI e del gruppo parlamentare, sostenuta dai socialisti della CGL. A Modigliani si riconduce anche Salvemini che insiste sulla esigenza di abbandonare la visione protettiva delle fasce operaie più forti e organizzate del Nord, per rivolgere l'azione socialista maggiormente a favore dei "cafoni" delle regioni meridionali.
Nell'XI congresso, che si svolge a Milano dal 21 al 25 ottobre 1910, è Turati che tiene la relazione generale, nella quale traccia un quadro approfondito
dell'azione riformista del primo decennio del secolo e della sua ispirazione culturale e ideale.
Egli sostiene in modo lucidissimo che l'evoluzione della società aveva condotto
al superamento del concetto marxista Stato per cui la "vera azione socialista" nasceva da "questa revisione del marxismo primitivo". "Il proletariato si riconosce - egli aggiungeva - come uno dei massimi fattori del progresso economico".
Il socialismo "mescolandosi al presente" con l'azione riformatrice non poteva tralignare nel radicalismo o nel laburismo, se non si perdevano di vista le finalità generali. In questo modo, concludeva Turati, "ogni passo in avanti, e se pur breve, sulle presegnate direttive, varrà sempre meglio delle iperboliche promesse, scritte nel presagi.
La riforma, così intesa, è la rivoluzione senza il bluff. È la rivoluzione in cammino". (17)
In questo congresso fa il suo esordio oratorio
Mussolini, che critica tutto e tutti, liquidando come contrastanti col fine della rivoluzione riforme, azione parlamentare, suffragio universale. Curiosità storica: Mussolini dedica il finale del suo discorso al "cliché" della patria, "nel nome del quale si pompa il sangue alla miseria del proletariato".(18)
Turati prevale con 13.000 voti contro i 5928 voti che vanno alla mozione "rivoluzionaria" di Lazzari. Il documento della
"sinistra riformista" di Modigliani raccoglie però 4547 voti.
In questo congresso si verificava la suddivisione della componente riformista in tre tronconi: a quello guidato da Turati, che riesce a vincere nelle votazioni finali riuscendo ad assorbire, momentaneamente, la dissidenza del secondo troncone di
Bonomi, Bissolati e Cabrini (i quali nei loro interventi giungono a prospettare la formazione di un "partito del lavoro" che sostituisca il PSI) si contrappone il terzo troncone costituito dalla "sinistra riformista", nata dalla separazione del gruppo che fa capo a Modigliani, Morgari e Salvemini.
Era il germe di una
futura separazione, che porterà fuori del PSI uomini come Bissolati e Bonomi, i quali avevano fortemente contribuito, tanto nel piano politico e organizzativo, quanto nel piano teorico, alla crescita del partito.
Alle elezioni del marzo 1909 i socialisti salgono a 42 deputati. Costa viene eletto alla
vicepresidenza della Camera. Nella nuova Assemblea, emerge il problema delle spese militari. I socialisti dicono di no alla richiesta di uno stanziamento aggiuntivo di mezzo miliardo, trovandosi da soli all'opposizione, con una linea dettata dagli ideali pacifisti.
Dimessosi Giolitti nel dicembre 1909 - a seguito del rifiuto della Camera al suo progetto di riforma fiscale giudicato insufficiente dai socialisti ma, in realtà, per sottrarsi alla scelta dei gruppi da favorire con le Convenzioni marittime da parte dello Stato - dopo un altro breve governo di stampo conservatore presieduto dal Sonnino, era
Luigi Luzzati che formava il nuovo ministero, includendovi i radicali Sacchi e Credano, ottenendo il voto favorevole dei socialisti.
Il voto socialista fu motivato dalla promessa del nuovo governo di allargare il suffragio, di finanziare le cooperative agricole in gravi difficoltà economiche, di ampliare la legislazione sociale con l'istituzione, tra l'altro, della Cassa di maternità per le lavoratrici (marzo 1910). Ma il consenso socialista fu ritirato alla fine dell'anno, a ragione del comportamento del governo sulla questione delle cooperative agricole, che fu di ostilità nei confronti delle cooperative socialiste della
Romagna.
All'atto della costituzione del suo nuovo governo nel marzo 1911, Giolitti aveva
offerto un ministero a Bissolati, che si fece ricevere dal re, ma poi rifiutò. "Partecipazione al potere? - commentò Turati -. Si dovrebbe forse; non si può certamente".
I socialisti votarono tuttavia la fiducia mentre i conservatori la rifiutarono. Il governo presentava ben presto il progetto per il monopolio statale dell'assicurazione sulla vita, con la creazione dell'Istituto nazionale delle assicurazioni.
Di fronte all'opposizione conservatrice la forza parlamentare socialista fu decisiva.
Veniva votata la legge sulla ispezione del lavoro e veniva inoltre riconosciuta al sindacato ferrovieri la rappresentanza legale del personale di fronte alla direzione dell'azienda.Nel giugno 1912, sempre con il voto socialista, veniva approvata la più importante legge dell'epoca giolittiana:
la legge elettorale che estendeva il diritto di voto agli alfabetizzati con 21 anni compiuti; agli analfabeti con 30 anni compiuti e a tutti coloro di qualsivoglia età che avessero assolto il servizio militare. Essa concedeva altresì quella
indennità ai deputati che i socialisti avevano chiesto fin dal loro ingresso alla Camera