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Discussione: Schio - 63 Denunce!

  1. #1
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    Predefinito Schio - 63 Denunce!

    La sfilata di estrema destra del 9 luglio fu vietata dal questore Dario Rotondi
    Eccidio, corteo nero illegale
    Inchiesta su 63 seguaci del gruppo “Continuità ideale”

    di Ivano Tolettini

    Il corteo di estrema destra era illegale. Hanno infranto il divieto del questore Dario Rotondi di partecipare alla commemorazione dell’Eccidio di Schio lo scorso 9 luglio, consapevoli che avrebbero turbato l’ordine pubblico in quanto avrebbero provocato la reazione della sinistra antagonista, che li vede come il fumo negli occhi e che sarebbe scesa a sua volta in piazza. Come poi è avvenuto. È la ragione per cui la procura di Vicenza ha messo sotto inchiesta 63 persone - oltre a simpatizzanti vicentini, ci sono padovani, veronesi, trevigiani e rodigini - seguaci dell’associazione culturale “Continuità ideale con la Rsi” ed è prossima la chiusura delle indagini.

    In testa alla lista degli indagati ci sono [CENSURA] (responsabile regionale Azione Sociale), [CENSURA] e [CENSURA], segretario nazionale di Forza Nuova.

    Il provvedimento del pubblico ministero Paolo Pecori fa seguito al rapporto della Digos di quest’estate che riepilogava la giornata ad alta tensione nella quale alcune centinaia di militanti di estrema destra avevano sfidato il diniego della questura presentandosi a Ss.Trinità per la sfilata che avrebbe dovuto condurli all’ingresso delle porte dell’ex carcere, oggi biblioteca, dove furono uccise nella notte tra il 6 e 7 luglio 1945 dai partigiani 54 persone, molte delle quali legate al regime fascista.

    «Immaginavamo che ci fosse un procedimento penale aperto anche se non conoscevamo il contenuto - spiega [CENSURA] -. Il problema del diniego della questura è che esso è venuto dopo quattro anni in cui la manifestazione era stata consentita. Io ritengo che democraticamente tutti possano manifestare le proprie opinioni e che sia ingiusto limitare il nostro diritto col pericolo che altri possano provocare incidenti. Il problema non è nostro, anche perché noi non abbiamo mai provocato incidenti».

    Se la gran parte degli indagati è accusata di avere partecipato alla manifestazione non autorizzata destinata, come ha denunciato la questura, a «commemorare la vicenda storica conosciuta come Eccidio di Schio», undici manifestanti devono rispondere anche di resistenza a pubblico ufficiale per avere sfondato il cordone utilizzando le aste delle bandiere. Si tratta di [CENSURA - 11 nomi & cognomi]

    Si ricorderà che dopo la scaramuccia iniziale per la quale in undici sono stati indagati per resistenza, un gruppetto venne autorizzato a raggiungere, per deporre una corona di fiori, l’ingresso delle ex carceri dove vennero trucidate con la mitraglia i detenuti.

    Adesso si è appreso che le indagini contro i seguaci di estrema destra sono praticamente concluse. Per gran parte di essi si profila la richiesta dell’emissione di un decreto penale di condanna, mentre per coloro che hanno precedenti ci sarà il rinvio a giudizio davanti al tribunale di Schio.

    «Per il futuro valuteremo forme e modi - conclude [CENSURA] -. La commemorazione dell’Eccidio non ha alcuna valenza politica, contrariamente a quello che taluni si ostinano a sostenere, perché si tratta invece di commemorare dei defunti uccisi ingiustamente. Ci spiace che con il cambio di governo da parte della questura sia mutato l’indirizzo. Fino a un anno fa l’autorizzazione veniva data. Ritengo che, al di là delle idee di ognuno di noi, la forza di una democrazia sia quella di rispettare la visione dei vinti».
    Sul giornale ci sono nomi&cognomi. Gente di tutti i partiti e movimenti presenti.
    Andiamo bene!

