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Discussione: Chavez...

  1. #1
    Dalla parte del torto!
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    Predefinito Chavez...

    E vediamo ancora quanti illusi sognatori riusciranno a vedere punti in comune tra il Neofascismo nostrano e la rivoluzione bolivariana.
    Perchè in Sudamerica(e non solo) la rivoluzione e l'anti-imperialismo - da Morales a Chavez - viene combattuta in nome del Socialismo.

    Scritto da Jorge Martin

    Abbiamo bisogno di uno strumento politico al servizio della Rivoluzione e del socialismo

    Durante un incontro per celebrare la vittoria elettorale, svoltosi venerdì 15, al Teatro Teresa Carreño di Caracas, dopo essersi congratulato con coloro che l’hanno resa possibile, Chavez ha pronunciato un discorso molto importante riguardo la nuova fase della Rivoluzione Bolivariana.

    L’intero discorso ha costituito un colpo dietro l’altro sferrato contro l’ala destra del movimento bolivariano, che ha trascorso le ultime due settimane dopo le elezioni invocando una conciliazione con l’opposizione, mentre è stato accolto con entusiasmo dalle migliaia di attivisti rivoluzionari presenti al Teatro e dalle centinaia di migliaia che hanno seguito il discorso sulla televisione di Stato. Chavez ha iniziato celebrando la vittoria elettorale e sottolineando che si è trattato di una vittoria del popolo venezuelano, che è “il primo che dovrebbe essere congratulato, e il vero autore della vittoria”, spiegando che il suo ruolo è quello di essere “sempre uno strumento della volontà del popolo”.Alcune delle cifre che ha dato sulle dimensioni della vittoria sono davvero impressionanti. Gli stati con la maggiore percentuale di voti per Chavez sono stati: Delta Amacuro (77.9%), Amazonas (77.8%), Portuguesa (77%), Sucre (73.7%) e Cojedes (73.3%); in tutto in 8 Stati i voti per Chavez sono stati più del 70%, e in altri 11 sono stati tra il 60 ed il 70%. Chavez ha vinto in tutti i 24 Stati del paese, nel 92% dei consigli e nel 90% dei distretti (si tratta di unità amministrative in cui ogni consiglio è suddiviso). In quasi metà dei seggi Chavez ha raggiunto oltre il 70% dei voti (mentre l’opposizione ha superato il 70% soltanto nel 3% dei seggi. Mentre nel 1998 Chavez aveva ricevuto 3.6 milioni di voti, il 3 dicembre ne ha avuti 7,3 milioni (pari al 63%). Nei giorni successivi alle elezioni l’opposizione e settori “moderati” del movimento bolivariano hanno organizzato una campagna volta ad indebolire la vittoria elettorale. L’argomento più comune era: “c’è ancora il 38% dei Venezuelani che si oppone a Chavez”, “devono essere coinvolti”, “dobbiamo riconciliarci e aprire delle trattative con loro”. Con una interpretazione della democrazia degna [del Cappellaio Matto – N.d.T.] di Alice nel Paese delle Meraviglie, ciò che cercano di dimostrare è che dal momento che molta gente ha votato per l’opposizione, Chavez, che è stato scelto dalla maggioranza, dovrebbe adottare il programma dell’opposizione!! Questa è la ragione per cui Chavez ha sottolineato con tanta enfasi le enormi proporzioni della vittoria elettorale.
    Nel suo discorso Chavez ha inoltre chiarito che secondo lui una nuova fase si è aperta nella Rivoluzione Bolivariana. “Non ho mai preso in giro nessuno; durante la campagna elettorale ho spiegato le linee principali – e la più importante è il socialismo, stiamo andando verso il socialismo”. E ha insistito: “l’obiettivo più importante è il socialismo”, aggiungendo poi “Io non ho un piano precostituito, mi rivolgo a voi per costruire il socialismo, in modo che possiamo costruire dal basso, dall’interno, il nostro modello di socialismo”. Chavez ha fatto diversi riferimenti ad un “modello venezuelano” di socialismo, e alla necessità di imparare dal socialismo delle comunità indigene. Ha voluto sottolineare che il socialismo non è qualcosa di estraneo al Venezuela, ma allo stesso tempo ha rimarcato il suo carattere internazionale: “il socialismo che sognamo non è dipende da vicende nazionali, bensì, e profondamente, dalla situazione internazionale. Ma qui abbiamo cominciato, siamo sulla strada del socialismo, sull’unica strada che conduce alla salvezza della razza umana".
    Da quanto Chavez ha cominciato a parlare di socialismo, al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre nel gennaio 2005 riformisti e moderati all’interno del movimento bolivariano non hanno potuto fare altro che parlarne a loro volta, ma cercando di annacquare i contenuti anti-capitalisti. Venerdì Chavez ha chiarito inoltre che “non possiamo limitarci a parlare di una moralità socialista, perché così finiremmo per cadere in un socialismo utopico”, che ha paragonato ad un “amore platonico”. “Il socialismo utopico non offriva alcuna soluzione ai problemi, finché Karl Marx e Frederich Engels lanciarono il Manifesto Comunista ed il socialismo scientifico, e cominciarono ad offrire soluzioni”. Chavez è stato molto chiaro nel dire che “la trasformazione del modello economico è fondamentale per poter costruire il vero socialismo”, ed ha aggiunto come sia l’economia che la terra dovrebbero venire socializzate.

