Vince il paradigma di Mary Cheney, vince la realtà incarnata in una gravidanza felice e nella felicità pubblica di un nonno cattivissimo.
E’ una madre che sta per mettere al mondo un figlio, è la figlia lesbica del vicepresidente degli Stati Uniti, Mary, compagna di Heather, che sta dando il sesto nipotino a Dick Cheney. E’ la diversità che si trasforma in discriminazione (nel senso negativo del termine) se non riceve subito un trattamento di uguaglianza, un riconoscimento pubblico, un ringraziamento.
Niente più differenze, allora, solo “inizio di un nuovo mondo”, come ha scritto Andrew Sullivan, conservatore libertario e gay, sull’ultimo New Republic.
“Con una nuova vita arriva nuova speranza – per Mary, Heather e per il resto di noi: nella battaglia tra le idee e la realtà la realtà vince sempre. Forse”.
Tutto il resto perde, è vero, non c’è scampo. Perde perché, come ha scritto Frank Rich, moralizzatore liberal, sul New York Times di domenica, non ha una risposta: “Lei è contro le unioni civili delle coppie gay?” ha chiesto George Stephanopoulos, ex portavoce di Bill Clinton, al senatore John McCain, un duro dell’Arizona, repubblicano di comportamenti liberal. In tivù, sulla Abc. Risposta: “No, non lo sono”. Ma Stephanopoulos non ha mollato, mentre McCain cercava di cambiare argomento. “Quindi lei è a favore delle unioni civili?” “No”.
Una gigantesca gaffe, secondo Rich (“In altre parole, il senatore non era contro le unioni civili prima di diventare contro”), o magari la risposta sincera di uno che, semplicemente, guarda la realtà: e la realtà è quella, è il nuovo mondo che arriva, crea e riceve le felicitazioni del presidente Bush (gli auguri a Mary Cheney per la sua gravidanza).
Come ha raccontato Rich, la realtà è nelle scuole, dove si legge questo famoso libro illustrato per bambini, basato sulla storia vera di due pinguini maschi dello zoo di Central Park che hanno adottato un pulcino da un uovo fecondato. Rich ne fa una questione di voti, di gradimento in supercalo dei conservatori, e scrive che Mary Cheney ha fatto “il miracolo di Natale”.
Ma il miracolo di Mary Cheney va ben oltre, è ovvio: cambia il mondo. Una madre col suo bambino, una madre con la sua compagna e la loro nuovissima, ugualissima famiglia.
Una questione che non potrà mai più essere privata, ma anzi chiede consenso in nome di un’esistenza festosa e carnale che crea nuova vita e, dopo avere rivendicato a lungo, e giustamente, la propria differenza, a un certo punto non rivendica più nulla: semplicemente agisce eliminando le differenze, trasforma le chiacchiere sociologiche in famiglia, assoluta e potente.
Secondo Andrew Sullivan i conservatori che “non credono che l’omosessualità sia una scelta, hanno amici froci e non sono animati da certezze religiose, avevano adottato la linea disapprovazione-pubblica-tolleranza-privata”, e adesso, con lo splendente paradigma Mary Cheney, “uno strategico silenzio”. La posizione è questa: “Nessuna posizione”.
Mentre Laura Bush dice pubblicamente che serve un dibattito, “con molta sensibilità: è qualcosa di cui la gente vuole parlare”. E Sullivan sottolinea con entusiasmo con quanta naturalezza e gentilezza Condoleezza Rice, segretario di stato, si avvicini agli omosessuali nelle occasioni pubbliche. E’ un’annotazione terribilmente inutile, perché non si tratta di accettare un orientamento sessuale o di essere sorridenti e a proprio agio davanti a una coppia pubblicamente gay o transgender o travestita o qualunque libera scelta di vita sia. E’ diversa la realtà impetuosa e travolgente di Mary Cheney, che sulla propria vita privata ha scritto anche un libro, e che non ha alcun problema a venir presa a paradigma col pancione.
E’ tutt’altro e per sempre: “Cheney, la sua compagna e il loro bambino potrebbero essere visti come i reali pionieri di un nuovo mondo”, ha scritto Sullivan.
E’ facile: due donne, un figlio.
(ab) su il Foglio
saluti




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