Maurizio Blondet
22/12/2006
Bush resta Bush.
Come ha messo in chiaro nella sua ultima conferenza stampa il 20 dicembre, gli inviti al realismo del rapporto Baker sono per lui carta straccia.
Manderà più truppe in Iraq, perché possano «finire il lavoro».
La vittoria «è ancora possibile».
Lui, succeda quel che succeda, resta fisso al programma contenuto nel documento National Security Strategy, che ha promulgato nel marzo 2006: «Assicurare un Iraq democratico, un nuovo alleato nella guerra al terrore».
I neocon ebraici lo applaudono: Bush è un «idealista», come loro del resto.
D’accordo.
Ma serve allo scopo idealistico (la «guerra al terrorismo globale» la «democrazia in Medio Oriente») il programma clandestino di armi biologiche che Bush ha avviato, e per cui ha impegnato capitali pubblici superiori ai 2 miliardi di dollari che furono spesi per il progetto Manhattan, diretto da Robert Oppenheimer, che portò alla bomba atomica?
L’accusa viene da Francis Boyle. (1)
Che non è uno qualunque: in quanto docente di diritto internazionale, è l’estensore della Legge antiterrorismo contro l’armamento biologico approvata dal Congresso, nel 1989.
E’ quella legge che Bush sta violando, dice Boyle: il Pentagono «sta attrezzandosi per combattere e vincere una guerra biologica», a ciò istruito da due direttive strategiche emanate dalla Casa Bianca nel 2002, «sottratte alla coscienza e all’esame pubblico».
Nel 2003 il Pentagono ha rivisto il suo vecchio Chemical and Biological Defense Program (CBW) per tradurre in realtà le due direttive segrete.
Nella nuova versione, il CBW «è stato modificato in modo da permettere l’uso offensivo di armi chimiche e biologiche».
Lo scopo non è la difesa contro un ipotetico attacco biologico da parte di un fantastico avversario, ma l’uso preventivo di questo tipo di armi.
«First use», è il termine previsto dal CBW: ossia non come risposta ad un attacco.
Il primo stanziamento per il 2001-2004 è stato di 14,5 miliardi di dollari, una somma colossale presentata come «lavori preparatori a scopo civile attinenti alla guerra biologica» (sic).
Altri 6,5 miliardi sono stati destinati ad un «Project Bio-Shield», in base al quale
il dipartimento Homeland Security (la sicurezza interna sta accumulando decine di milioni di dosi di vaccini e farmaci contro l’antrace, il vaiolo ed altre malattie da agenti biologici. E anche questo non è il programma «civile» che sembra, nota Boyle; perché la vaccinazione e protezione preventiva della propria popolazione «è una fondamentale necessità per scatenare [per primi] un’efficace guerra biologica»).
Il Congresso ha approvato il 12 dicembre scorso un atto legislativo per «riavviare il programma Bio-Shield, che ha subìto dei ritardi operativi».
Quando Bush lo controfirmerà, dopo Natale, ai fondi già stanziati sarà aggiunto un miliardo di dollari destinati «al settore privato» per ricerche «più rapide» nel campo.
Anche l’industria bio-tecnologica americana diventa così un’industria integralmente bellica.
Sono oltre 300 le istituzioni scientifiche, con 12 mila addetti, che lavorano con germi patogeni adatti per la guerra biologica.
Richard Ebright, biologo molecolare alla Rutgers University, ha scoperto nelle statistiche del National Institute of Health che i finanziamenti ad istituti dediti alla ricerca su malattie infettive con potenziale applicazione bellica sono passati, dai 33 del 1995-2000, agli attuali 497.
Un vero Progetto Manhattan per la super-arma batteriologica, disperso tra numerosi laboratori privati e nascosto nelle pieghe dei bilanci anche sanitari.
Con entusiasmo, partecipano al programma i laboratori dediti all’ingegneria genetica e alle manipolazioni del DNA, ripromettendosi lucrosi brevetti finanziati dal pubblico denaro.
«La crescita dei programmi bio-terroristici è tra l’altro un significativo pericolo per la nostra stessa popolazione, per non parlare del danno nelle relazioni internazionali», ha scritto Jonathan King, docente di biologia molecolare al MIT.
«Né ha senso etichettare questi programmi come ‘difensivi’, perché nella guerra betteriologica, difensivo ed offensivo si equivalgono».
