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  1. #1
    laico progressista
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    Predefinito Con la morte di Saddam, aumenterà il disastro

    La guerra in Iraq è stata un disastro. Ribadirlo oggi, significa sparare su un morto, giacché l'amministrazione americana è la prima ad essere consapevole del proprio fallimento.
    La situazione in quel Paese è di caos totale. Attentati, stragi, distruzioni, rancori, disperazione. La guerra civile tra fazioni, ampiamente prevista dai detrattori dell'intervento, è sotto gli occhi di tutti, così come l'inasprimento e la proliferazione del fondamentalismo politico e religioso. Le perdite americane hanno superato le vittime delle Twin Towers. Inoltre, gli Stati Uniti si sono attirati gli odi del mondo arabo e musulmano, hanno perso l'appoggio morale della maggior parte dell'Europa, hanno gettato al vento fiumi di dollari senza ricavare alcun beneficio concreto.

    Nessuno avrebbe potuto far di peggio. Solo la superficialità di un campagnolo texano, unita alla spregiudicatezza di un'amministrazione imbevuta di interessi economici e di ideologie neocon, poteva arrivare a tanto.
    Il dramma è che, come ha notato recentemente un editorialista, le milizie americane sono schiave di un circolo perverso. Sanno di essere immerse in un'operazione sbagliata, sanno che proseguire non potrà che peggiorare la situazione, temono di finire come carne da macello, non vedono l'ora di rincasare, ma sanno altrettanto bene che rimanere è il loro destino. Perché, malgrado lo sfacelo, Bush non può ritirarsi, perché non può ammettere di aver sbagliato. Pagherebbe un prezzo politico ancora più alto. E infatti, qualche giorno fa ha annunciato l'invio di nuove truppe e lo stanziamento di altri investimenti.

    Il processo a Saddam è un ulteriore capitolo di questa situazione drammatica.
    L'ennesima prova della miopia e dell'inadeguatezza dell'amministrazione americana. Se Saddam fosse stato processato dalla Corte internazionale del Tribunale dell'Aia, come succede per chiunque si sia macchiato di crimini contro l'umanità (così è stato per Milosevic), il verdetto sarebbe stato pronunciato da un organo terzo, fuori dalla mischia, alla fine di un processo regolare. Che avrebbe avuto un riflesso molto attenuato nel terreno di scontro. Anche perché, senza una condanna a morte (non più prevista dal codice internazionale) sarebbero venuti meno tutti i motivi di esasperazione.
    Ma Saddam era un trofeo. Un boccone da dare in pasto alla vendetta del popolo iracheno, immaginato come osannante verso i liberatori e compatto contro il vecchio regime.
    Così ora la morte del raìs sarà l'ennesimo flagello capace di dividere l'Iraq, di radicalizzare gli scontri, di gettare altra benzina sul fuoco. E sarà l'occasione, per il dittatore, di ritagliarsi il ruolo del martire. Dell'eroe che muore in nome del suo popolo, dell'icona da idolatrare, del simbolo della lotta al nemico invasore.

    Occorrerebbe una guerra per liberare l'America da un idiota. Ma per fortuna, il resto del mondo occidentale non si chiama "Dablia".

  2. #2
    repubblicano nella sinistra
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    Totalmente d' accordo, al primo paragrafo ( i disastri) aggiungerei anche l' aver distolto forze ed energie dall' Afganistan, dove invece si poteva fare qualcosa di importante.
    Da ultimo aver tolto deterrenza alla nazione leader dell' occidente , e le conseguenze di ciò le vidiamo in Iran

  3. #3
    democratico sinistra e laico
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    Citazione Originariamente Scritto da lucrezio Visualizza Messaggio
    Totalmente d' accordo, al primo paragrafo ( i disastri) aggiungerei anche l' aver distolto forze ed energie dall' Afganistan, dove invece si poteva fare qualcosa di importante.
    Da ultimo aver tolto deterrenza alla nazione leader dell' occidente , e le conseguenze di ciò le vidiamo in Iran
    quoto

    e aggiungo che adesso se uccideranno saddam diventera un martire di guerra per gli irakeni disastro ancora piu grave

  4. #4
    repubblicano nella sinistra
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    allora : un capo di stato ( spregievole quanto si vuole ) è stato giustiziato in una situazione sotto controllo della potenza che lo aveva sconfitto in guerra ; faccio fatica a ricordare esempi storici: i più recenti che ricordo sono Montezuma e Athupalca uccisi dai conquistadores, Bayazed I morto prigioniero di Tamerlano ( secondo alcuni però di crepacuore)....

  5. #5
    McFly
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    Se quel tiranno diventa un martire

    di GILLES KEPEL

    http://pasquale1.wordpress.com/2006/...ta-un-martire/

  6. #6
    McFly
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    Unhappy Video Esecuzione Saddam Bannato Dai Media


  7. #7
    laico progressista
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    Minchia! Certo che i giornalisti hanno una bella fantasia, nel ricostruire e condire le cronache.
    L'autore del filmino, comunque, è un vero imbranato....