    Un nuovo partito socialista costruito dai militanti di base

    Ma il punto centrale del discorso di Chavez è stato l’appello per la formazione di un nuovo partito, per il quale ha proposto il nome di Partito Socialista Unito del Venezuela. Fin dal momento in cui Chavez l’ha suggerita per la prima volta, l’idea di un partito unico della rivoluzione è stata accolta dagli attivisti rivoluzionari con cauto appoggio. Appoggio perché c’è un diffuso sentimento di rigetto nei confronti della burocrazia che si annida nel movimento bolivariano, contro carrieristi e burocrati, controrivoluzionari in berretto rosso, i dirigenti non eletti e non responsabili verso il popolo dei diversi partiti bolivariani (MVR, PPT, PODEMOS). Ma questo appoggio era cauto perché molti temevano che un nuovo partito, una nuova struttura, sarebbe caduto immediatamente vittima della stessa vecchia burocrazia.
    Ancora una volta, Chavez ha sferrato un altro colpo contro i burocrati, che non ne sono stati molto entusiasti, come Michael Lebowitz ha descritto molto efficacemente. Prima di tutto ha posto l’accento sul fatto che si tratterà di un partito unito, non di una aggregazione dei partiti esistenti, in cui ciascuno otterrebbe una quota del potere. Una simile organizzazione, ha detto, “sarebbe mentire e prendere in giro il popolo”. Chavez ha criticato apertamente i leader dei principali partiti bolivariani che hanno continuato ad apparire in televisione cercando di rivendicare la loro parte nella vittoria elettorale. Visibilmente adirato il Presidente ha replicato: “questa è una bugia! Quei voti appartengono al popolo, e il popolo ha votato per Chavez!” Ed ha aggiunto: “ma in verità, il popolo non ha votato per Chavez, ma per il progetto socialista che Chavez ha portato avanti negli ultimi anni”. Chavez ha fatto un appello diretto, scavalcando i funzionari dei partiti, alla base militante del movimento rivoluzionario per la costruzione di questo nuovo Partito Socialista Unito, “e quei partiti esistenti che non vorranno entrarvi, sono liberi di continuare per la loro via”. La burocrazia dei principali partiti bolivariani deve essersi sentita assolutamente terrorizzata, e nei giorni successivi al discorso c’è stata una corsa folle per vedere quale partito sarebbe stato il primo a dichiarare il proprio scioglimento e l’adesione al nuovo Partito Socialista Unito. Chavez ha ricordato alla platea l’enorme sforzo organizzativo fatto per vincere la Battaglia di Santa Inés, in occasione del referendum per la revoca del mandato presidenziale nell’agosto 2004. All’epoca centinaia di migliaia di persone, probabilmente più di un milione, si erano organizzate in squadre elettorali e in Unità di Battaglia Elettorale. Quella era stata un’espressione vera dell’organizzazione rivoluzionaria proveniente dal basso, e i tentativi della burocrazia riformista di rovesciare quest’organizzazione e imporre dirigenti non eletti nominati dalla burocrazia stessa per il funzionamento di queste strutture ai livelli più alti aveva portato a severi arretramenti nei quartieri rivoluzionari. Chavez ha affermato che era stato un errore sciogliere quelle organizzazioni, e che nonostante i suoi appelli, molte di esse avevano cessato di esistere. “Non dobbiamo permettere che la stessa cosa accada dopo la grande vittoria del 3 dicembre". Si è rivolto direttamente “a tutti coloro che stanno ascoltando e guardando, alla radio o in televisione: dovete portare questo messaggio, in nessun luogo squadre, unità e battaglioni [che furono creati per portare avanti la campagna elettorale] dovrebbero essere sciolti”. Al fine di creare il nuovo partito “da domani in poi, i comandanti delle squadre, delle unità e dei battaglioni devono riunire le truppe, quelle ottime truppe che sono il popolo” e iniziare a discutere con loro. “Per questa nuova era che sta cominciando abbiamo bisogno di uno strumento politico al servizio del popolo e della Rivoluzione, al servizio del socialismo”.
