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  1. #1
    Obama for president
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    Predefinito L’anno Più Difficile Per La Sinistra

    Sarà l’anno più difficile per la sinistra.E anche le motivazioni e l’uscita di Nicola Rossidai Ds ne portano in chiaro tutta la drammaticità. Più difficile dell’89, ma senza quellepassioni.Fra qualche mese si celebreranno i congressi dei Ds e della Margherita. Quest’ultima ha già deciso tutto.Un patto fra i maggiorenti ha stabilito centralmente le quote che spettano alle diverse correnti. Sarà una pace armata. Si riverserà sui Ds, imbambolati.Qui si confronteranno tre mozioni. La principale dirà di volere convintamente il partito democratico, che i Ds non si sciolgono, che si resta nel Pse. Roba da Settimana enigmistica.I capi spiegano sottovoce di volere il Pd perché non si può più tornare indietro,perché pensano che i Ds siano finiti e privi di capacità di espansione elettorale (con questo giudizio in Europa si cambia la classe dirigente,non si scioglie un partito),perchéil nuovo partito non si farà mai, tanto vale fingere di volerlo fare.I partiti personali, nei Ds e nella Margherita, sono in piena ebollizione nell’indifferenzao nello sconcerto sostanziale degli iscritti,almeno di quelli veri.Potremmo depositareoggi da un notaio in busta chiusa i nomi dei dirigenti del partito democratico che saranno,ovviamente,democraticamente scelti e tutti nuovi almeno da una ventina d’anni.Gli intellettuali che hanno coltivato il sogno del partito democratico sembrano avviliti. Alfredo Reichlin scrive straordinari pezzi di analisi che sono un vero necrologio per il gruppo dirigente che guida la sinistra e che lui appoggia senza una piega. Nessuno sa quanto durerà questo centro sinistra e se vincerà le prossime elezioni, ma tutti sono mobilitati nella ricerca del leader del futuro prossimo. Ci sarebbe da pensare a come riannodare i fili con una società e con un elettorato che i sondaggi danno in fuga. Ma è come prima del 2001: si litigavano la leadership e quell'altro si occupava degli elettori.La novità è questa. Il dominio di partiti personali che sono totalmente apolitici. Disponibili a qualunque strategia e alleanza purché si vada dove è più convenienti per i capi. I partiti di oggi creano l'antipolitica e costano un occhio della testa. I nuovi costi della politica riproporranno a breve la questione morale. Solo una grande politica impedirà una nuova stagione giudiziaria. Dopo tanti anni non si può più dire che tutto ciò accade perché siamo vittime dell'effetto Berlusconi. Più semplicemente è l'effetto di una lunga crisi culturale e politica della sinistra. È il tema di una sinistra che perpetua le proprie anomalie, che aggira gli ostacoli, che vende, a ogni svolta, gli ultimi pezzi dell'argenteria di casa, che si incammina lentamente e arretra precipitosamente. I dirigenti più giovani, spesso, aspettano ansiosi di essere prescelti, mai toccati dal sospetto che in politica il parricidio, se è culturale e fatto a viso aperto, è una virtù. Questa sinistra ora è posta di fronte a un bivio: solo con una vera e severa discontinuità revisionistica può vivere. Se va dall'altra parte muore. Il partito democratico, per come ce lo stanno cucinando, è veleno per la sinistra. Non serve Poirot per scoprirlo.Sul congresso dei Ds diremo cose nelle prossime settimane, strada facendo. Si spera in un congresso vero, combattuto, non ossessionato dallo sbocco unitario. Quelle che sulla carta sono minoranze devono decidere se partecipare per testimoniare o partecipare per vincere. Per vincere servono nette differenziazioni e la proposta di un altro gruppo dirigente. Chi pensa di aver già vinto rischia di trovarsi a capo di un esercito piegato dal mal di pancia. Piuttosto che il leader servirà un gastroenterologo, anche per i leader.Lancio un'idea: trasformare quest'anno difficile “nella” sinistra nell'occasione del Grande Cambio “della” sinistra. Il mio sogno, a cui dedicherò le energie che mi rimangono, è quello di riunificare i socialisti, ma non mi rivolgo solo a loro. Penso a chi ha altre opzioni nel centro-sinistra (lasciate il trattino, per cortesia). A chi vuole ridefinire il riformismo, anche nella sua versione radicale (che vuol dire?). Penso all'idea di una grande Assemblea revisionistica a cui chiamare politici e intellettuali, non solo italiani, che ricominci dove il Novecento ci ha lasciati con delusioni, illusioni, speranze. Con un unico punto in comune: la trasformazione del presente. Un pensiero nuovo che nasce dalla revisione di pensieri antichi. Rivoluzionari e riformisti su questo si divisero, ma tutti e due volevano cambiare il mondo. Oggi che il comunismo è morto, che la religiosità si è messa in armi, che la scienza regala nuove opportunità, che il mondo si appiattisce, che la libertà serve a tutti i popoli, che la non violenza è un principio, che il potere si prende e si perde, quali sono le idee di trasformazione? Per non parlare solo a noi, e solo di noi. Oggi il Grande Cambio della sinistra deve rinnovare l'idea della trasformazione, della pace, della riduzione delle ingiustizie, della difesa degli uomini dal mercato, dallo stato e dalle chiese. Se l'idea di questa Assemblea revisionistica sarà accolta da tanti, socialisti e liberali, da giornali, come questo su cui scrivo, e da fondazioni, sapremo meglio cosa scegliere e perché. Serve gente che sappia pensare e combattere e non tema il rischio della solitudine. L'idea del Grande Cambio in poco tempo creerà leader, magari pieni di ferite. Ma i segni della lotta sono sexy.