  2. #2
    petronius
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    :k

  3. #3
    Hrodland
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    La solita storia: giornalisti terroristi!

  4. #4
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    Non ho parole!

  5. #5
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    Tra gli indagati ci sono anche alcuni forumisti.
    Oltre qualsiasi "scazzo" telematico e non solidarietà contro questo sistema infame.

  6. #6
    vento
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    giornalisti infami

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Stefano_Trento Visualizza Messaggio
    Tra gli indagati ci sono anche alcuni forumisti.
    Oltre qualsiasi "scazzo" telematico e non solidarietà contro questo sistema infame.
    Ci mancherebbe
    Solidarietà agli indagati.

  8. #8
    Che disperazione!
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    Autodenunciamoci!!!!! C'ero anche io, almeno idealmente!

  9. #9
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    IL GAZZETTINO DEL NORD EST
    Martedì, 19 Dicembre 2006


    SCHIO/1 Secondo la procura avrebbero organizzato la manifestazione senza l’autorizzazione del questore
    Eccidio, denunciati 63 manifestanti
    Esponenti della destra che l’estate scorsa si erano radunati in città per commemorare il 7 luglio ’45

    Schio Avrebbero organizzato una manifestazione pur senza la necessaria autorizzazione del questore. Questa l'accusa con cui la Procura di Vicenza ha denunciato 63 persone, esponenti di movimenti riconducibili alla destra più o meno radicale, che l'estate scorsa si sono radunate a Schio in occasione della commemorazione dell'eccidio di 54 fascisti trucidati dai partigiani. Il nome più noto è quello di Alex Cioni, coordinatore regionale di Azione Sociale, il partito guidato da Alessandra Mussolini. Per dodici indagati l'imputazione più grave è anche di resistenza aggravata a pubblico ufficiale per aver cercato di aprirsi un varco nel cordone di poliziotti schierato per impedire la prosecuzione del corteo lungo le strade della città. Gli atti della procura della Repubblica sono relativi alla manifestazione organizzata e realizzata lo scorso 9 luglio da giovani di destra nonostante il divieto della questura. La contravvenzione di manifestazione fascista, pur ipotizzata a carico di alcune persone è stata invece archiviata. In quella occasione circa un migliaio di simpatizzanti di estrema destra diede vita a un breve corteo di afflusso al sacrario militare, con alcuni portavoce che proferirono discorsi di rito prima di provvedere alla deposizione di alcune corone di fiori. La commemorazione si chiuse tra tensioni ma senza incidenti: un appuntamento che si era tenuto contemporaneamente a una manifestazione della sinistra. I rappresentanti dell'estrema destra avevano voluto ricordare appunto l'eccidio, nel carcere di Schio, avvenuto il 7 luglio 1945 a guerra di liberazione conclusa, di 54 fascisti incarcerati.Il Gazzettino del Nordest

