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  1. #1
    scemo del villaggio
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    Mazzini, osannato dai nemici della Chiesa

    [mid]http://xoomer.virgilio.it/francesco.rinaldi29/KAR_ITALIANE/Celentano/Celentano_-_Il_problema_piu'_importante.mid[/mid]

    «È l'Umanità il Profeta di Dio»

    Mazzini, osannato dai nemici della Chiesa, propagandò la fede nel progresso

    di Angela Pellicciari

    Secondo Giuseppe Montanelli, protagonista delle lotte risorgimentali, il grande merito di Giuseppe Mazzini è stato quello di aver parlato di Dio, e quindi di spirito, a una popolazione che, tutta cattolica, senza Dio non si sarebbe mossa di un passo. A lui "debbonsi lodi per alcun bene che fece - sostiene - non come fuoruscito orditore di cospirazioni impotenti e sacrificatrici, ma come letterato propugnatore di spiritualismo. Né fu piccolo servigio".

    Sempre intento a scrivere a tutti, compresi papi e re, in perenne cospirazione politica, l’avvocato Giuseppe Mazzini, dall’estero, dirige le sorti e la vita di quanti, in Italia, obbedendo alle intuizioni del Maestro, mettono la propria vita e le proprie sostanze a disposizione dell’Ideale: Italia Una, Indipendente, Libera, Repubblicana. Fondatore della Giovane Italia nel 1831 e della Giovane Europa nel 1834, Mazzini è, direttamente o indirettamente, all’origine di numerosi tentativi insurrezionali e di molti attentati - spesso riusciti - alla vita di persone che violano i patti giurati o che sono politicamente nemiche. Amato e osannato da protestanti, evangelici e anglicani, in una parola sostenuto da tutti i nemici della Chiesa cattolica, Mazzini mette Dio al centro della propria attività politica: Dio lo vuole, Dio e popolo, non si stancherà di ripetere, e scrivere, con ardore profetico.

    Quale Dio? Certamente il Dio che Mazzini ha in mente non è quello della tradizione cattolica; fin dal 1834, rivolgendosi Ai giovani italiani, così spiega quale sia il fine ultimo della lotta al potere temporale dei papi: "L’abolizione del potere temporale evidentemente portava seco l’emancipazione delle menti degli uomini dall’autorità spirituale". Massimo D’Azeglio dice di lui che "legato a società bibliche inglesi e americane" cerca "di rendere l’Italia protestante". Ma D’Azeglio sbaglia perché il padre nobile del partito repubblicano condivide l’odio anticattolico e anticristiano della Carboneria: "La missione religiosa consiste nella sostituzione del domma del progresso a quello della caduta e della redenzione per grazia". Ripudiata la Rivelazione, il nome di Dio serve a Mazzini per propagandare una nuova fede, la fede nel progresso: "Crediamo unica manifestazione di Dio visibile a noi la vita; e in essa cerchiamo gli indizi della legge divina. Crediamo nella coscienza, rivelazione della Vita nell’individuo e nella Tradizione, rivelazione della vita nell’Umanità". Così scrive a Pio IX nel 1865 e così continua: "Crediamo che il Progresso, legge di Dio, deve infallibilmente compiersi per tutti. Crediamo che l’istinto del Progresso" sia "la sola rivelazione di Dio sugli uomini, rivelazione continua per tutti". Maestro dell’inganno, maestro nel gioco delle parole, maestro nell’usare i termini più familiari alla popolazione cattolica attribuendo loro un significato radicalmente diverso, Mazzini ha un’unica fede: che il suo modo di pensare sarà condiviso da tutti. L’esule vive in un’epoca che, perlomeno in Italia, è ancora cristiana. Un’epoca quindi che rigetta nella maniera più netta la concezione del progresso che Mazzini sostiene debba infallibilmente compiersi per tutti. Ciononostante il leader repubblicano, colui che esalta con più convinzione il ruolo del popolo, sostiene, e predica, che TUTTI indistintamente dovranno pensarla come lui. Che TUTTI indistintamente dovranno smetterla di essere cristiani. Mazzini dà per scontato che la sua idea di progresso, e cioè la fine di ogni Rivelazione, diverrà realtà. Stessa identica fede, democratica e totalitaria, professa in quel periodo la Massoneria. Nel 1863, la Costituente della rinata (dopo la parentesi della Restaurazione) Massoneria italiana, stabilisce, all’articolo 3, che i principi massonici debbano gradualmente divenire "legge effettiva e suprema di tutti li atti della vita individuale, domestica e civile" e specifica, all’articolo 8, che fine ultimo dell’Ordine è: "raccogliere tutti gli uomini liberi in una gran famiglia, la quale possa e debba a poco a poco succedere a tutte le chiese, fondate sulla fede cieca e l’autorità teocratica, a tutti i culti superstiziosi, intolleranti e nemici tra loro, per costruire la vera e sola chiesa dell’Umanità".

