



I banchieri della rivoluzione
Nei primi anni dell'unità la classe dirigente nazionale fece molto rapidamente ciò che l'Europa cominciò a fare con i Trattati di Roma nel marzo 1957. Creò un mercato unico. Sostituì i sistemi monetari degli Stati preunitari con una moneta unica. Adottò una tariffa doganale comune, particolarmente liberale, che dette un considerevole impulso agli scambi commerciali della penisola con il resto d'Europa. Privatizzò il patrimonio demaniale degli Stati preunitari. Costruì una rete di infrastrutture che contribuì ad accorciare le distanze geografiche e culturali del Paese.
Pietro Bastogi fu certamente uno dei maggiori protagonisti di questo primo "miracolo italiano". Dopo essere stato eletto alla camera toscana nel 1848, si avvicinò a Cavour, ne conquistò la fiducia e divenne ministro delle Finanze nel governo del 1861, vale a dire nel momento in cui vennero prese alcune delle decisioni economiche e finanziarie che avrebbero segnato il futuro dello Stato unitario. Da allora rimase in Parlamento ma fu soprattutto finanziere. Creò la Banca toscana di credito e promosse la Società delle strade ferrate meridionali della quale ebbe la presidenza. Fu un moderato liberale insomma, nello stile della classe dirigente che tenne per parecchi anni il timone del Paese.
Ma occorre ricordare che Bastogi, prima di diventare uno dei maggiori esponenti del liberalismo economico italiano, era stato mazziniano e quindi, per molti aspetti, rivoluzionario. In un articolo pubblicato dal Bollettino della Domus Mazziniana, Romano Paolo Coppini ricorda che fu cassiere della Giovine Italia a Livorno nel 1833 e propagatore delle idee della associazione a Pisa. Qualcuno sostiene che vi furono due cincontri con Mazzini, a Marsiglia e a Londra, e uno scambio di corrispondenza nel 1838, quando l'esule genovese avrebbe chiesto un prestito di 4000 franchi "da restituire dopo due anni, con un utile competente e come s'usa".
Un rivoluzionario divenuto banchiere? (no un banchiere delle rivoluzioni) Esistono altri casi. Il più singolare è probabilmente quello di un ebreo russo, Aleksandr Gelfand, che divenne a Berlino, nei primi anni del Novecento, un fortunato uomo d'affari. negli anni del movimento bolscevico, tuttavia, Gelfand è meglio noto con il nome di Parvus. Fu lui che finanziò per alcuni anni gli esuli russi in Europa e soprattutto che ottenne dal governo tedesco il "treno blindato" attraverso la Germania con cui Lenin e altri comunisti giunsero a Pietrogrado nella primavera del 1917 per preparare l'insurrezione d'ottobre.
(fonte: corriere della sera)
Comunque insisto.
Qualcuno di voi ha qualcosa da dire sull'Italia etnica pre-Unità?
Se qualcuno ha da dire qualcosa lo dica.
Perchè altrimenti continuiamo a non capirci.
Qualcuno di voi conosce le ragioni per cui fu affidata al pregiudicato Garibaldi il compito di distruggere, con l'aiuto della massoneria e della flotta inglese che facilitò lo sbarco a Marsala degli 800 padani e di un centinaio di terroristi internazionali, il Regno delle Due Sicilie?
Forse la ragione e da cercarsi nelle intenzioni dei Borboni di cedere basi navali alla Flotta Imperiale russa, cosa che avrebbe ribaltato i rappoti di forza nei Mediterraneo, notoriamente mare di Sua Maestà britannica...(ricordarsi che la flotta borbonica era la seconda per navi e potenza nel Mediterraneo).
Forse che il Regno delle Due Sicilie minacciava le terre piemontesi o quelle del Lombardo-Veneto?
Qualcuno di voi ha qualcosa da dire sull'esistenza millenaria e sulla legittimità del Regno delle Due Sicilie?
Ci sono esempi a Nord di resistenza anti-italiana come quelli di Gaeta o Civitella del Tronto?
Ci sono stati decine di migliaia di veneti o lombardi deportati nei lager dei savoia ed in essi morti di stenti, tifo (Fenestrelle)etc?
Qualcuno di voi può dirmi in quale altra nazione pre-unitaria, poi occupata dai tricoloriti piemontesi, ci sia stata una resistenza popolare con migliaia e migliaia di morti come nel sud?
Ora qualcuno mi deve spiegare per quale misterioso motivo non debba nascere un movimento identitario a sud.
Io, sinceramente, continuo a non capire.
Gradirei delle risposte.![]()


perchè le cause giuste non piacciono a tutti , questione di indole allora qualcuno si incazzò perchè gli turbavano il suo status quo, ora che invade terre non sue una parte sua gongola all'idea di come vanno le coseprima il lupo si incaxxa perchè distruggonno parte della foresta poi quando vede uh che bella carne tenerella animali domestici, umani indifesi, dice che caxxo me ne frega
se hanno invaso la mia foresta io ho qui da mangiare, meglio delle pecore,e poi il costruttore che distrutto la foresta è lupo come me , posso sempre trovare un punto d'accordo; tanto il costruttore che ha sradicato se ne sta al sicuro e chi ne soffre sono i poveretti che si sono fidati del costruttore
Ed ora a nanna bambini e ricordate fidatevi più del naso che dei libri a capire chi è della vostra gente![]()




Sulla prima parte non posso che darti ragione. I più italianisti di tutti sono i meridionali.
Ma visto che parliamo di ipotesi fantapolitiche (anche le masse padane sono intortate...), chiedo: se nascesse un movimento identitarioa Sud, perchè dovremmo ostacolarlo?![]()