    I DENUNCIATI
    Martedì, 19 Dicembre 2006


    Alex Cioni, 31 anni, Schio, Paolo Caratossidis, 30, Padova, Domenico Obrietan, 49, Sovizzo, Massimo Perrone,36, Napoli, Roberto Fiore, 47, Roma, Cesare Boschetti, 47, Schio, Fabio Baroni, 44, Rovigo, Giovanni Vettorello, 23, Pdova, Daniele Beschin, 27, Arzignano, Manuel Piazza, 31, di Malo, Giovanni Boschieri, 22, Vicenza, Alessandro Fontebasso, 40, Vicenza, Pieranonio Todesco, 41, Bassano, Gilberto Zanella, 47, Schio, Alessandro Mussolin, 29, Cornedo, Samuele Randon, 31, Trissino, Paolo Isetti, 28, Cornedo, Eugenio Cacciavillani, 26, Montecchio M., Cristian Chiarello, 35, Arzignano, Fabio Baretta,30, Monticello, Tommaso Soldà, 29, Valdagno, Silvano Berti, 31, Vicenza, Nicola Valeri, 34, Vicenza, Anna Lami, 19, Rivergaro, Giulio Tam, 55, Sondrio, Andrea Minchio, 29, Padova, Diego Fracasso, 24, Dolo, Andrea Turco, 19, Udine, Alessandro Baldan, 30, Padova, Luca Bolzonello, 27, Padova, Francesco Turco, 20, Udine, Marco Capuzzo, 20, Padova, Nicola Di Leo, 35, Padova, Alberto Saccardo, 20, Vigonza, Manuel Sartori, 21, Padova, Marco Michielotto, 21, Cittadella, Silvio Irace, 22, Camposampiero, Giordano Coracino, 27, Padova, Stefano Schiavon, 22, Padova, Matteo Barbiero, 26, Padova, Nicolò Santinello, 20, Monselice, Manuel Nardo, 29, Padova, Filippo Gioco, 20, Verona, Matteo Castegna, 30, Negrar, Riccardo Sorio, 30, Villafranca, Andrea Giacomelli, 28, Bussolengo, Massimiliano Fiorini, 22, Verona, Francesco Carrano, 20, Verona, Manuel Melis, 27, Verona, Daniele Montagna, 22, Bussolengo, Andrea Iacona, 22, Verona, Alberto Baldi,22, Cologna, Antonio De Negri, 22, Vicenza, Ennio Boschetti, 47, Rovigo, Nicola Ferrarese,45,Rovigo, Giuseppe Zito, 24,Treviso, Endriu Sciascia, 19, Treviso, Alberto Longo, 19, Treviso, Davide Visentin, 21, Treviso, Loris Fagaraz, 32, Conegliano, Nicola Usoni, 31, Treviso, Michele Recchia, 37, Farra, Matteo Granziol, 21, Treviso.