    "Crediamo che Dio è Dio e che l’Umanità è il suo Profeta", scrive Mazzini. Felice Orsini, l’attentatore a Napoleone III che pagherà con la vita il proprio gesto, ha facile gioco nell’apostrofare l’antico Maestro col beffardo nomignolo di "secondo Maometto". Bisogna proprio dirlo: quante cose si fanno e si predicano in nome dell’Umanità con la "u" maiuscola.

    La Padania - 31 luglio 2001


    .................................................. ................................

    Mazziniani in SARDEGNA
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=73060
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  2. #2
    scemo del villaggio
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    STORIA Perché si rifiutano letture diverse del Risorgimento

    I laici e Mazzini difeso a oltranza

    di Franco Cardini

    Si accusano i cattolici ma la storiografia da tempo critica il centralismo e l'estremismo con cui si giunse all'unità d'Italia. Stupore e tante reazioni scomposte, ma basta rileggersi Spadolini. E sul brigantaggio esistono persino film revisionisti

    Roba da non crederci. Si sapeva bene che, in questo Paese, la gente non legge, o quanto meno legge troppo poco: in particolare, gli italiani non conoscono la loro storia. Si sapeva bene anche che in linea di massima in Italia la gente conosce sì e no quel po' di cose che le hanno raccontato a scuola: e le scuole italiane non sono esattamente un modello quanto ad aggiornamento e a originalità. Tutto questo si sapeva. Il bello è che la realtà ha superato la più ardita delle immaginazioni.
    Al Meeting di Rimini un'associazione composta prevalentemente da giovani, da studenti e da insegnanti, "Identità europea", ha presentato una mostra sul Risorgimento e in particolare sulla conquista dell'Italia Meridionale e dello Stato Pontificio. Si è trattato di una mostra molto semplice, costituita prevalentemente da alcuni pannelli accompagnati da illustrazioni d'epoca: fotografie, vecchie stampe, qualche vessillo d'epoca, riproduzione di documenti. Niente di più scolastico. Se si vuole, una cosa corretta ma anche abbastanza banale.
    Che cosa si sosteneva in quella mostra? Niente di più di quello che la media degli italiani dovrebbe saper bene. Vi si diceva che, in realtà, il Risorgimento non è stato tutto luce ed epopea; vi si sottolineava che da una parte esisteva una élite di imprenditori, di politici, di militari, di intellettuali che desideravano l'unità d'Italia secondo un modello centralizzato "alla francese", ma che la stragrande maggioranza degli italiani del tempo non aderivano a questo modello, lo ritenevano estraneo alle loro tradizioni, o, semplicemente, non capivano nemmeno di cosa si stava trattando. Inoltre, la mostra riminese sottolineava anche il carattere violentemente aggressivo, anti ecclesiale e anti cattolico di molte delle forze che hanno costituito il Risorgimento: soprattutto di quelle massoniche, garibaldine, mazziniane. E infine si faceva osservare come l'unità d'Italia sia stata raggiunta fondamentalmente grazie alla forza propulsiva ed espansiva della monarchia piemontese, e come il Piemonte avesse assunto nei confronti della penisola italica quella funzione di Stato-guida che la Prussia ebbe ad esempio nell'unificazione della Germania. Tutte cose risapute. Vogliamo aggiungere che al Meeting di Rimini si è spezzata anche una lancia a favore delle povere plebi cattoliche e diseredate del Sud, illuse da promesse di riforma agraria mai attuata, trattate a colpi di fucile e di cannone dai bersaglieri e dai regi carabinieri? Ma anche sul brigantaggio e sui suoi risvolti molto è stato detto e scritto; sono state addirittura girati molti film. Insomma, una serie di cose risapute che sono state più volte discusse anche dagli storici. Una storia detta e ridetta, scritta e riscritta.
    Naturalmente, in trasparenza rispetto alla mostra riminese c'era la faccenda della beatificazione di Pio IX. Che Papa Mastai-Ferretti fosse tutt'altro che un politico, è risaputo; non era liberale prima del '48, non divenne reazionario dopo tale anno. Uno studioso e uomo politico laicista che non aveva certo bisogno di prender lezioni di senso dello stato laico da nessuno, Giovanni Spadolini, lo ha ribadito più volte nei suoi scritti: Pio IX era un papa veramente pensoso della Chiesa e della fede, che tutto posponeva all'una e all'altra, che mai in vita sua si mosse secondo un calcolo politico. Lo si può accusare di non essere stato un grande statista, di non avere sempre fatto scelte oculate: ma la Chiesa di oggi, proponendolo come beato, non intende assolutamente rivalutare la sua opera di politico. Come principe dello Stato Pontificio e come protagonista dell'Ottocento, può aver fatto anche degli errori: la beatificazione riguarda esclusivamente il suo operato religioso.
    Ecco quindi le ragioni della meraviglia. Davanti all'insorgere corale e indignato di personaggi non tanto della cultura, quanto della politica e del giornalismo, dinanzi alle accorate grida di leso Risorgimento, non si sa davvero che cosa pensare. Tutto quello che si è detto circa l'unità d'Italia e i modi non sempre commendevoli in cui essa fu fatta è ormai risaputo: è materia di manuale scolastico, o almeno dovrebbe esserlo se in questo Paese vigesse un minor conformismo di quello che evidentemente è ancora padrone del campo. La storia d'Italia è una storia policentrica: è fatta di regioni, di città, di municipi, di tradizioni locali. La scelta piemontese e mazziniano-garibaldina di farla diventare un Paese unitario "alla francese" fu una scelta obiettivamente anti-storica, che però serviva sia agli interessi di alcuni gruppi italiani, sia agli interessi di alcune potenze europee, principalmente della Francia prima e dell'Inghilterra poi. Tutte queste cose sono arcinote, le hanno dette in molti, c'è poco da aggiungere ad esse. Il resto è polemica pretestuosa, residuo di una tradizione anticlericale e anticattolica dura a morire. Il centralismo piemontese, insieme con l'estremismo garibaldino e mazziniano, sono i padri storici di un esperimento nazionalista che alla lunga ha rovinato il Paese: che c'è costato due guerre mondiali. Speravamo di esserne usciti con la costituzione repubblicana e con l'avvio della seconda repubblica federalista. Evidentemente non era così. Peccato.

