



il digiuno ?
serve per dimagrire e c'è da sperare che torni di moda


Grazie per la segnalazione. I detti e fatti dei Padri del deserto sono una delle mie letture preferite. Ho notato anche io che la nostra principale nemica è la mancanza di motivazione che determina tutta una serie di blocchi psicologici. E' difficile mettersi fiducia quando tutto e tutti sembrano remarti contro. Ma credo che la Fede ci aiuti ad imparare a remare anche controcorrente. Non sei del mio stesso avviso ?
Da questo punto di vista mi reputo fortunato rispetto ad altri cattolici. Mi sono formato su libri (soprattutto sull'advaitavada) che credo mi abbiano aiutato a sviluppare la capacità di considerarmi un semplice testimone delle mie azioni. In questo mi è stato di grande aiuto anche la filocalia che ci induce a chiederci da dove vengono questi pensieri ? ma anche a chi vengono questi pensieri ? (una sorta di Atma-vichara cristiano). Se si riesce a dare la risposta giusta a queste due domande il cristiano, riconoscendosi quale Figlio di Dio, vincerà ogni ostacolo.
Ho una concezione del matrimonio in parte diversa da quella cattolica. Il Magistero ritiene che ci si possa unire carnalmente anche per scopi diversi da quello della procreazione. Il grihastha che, invece, prendo a modello ha rapporti solo quando desidera avere un figlio dalla sua compagna. Non a caso, in India, molti di coloro i quali hanno questa concezione del matrimonio scelgono di diventare brahmacharya.
Credete che questa mia visione del matrimonio faciliti la scelta a favore del celibato ?
Ultima modifica di AgnusDei; 18-02-10 alle 11:50


Per un cattolico mi pare sia illuminante ciò che viene affermato nella "LETTERA ENCICLICA SACERDOTALIS CAELIBATUS"
<< Significato escatologico del celibato
[...]
Il nostro Signore e Maestro ha detto che alla risurrezione... non si prende moglie né marito, ma si è come angeli di Dio in cielo . Nel mondo dell'uomo, per tanta parte impegnato nelle cure terrene e dominato assai spesso dai desideri della carne, il prezioso dono divino della perfetta continenza per il regno dei cieli costituisce appunto un segno particolare dei beni celesti, annunzia la presenza sulla terra degli ultimi tempi della salvezza con l'avvento di un mondo nuovo e anticipa in qualche modo la consumazione del regno, affermandone i valori supremi che un giorno rifulgeranno in tutti i figli di Dio. È, perciò, una testimonianza della necessaria tensione del popolo di Dio verso l'ultima meta del pellegrinaggio terrestre e incitamento per tutti a levare lo sguardo alle cose superne, là dove Cristo siede alla destra del Padre e dove la nostra vita é nascosta con Cristo in Dio, finché si manifesterà nella gloria>>.
Ultima modifica di Dorjiev; 18-02-10 alle 12:26


Senz'altro sei facilitato, ma avere una visione di qualcosa e fare esperienza della stessa cosa, sai meglio di me, sono due cose molto differenti. Ma ti vedo ben lanciato.
Ti aiuterà molto, nella tua scelta di vita, l'esserti scollato da una visione troppo ottusa e ottundente del peccato, che genera attaccamento e ossessione ed è quindi inutile (se non addirittura dannosa) ai fini dello scopo che si presegue. Per questo mi piace Evagrio, perché quelli che nella letteratura successiva verranno ripresi come peccati capitali lui li vede per quello che sono: ostacoli, da prendere in considerazione serenamente e con metodo.
L'energia primigenia, che risalendo si manifesta in modi diversi, deve essere imbrigliata e incanalata, mai repressa. Per fare questo è necessario riconoscere gli ostacoli quando li si incontra e correre ai ripari, ma senza stracciarsi le vesti. Soprattutto, sfuggendo a qualsiasi compiacimento generato dall'idea romantica e sentimentale di essere degli irredimibili peccatori (una perdita di tempo colossale), fare quello che serve per aggirarli e superarli. Le filosofie orientali hanno innanzitutt il pregio di dare un nome e un cognome alle cose e ci aiutano a differenziare e a discriminare. Nel Cristianesimo si trovano le stesse cose, solo bisogna scavare un pò e leggere fra le righe.
Per quel che attiene alle "vie dirette" a cui allude Primahyadum, sicuramente ne esistono e ne sono esistite. Per quel che ne so, all'interno del Cristianesimo, una tale via ermetica è esistita fino a recentmente, ma si è estinta.
"I don't make any rules, Nick, I go with the flow."