    CALDAROLA SU IL RIFORMISTA DEL 4.1.2007

  2. #2
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    La frase che mi ha colpito di più è questa:
    "con questo giudizio in Europa si cambia la classe dirigente,non si scioglie un partito"

    la condivido ma poi mi viene subito una domanda: cambi la classe dirigente e chi ci metti al posto suo? La domanda vale per tutti i partiti italiani, non solo per i ds. Anzi, non vale solo per i partiti ma per tutta la classe dirigente, anche in altri settori. Secondo me è questo il problema centrale, in Italia, cioè quello del reclutamento e del merito, in politica e altrove. Non a caso, dopo tangentopoli (a parte l'anomalia Berlusconi) sono venute fuori le seconde file dei partiti e in quasi venti anni la situazione è rimasta bloccata lì. Se in Italia si va avanti per fedeltà, cooptazione, clientele e parentele, non c'è da meravigliarsi che questo accada anche nei partiti. Una sinistra che si rispetti dovrebbe proporsi finalmente di rivoluzionare questo stato di cose, che non solo è conservatore e favorisce chi è privilegiato per nascita o per appartenenza di clan ma blocca e soffoca l' economia, la burocrazia e naturalmente anche la politica. E' un' impresa "culturale" nel senso ampio della parola difficilissima ma necessaria e potrebbe anche aggregare gente che è stufa di questa muffa similborbonica.

