auguri a tutte le compagne e compagni
auguri a tutte le compagne e compagni


Peccato... una fascista tra i veramente pochi con cui parlavo volentieri, pur in tutta la diversita' e la visione diamentralmente opposta.
Non so cosa tu abbia fatto di tanto atroce, ma siccome di fasci ne ho visti di ben peggio, molto piu' maleducati, invadenti e che invogliano all'antifascismo militante per sempre....
Auguri di Buon 2007 LupaNera!




auguri laici e di buone feste a chi è vicino a rifcom e mi sta simpatico per l'intelligenza dimostrata nei propri interventi: the matrix, agragar,are(a)zione ecc...ovviamente non mi sento di sprecare auguri per due dei più famosi moderatori del forum
auguri anche a chi non è vicino a rif.com. come sandinista (comunitarista), etnia,ferruccio,emiliano ed altri validi utenti di dx radicale
colgo l'occasione per salutare anche il grande esmor
Eternal_Summer


mi sono venuti in mente degli auguri usciti su liberazione poco meno di 10 anni fa, che all'epoca conservai. sempre tragicamente attuali.
a voi.
p.
auguri ai bambini dell'iraq, nati e cresciuti sotto le bombe, auguri ai fuggiaschi del kosovo, agli emigranti portati dagli scafi e dalle zattere, agli stranieri che cercano un posto per vivere in pace. auguri ai matti, ai cosiddetti malati psichici, che stanno portando fuori dal manicomio i loro fardelli di debolezza e di stranezza. auguri a chi è in cella e misura, ogni giorno, l'angustia opprimente degli spazi e l'immensità senza rete dei tempi di detenzione. auguri ai senza fissa dimora, ai nomadi, ai senza casa. auguri ai sopravvissuti di sarno, che portano marchiata a fuoco nel cuore la notte che scoppiò la montagna, la notte che il fango inghiottì le vite e i palazzi, la notte buia e ghiacciata della natura che implode a causa delle troppe ferite inferte dal cemento, la notte indecente della politica muta e distante.
auguri a chi ha perso il lavoro e a chi non l'ha mai trovato, a chi non è più compatibile con le necessità produttive, a chi è graziosamente chiamato "esubero", a chi è cassaintegrato o in mobilità o nell'immobilità coatta di un reparto lager. auguri a chi fa i turni di notte e ha sempre sonno, a chi lavora la domenica e non santifica le feste, a chi è flessibile nonostante la schiena rotta.
auguri a chi è solo e senza ombrello e fuori piove a dirotto e non sa dove andare. auguri ai pensionati al minimo e alla loro minima esistenza quotidiana. auguri agli ospiti del margine, agli abitanti degli angoli sporchi, ai camminatori sul ciglio dell'esclusione. auguri a chi si fa le pere, a chi si spara in vena un'altra dose per non pensare, e si sente come un libro mai scritto o come una penna senza inchiostro.
auguri a quelli gialli e neri e meticci che stanno nel rovescio del mondo, nei sud prolifici e dannati, nei vapori della patagonia o a cavallo di una bidonville. auguri a chi è diverso e ha paura, a chi non osa pronunciare il proprio nome, a chi cerca riparo nei nascondigli, a chi si da la forza di uscire alla luce del sole, a chi smette di fuggire.
auguri a chi si sente un pesce rosso prigioniero della piccola vasca. auguri a chi prende partito, a chi sceglie di schierarsi, a chi rinuncia alle comodità della pigrizia e dell'indifferenza.
auguri al comunismo, ferito nei suoi sogni, dilaniato dalle sue interne contraddizioni, eppure ancora vivo, ancora più necessario per non chiudere la partita tra le ragioni della vita e le ragioni del potere.
auguri a me e alle mie ire. auguri a voi e alle vostre passioni.