    Galli della Loggia: meglio Pio IX dell'antimoderno e illiberale Nietzsche…

    Come mai due pesi e due misure nella pubblica opinione, per giudicare personaggi come Pio IX (nella foto) e Nietzsche che pure «hanno più di qualcosa in comune»? Maliziosa (e provocatoria) la domanda da cui Ernesto Galli della Loggia fa partire il suo editoriale domenica sul «Corriere della Sera»: il filosofo tedesco, di cui si è appena celebrato un secolo dalla morte, ha ricevuto un «riconoscimento senza riserve», mentre il Pontefice che sarà beatificato domenica ha avuto una «condanna egualmente senza riserve».

    «Non è a dir poco singolare - nota della Loggia - la diversità di giudizio che la nostra odierna sensibilità culturale adotta per l’uno e per l’altro?». Eppure «se il Papa romano fu un antiliberale al quadrato, l’altro lo fu senz’altro al cubo» grazie al «suo più sincero disprezzo nei confronti dell’illuminismo, del progresso, della democrazia»; ugualmente per «l’ostilità nei confronti degli ebrei, come non pensare che Pio IX faccia la figura del dilettante a paragone del micidiale antisemitismo culturale» di Nietzsche? «Non vorrei - avanza il politologo - che la differenza tra i due fosse alla fin fine che il primo era un uomo di Chiesa e credeva in Dio e il secondo invece no».

    «In realtà Pio IX non fece altro che riprendere la critica che la cultura cattolica (De Maistre, Chateaubriand, Cortes) era stata la prima a levare contro i principi della Rivoluzione francese»; e per questo oggi «la Chiesa sa di dovere più o meno la stessa cosa a Pio IX, anche a Pio IX: e cioè il mantenimento della propria identità culturale attraverso la bufera della modernità».