Antirrhetikos (Gli otto spiriti malvagi)
di Evagrio Pontico:
La gola
L'origine del frutto è il fiore e l'origine della vita attiva è la temperanza chi domina il proprio stomaco fa diminuire le passioni, al contrario chi È soggiogato dai cibi accresce i piaceri. Come Amalec È l'origine dei popoli così la gola lo È delle passioni. Come la legna È alimento del fuoco così i cibi sono alimento dello stomaco. Molta legna anima una grande fiamma e un'abbondanza di cibarie nutre la cupidigia. La fiamma si estingue quando viene meno la legna e la penuria di cibo spegne la cupidigia. Colui che ha potere sulla mascella sbaraglia gli stranieri e scioglie facilmente i vincoli delle proprie mani. Dalla mascella gettata via sgorga una fonte d'acqua e la liberazione dalla gola genera la pratica della contemplazione. Il palo della tenda, irrompendo, uccise la mascella nemica ed il lògos della temperanza uccide la passione. Il desiderio di cibo genera disobbedienza e una dilettosa degustazione caccia dal paradiso. Saziano la strozza i cibi fastosi e nutrono l'insonne verme dell'intemperanza. Un ventre indigente prepara ad una preghiera vigile, al contrario un ventre ben pieno invita ad un lungo sonno. Una mente sobria si raggiunge con una dieta molto scarna, mentre una vita piena di mollezze tuffa la mente nell'abisso. La preghiera del digiunatore È come il pulcino che vola più alto dell'aquila mentre quella del crapulone È avvolta nelle tenebre. La nube nasconde i raggi del sole e la grassa digestione dei cibi offusca la mente.


Gia..e una volta dimagriti finalmente potremo peccare con più soddisfazione..
La lussuria Dante la pone come ultimo peccato prima del Paradiso Terrestre..e dopo la gola..
Va da se che il digiuno dall'eccesso e non quello mortificatorio conduce direttamente verso l'ultima tentazione..quella che più che altro viene vissuta come premio qualora la si soddisfi..
Ma aimè la lussuria è un peccato difficile da soddisfare ..il diavolo furbamente rende la strada irta di difficoltà..così è sicuro che gli uomini perderanno tempo nel superare l'ostacolo arduo a raggiungersi..
E allora berlicche mette nella testa della gente la convinzione che la lussuria possa essere vinta dal digiuno mortificatorio che quello purificatorio la sostiene..
Ma allora il nemico non è vinto..non è trasceso..ma solo la debolezza ci impedisce di vederlo..
Il digiuno quindi ha due aspetti..come tutte le cose..uno benigno che è la purificazione e l'avanzamento verso altre vette..e uno maligno che è masochismo mortificatorio e debilitante.. rintontimento che provoca atonia..e pure depressione ..oggi si dice atarassia..
il digiuno è una Via ..che sale e che scende..e se non siamo qualificati....che poi significa ascoltare se stessi e il proprio corpo..il nostro destino sarà quella disintegrazione fisica e psichica che è il risultato in cui incorre l'illuso....![]()
Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
(la via diretta non è la più breve)


No. Io ho semplicemente risposto alla sua richiesta di chiarimento sulla comprensione della propria vocazione.
Il sacerdote ha alcuni compiti precisi, è inquadrato in una struttura rigida e sempre sotto controllo . Non ha il tempo necessario nè alla intensa preghiera nè per i digiuni (dato che anche di questo si sta parlando). I suoi compiti divergono in toto da quello che invece può interessare il monaco asceta saldo nella sua decisione di lasciar da parte il mondo per avere come unica meta il divino, come unico scopo la sperimentazione del trascendente. Quest'ultimo necessita di qualcosa di più che non letture edificanti e lessico da parrocchia: necessita di una qualificata guida che lo conduca sugl'impervi sentieri dello spirito e lo istruisca adeguatamente su ciò che il semplice sacerdote non saprà mai, non essendo materia utile per la sua scelta di vita. E il discorso sulla sessualità che ho fatto riguarda esattamente quest'ultimo tipo di scelta poichè sarà uno dei più significativi problemi con cui il neofita si scontrerà e che potrà fare la differenza.
In sintesi: scopo del sacerdos è di fare il ministro del sacrum per i fedeli....scopo dell'asceta (e con questo termine indico tutti coloro che si ritirano dal mondo spinti dal fuoco verso il divino) è quello di accelerare i tempi personali per accedere a nuovi stati di coscienza, dando spazio a quelle facoltà segrete dell'individuo che ordinariamente sono spente o sopite.
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)




Ma infatti tutto avviene per gradi e il percorso per diventare monaco o sacerdote è struttrato in fasi successive. I problemi si presentano prima in una forma, poi magari, una volta che si pensa di averli superati da tempo, si ripresentano in altre forme più forti di prima. Per alcuni il problema principale sarà il sesso, per altri il potere. A ognuno la sua sfida. L'unica è provare e vedere dove si riesce ad arrivare.
Ultima modifica di sugarbabe; 18-02-10 alle 15:27
"I don't make any rules, Nick, I go with the flow."