    VIDEO: RISPOSTA DEL GOVERNO
    http://senato.digitalidentity.it/82AulaW.html


    SENATO DELLA REPUBBLICA
    —— XV LEGISLATURA ——
    82a SEDUTA PUBBLICA
    RESOCONTO
    SOMMARIO E STENOGRAFICO

    GIOVEDÌ 23 NOVEMBRE 2006
    (Pomeridiana)
    _________________
    manifestazione al Sacrario di Schio.
    VALPIANA (RC-SE). Signor Presidente, innanzitutto voglio ringraziare il Governo per essere venuto oggi a rispondere a questa interpellanza che ripresento ogni anno più o meno uguale dal 2002, ma questa è la prima volta che mi viene data una risposta. Complimenti, quindi, a questo Governo. La ripresento dal 2002, perché ogni anno, intorno alla data del 7 luglio, si svolge a Schio, città medaglia d’argento al valore militare per la Resistenza, una manifestazione-corteo dei reduci della Repubblica di Salò insieme ad alcune centinaia di manifestanti.
    Questa manifestazione, che è altamente offensiva per i cittadini e le cittadine scledensi, che si sono distinti in particolare modo nella lotta antifascista, prende a pretesto il ricordo dell’eccidio avvenuto, per mano di un gruppo autonomo di partigiani non legati a catene di comando, nelle carceri di Schio nel luglio del 1945, un triste episodio che costituisce ancora una ferita profonda nella coscienza civile e nella memoria di questa città.
    Con l’alibi della commemorazione, però, ogni anno il Sacrario militare e l’intera città di Schio diventano teatro di una vera e propria gazzarra di stampo nazifascista che offende insieme alla città anche i familiari e gli eredi delle vittime, che non si sentono rappresentati da quei figuri e si dissociano pubblicamente da tale strumentalizzazione che offende poi, in particolare modo, anche la memoria dei tanti partigiani che sono sepolti in quel Sacrario.
    Il ricordo di quell’eccidio esecrabile, infatti, è diventato la scusa per una strumentalizzazione politica durante la quale si inneggia al nazifascista con slogan, gesti e simboli inequivocabili, dal saluto romano al grido «boia chi molla», dalle bandiere della Repubblica sociale italiana, all’accusa di assassini rivolta alla generalità dei cittadini di Schio. Tutto quello che sto dicendo è ampiamente documentato negli anni da foto apparse sulla stampa locale e che sono in possesso anche delle forze dell’ordine e che, a mio avviso, sarebbero più che sufficienti per impedire una manifestazione che evidentemente qualche problema di ordine pubblico lo crea.
    Questa manifestazione, invisa ai cittadini, è avversata da tutte le forze democratiche, tanto che fin dal 2005 il Sindaco, le associazioni partigiane e il Comitato dei familiari delle vittime hanno firmato un documento comune nel quale dichiarano di riconoscersi nei valori fondanti della Repubblica italiana e della Resistenza, condannano l’eccidio di Schio ad opera dei partigiani, promuovono la memoria dei 54 trucidati e invocano la concordia civica dissociandosi da ogni offensiva manifestazione che strumentalizza i morti di quell’eccidio.
    Nel luglio scorso, il Governo e le diverse autorità preposte hanno ricevuto diverse sollecitazioni, a partire da quelle del Sindaco, rivolte ad evitare, ancora una volta, lo svolgimento di questa manifestazione pubblica. Anch’io, insieme alle altre parlamentari venete del centro-sinistra, con una lettera, il 23 maggio, avevo rivolto un appello al Ministro dell’interno affinché impedisse che venisse nuovamente tradito per la quinta volta di seguito da una manifestazione e un corteo palesemente pretestuosi ed inneggianti al nazismo e al fascismo lo spirito di quel solenne documento firmato dai familiari degli uccisi, dalle associazioni partigiane e dal Sindaco.
    In effetti, dopo numerosi e reiterati incontri con il prefetto e il questore, nel luglio scorso, non è stata autorizzata alcuna manifestazione, ma tale divieto è stato bellamente aggirato con la richiesta al Comitato per l’onore dei caduti in guerra, che gestisce i Sacrari militari, dell’uso del Sacrario per il pretestuoso svolgimento di una pseudomanifestazione religiosa. Dico «pseudomanifestazione» senza ovviamente alcuno intento polemico e di non rispetto, ma perché il sacerdote che l’ha guidata è un ex-sacerdote sospeso a divinis, quindi di manifestazione religiosa non possiamo parlare.
    Devo dire, poi, che la richiesta di uso del Sacrario è stata presentata dal referente locale di un’associazione che si nomina «Continuità ideale con la Repubblica sociale italiana». Penso che solo la firma di quel documento sia un reato e che una simile sigla non possa essere tollerata nella Repubblica italiana.
