La razza come anima"
"Con il che si è quasi introdotti, però, nel razzismo di secondo grado, il compito del quale è scoprire e individuare quella "razza" che, oltreché nel sangue e nella corporeità, esiste e vige nel piano dell’anima: esso avrà dunque per oggetto precipuo l’esame dell’anima delle razze, cioè le razze come anima. Scoprirà quegli elementi, a loro modo primari e irreducibili, che agiscono dall’interno, facendo sì che vari individui manifestino un costante modo d’essere, un comune comportamento, un comune, ereditario "stile" dell’agire, del pensare, del sentire. È facile vedere che, in questo suo secondo grado, la teoria della razza irrompe già nel campo della cultura, per dissiparvi le nebbie universalistiche, in funzione delle quali tutti i gatti sono bigi, e per procedere ad una adeguata articolazione. E si vedrà nel perseguire quest’ordine di ricerche, da noi, purtroppo, fino ad ora quasi ignorate, che, per esempio, non ci sono santi, guerrieri, mercanti ecc. "in generale", ma che vi sono molti modi distinti e specifici, condizionati dalla razza come "anima", di essere tali, per es. un modo "nordico" o "mediterraneo", o "ebraico", o "ario-orientale" e via dicendo di essere santi, guerrieri, mercanti, ecc. Quel che si è detto poco fa in ordine ad un fattore razziale che agisce determinativamente nell’ambito della stessa scienza, si riporta, evidentemente, a un diverso ordine di idee e di ricerche."