    Il messaggio è stato chiaro: l’MVR sarà sciolto. “Il suo tempo è finito, deve essere consegnato alla storia”. Il nuovo partito non potrà essere formato dalle “stesse vecchie facce: se il partito fosse nient’altro che i dirigenti dei vecchi partiti tutti insieme, sarebbe un inganno”. Il nuovo partito dovrà essere costruito dalla base dei militanti, “squadre, unità e battaglioni saranno la struttura fondamentale del nuovo Partito Socialista Unito del Venezuela”. Chavez ha inoltre criticato il modello stalinista del partito. “Il modello bolscevico ebbe abbastanza successo alla nascita dell’Unione Sovietica, nella Rivoluzione di Ottobre del 1917 ... Il partito che portò quel popolo alla rivoluzione era il Partito Bolscevico di Vladimir Ilich Lenin. Ma poi subì una degenerazione, una degenerazione stalinista, che Lenin non poté evitare poiché si ammalò e morì poco dopo”. “Il partito divenne anti-democratico e quel meraviglioso slogan di ‘tutto il potere ai Soviet’ divenne ‘tutto il potere al partito’... A mio parere il partito si snaturò fin quasi dall’inizio di quella rivoluzione socialista”. Il risultato fu che “70 anni dopo nessun lavoratore lottò per difendere un regime ... che era diventato appannaggio di un’élite e che non avrebbe potuto mai costruire il socialismo”. Chavez ha sottolineato come il partito dovrebbe essere costruito dal basso e con “criteri molto selettivi”, facendo direttamente appello alla base dei militanti rivoluzionari: “voi conoscete le persone nelle comunità, non dobbiamo ammettere nel partito ladri, corrotti, ubriaconi”. “Questo partito”, ha detto, “sarà il partito più democratico nella storia del Venezuela, al suo interno vi sarà discussione, i veri leader verranno dalla base dei militanti”, ed ha aggiunto “basta con le nomine dall’alto!” Parte necessaria nel processo di costruzione del nuovo partito dovrebbe avere un dibattito aperto sulle idee per il progetto socialista, in cui ciascuno dovrebbe “leggere molto, studiare molto, discutere molto”, organizzare degli incontri di “lettura per le squadre ed i battaglioni socialisti”. Il partito deve andare oltre la competizione elettorale, e partecipare alla battaglia delle idee. Questo discorso di Chavez rappresenta un tentativo consapevole di dare al movimento bolivariano una struttura organizzata, una struttura che sia chiaramente democratica e costruita dal basso. Questa è appunto la debolezza cruciale del movimento rivoluzionario in Venezuela, la mancanza di un’organizzazione rivoluzionaria di massa attraverso la quale le masse rivoluzionarie possano condividere le proprie esperienze, discutere la via da seguire, e dare al movimento bolivariano un’espressione democratica. I partiti di governo attualmente esistenti (MVR, PPT, PODEMOS) sono correttamente percepiti dalla base dei militanti rivoluzionari come mere macchine elettorali, piene di burocrati e di riformisti il cui scopo principale è fermare la rivoluzione a metà strada ed annacquare e infine bloccare l’iniziativa rivoluzionaria delle masse.