    © Avvenire - 29 Agosto 2000

  3. #3
    Garibaldi
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    Non condivido queste riletture storiche condite poi, con parecchie falsita'.
    Dove sta scritto quello che si attribuisce a Spadolini ????
    Citare la fonte please !!!!11
    POI se non esistevano le condizioni per fare l'ITALIA la dimostrazione e' che l'ITALIA e' stata fatta !!!11
    Male, non come la vogliamo noi REPUBBLICANI !!
    PERO' c'e e NON la lascieremo distruggere dai LEGHISTI della padania o dai bimbetti dell'oratorio che farebbero bene a PENSARE AI BRIGANTI che hanno avuto per cinquant'anni nella DC e dentro al VATICANO.
    Inutile criticare il RISORGIMENTO !!! Quando invece il RISORGIMENTO che non e' ancora concluso DOVREBBE riprendere con ardore vista la tracotanza con cui la CHIESA SI INTERESSA DI TUTTO fuorche' delle anime dei suoi fedeli.
    STATO LAICO dove si santificano i lavoratori e le persone per bene , dove si santificano le opere sociali e collettive, dove si santifichi la ragione e l'intellletto e NON LE PRATICHE magiche di stregoni della foresta nera, o i salotti populisti televisivi !!!!!

  4. #4
    scemo del villaggio
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    Originally posted by Garibaldi
    Non condivido queste riletture storiche condite poi, con parecchie falsita'.
    Dove sta scritto quello che si attribuisce a Spadolini ????
    Citare la fonte please !!!!11
    POI se non esistevano le condizioni per fare l'ITALIA la dimostrazione e' che l'ITALIA e' stata fatta !!!11
    Male, non come la vogliamo noi REPUBBLICANI !!
    PERO' c'e e NON la lascieremo distruggere dai LEGHISTI della padania o dai bimbetti dell'oratorio che farebbero bene a PENSARE AI BRIGANTI che hanno avuto per cinquant'anni nella DC e dentro al VATICANO.
    Inutile criticare il RISORGIMENTO !!! Quando invece il RISORGIMENTO che non e' ancora concluso DOVREBBE riprendere con ardore vista la tracotanza con cui la CHIESA SI INTERESSA DI TUTTO fuorche' delle anime dei suoi fedeli.
    STATO LAICO dove si santificano i lavoratori e le persone per bene , dove si santificano le opere sociali e collettive, dove si santifichi la ragione e l'intellletto e NON LE PRATICHE magiche di stregoni della foresta nera, o i salotti populisti televisivi !!!!!
    Hai mai letto "L'opposizione cattolica da Porta Pia al '98", con in copertina don Davide Albertario in manette tra due carabinieri? Eccola la vera opposizione popolare al Risorgimento liberal-massonico.
    L'Italia esisteva già al tempo di Dante, è una realtà etnica, culturale e spirituale indipendentemente dalle forme-Stato che vi si realizzano. Tutti coloro che vi abitano sono italiani, anche i leghisti della Padania e i "bimbetti dell'oratorio" (poverini, che male ti han fatto?).
    STATO LAICO dove si ammazzano i bimbi nel seno della madre, si può sciogliere il sacro vincolo stretto davanti a Dio, si ammazzano le persone per strappare loro gli organi e si può impunemente bestemmiare, nonchè propagandare il vizio e l'abiezione, ma guai attaccare un crocifisso a scuola. Siamo sicuri che Giuseppe Mazzini vi si sarebbe riconosciuto? Per quanto riguarda le santificazioni, almeno quelle lasciamole a Santa Madre Chiesa che forse se ne intende un po' più di noi.

  5. #5
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    a franco damiani sulle pagine del Forum dei Repubblicani Italiani

  6. #6
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    Predefinito tratto da LA VOCE DI RIMINI 26 agosto 2003


