Finanziaria: Governo chiede fiducia
Lo annuncia il ministro Chiti
(ANSA) -ROMA, 20 DIC-
Il Governo ha chiesto la fiducia sulla Finanziaria in aula alla Camera. Lo ha annunciato il ministro per i rapporti con il Parlamento, Chiti.
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Finanziaria: Governo chiede fiducia
Lo annuncia il ministro Chiti
(ANSA) -ROMA, 20 DIC-
Il Governo ha chiesto la fiducia sulla Finanziaria in aula alla Camera. Lo ha annunciato il ministro per i rapporti con il Parlamento, Chiti.
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E il decreto salva-ladri?




Vogliono evitare che il Maxi-Emendamento venga letto a fondo...
Ragazzi, mi sa che dovremmo leggercela bene 'sta finanziaria, chissà che belle sorprese salteranno fuori. un bel tredde oceano magari, in fondo sono solo 1365 commi...
forza, chi comincia?


IL FIDUCIOMETRO DEL GOVERNO PRODI II
01 28-06 SENATO "Milleproroghe"
02 05-07 SENATO "SpacchettaMinisteri"
03 17-07 CAMERA "SpacchettaMinisteri"
04 25-07 SENATO "Manovrina - Decreto Bersani"
05 27-07 SENATO "Finanziamento Missioni Pace - Art.2"
06 28-07 SENATO "Finanziamento Missioni Pace"
07 02-08 CAMERA "Manovrina - Decreto Bersani"
08 26-10 CAMERA "Decreto Fiscale collegato alla Finanziaria"
09 17-11 CAMERA "Maxiemendamento alla Finanziaria"
10 16-12 SENATO "Maxiemendamento alla Finanziaria"
11 21-12 CAMERA "Maxiemendamento alla Finanziaria"
11 in meno di sei mesi... e ben 5 alla Camera


L'allarme di Napolitano
A Palazzo Chigi non sentono, non vedono e straparlano
Evidentemente a Palazzo Chigi non hanno inteso - e nemmeno mostrano voglia di intendere - il richiamo del Capo dello Stato sulla legge Finanziaria. Le reazioni degli ambienti vicini al premier, e del premier stresso, sono infatti di due tipi.
La prima, è quella di ritenere il problema sollevato dal Colle di tipo tecnico - procedurale, come se la tutela delle prerogative del Parlamento dipendesse interamente dalla necessità di rivedere l'iter delle leggi di bilancio. Una volta che si riforma l'iter, il problema è risolto. Sembra che Prodi stesso abbia detto che in fondo il presidente della Repubblica ha solo "ricalcato" la vigorosa denuncia fatta da lui e Padoa - Schioppa. Questa è l'interpretazione di comodo, minimalista, che fra l'altro è anche velenosamente offensiva nei confronti del Capo dello Stato, il quale si limiterebbe a ripetere le preoccupazioni del governo.
Poi c'è una seconda interpretazione più diretta, quella di dire che in fondo il governo ha fatto ciò che faceva anche il governo precedente, e che dunque l'accusa va rivolta ad entrambe le esperienze governative, non solo a quella attuale. Questa è un'interpretazione più puerile, come quelle che davano i bambini sorpresi con le mani nella marmellata, che si giustificano dicendo che l'avevano visto fare da un bambino più grande. In ogni caso le due interpretazioni falliscono completamente il bersaglio che il presidente Napolitano ha esposto chiaramente all'attenzione dell'opinione pubblica, quale quello della tenuta democratica del Paese. E questo non ha nulla a che vedere con l'iter della Finanziaria o con le responsabilità del ministro Tremonti. E' un problema che si rivolge all'attuale esecutivo, il quale si dimentica di rappresentare una scarsa metà della popolazione italiana, che non gli ha dato la maggioranza in una delle due Camere, come ammetteva - e ne riconosciamo volentieri l'onestà intellettuale - il solo ministro Mastella nel vortice delle polemiche.
E se Tremonti ha sbagliato a varare maxiemendamenti a colpi di fiducia, è anche vero che il governo Berlusconi disponeva di una maggioranza netta nelle due Camere, tale da non porre in dubbio l'approvazione di un disegno di legge sulle base dello scarto numerico. Allora, effettivamente, la fiducia poteva essere giustificata dall'ostruzionismo dell'opposizione. Ci dispiace per Prodi ed i suoi sostenitori, ma questo stesso argomento è debole nei confronti del loro governo, e non perché l'opposizione non faccia ostruzionismo, che però pure non ha praticato, ma perché, allo scarto minimo nella seconda Camera, si aggiunge il conflitto nella maggioranza. Dissidio che non è esploso grazie all'uso della fiducia, ma che certo non si è risolto, tant'è che si annuncia, e bellicosamente, in tutta la sua ampiezza, già sulla sola ipotesi riformatrice avanzata dal governo, la fatidica "fase 2". Se accadesse che davvero il governo debba mai imporre un'ipotetica fiducia su una eventuale "fase 2", a fronte dello scontro che perdura e continuerà a perdurare nella sua maggioranza, ecco concretizzati i timori del Capo dello Stato: e cioè l'involuzione democratica del Paese, con un Parlamento incurante delle differenze che lo animano, preoccupato solo della sua sopravvivenza davanti alla protervia del governo. Perché un governo che non ascolta il Parlamento, che non ascolta la protesta del Paese * "sono matti", ricordate? * che non ascolta nemmeno i centri studi e le istituzioni preposte, siano esse la Confindustria o la Banca d'Italia, può solo definirsi protervo. E vogliamo essere generosi.
E' vero che il ministro dell'Economia, in Aula, per la prima volta ha riconosciuto che le critiche sulla crescita sono da ritenere fondate. Ma perché allora non aprire il dialogo, non cambiare passo? Ora ci ha detto che il governo ne ha l'intenzione, e lo farà. Ne dubitiamo, proprio per le forze che lo compongono e sono ostili a tale strategia. E sarà da vedere se questa volta basterà la fiducia per nascondere la crisi che mina dal primo giorno questa coalizione. Il governo quindi, per ora, ha scelto una strada stretta e scoscesa, che rasenta un precipizio. Quando pure c'era la possibilità alternativa di una discussione responsabile con l'opposizione. Il Capo dello Stato si ricorderà il tavolo dei volenterosi, che andava nella direzione esatta delle sue parole.
Prodi si è preoccupato di disfarlo, paventando una fine anticipata del suo gabinetto. Non è detto che durerà poi tanto più a lungo, ma è da credere che la sua durata rappresenti un aggravamento per le condizioni del Paese.
Roma, 21 dicembre 2006
tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=3195


