ENCICLICA
PER LA SOLENNITÀ DELLA NATIVITÀ DEL NOSTRO SIGNORE SALVATORE E DIO GESÙ CRISTO
DELL’ANNO DI GRAZIA 2006
Silvano
per la misericordia di Dio, Vescovo di Luni, Esarca d’ Italia
ed Abate del S. Monastero di San Serafino di Sarov
Ai venerabili fratelli e figli, presbiteri e diaconi, ai chierici ed ai monaci dell’Eparchia ed Esarcato ed a tutto il santo popolo amato da Dio, pace, grazia e misericordia dal Signore nella festa della sua Natività secondo la nostra carne mortale!
“Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace e per gli uomini benevolenza” (Lc.2,14)
Questo annuncio, figli carissimi nel Signore, si può veramente definire il primo annuncio dell’Evangelo, nel significato stesso che questa parola esprime nel suo originale greco, il “buon annuncio”, l ’”annuncio di bene” l’ ”annuncio che porta gioia”, e gioia grande, a tutti gli uomini che raggiunge.
Nonostante, però, che questo annuncio abbia ormai raggiunto i confini della terra, portato dagli apostoli e dagli evangelizzatori della Divina Parola nei quali si sono adempiute le parole profetiche del Salmo, come testualmente cita l’Apostolo San Paolo “ la loro voce è andata per tutta la terra e le loro parole fino agli estremi confini del mondo”(Rom. 10,18), gli uomini sembrano non ascoltarlo. La cosiddetta secolarizzazione, per cui la civiltà contemporanea radica ogni giorno di più gli uomini nel “secolo” ossia nel “mondo”, provocando una specie di mortifero torpore spirituale, di estraniamento di Dio dalla vita, di indifferenza alla realtà spirituale e di intolleranza alla pratica religiosa, sembra avere relegato questo annuncio di gioia e di salvezza nel mondo delle favole e la stessa vicenda terrena del Salvatore Gesù Cristo viene relativizzata e talora ignorata o respinta.
Oggi gli uomini sembrano sordi ed indifferenti al Vangelo e talora anche ostili. Ma mentre agli ostili è possibile controbattere, all’indifferenza sembra non ci possa esser rimedio.
Ebbene, fratelli e figli nel Signore, questo deve necessariamente imporci una seria e profonda riflessione ed anche un serio esame di coscienza. Quale testimonianza noi diamo con la nostra vita di cristiani agli uomini ed alle donne che incontriamo? La nostra vita e la nostra parola è tale che incontrando, noi cristiani, i lontani da Cristo, questi possano avvicinarsi a Lui? E, quelli che sono chierici debbono, in particolare, domandarsi: è il nostro ministero tale che presentiamo agli uomini Cristo quale egli è, il Vangelo come esso è, oppure lo travisiamo, talvolta scambiando il messaggio del Vangelo e la Tradizione della Chiesa testimoniata dai Padri portatori-di-Dio con una nostra visione personale o con le nostre tradizioni umane, nazionali o locali?
Fratelli e Figli, non sarà che anche noi – talvolta – col nostro modo di pensare o di comportarci, o di parlare, presentiamo il Cristo non come Egli ha detto di Se stesso “venite a me, voi che siete affaticati ed angosciati ed io vi ristorerò, perché io sono mite e dolce nel cuore, e il mio carico non è gravoso ed il mio peso è leggero” (Matteo 11, 28 segg.)? Non saremo noi che – come gli scribi ed i farisei che Gesù tanto contrasta “carichiamo pesanti fardelli e li poniamo sulle spalle degli uomini” (cfr. Matteo 23,4) mentre “noi non li vogliamo portare nemmeno con un dito”? Se, da un lato, infatti, la vita dell’uomo contemporaneo è vuota, consumistica, piena di idoli come il denaro, la carriera, il sesso….. dall’altro, questo vuoto stesso costituisce per lui un pesantissimo fardello interiore dal quale ha bisogno di essere liberato ritrovando un senso, un significato delle proprie azioni, insomma un fine per il quale valga la pena di vivere.
Anche noi tutti, talvolta, proviamo questo pesante fardello e troviamo in Cristo la nostra risposta, la nostra consolazione, la nostra speranza; troviamo nella preghiera il nostro solo rifugio; nella Chiesa il luogo dove portare a Dio le nostre sofferenze e le nostre ansie. Pensiamo, fratelli e figli miei, a chi non ha questa consolazione che viene solo dalla fede, questo rifugio , questa speranza! A questi nuovi pagani del nostro tempo, adoratori dei nuovi idoli del mondo, come i primi cristiani agli adoratori degli idoli antichi, noi dobbiamo annunciare il nostro dolcissimo Signore Gesù che viene a noi “mite e per salvare” e che ripete “il Padre non ha mandato il Figlio suo nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui!” (Giov. 3,17). Infatti “il Figlio dell'uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto” (Lc . 19,10)
Questa è la “benevolenza” di Dio verso gli uomini, il suo amore infinito riversato su di noi, che gli Angeli tornano ad annunciare a noi in questo Natale, perché lo trasmettiamo ad ogni uomo che ne ha bisogno, in modo che questo annuncio di amore possa sollevare dalla morte del non-amore ognuno che non si sente amato (e quanti, disgraziatamente, vivono oggi non amati, ed ancora di più non-autenticamente-amati?), possa portare speranza ai cuori affranti, significato a chi ha perso il senso della vita, fine per cui vale la pena continuare a chi rischia la depressione ed il suicidio che questa società sempre più provoca e suggerisce.