Visto che sono stati postati gli auguri "non ortodossi" di Vendola, mi permetto di postare anche qui gli auguri del Potere Operaio di Pisa risalenti al Natale '68:
E’ di nuovo Natale: la festa di Gesù Bambino e dei Grandi Magazzini. La festa del padrone, che ti dà la tredicesima, e te la riprende cinque minuti dopo nei suoi supermercati, lasciandoti in cambio centoquattordici pacchettini colorati pieni di cose inutili che ti faranno sentire idiota e felice. E così, passata la festa, vuotate le tasche, lavato il cervello, sarai pronto per il nuovo anno, pronto a regalare al tuo padrone un altro anno di fatica, di obbedienza, di sfruttamento, in attesa del prossimo Natale e del prossimo Gesù Bambino. A meno che tu il padrone non ce l’abbia più, come i nostri fortunati compagni della Marzotto, e tanti altri: allora per festeggiare ti basta raddoppiare la quota mensile dei debiti, e partecipare anche tu al Grande mercato: Immobili Mobili Automobili Soprammobili ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. Perché nel Grande Mercato natalizio siamo tutti uguali. Il culto delle merci, la devozione dell’Upim, hanno risolto la crisi delle chiese tradizionali. E’ il grande magazzino il nuovo tempio, dove i fedeli affluiscono in umidità e, miracolo del progresso, in perfetta uguaglianza. Chi non ha il grande magazzino a portata di mano, ci va in processione, dai paesi, dal quartiere-confino, a spendere di più per merci di scarto, a ubriacarsi di luci, abbondanza e tintinnii di scontrini. Padroni ed operai, contrapposti in fabbrica, dove le merci si producono, vengono trasformati con un colpo di bacchetta magica in uguali nel grande magazzino, tutti clienti, tutti consumatori. I salari di chi lavora sono separati da un abisso dai profitti di chi sfrutta: ma nel grande magazzino ci sono i prezzi, fissi, unici ed uguali per tutti. Così, grazie al Natale, ai grandi magazzini ed ai buoni signori che li hanno aperti (la Fiat, la Montedison, ecc.) i nostri problemi sono risolti. L’operaio della Marzotto diventa uguale al padrone. La commessa sorriderà ad ambedue, perché nel grande magazzino il cliente è sacro e al cliente bisogna sorridere. Grazie signore a sua disposizione signore ci pagano per questo (quarantamila lire al mese signore per dieci ore al giorno di lavoro sorridente e se sciopero cercano di licenziarmi). Nel Grande Mercato tutto si paga poco, anche la fatica di chi ci lavora: ed anzi il lavoro è la merce più svalutata, per una commessa che lavora ci sono cento ragazze disoccupate pronte a vendere il loro sorriso. E così il Natale è diventato nient’altro che un formidabile incremento alle vendite. Il capitalismo accumula la ricchezza immensa estorta giorno per giorno al lavoro sfruttato per mascherarsi da papà Natale pronto ad elargirla. Così, ogni anno, a data fissa, i cuori si riempiono di bontà: chi è buono deve regalare, regalare vuol dire spendere, e spendere significa indebitarsi ed ingrassare il padrone. Il cerchio si chiude e il Natale, come tutto il resto, è servito al suo scopo: accrescere i profitti, e farci dimenticare lo sfruttamento. Perciò noi siamo contro questo Natale, ipocrita, commedia commerciale che ci vuole far sentire ricchi una volta all’anno. Contro il ricatto dei padroni, che giocano su tutto, compresi i bambini. A tre anni, grazie alla pubblicità Rai-Tv i bambini acquistano già la mentalità del consumatore idiota e pronto a desiderare tutto quello che il Mercato impone (Bambini: la vostra mamma non deve comprare all’Upim); imparano a sentirsi migliori, superiori se il loro papà natale è più ricco. E a questa legge nessuno sfugge: come dice senza pudori la pubblicità Agip: "Natale con i tuoi, ma prima passa da noi". Il Natale non esiste più con le sue tombole con le sue tombole e i suoi presepi; è stato inghiottito nel meccanismo produzione-consumo, è diventato una voce nel bilancio di previsione dei monopoli. C’è solo un Dio, la merce e la sua incarnazione più pura, il denaro. Gli uomini vengono plasmati a sua immagine e somiglianza, produttori e consumatori di merci, merci essi stessi non più uomini. Hanno un solo modo per comunicare e sentirsi vivi, acquistare e scambiarsi merci e tanto più esse valgono quanto più palesemente sono inutili, e quanto meno durano. In mezzo a regali confezionati, confezionati noi stessi – conciati per la festa – ci godiamo questa festa forzata che ritempra al lavoro forzato di tutti i giorni. Ma dietro le luci della grande società-fabbrica.-mercato-carcere-caserma – c’è la realtà: la bancarotta fraudolenta di una società fondata sul dominio, sullo spreco e sullo sfruttamento. I suoi becchini sono ben attivi: sono disoccupati, gli operai della Marzotto che a Natale non possono credere; gli operai della Saint Gobain che ricevono oggi il pacco dono dalle mani generose del padrone, quello stesso che due mesi fa tentava di gettarli sul lastrico e scatenava la furia dei poliziotti contro di loro, le commesse dell’Upim, che sanno sulla loro pelle quale sporca e ricattatoria realtà si cela dietro il luccichio del grande magazzino; i giovani che dicono no alla scuola dei padroni, alla fabbrica sociale di idioti e di servi. Non c’è natale per i braccianti di Avola, per i lavoratori in lotta in tutta Italia. La tregua truffatrice dei padroni, Canzonissima e i discorsi di papi e presidenti non ci ingannano. La nostra festa è la lotta continua contro un mondo in cui la ricchezza viene impiegata per perpetuare la miseria e il dominio.




Auguro a tutti un ottimo 2007 socialista ed antimperialista!
A pugno kiuso!