Panettone amaro
Appare precaria la serenità di Prodi dopo la Finanziaria
La Finanziaria è legge dello Stato. Ha terminato il suo iter: la protesta e le critiche che hanno coinvolto l'intero Paese e i principali centri di analisi italiani ed esteri, le sono passate sopra. Non è stato ascoltato nemmeno il Capo dello Stato che ha preso giustamente le distanze da una manovra abnorme che ha mortificato lo stesso ruolo del Parlamento. Se tutto ciò non bastasse, si è assistito allo spettacolo disarmante dei principali partiti della maggioranza che hanno bocciato la manovra nel loro dibattito interno, per poi smentirsi all'esterno, sostenendola. Una citazione particolare merita a proposito l'onorevole Fassino che, in fatto di doppiezza, batte Togliatti. Non ci si stupisca poi se gli elementi principali della manovra - tasse escluse, ovviamente, e stendiamo un velo pietoso - che resteranno nell'agenda dei prossimi mesi sono due.
(Panettone amaro)
Il primo si ricava dall'ammissione del ministro dell'Economia che la Finanziaria appena varata non serve per la crescita. Con una sola frase Padoa-Schioppa ha dato ragione a tutti i suoi critici, e non si comprendono dunque tante virulente polemiche da parte sua, quella con Confindustria la più recente.
Il secondo, più emblematico e paradossale, è il fatto che prima ancora che la Finanziaria entri in vigore, già si sa che deve essere corretta. E questo per via del cosiddetto emendamento "salvaladri" che ha indignato il Capo dello Stato e anche alcuni ambienti del governo. Solo alcuni ambienti, perché altri sono direttamente padri putativi di detto emendamento e presto si identificheranno chiaramente.
Questi due aspetti irrisolti rendono piuttosto amaro il panettone di Prodi e di Padoa-Schioppa. Perché, ammettendo che la Finanziaria non dà la crescita, il governo dovrà domani preoccuparsene, provocando la diatriba sul riformismo che finora è rimasta in sordina nella maggioranza. Sarà un po' come agitare un nido di vespe giganti.
Non andrà meglio con la "salvaladri", vista la spessa patina di moralità con cui si è presentata al Paese la nuova maggioranza. Ecco bello e pronto un colpo di spugna sui reati di bilancio che fa impallidire. E si impallidisce di più se si sostiene che è stato impiantato per errore nella Finanziaria. Beato chi ci crede, e ce ne accorgeremo quando si tratterà di cancellarlo.
Può darsi che le feste e gli scioperi dell'informazione diano un po' di serenità al governo nei prossimi giorni. Ma su queste basi, appena si riprende con la normalità, Prodi e Padoa-Schioppa torneranno in affanno. Buone feste.
Roma, 22 dicembre 2006
tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=3196