Bettino Craxi
Segretario nazionale del Partito Socialista Italiano dal 1976 al 1993, Craxi ebbe una influenza fortissima nella vita politica italiana. Dopo essersi alleato con i due leader della DC ed aver preso le distanze dal Partito Comunista Italiano, il suo obiettivo fu quello di accelerare ulteriormente la trasformazione del PSI in una versione italiana degli altri partiti socialisti europei, come il SPD tedesco e il PS francese, che voleva trasformare il sistema capitalistico e realizzare l'uguaglianza delle opportunità attraverso una politica riformista, allontanandosi sempre più da una visione quantomeno influenzata dal marxismo, come quella del PCI. Ma la caduta del muro e del comunismo nell'europa dell'est cambiò gli scenari politici mondiali e Craxi divenne troppo scomodo. In politica estera, l'episodio più noto del governo Craxi è la polemica che egli ebbe con il presidente degli USA Ronald Reagan nell'ottobre del 1985 dove si videro schierati a Sigonella carabienieri ed esercito italiano contro le truppe USA. La politica mediorentale di Craxi pendeva verso la Palestina. Era talmente sbilanciato che la sua strategia in politica estera venne soprannominata dai suoi detrattori Social-Islam.
Travolto dallo strano scandalo di "tangentopoli" fu costretto all'esilio e morì ad Hammamet.
Yasser Arafat
Noto anche con lo pseudonimo di Abū Ammār - ابو عمّار - è stato un combattente, uomo politico e statista mediorientale. Nel 1956, a una conferenza a Praga, Yāsser Arafāt portò la Kefiah, il tradizionale copricapo palestinese (a scacchi neri o rossi) che divenne di fatto una sorta di suo emblema. Capo di Al Fatah, confluita successivamente nell' Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) fu dal '96 sino alla morte, presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese (ANP).
Grande amico di Craxi e di Saddam (tanto da schierarsi ufficialmente con esso durante la prima guerra del golfo) morì di un virus misterioso o di un avvelenamento senza poter vedere realizzato il suo sogno di una Palestina Libera e Indipendente.
Slobodan Milosevic
Presidente della Jugoslavia comunista forte del consenso popolare e della Chiesa Ortodossa Milosevic voltò la pagina della storia serba e cavalcò l'onda nazionalista. Nel marzo dell'1989 modificò unilateralmente la costituzione serba, riducendo fortemente l'autonomia del Kosovo (già concessa da Tito nel 1974). Il 28 giugno 1989, seicento anni dopo la battaglia di Kosovo Polje, (nella "piana degli uccelli" si svolse una epica, battaglia tra Serbi ortodossi e Ottomani mussulmani) tenne un discorso celebrativo davanti a centinaia di migliaia di Serbi confluiti sul posto,che gli chiedevano protezione dagli attacchi degli albanesi musulmani e indipendentisti.
Dopo due guerre con Croazia e Bosnia separatesi a forza dalla confederazione Jugoslava si ritrova a difendere nuovamente i serbi, questa volta scacciati dalle loro terre nelle quali gli albanesi pretendono possesso sotto la bandiera del Kosovo indipendente. In Kosovo si intensificano gli scontri tra UCK, l’esercito di liberazione albanese, e la polizia federale. Nella provincia erano presenti inoltre truppe paramilitari serbe, che non godevano ufficialmente dell'appoggio di Belgrado e che agivano secondo Milošević e alcuni osservatori del tutto autonomamente. La strage di Rackak, con la morte di 40-45 kosovari di etnia albanese, apparentemente giustiziati, acuisce la crisi, anche se tutt'oggi permangono forti dubbi sulle responsabilità e le autorità serbe hanno negato di aver effettuato esecuzioni di massa. A Rambouillet fallirono i tentativi di mediazione tra governo federale e gruppo di contatto (USA, Russia, Francia, Germania, Regno Unito e Italia) sullo status della provincia. Tra marzo e giugno del 1999 la NATO bombardò la Jugoslavia (Operazione Allied Force), colpendo anche molti obiettivi civili, fino al completo ritiro dell’esercito dal Kosovo.
Isolato a livello internazionale e interno (il Montenegro non riconosceva più le istituzioni federali), Milošević si ricandidò alle elezioni del 24 settembre 2000, grazie ad una riforma costituzionale. Sconfitto da Vojislav Koštunica, un nazionalista moderato, a capo di tutta l’opposizione, e il 6 ottobre fu costretto, dopo una grande manifestazione con l'occupazione del parlamento, a riconoscere la sconfitta.
Il primo ministro serbo Zoran Djindjic lo consegnò al Tribunale Penale Internazionale per i Crimini nella Ex-Jugoslavia (l'Aia) il 28 giugno 2001, nonostante la contrarietà di Koštunica e di parte dell’opinione pubblica serba. Milošević non riconobbe mai la validità legale del tribunale, facendo appello alle leggi del diritto internazionale.
Milošević è stato trovato morto - in circostanze non ancora del tutto chiarite - nella sua cella del carcere de L'Aia la mattina dell'11 marzo 2006
Saddam Hussein
Uomo forte del partito Baath in Iraq, prima appoggiato dagli americani nella sua politica laica contro il fondamentalismo Khomeynista, poi divenuto nemico giurato dell'amministrazione USA dopo l'invasione dell'Iraq nei confronti del Kuwayt. Dopo una prima guerra del golfo viene definitivamente attaccato e sconfitto nella seconda guerra del golfo, condotta dagli americani con il pretesto di armi di distruzione di massa che mai verranno trovate.
Saddam non ha mai riconosciuto il valore legale del tribunale.
Ieri è stato impiccato, ma l'Iraq non trova pace.






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