    Dopo le elezioni... lo scontro è tra riforme e rivoluzione

    Otto anni dopo la prima vittoria elettorale di Chavez, tra le masse è diffuso il sentimento che quando è troppo è troppo. Il 3 dicembre, per loro, non è stato semplicemente una competizione elettorale qualsiasi, ma quella che rappresenta l’inizio di una nuova fase del processo rivoluzionario. Ora pretendono un’azione decisiva contro l’oligarchia; vogliono il socialismo, non solo a parole ma nei fatti. Questo clima è espresso in molti modi diversi: la dimostrazione a Merida “per Chavez e per il socialismo, contro la burocrazia”, organizzata dal Fronte delle Forze Socialiste,la dimostrazione del Fronte Nazionale dei Contadini Ezequiel Zamora per Chavez e per la rivoluzione agraria,ecc. Il conflitto tra la burocrazia riformista e la base dei militanti rivoluzionari ha trovato espressione anche durante la campagna elettorale. La campagna nel suo complesso è stata per lo più senza molto entusiasmo, in parte anche per reazione contro il modo in cui veniva portata avanti dalla burocrazia. È stato soltanto quando l’opposizione è riuscita a riunire qualche centinaio di migliaia di persone a Caracas, che le masse chaviste sono scese in piazza, in quella che è stata probabilmente, fino ad oggi, la manifestazione più imponente,domenica 26 novembre, una settimana prima delle elezioni.
    È stato a questo punto che le masse sono entrate con decisione nello scontro elettorale, organizzandosi per difendere la vittoria prevista del 3 dicembre contro le provocazioni controrivoluzionarie. A Caracas, per esempio, c’era il Piano “Tremate Oligarchi” (Plan Oligarcas Temblad), in cui diverse organizzazioni rivoluzionarie (tra le altre, UPV, FNCEZ, CSB, CAV, CMR, FRETECO) si sono riunite in un fronte unico per organizzare dei turni di vigilanza da parte dei militanti di base durante le elezioni. È stata proprio la reazione popolare di massa il giorno delle elezioni, non soltanto con il voto massiccio in favore di Chavez, ma anche con l’occupazione delle strade dal 3 dicembre in poi, che ha convinto i leader dell’opposizione a lasciar perdere i propri piani controrivoluzionari. Ancora una volta, le masse hanno salvato la situazione. Gli attivisti rivoluzionari accoglieranno con entusiasmo il discorso di Chavez. La costruzione del Partito Socialista Unito potrebbe essere una riedizione dei Circoli Bolivariani, ma ad un livello più alto. Quando Chavez aveva fatto un appello per la creazione dei Circoli Bolivariani, alla fine del 2001, un milione di persone vi avevano aderito nell’arco di poche settimane. Questa volta, le masse rivoluzionarie hanno più esperienza. Hanno sconfitto la controrivoluzione in tre differenti occasioni, hanno sviluppato un sano odio per la burocrazia e hanno preso parte con entusiasmo al dibattito sul socialismo lanciato da Chavez. Anche la burocrazia riformista cercherà di inserirsi nel nuovo partito per soffocare ancora una volta l’iniziativa delle masse. Dall’esito di questo scontro dipenderà, in ultima analisi, il futuro della Rivoluzione Bolivariana.