  3. #3
    lupoDL
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    Citazione Originariamente Scritto da benfy Visualizza Messaggio
    Sarà l’anno più difficile per la sinistra.E anche le motivazioni e l’uscita di Nicola Rossidai Ds ne portano in chiaro tutta la drammaticità. Più difficile dell’89, ma senza quellepassioni.Fra qualche mese si celebreranno i congressi dei Ds e della Margherita. Quest’ultima ha già deciso tutto.Un patto fra i maggiorenti ha stabilito centralmente le quote che spettano alle diverse correnti. Sarà una pace armata. Si riverserà sui Ds, imbambolati.Qui si confronteranno tre mozioni. La principale dirà di volere convintamente il partito democratico, che i Ds non si sciolgono, che si resta nel Pse. Roba da Settimana enigmistica.I capi spiegano sottovoce di volere il Pd perché non si può più tornare indietro,perché pensano che i Ds siano finiti e privi di capacità di espansione elettorale (con questo giudizio in Europa si cambia la classe dirigente,non si scioglie un partito),perchéil nuovo partito non si farà mai, tanto vale fingere di volerlo fare.I partiti personali, nei Ds e nella Margherita, sono in piena ebollizione nell’indifferenzao nello sconcerto sostanziale degli iscritti,almeno di quelli veri.Potremmo depositareoggi da un notaio in busta chiusa i nomi dei dirigenti del partito democratico che saranno,ovviamente,democraticamente scelti e tutti nuovi almeno da una ventina d’anni.Gli intellettuali che hanno coltivato il sogno del partito democratico sembrano avviliti. Alfredo Reichlin scrive straordinari pezzi di analisi che sono un vero necrologio per il gruppo dirigente che guida la sinistra e che lui appoggia senza una piega. Nessuno sa quanto durerà questo centro sinistra e se vincerà le prossime elezioni, ma tutti sono mobilitati nella ricerca del leader del futuro prossimo. Ci sarebbe da pensare a come riannodare i fili con una società e con un elettorato che i sondaggi danno in fuga. Ma è come prima del 2001: si litigavano la leadership e quell'altro si occupava degli elettori.La novità è questa. Il dominio di partiti personali che sono totalmente apolitici. Disponibili a qualunque strategia e alleanza purché si vada dove è più convenienti per i capi. I partiti di oggi creano l'antipolitica e costano un occhio della testa. I nuovi costi della politica riproporranno a breve la questione morale. Solo una grande politica impedirà una nuova stagione giudiziaria. Dopo tanti anni non si può più dire che tutto ciò accade perché siamo vittime dell'effetto Berlusconi. Più semplicemente è l'effetto di una lunga crisi culturale e politica della sinistra. È il tema di una sinistra che perpetua le proprie anomalie, che aggira gli ostacoli, che vende, a ogni svolta, gli ultimi pezzi dell'argenteria di casa, che si incammina lentamente e arretra precipitosamente. I dirigenti più giovani, spesso, aspettano ansiosi di essere prescelti, mai toccati dal sospetto che in politica il parricidio, se è culturale e fatto a viso aperto, è una virtù. Questa sinistra ora è posta di fronte a un bivio: solo con una vera e severa discontinuità revisionistica può vivere. Se va dall'altra parte muore. Il partito democratico, per come ce lo stanno cucinando, è veleno per la sinistra. Non serve Poirot per scoprirlo.Sul congresso dei Ds diremo cose nelle prossime settimane, strada facendo. Si spera in un congresso vero, combattuto, non ossessionato dallo sbocco unitario. Quelle che sulla carta sono minoranze devono decidere se partecipare per testimoniare o partecipare per vincere. Per vincere servono nette differenziazioni e la proposta di un altro gruppo dirigente. Chi pensa di aver già vinto rischia di trovarsi a capo di un esercito piegato dal mal di pancia. Piuttosto che il leader servirà un gastroenterologo, anche per i leader.Lancio un'idea: trasformare quest'anno difficile “nella” sinistra nell'occasione del Grande Cambio “della” sinistra. Il mio sogno, a cui dedicherò le energie che mi rimangono, è quello di riunificare i socialisti, ma non mi rivolgo solo a loro. Penso a chi ha altre opzioni nel centro-sinistra (lasciate il trattino, per cortesia). A chi vuole ridefinire il riformismo, anche nella sua versione radicale (che vuol dire?). Penso all'idea di una grande Assemblea revisionistica a cui chiamare politici e intellettuali, non solo italiani, che ricominci dove il Novecento ci ha lasciati con delusioni, illusioni, speranze. Con un unico punto in comune: la trasformazione del presente. Un pensiero nuovo che nasce dalla revisione di pensieri antichi. Rivoluzionari e riformisti su questo si divisero, ma tutti e due volevano cambiare il mondo. Oggi che il comunismo è morto, che la religiosità si è messa in armi, che la scienza regala nuove opportunità, che il mondo si appiattisce, che la libertà serve a tutti i popoli, che la non violenza è un principio, che il potere si prende e si perde, quali sono le idee di trasformazione? Per non parlare solo a noi, e solo di noi. Oggi il Grande Cambio della sinistra deve rinnovare l'idea della trasformazione, della pace, della riduzione delle ingiustizie, della difesa degli uomini dal mercato, dallo stato e dalle chiese. Se l'idea di questa Assemblea revisionistica sarà accolta da tanti, socialisti e liberali, da giornali, come questo su cui scrivo, e da fondazioni, sapremo meglio cosa scegliere e perché. Serve gente che sappia pensare e combattere e non tema il rischio della solitudine. L'idea del Grande Cambio in poco tempo creerà leader, magari pieni di ferite. Ma i segni della lotta sono sexy.

    CALDAROLA SU IL RIFORMISTA DEL 4.1.2007
    Mamma mia. Che brutta bestia, questo Caldarola. Potrebbe riformare davvero il partito e riunire i socialisti. Ma finirebbe per suicidare completamente la sinistra italiana, che coi numeri non va oltre un 35%.
    Bè, ognuno sceglie la propria strada. Godiamoci anche Caldarola....e un congresso DS che si annuncia scoppiettante davvero (forse ).