    In considerazione dei precedenti, il 5 luglio avevo presentato un’interpellanza per chiedere, appunto, che venisse negato anche l’uso del Sacrario che avrebbe potuto consentire, come poi in effetti è avvenuto, una manifestazione con corteo non autorizzato. Ma, evidentemente, il nuovo Governo era da troppo poco costituito (aveva ottenuto da pochissimo la fiducia) e non c’è stato il tempo materiale di intervenire.
    Come era prevedibile, i partecipanti hanno dato vita a un corteo di stampo nazi-fascista, hanno diffuso slogan inneggianti alla violenza e all’intolleranza e addirittura - io stessa sono in possesso di fotografie che potrei fornire in qualsiasi momento - hanno issato sul pennone del Sacrario militare, accanto al tricolore italiano, il famigerato e triste vessillo della Repubblica sociale.
    Le forze dell’ordine, che pure sono prontamente intervenute, al comando del questore di Vicenza, per evitare la manifestazione non autorizzata, non hanno però potuto evitare un corteo, aperto dall’europarlamentare Alessandra Mussolini e da noti esponenti di Alternativa sociale provenienti da tutta Italia, che dal Sacrario si è portato alle ex carceri mandamentali, luogo dell’eccidio.
    In testa a questi manifestanti, come gli altri anni, c’era questo sedicente padre Giulio Tam, sacerdote sospeso a divinis, che, giunto alle carceri, ha letto l’appello delle 54 vittime della strage del 7 luglio 1945. A ogni nome - devo dire che per ultimo è stato fatto quello di Benito Mussolini, che alla data del 7 luglio 1945 era comunque già morto - è seguito il grido «Presente», condito dal saluto romano. Poi, la manifestazione non autorizzata è ritornata al cimitero ossario per una messa di suffragio con rito preconciliare.
    Anche quest’anno Schio è stata completamente blindata e sorvegliata dal basso e dal cielo da oltre 500 carabinieri, poliziotti, finanzieri e vigili urbani e ha dovuto assistere alla macabra ripetizione di ogni peggior ciarpame fascista, all’ostentazione di tristi simboli (c’era una selva di gagliardetti e bandiere), a provocazioni e a risse. Non approvo e non giustifico alcun gesto e comportamento violento, ma, certo, non è possibile non riconoscere le provocazioni costruite a tavolino da chi, in divisa nera e ostentando una vistosa croce celtica al collo, ha cercato di far passare gli altri come violenti.
    Devo dire - questo mi fa molto sorridere - che l’europarlamentare Alessandra Mussolini ha dichiarato ai giornali locali, in quel giorno, di aver chiesto al ministro dell’interno Pisanu la testa del questore per l’aggressione che c’è stata. A me risulta che a luglio il Ministro dell’interno fosse invece Giuliano Amato. Comunque, la sua denuncia è stata smentita, anche per quanto riguarda questo episodio marginale, dalle registrazioni che dimostrano come le forze dell’ordine abbiano impiegato esattamente tre secondi a intervenire.
    Ancora, c’è stata un’altra aggressione vicino all’ossario; è stato aggredito un ragazzo di passaggio, il figlio ventenne dell’assessora ai servizi sociali, reo, a quanto pare, di indossare una t-shirt di Emergency.
    Rifondazione comunista, i Comunisti italiani, i Verdi, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia, la CGIL, la CISL, la UIL, i CUB e varie sigle dell’associazionismo democratico antifascista, hanno organizzato per quella stessa mattina una contromanifestazione con comizi e concerto, cui hanno partecipato oltre un migliaio di persone che hanno scelto di non lasciare la città in mano ai nostalgici del fascismo, che si sono presentati in alcune centinaia.
    Assenti erano i cittadini di Schio, che hanno così lanciato un messaggio chiaro: si sono chiusi in casa perché quella città non sopporta questa manifestazione e la strumentalizzazione di un dolore ancora vivo e presente. L’eccidio è una ferita che si sta rimarginando, ma il processo non viene certo aiutato se ogni anno continua a ripetersi una manifestazione tesa a riportare indietro le lancette della storia a un momento definitivamente cancellato dalla Resistenza e dalla Costituzione.
    Chiedo quindi al Governo, intanto una valutazione sui fatti che anche quest’anno, purtroppo, abbiamo dovuto vedere davanti ai nostri occhi e, poi, di impegnarsi fin da ora, proprio alla luce di quanto in questi cinque anni è avvenuto, per adottare le misure più opportune e la dovuta concertazione tra i Ministeri (non vorremmo, cioè, ancora una volta, che il Ministero dell’interno vietasse ciò che il Ministero della difesa concede) al fine di evitare, il 7 luglio del prossimo anno, una manifestazione e un corteo che, con il pretesto anche di una manifestazione religiosa, si trasformano invece in propaganda becera dell’ideologia nazifascista e offendono i sentimenti democratici di tutti i cittadini.

  10. #10
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    GIORNALISTI TERRORISTI!!!!
    Solidarietà ai denunciati!

 

 
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