    "Cavour massone", ed è polemica

    RIMINI - Rispuntano al Meeting le polemiche sul Risorgimento massonico e anticristiano. Lemme lemme, attraverso un incontrino di domenica sera, e non alla nuova Fiera ma a piazzale Fellini, sede del Meeting al mare. "I panni sporchi dei Mille", questo il titolo di un libro di Angela Pellicciari, Liberal Edizioni, presentato dall'autrice e da don Luigi Negri, che insegna all'Università Cattolica del Sacro Cuore ed è uno dei massimi dirigenti di CL. La Pellicciari in passato ha scritto un altro libro, dal titolo "Risorgimento da riscrivere", nella cui prefazione il filosofo Rocco Buttiglione, oggi ministro del governo Berlusconi, parla di "una luce molto forte gettata su di un decisivo problema del presente". Fra le tesi della studiosa sul Risorgimento, quella che Cavour fosse un massone del Grande Oriente d'Italia, che i Savoia e i liberali attaccassero la Chiesa per impossessarsi delle proprietà ecclesiastiche ma anche per annientarne la portata spirituale, che il progetto massonico fosse "diabolico" e alla base del totalitarismo. Risponde a stretto giro il quotidiano del Pri "La voce repubblicana":
    "Ci abbiamo fatto il callo in tutti questi anni al Meeting di Rimini e non ci scandalizziamo più per le sortite antirisorgimentali, anzi li capiamo, sono bravi ragazzi. La tesi che ci propinano da queste degnissime assise, piene zeppe di gente comune e di alte autorità, dove stanno magnificamente sposati ispirazione evangelica e ricchi sponsor mondani - ironizza il giornale dell'edera - è che il Risorgimento era massimamente illiberale, ossessionato com'era dal desiderio di spazzar via il dominio della Chiesa. Ecco che tocca a noi difendere il conte di Cavour! Dal nostro modesto punto di vista facciamo solo due considerazioni: c'era anche l'Austria-Ungheria ad impedire l'unità nazionale e l'opposizione risorgimentale alla Chiesa non riguardava un'opposizione al potere spirituale, ma al potere temporale, ai domini della Chiesa che impedivano la realizzazione dello Stato unitario. Questo aspetto insignificante il Meeting lo dimentica a bella posta, tant'è che poi si arriverà alla formula 'libera Chiesa in libero Stato'. Possono consolarsi comunque gli amici di CL che il Risorgimento lo ha vinto la linea di Cavour e di casa Savoia e non quella di noi mazziniani".
    Qualche anno fa si ricorda un'analoga polemica circa una mostra del Meeting.

  7. #7
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    Originally posted by franco damiani
    Hai mai letto "L'opposizione cattolica da Porta Pia al '98", con in copertina don Davide Albertario in manette tra due carabinieri? Eccola la vera opposizione popolare al Risorgimento liberal-massonico.
    L'Italia esisteva già al tempo di Dante, è una realtà etnica, culturale e spirituale indipendentemente dalle forme-Stato che vi si realizzano. Tutti coloro che vi abitano sono italiani,
    il fatto è ke la divisione politica ed economica impediva di raggiungere il progresso economico degli stati nazione.....

    io cmq ho una mia teoria secondo cui dietro alle varie forze risorgimentali c'era la chiesa, e visti i risultati....

  8. #8
    scemo del villaggio
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    Originally posted by Pasquin0
    il fatto è ke la divisione politica ed economica impediva di raggiungere il progresso economico degli stati nazione.....

    io cmq ho una mia teoria secondo cui dietro alle varie forze risorgimentali c'era la chiesa, e visti i risultati....
    Progresso economico? A parte che non è l'unico parametro della civiltà, vallo a dire ai meridionali la cui economia subì un colpo da cui non si è ancora ripresa.

  9. #9
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    Predefinito Mazzini e la Roma del popolo

    Mazzini e la Roma del popolo

    Pubblichiamo il testo di una lettera aperta fatta pervenire alla direzione della rivista dal prof. Salvatore Calleri, autore di una monografia su G. Mazzini e la Roma del popolo. La repubblica romana del 1849, Saggi e documenti, con Prefazione di Giuliana Limiti, Messina, Type, 2001.