    Il ruolo della classe lavoratrice

    Purtroppo, a causa del comportamento della sua direzione, la UNT, e la classe lavoratrice nel suo complesso, non ha giocato un ruolo indipendente durante la campagna elettorale. Nonostante i lavoratori abbiano votato in massa per Chavez, non hanno costituito una presenza riconoscibile. Di questo sono responsabili interamente i diversi settori della direzione dell’UNT. La scissione al congresso del sindacato si è consumata su una questione secondaria (la data delle elezioni interne), ed è stata il risultato di un atteggiamento irresponsabile delle diverse correnti in cui era divisa la sua direzione. Nessuna di queste, né quella moderata né quella di sinistra, hanno preso sul serio l’appello di Chavez ad occupare le fabbriche, appello che è stato lasciato lettera morta. Un’azione decisa su quel fronte avrebbe posto la questione della proprietà dei mezzi di produzione al centro del dibattito della rivoluzione venezuelana. Solo un’organizzazione ha perseguito apertamente quella linea, il Fronte Rivoluzionario dei Lavoratori delle Fabbriche Occupate ed in Cogestione (FRETECO). Sia pure con le forze limitate a sua disposizione, il Fronte ha cercato di coordinare le attività dei lavoratori in diverse fabbriche, già occupate, espropriate o ancora in fase di scontro, e ha conquistato una posizione preminente nella lotta nei Sanitarios Maracay. Quest’ultima rappresenta un nuovo stadio qualitativo nella lotta dei lavoratori in Venezuela, poiché per la prima volta i lavoratori hanno occupato una fabbrica e l’hanno posta sotto controllo operaio. Questa vicenda ha inoltre distrutto il mito dei “capitalisti nazionali” come un settore sul quale si può contare come parte della rivoluzione. Il padrone dei Sanitarios Maracay è venezuelano e ha partecipato al golpe del 2002. Ciò che l’ha portato a cercare di chiudere l’azienda è stato il livello di militanza dei lavoratori e la loro fiera resistenza in difesa dei propri diritti. Soltanto la classe lavoratrice (alleata con gli altri strati oppressi della società) può portare avanti la lotta per il socialismo fino in fondo. Se la UNT dovesse convocare una giornata nazionale di azione per l’occupazione delle fabbriche, la bilancia penderebbe in maniera decisiva a favore del socialismo, contro la controrivoluzione e la burocrazia riformista.
    Siamo senza alcun dubbio entrati in una nuova fase della rivoluzione venezuelana, e ci sono solamente due strade: o il socialismo (la pianificazione democratica dell’economia da parte degli stessi lavoratori), o la controrivoluzione capitalista.
    Sinistra Nazionale!

  2. #2
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    Domanda di un profano: ma è vero che Chavez tra i suoi referenti ideologici oltre a Lenin , mette anche il Duce?
    Bazooka!!!

  3. #3
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    Altra domanda la faccio io: pensi che la politica di Chavez sarebbe, mutatis mutandis, applicabile nel contesto italiano? E come? Da chi?

  4. #4
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    altra domanda: preferite davvero il neofascismo italiano del duemila a Chavez?

  5. #5
    legio_taurinensis
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    Onore a Chavez !
    Mi pare un ottimo esempio di socialismo nazionale applicato all'epoca attuale.

  6. #6
    Dalla parte del torto!
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    Citazione Originariamente Scritto da bazooka Visualizza Messaggio
    Domanda di un profano: ma è vero che Chavez tra i suoi referenti ideologici oltre a Lenin , mette anche il Duce?
    Non mi risulta proprio. E' stato definito fascista,nazista,stalinista dall'opposizione di destra,golpista, e filoamericana.
    Sinistra Nazionale!

  7. #7
    Dalla parte del torto!
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    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
    Altra domanda la faccio io: pensi che la politica di Chavez sarebbe, mutatis mutandis, applicabile nel contesto italiano? E come? Da chi?

    Come Chavez parla di "via venezuelana al Socialismo" penso che vi dovrebbe essere "Una via italiana,ed europea, al Socialismo" e penso sempre che lo slogan "Socialismo o barbarie" sia,oggi più che mai, attuale.
    Sinistra Nazionale!

  8. #8
    Dalla parte del torto!
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    Citazione Originariamente Scritto da Emiliano Visualizza Messaggio
    Onore a Chavez !
    Mi pare un ottimo esempio di socialismo nazionale applicato all'epoca attuale.
    Lo hai letto l'articolo? Hai visto che cita Marx ed Engels a fondamento del Socialismo? Perchè quello, ovviamente evitando errori,analisi sbagliate, e non contestualizzandolo, è Socialismo...il resto fantasie.
    Sinistra Nazionale!

  9. #9
    Dalla parte del torto!
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    Citazione Originariamente Scritto da Nandolf Visualizza Messaggio
    altra domanda: preferite davvero il neofascismo italiano del duemila a Chavez?
    .
    Sinistra Nazionale!

  10. #10
    legione muti
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    Citazione Originariamente Scritto da Nandolf Visualizza Messaggio
    altra domanda: preferite davvero il neofascismo italiano del duemila a Chavez?

    IO personalmente preferisco il Baath al chavismo...ciò non toglie che anche il chaivismo meriti rispetto...ma gli unici che da anni stanno combattendo realmente contro Usa Gb Iran Israel sono i patrioti iracheni...la vera resitenza al mondialismo per ora è in Iraq....se non ci fosse quella da un pezzo Chavez sarebbe caduto

 

 
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