Il governo federale ha già brevettato un proiettile d’artiglieria bio-bellico a lunga gittata nel 2003; ciò in violazione della legge stilata da Boyle e approvata dal Congresso, e dei trattati internazionali sulla limitazione di questo tipo di armi sottoscritti dagli Stati Uniti.
Boyle prevede che tale violazione avrà una risposta da parte degli altri Stati potenziali bersagli della guerra segreta biologica di Bush: con la conseguenza di una corsa agli armamenti biologici e della vanificazione dei trattati internazionali.
Ovviamente, le armi biologiche non servono alla «guerra contro il terrorismo globale», essendo improbabile che si possa infettare di antrace e colera «l’imprendibile Al Qaeda».
Servono invece benissimo a sterminare popolazioni intere.
Al genocidio.
Forse bisognerà ricordare che il genocidio è contemplato nella dottrina imperiale amerricana.
Il suggerimento è racchiuso in un vecchio «National Security Memorandum» (NSSM-200) che Henry Kissinger commissionò quando era consigliere per la sicurezza nazionale di Nixon.
Datato 24 aprile 1974, il documento si intitola «Implicazioni della crescita della popolazione mondiale per la sicurezza nazionale e gli interessi degli USA all’estero».
Eccone alcuni paragrafi (2):
19. «Le conseguenze politiche dei fattori demografici attuali nei Paesi meno sviluppati ... sono controproducenti per la stabilità interna e i rapporti internazionali di quei Paesi che gli USA hanno interesse a veder avanzare, creando così problemi politici o persino di sicurezza nazionale per gli USA. In senso generale si corre un rischio capitale di danni gravi ai sistemi economico, politico ed economico mondiali e, compromettendo questi sistemi, ai nostri valori umanitari».
29. « ... Questo richiede che l’attuale tasso di crescita [demografica] del 2 % scenda all’1,7 % in un decennio e all’1,1 % nel 2000. In rapporto alla proiezione media dell’ONU questo comporta 500 milioni di persone in meno nel 2000 e 3 miliardi in meno nel 2050. Per raggiungere questi obiettivi occorrono programmi demografici molto più ampi. Una base per definire i traguardi del controllo demografico nazionale, per arrivare a questi traguardi mondiali, è contenuta nel Word Population Plan of Action».
30. «Il Word Population Plan of Action non ha facoltà impositiva e richiede perciò gli sforzi vigorosi dei Paesi interessati, gli organi dell’ONU ed altri organismi internazionali affinché trovi esecuzione. La leadership degli Stati Uniti è essenziale».
Henry Kissinger
Con mellifluo gergo burocratico, Kissinger raccomanda «sforzi vigorosi» per avere «tre miliardi di uomini in meno nel 2050».
Questa dottrina, benchè ispirata più dalle esigenze dei banchieri della Trilaterale che dei neocon attuali, non è mai stata ripudiata.
Anzi oggi ci pare che conosca qualche «vigorosa» accelerazione.
Di cui il caso Welby può essere un esempio preclaro: ucciso per sua volontà sotto Natale - mi fa notare l’amico Montella di Pisa - sì da trasformare la festa della Natività nella festa della Morte, il «caso pietoso» viene agitato in modo incredibilmente esteso da tutte le radio, in tutti questi giorni, come base per strappare la legalizzazione dell’eutanasia.
I giornali tacciono per sciopero; ma i giornali americani hanno il caso Welby in prima pagina. Coincidenza singolare, la rassegna stampa nella settimana-Welby è stata affidata al ben noto americanista, radicale e neocon Massimo Teodori.
Un’accorta regia che pare mneno di «sinistra» che massonica.
Pare di vedere, qui, il finale abbraccio tra «idealisti» alla Bush e suoi neocon e «realisti» alla Baker e Kissinger: divisi sui metodi, ma conciliati nella comune volontà di genocidio, con un mezzo o con l’altro, più o meno vigoroso.
Collaboratori volonterosi di Colui che fu chiamato «Omicida fin dalll’inizio».
E Kissinger è ora anche consigliere del Vaticano.
Buon consigliere, non c'è dubbio.
Realista.
Maurizio Blondet
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Note
1) Sherwood Ross, «Developing illegal bioterror weapons for offensive use», Truthout.org, 20 dicembre 2006.
2) Solidarietà, anno X numero 2, luglio 2002; si veda al sito www.movisol.org/nuc1.htm
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