    Carissimo,
    la mia monografia su G. Mazzini e la Roma del popolo. La repubblica romana del 1849. Saggi e documenti, con Prefazione di Giuliana Limiti,(Messina, Type, 2001), è un’opera che mi sta molto a cuore, a cui mi sono dedicato con molto impegno e passione, effettuando con scrupolo e attenzione laboriose ricerche, lottando anche contro certe resistenze dei burocrati degli archivi di Stato non sempre inclini a concedere in visione certe documentazioni: donde la mia riesumazione di preziosi documenti, qualcuno dei quali apparso per la prima volta in riproduzione anastatica.
    Per questo mi preme ritornare sul discorso proprio in una fase del nostro vivere civile in cui, accanto a grandi aperture (convegni anche a livello internazionale, con confronto e scontro di opinioni tra intellettuali di spicco: uno di questi, ad esempio, si è svolto nei giorni 13, 14, 15 marzo 2003 a Torino, presso la Fondazione Agnelli, promosso dall’Associazione “Historia magistra” e dall’Istituto piemontese “Antonio Gramsci” sul tema “Revisione e revisionismi nella storia d’Italia”) si registrano anche inspiegabili silenzi, chiusure talora appositamente volute che fanno sempre più affievolire quel filo di dialogo così salutare al libero dibattito nella ricerca della verità. Con la mia elaborazione storico-critica ho voluto offrire uno strumento di lavoro, particolarmente ai giovani, che appaiono il più delle volte lontani da certe tematiche a noi care, seguendo una mia vocazione che mi ha sospinto attraverso le fatiche di un cinquantennio (con il mio compianto maestro Cleto Carbonara, con cui demmo vita al Centro Napoletano di Studi Mazziniani, con la Domus Mazziniana di Pisa, a cui m i onoro di appartenere come socio di antica data, con il compianto prof. Aldo Spallicci, illustre anche come poeta dialettale romagnolo contemporaneo, menzionato come tale nella Storia della letteratura italiana del Momigliano, collaborando alle riviste da lui fondate e dirette “fede e avvenire” e “La Piè”) ad analizzare il mazzinianesimo non solo attraverso le sue vicende civili e politiche, la sua dottrina economico-sociale, ma anche e soprattutto nei suoi valori etici che portano alla riscoperta di Amore e sacrificio, come elementi basilari per una nostra rigenerazione interiore.
    Proprio ai giovani, infatti, abbiamo il dovere di illustrare questi valori fondanti del vivere civile, mettendo in luce la genesi autentica della nostra nazione, del nostro europeismo “ante litteram” di respiro mondiale, che proprio nel momento centrale dell’iter moderno della nostra civiltà, ebbe nella repubblica romana del 1849 e nel messaggio mazziniano una fase costruttiva antesignana del momento presente: ciò perché proprio a Roma, nel 1849, per l aprima volta si applicò il principio della sovranità popolare dando vita, attraverso libere elezioni, a una moderna organizzazione statuale ispirata al concetto di democrazia pura (di matrice mazziniana); inoltre perché nella costituzione della repubblica romana del ’49 (riportata integralmente nel volume in questione) si può cogliere il lievito ispiratore della nostra evoluzione giuridico-costituzionale, giunta fino all’attuale costituzione della Repubblica italiana e alla Costituzione “in fieri”, dell’Unione europea; infine perché la partecipazione di patrioti di altre nazioni alla nostra causa nazionale e, in particolare, anche lla difesa della repubblica romana del 1849 (un piccolo stato, con mezzi e strutture limitati, che diede tuttavia filo da torcere, fino alla sua caduta, alla strapotenza militare delle truppe di Oudinot) ci fa vedere la visione europea del Mazzini nella concezione di una difesa sovranazionale dei diritti degli oppressi.
    C’è da considerare, ancora, in Mazzini l’antesignano, fin dal 1849, del processo di laicizzazione dello Stato che sarebbe giunto a compimento nel 1870, con la breccia di Porta Pia (cfr., in proposito, il mio saggio dal titolo Roma capitale nel pensiero e nell’azione del Mazzini, apparso nella rivista “Persona” nel 1° centenario di Roma capitale e riportato tra i documenti.
    Non credo che occorrano attestati critici di personaggi di spicco che si sono interessati al mio lavoro a parte la prof.ssa Giuliana Limiti, prefatrice (attestati che potrebbero ferire la tua sensibilità di critico autonomo) per sottolineare quanto sia viva la mia partecipazione interiore agli eventi analizzati.
    Non posso, però, non citare quanto mi scrive in una lettera privata (pur nel rispetto della comune privacy) il prof. Salvo Mastellone, dell’Università di Firenze, insigne studioso del Mazzini: “ho letto con interesse e piacere il volume su G. Mazzini e la Roma del popolo, non solo per la documentata impostazione ma per l’appassionata partecipazione alle vicende del 1849”.
    Vorrei brevemente soffermarmi, infine, su un capitolo del mio lavoro intitolato La Roma della restaurazione, (la fase che precede la nascita della repubblica del ’49) ricco di spunti di idee sia per un’analisi condotta con attenzione alle reali condizioni della società di allora, con alcune motivazioni che hanno sapore di attualità, sia per i personaggi illustri che vissero, ciascuno in maniera propria, in tale temperie quali Giacomo Leopardi e Giuseppe Gioacchino Belli.
    Leopardi sarebbe stato sfiorato nella trattazione?
    Certamente il tema centrale è Mazzini e Roma e non Leopardi e Roma: tema, quest’ultimo, che esigerebbe una trattazione monografica a sé, tanta è la ricchezza della letteratura critica in proposito.
    Ritengo, tuttavia, dia vere toccato nel respiro di un capitolo alcuni punti nodali del personaggio Leopardi quali si rivelano in occasione del suo primo viaggio a Roma dal 23 novembre 1822 al 28-29 aprile 1823 anche attraverso ampi squarci del suo epistolario e riferimenti critici opportuni: a) anzitutto, nota singolare da meditare, la sua attrazione per il fascino femminile; b) il suo giudizio giustamente severo (attuale sotto certi aspetti) sulla società culturale romana dell’epoca; c) il suo giudizio sulle condizioni dello stato pontificio e sulle classi superiori d’Italia; d) il suo scetticismo nei riguardi della politica (“sapete ch’io abbomino la politica – scriveva alla sua cara Fanny il 5 dicembre 1831 - perché credo, anzi vedo che gli individui sono infelici sotto ogni forma di governo…”) e, insieme, la sua apertura “ante litteram” alle future battaglie politiche di un’Italia ancora al di là da venire come nazione: battaglie a cui il suo fragile fisico, spezzato da una morte prematura non gli permise di partecipare; e) l’eventuale incontro a Roma del Leopardi con il Belli, con la sottolineatura di una sostanziale diversità di fondo dei due personaggi: l’autore della Canzone all’Italia, con la sua vibrazione poetica di un patriottismo intenso: “L’armi, qua l’armi, io solo / combatterò, procomberò sol io…”, il Belli grande poeta in vernacolo della plebe romana che, nonostante la sua satira pungente contro il potere costituito, si barrica nelle sue stanze per paura della Rivoluzione, anche se democratica.
    Credo che basti per il momento questa mia puntualizzazione.
    Cordialmente