  8. #8
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    BAGDAD - Le autorità italiane che criticano l'impiccagione di Saddam, non ricordano cosa accadde a Piazzale Loreto? E' questo uno dei passaggi dell'intervista telefonica all'emittente Al Iraqiya concessa da Yassim Majid, uno dei consiglieri del premier iracheno Nuri Al Maliki. Respingendo le critiche avanzate nei confronti di Bagdad da diversi paesi europei ("sono affari interni del mio Paese"), Majid rimanda al mittente in particolare lo "sgomento" espresso da Romano Prodi, attraverso un parallelo con la morte di Mussolini.

    "Coloro che ci criticano hanno forse dimenticato i crimini commessi dal regime di Saddam Hussein contro gli iracheni e contro l'umanità", premette Majid. E al premier italiano l'esponente iracheno replica ricordando che "alla fine della seconda guerra mondiale, Mussolini è stato processato per un solo minuto. Il giudice gli ha chiesto il suo nome e alla risposta 'Benito Mussolini' gli ha detto: 'il tribunale vi condanna a morte' e la sentenza è stata eseguita immediatamente".

    "I Paesi europei che condannano l'esecuzione - prosegue Majid - dovrebbero ricordare che "non hanno il diritto di interferire negli affari degli altri paesi, che hanno le loro proprie leggi".

    Nei giorni scorsi, prima dell'esecuzione della condanna a morte di Saddam, Prodi aveva reso ufficiale la posizione dell'Italia che, aveva detto, resta "contraria alla pena capitale, sempre e comunque", anche nel caso dell'ex presidente iracheno. "Pur senza voler sminuire i crimini di cui si è macchiato Saddam Hussein e la ferocia con cui ha gestito il potere durante il regime - aveva aggiunto il presidente del Consiglio - e pur nel rispetto dell'autonomia e della legittimità delle istituzioni irachene, non posso non esprimere la ferma contrarietà del governo italiano e mia personale alla condanna a morte dell'ex rais".

    Lo scorso 29 dicembre, appena un giorno prima dell'impiccagione, Prodi aveva rivolto un appello a chi aveva condannato Saddam "affinché prevalgano la saggezza e la magnanimità ". "La decisione di procedere all'esecuzione di Saddam Hussein - aveva detto - ci riempie di sgomento".

    (31 dicembre 2006)
    Ciceruacchio

  9. #9
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    La lunga notte
    di Furio Colombo

    Mi piacerebbe dire che questo - il giorno in cui il mondo, adulti e bambini, ha visto in televisione l´impiccagione di Saddam Hussein - è un giorno da dimenticare. Purtroppo non lo dimenticheremo. Nessuno di noi pensava di appartenere a una civiltà e a un tempo in cui puoi chiamare «vittoria per la democrazia» l´enorme cappio che boia mascherati mettono al collo di un uomo che li guarda e che ti guarda. La nostra presenza tramite la televisione dichiara e conferma la squallida verità: siamo i testimoni partecipi di un periodo barbaro. Stiamo attraversando una lunga notte di violenza stupida e inutile che ci mette tutti sullo stesso piano.

    Hanno perso San Francesco e Ghandi. A causa dell´ottusa visione del mondo di George Bush e di Tony Blair, resta al centro della scena il volto di quell´uomo che muore col cappio al collo. In un mondo di immagini è lui il vincitore. I cosiddetti carnefici iracheni di Saddam Hussein non sono altro che povere comparse. Sono, come è giusto, mascherati perché non esistono. Sono parte di una spaventosa e negata guerra civile. A quella guerra civile, impiccando Saddam, hanno dato una nuova, poderosa fiammata. Lo hanno fatto su mandato e per ordine di due leader del mondo che credevamo moderno e civile. Qualcuno ha detto alla radio: «Nessun danno. Gli arabi amano la vendetta». Affermazione imbarazzante, razzista ma anche falsa. Infatti abbiamo assistito, angosciati e impotenti, alla vendetta ordinata dai capi di due grandi democrazie.

    Ma c´è un riscatto per noi italiani, ed è bene dirlo con riconoscenza e persino con orgoglio. Ho scritto che non possiamo illuderci di dimenticare il cappio che penzola accanto a un uomo vivo da mettere a morte come rito di fine d´anno, celebrato, con inconsapevole scherno, come «giustizia» e «democrazia». Allo stesso modo, per la stessa ragione non dovremo dimenticare il «no» febbrile e irremovibile di Marco Pannella, non solo a tutte le esecuzioni (che è stato l´impegno militante e non violento di tutta la sua vita) ma a questa esecuzione. Perché in questa esecuzione non era in gioco l´innocenza o la colpa (che è immensa) di Saddam Hussein, ma la nostra. A parte alcune civili dichiarazioni di governo e di opposizione contro una decisione che ci identifica con i boia mascherati, solo la voce, il gesto, il digiuno, l´ostinazione di Marco Pannella hanno reso meno solitaria l´umiliazione di chi è stato costretto a veder penzolare quel cappio e, con orrore, ha sentito pronunciare la frase: «si tratta di una pietra miliare per la democrazia». Invece, ci ha detto Pannella, è una pietra tombale. Dobbiamo dirgli grazie, perché la sua testimonianza ci riporta nel mondo della ragione.
    Ciceruacchio

  10. #10
    laico progressista
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    Va aggiunto il grave risultato di quest'omicidio: ci ha costretto ad avere pietà e solidarietà verso un barbaro tiranno.
    Che non si parli più di "culla della democrazia", quando ci si riferisce agli Stati Uniti. Oggi si presenta come culla di incività.

 

 
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