Di fronte al mondo che si allontana da Dio forse proviamo la tentazione di riaffermare la forza della morale cristiana, di sottolineare precetti ed impegni, dimenticando forse che se questi sono conseguenti, anche se pur sempre difficili, per chi vive in Cristo una vita spirituale, forse sono solo ulteriori spinte a perdere Cristo per chi è lontano da Lui, rischiando di presentarlo – contro il Vangelo stesso – come giudice tremendo, piuttosto che come Salvatore misericordioso ed amante-degli-uomini.
Il Dio che ama, il Dio che fa pace con gli uomini come con Noè dopo il diluvio e fa sorgere l’Arcobaleno nel cielo segno della sua misericordia e fedeltà, il Dio che per mezzo del profeta Osea dice al suo popolo traditore come ad un amata divenuta adultera “Perciò, ecco, io l'attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Là mi risponderà come ai giorni della sua gioventù…Quel giorno avverrà che tu mi chiamerai: "Sposo mio!" ed io ti fidanzerò a me per l'eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità, in benevolenza e in compassioni. Ti fidanzerò a me in fedeltà, e tu conoscerai il SIGNORE. Quel giorno avverrà che io ti risponderò, risponderò al cielo, ed esso risponderà alla terra ed essa mi risponderà: "Mio Dio!" (cfr. Osea 2,14 segg.) questo è il Dio che si rivela nel Bambino di Natale. Il Dio che non fa paura perché, come dice la innografia liturgica di questa festa: “ Colui che è la Vita di tutto l’universo vive del respiro di due animali… Colui che i cieli non possono contenere e contenuto in una greppia…Colui che nutre tutta la creazione è nutrito dalle mammelle di una donna”. Questo è il Dio amante-degli-uomini che si è annientato per non destar terrore, ma solo lo stupore ammirato dei pastori, la ricerca ardente ed affannosa dei sapienti Magi d’Oriente, l’adorazione di una Vergine divenuta madre oltre la natura e del suo sposo che non è stato, come tutti noi poveri uomini, esente dalla tentazione di non credere al Prodigio, ma che poi, contro ogni evidenza terrena, ha creduto, come un nuovo Abramo. Di questo Dio annientato dall’amore e per amore, e per cui la culla è preludio del sepolcro e le fasce delle bende funebri (come l’icona della festa mostra mirabilmente), l’Apostolo Paolo canta l’inno della lettera ai Fil1ppesi:
“Cristo Gesù,
pur essendo in forma di Dio,
non considerò l'essere uguale a Dio
qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente,
ma spogliò sé stesso,
prendendo forma di servo,
divenendo simile agli uomini;
trovato esteriormente come un uomo,
umiliò sé stesso,
facendosi ubbidiente fino alla morte,
e alla morte di croce”
ed annunciando la gloria della Resurrezione apportatrice di salvezza a tutto l’Universo
Perciò Dio
lo ha sovranamente innalzato
e gli ha dato il Nome
che è al di sopra di ogni nome"(Filipp.2, 2-9)
Questo Dio, umiliato e glorificato, figli e fratelli miei è colui che questa festa di Natale annuncia oggi a noi perché noi lo annunciamo al mondo.
Questo Dio è Colui che è “con noi tutti i giorni fino alla consumazione del mondo” (Mt.28,20).
Questo Dio è Colui che è con noi quando “due o tre ci ritroviamo uniti nel Suo Nome” (Matteo 18,20).
Questo Dio è Colui che ad ogni Liturgia si offre a noi come Pane quotidiano di Vita e Calice di Gioia, fatto semplice e quotidiano cibo per non far paura a noi peccatori, nella Divina e Santa Comunione.
Questo Dio è Colui che ci offre sempre il perdono dei nostri peccati ed il soccorso nelle nostre debolezze, Lui che “conosce i segreti dei cuori” (Prov.15,11)
Questo Dio che anche in questo Natale dell’anno della salvezza 2006, nel suo Figlio Unigenito ci chiama nuovamente Figli suoi e rassicura la nostra Speranza con la Grazia del Tuttosanto Spirito a gloria e lode di Dio Padre. Amen
Su ciascuno di voi invocando la benedizione del Signore che nasce a Betlemme!
+Silvano di Luni
fevido intercessore per tutti voi




