12/2006
I Ds ormai si vergognano dei propri valori
Alessandro Zan risponde alle dichiarazioni della senatrice Serafini sui Pacs
da Il Riformista e Il Mattino di Padova di sabato 30 dicembre 2006
Caro direttore,
con stupore e amarezza leggo le dichiarazioni che in questi giorni vengono dal mio partito in tema di diritti civili. Ha cominciato Piero Fassino con un attacco alle famiglie omosessuali che ha prontamente causato le dimissioni dai Ds di Aurelio Mancuso, segretario nazionale di Arcigay. Ha continuato in un imbarazzante connubio famigliare la senatrice Anna Serafini, eletta in Veneto nelle stesse province nelle quali io stesso mi sono sono trovato ad essere candidato. Secondo la Serafini il riconoscimento delle famiglie di fatto attraverso i cosiddetti Pacs sono una sorta di rivalsa ideologica della comunità omosessuale. Nei confronti di chi, di che cosa? Sono sconcertato. La richiesta di diritti antichi, fondanti nelle democrazie occidentali, nei confronti di nuove forme di famiglia, sia etero che omosessuale, diventa improvvisamente il contrario di quel che è. E dico subito quel che è: la presa d'atto che in Italia, in Europa, nel mondo, la famiglia tradizionale composta da un uomo e da una donna che scelgono il vincolo del matrimonio, civile o religioso che sia, non è più la sola forma di vincolo affettivo stabile. Non si tratta di riconoscere un astratto modello di convivenza, un principio teorico, ma una prassi che vede, ad esempio, negli Stati Uniti crescere oltre il cinquanta per cento le unioni di coppie di fatto rispetto alle unioni matrimoniali tradizionali. Ecco, davanti a questa palmare evidenza alcuni autorevoli, o così credono di essere, esponenti dei Ds trasformano la battaglia in favore di tanti in una guerricciola di avanguardia a beneficio di pochi. Ciò è abberrante e antidemocratico e pare discendere da una concezione delle libertà collettive e individuali come frutto della concessione del Principe. Troverei queste dichiarazioni pericolose se venissero da esponenti del centrodestra, ma non mi stupirei. E’ noto che il centrodestra predica bene e razzola male. Le trovo innaturali e non riesco ad attribuir loro una spiegazione ora che arrivano, tutte insieme, da membri del mio partito. Credevo, e credo tuttora, che la sinistra italiana dovesse dotarsi di una sua cifra per così dire stilistica, se vogliamo evitare la parola “ideologica”, che la differenziasse dalle ambiguità della Margherita, dal conformismo vaticanoide di Forza Italia. E pensavo, e penso, che il mio partito dovesse battersi contro le diseguaglianze sociali senza cadere nel pauperismo, contro i privilegi delle categorie professionali protette senza cedere al liberismo sfrenato e contro quel perbenismo borghese della tolleranza che concede solo briciole caritatevoli ai nuovi diritti. Io non credo che la Serafini sia contro le coppie di fatto, non credo neppure che sia omofoba. Credo tuttavia che preferirebbe che le sue colleghe di partito, Pollastrini e Turco, se ne stessero zitte, evitando di dare della maggioranza di governo un'immagine zapaterista. Ciò è folle. Il partito si vergogna delle sue proposte politiche più avanzate, peraltro non così avanzate, e nel nome di un tatticismo filo-margheritino si defila sulla sua prima vera battaglia: la difesa della laicità dello Stato, il respingimento della insopportabile ingerenza vaticana nelle scelte dei partiti. Il Papa difende la famiglia tradizionale minacciata a suo dire dal relativismo etico, come se l'allargamento dei diritti fosse un male e non invece l'unico modo per dare a tutti piena cittadinanza come impone la nostra Costituzione. Ma noi? Noi da che parte stiamo? Ho combattuto da responsabile nazionale della campagna Pacs prima, da consigliere comunale poi per il riconoscimento delle coppie di fatto, sia etero sia gay. E allora il mio partito c'era.
Nella mia città, Padova, poche settimane fa, ho lottato per far approvare una mozione per iscrivere all'anagrafe municipale anche le coppie di fatto. E’ successo il finimondo. Padova è diventato un caso nazionale, siamo stati accusati di voler introdurre la poligamia, di creare confusione, di distruggere la famiglia tradizionale. Ma grazie a questa mozione il governo è stato costretto a prendere posizione e ad annunciare un intervento entro la fine di gennaio. Credevo che per i Ds questo fosse un risultato di cui andare orgogliosi, non una macchia. Invece scopro ora con imbarazzo che, inseguendo un fantasma, il Partito democratico, i Ds si trincerano dietro un neoconservatorismo dei valori inusitato. I Ds cementano l'alleanza con la Margherita rinunciando ai loro ideali di progresso, laicità, indipendenza e diventano solo l'edificio organizzativo del nuovo partito. I valori ce li metterà il socio debole. Non c'è più spazio per chi come me ha fatto delle battaglie per i diritti civili la propria ragion d'essere politica. Caro direttore, ringrazio la senatrice Serafini e i troppi rimasti in silenzio dinanzi alle sue dichiarazioni per avermi aiutato a capire che non è più questo il mio partito.
Alessandro Zan




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