    Salvatore Calleri


    tratto da il
    Pensiero Mazziniano


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    Predefinito tratto da IL CORRIERE DELLA SERA 24 maggio 2004

    Filatelia

    Quel veto a Mazzini fa gola ai collezionisti

    Nel 1922 a Giuseppe Mazzini fu preclusa la possibilità di mettere piede, in formato francobollo, nelle Colonie tricolori in terra d'Africa. Cirenaica, quindi, e poi Eritrea, Giuba, Somalia e Tripolitania. L'altolà arrivò sul filo di lana, come testimoniano le soprastampe con i nomi delle cinque colonie aggiunte sui tre dentelli della serie metropolitana uscita il 20 settembre 1922 e rimasta in servizio attivo per soli 42 giorni. Nel pieno rispetto di una regola allora in voga, che riduceva all'osso il numero dei giorni (o delle settimane) entro i quali le carte valori postali potevano portare in giro lettere e cartoline. Un segno evidente che le amministrazioni postali avevano fiutato la convenienza di vendere i francobolli celebrativi e commemorativi ai collezionisti. Nel caso di Mazzini, poi, solo gli uffici principali di Bologna, Genova e Roma ne furono riforniti. In compenso il loro uso, caduto due anni prima il divieto imposto dall'Unione postale universale alle produzioni che restavano in vendita un battito d'ali, venne esteso alle corrispondenze dirette all'estero.
    Fregi e scritte della celebrazione mazziniana, notava Federico Zeri commentando il trittico mazziniano, «si rifanno ancora a moduli prebellici, accentuati, nel valore da 25 centesimi, da un caratteristico grafico di maniera, bene in accordo con la retorica del soggetto». Uscita a poco meno di un mese dalla marcia su Roma, l'emissione presenta tuttavia una sua dignità illustrativa, oltre che storica, accentuata nella versione saggio che la equipara ad una sorta di prova d'artista non andata a buon fine.
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