



Il digiuno perdiodico, imposto da molte religioni, serve per ricordare al corpo, che è una funzione dell'ego, quale è il suo posto.
Non è il corpo a sostenere lo spirito, ma il contrario (le persone molto evolute spiritualmente possono fare a meno del cibo per lunghi periodi).
Nutrirsi di luce, di aria, di respiro, ci riporta a noi stessi, ci ricorda chi siamo. Siamo anime rivestite temporaneamente di un corpo. E ogni tanto serve ristabilire le gerarchie. E' un linguaggio simbolico molto potente, che arriva lì dove deve arrivare.
Il ramadan islamico è quello che aderisce più fortemente al linguaggio del simbolo: nutrirsi solo di luce fra l'alba e il tramonto.
La quaresima cristiana ha una qualità più "penitenziale": ci si toglie ciò che dà piacere, ci si rifiuta per un pò di nutrire l'ego, lo si imbriglia, gli si da una disciplina.
Il digiuno per chi è evoluto spiritualmente è una conseguenza, non una causa. Questo vale anche per la castità.
"I don't make any rules, Nick, I go with the flow."










Non sono Zed, cui ti rivolgi, ma ti dico la mia...
Digiuno e castità hanno un significato solo per coloro che seguono un determinato percorso spirituale, ma DAVVERO...non all'acqua di rose...
E' l'asceta, il rinunciante, colui che veramente allontana il mondo (ma non perchè costretto da regole, bensì perchè insoddisfatto del mondo e anelante a qualcosa di più del mondo) a servirsi di questi strumenti che aiutano nella consapevolezza e nella discriminazione tra IO e dimensione al di là dell'IO stesso, a distogliere l'attenzione da quanto è pura caducità e focalizzare la meditazione e la preghiera più liberi dai vincoli del corpo fisico. Non si tratta di forzature, ma di utilizzare consapevolmente strumenti appositi utili ai propri scopi.
Ma vi è da dire che il digiuno è più facile, assai più facile che non la castità...anche per colui che ha messo l'assoluto al centro dei propri obiettivi e pensieri. Solitamente non tarda ad accorgersi di quale potenza racchiuda la sfera del sesso, che non è esclusivamente fisiologica bensì metafisica, ed è il potere igneo che regge l'universo, non solo l'uomo.
Nella solitudine, nei digiuni, nella deprivazione sensoriale conseguente al volontario ritiro dal mondo, come nel caso dei monaci di clausura o degli asceti rinuncianti, si scatena tutto l'universo inconscio personale e collettivo non appena certe porte iniziano a schiudersi e ciò che proviene da DENTRO è percepito come provenisse da FUORI: sono possibili fenomeniche particolari e del tutto peculiari.
La sessualità negata prende forma e assale sotto varie maschere: ciò che volontariamente hai serrato erompe con fragore trascinando dove vuole. Occorre che il soggetto sappia ciò che accade e sia opportunamente preparato a fronteggiare gli eventi con varie metodiche che qualcuno gli abbia insegnato in precedenza, o che siano spontaneamente presenti dentro di lui. Non vado oltre.
La persona comune che digiuna o si mantiene forzatamente casta senza adire certe vie sublimatorie particolari non solo non ha alcun beneficio reale dall'esercizio della sua pratica, ma, nel caso della sessualità, si inaridisce, mortifica sè stesso senza scopo, e si espone ad essere soggetto al dirompere della potenza del sesso che prende vie distorte per manifestarsi.
Ecco perchè, nel caso della Chiesa, appunto, i sacerdoti sono sempre stati sposati, almeno fino a che sciocche ragioni pragmatico-ideologiche non fecero introdurre la pratica del celibato, peraltro avversatissima dal clero intorno al mille, che era tutto coniugato.
Ultima modifica di primahyadum; 17-02-10 alle 18:59
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


Ti ringrazio per la risposta. Una domanda, però, mi sorge spontanea. In base a quale criterio, a tuo avviso, si dovrebbe stabilire se un individuo è chiamato o meno ad una vita basata sull'ascetismo ?. Ti pongo questa domanda anche da cattolico che ha intrapreso in percorso vocazionale per cui mi preme davvero avere una risposta a questa domanda che immagino si siano posti tutti coloro i quali hanno, almeno solo pensato, di avere la vocazione.


l'equilibrio.....non saprei come altro spiegarlo
"O Arjuna, la persona golosa e quella che mangia troppo poco, la persona che abitualmente dorme troppo e quella che dorme troppo poco nessuna di queste ottiene successo nello yoga.
credo che lo sforzo sia consigliabile dopo un periodo di rilassatezza eccessiva e di vizi...ma poi esaurisce la sua funzione
Il digiuno attuato con attenzione e concentrazione purifica il corpo e la mente...e qui inizia e finisce la sua funzione
queste pratiche sono utili dentro il loro ambito ma non conducono oltre
mi è stato chiesto a cosa serve il digiuno....a questo....corpo e mente
Non ho princìpi, l’adattabilità a tutte le cose è i miei princìpi


Per il discorso ascetismo, invece, come spiegava primahyadum la questione si fa più complessa. Cosa risponderesti a chi, come me, pensa di essere chiamato dal Signore per una vita consacrata ma teme che dopo alcuni anni potrebbe perdere quell'autocontrollo che, per il momento, sembra non arrecare danni ma sortire solo effetti positivi ?