  4. #4
    Obama for president
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    poi non capisco perchè l'alternativo al partito democratico è lo sfascio dell'unione io non ho niente contro la margherita come alleati, non voglio stare nello stesso partito.

    secondo me il 35% è ampliabile con una politica seria e fatta da gente non competente e idiota

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    La frase che mi ha colpito di più è questa:
    "con questo giudizio in Europa si cambia la classe dirigente,non si scioglie un partito"

    la condivido ma poi mi viene subito una domanda: cambi la classe dirigente e chi ci metti al posto suo? La domanda vale per tutti i partiti italiani, non solo per i ds. Anzi, non vale solo per i partiti ma per tutta la classe dirigente, anche in altri settori. Secondo me è questo il problema centrale, in Italia, cioè quello del reclutamento e del merito, in politica e altrove. Non a caso, dopo tangentopoli (a parte l'anomalia Berlusconi) sono venute fuori le seconde file dei partiti e in quasi venti anni la situazione è rimasta bloccata lì. Se in Italia si va avanti per fedeltà, cooptazione, clientele e parentele, non c'è da meravigliarsi che questo accada anche nei partiti. Una sinistra che si rispetti dovrebbe proporsi finalmente di rivoluzionare questo stato di cose, che non solo è conservatore e favorisce chi è privilegiato per nascita o per appartenenza di clan ma blocca e soffoca l' economia, la burocrazia e naturalmente anche la politica. E' un' impresa "culturale" nel senso ampio della parola difficilissima ma necessaria e potrebbe anche aggregare gente che è stufa di questa muffa similborbonica.
    Concordo riga su riga. E' il problema numero 1 e il partito democratico non lo risolverà. Questa era la mia principale speranza ed il mio principale investimento sul PD ma per come stanno andando le cose sembra proprio sia mal riposto!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da benfy Visualizza Messaggio
    poi non capisco perchè l'alternativo al partito democratico è lo sfascio dell'unione io non ho niente contro la margherita come alleati, non voglio stare nello stesso partito.

    secondo me il 35% è ampliabile con una politica seria e fatta da gente non competente e idiota
    A me interessa ampliare la sinistra riformista. Se un partito socialista riuscisse ad avvicinarsi al 30% con una classe dirigente di 40enni non ce ne sarebbe per nessuno a sinistra.
    Ma chi abbiamo di 40 enne? Orlando Orlandi...nulla da ridire sul pensiero del compagno toscano, ma dire che non mi esalta come futuro è poco...El xè de un grigioreeee...

  7. #7
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    Aspetta che lo zio Caimano compia i 25 anni necessari, e avrai il più giovane Premier Socialista d'Europa!

  8. #8
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    Ti candidi alle primarie del centrosinistra come Cay Mano?

  9. #9
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    bè ma nel PD chi ci sarà?

    Rutelli-Fassino-D'alema-Prodi e compagnia bella...

    quindi?

  10. #10
    lupoDL
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia Visualizza Messaggio
    La frase che mi ha colpito di più è questa:
    "con questo giudizio in Europa si cambia la classe dirigente,non si scioglie un partito"

    la condivido ma poi mi viene subito una domanda: cambi la classe dirigente e chi ci metti al posto suo? La domanda vale per tutti i partiti italiani, non solo per i ds. Anzi, non vale solo per i partiti ma per tutta la classe dirigente, anche in altri settori. Secondo me è questo il problema centrale, in Italia, cioè quello del reclutamento e del merito, in politica e altrove. Non a caso, dopo tangentopoli (a parte l'anomalia Berlusconi) sono venute fuori le seconde file dei partiti e in quasi venti anni la situazione è rimasta bloccata lì. Se in Italia si va avanti per fedeltà, cooptazione, clientele e parentele, non c'è da meravigliarsi che questo accada anche nei partiti. Una sinistra che si rispetti dovrebbe proporsi finalmente di rivoluzionare questo stato di cose, che non solo è conservatore e favorisce chi è privilegiato per nascita o per appartenenza di clan ma blocca e soffoca l' economia, la burocrazia e naturalmente anche la politica. E' un' impresa "culturale" nel senso ampio della parola difficilissima ma necessaria e potrebbe anche aggregare gente che è stufa di questa muffa similborbonica.
    Questa, mia cara, è la sfida più difficile che l'Italia ha davanti per i prossimi anni. Molto bene.

 

 
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