AVVERTENZA: Non è un invito al flame. I riferimenti al post pubblicato in un altro forum a cui si fa riferimento di seguito, non verranno linkati. Chi li vorrà leggere, dovrà andarseli a cercare. In ogni caso, malgrado la discussione là in corso abbia già abbondantemente superato i limiti del dialogo civile (e non a causa mia), qualora desideraste intervenire, invito a farlo con moderazione, garbo, e tanta, tanta disponibilità. Alla pazienza, soprattutto.
Tempo fa avevo un account su FB e un giorno collegandomi mi accorsi che il gruppo degli amanti della polenta erano di gran lunga superiori a quelli di un altro gruppo a cui ero iscritto: quello dei fans di HHH. Prevedibile, ovvio, tuttavia annotavo nella mia bacheca che, in fondo, era un'ottima notizia, per Hoppe. Quale alimento più paleo riuscite a immaginarvi, commentò infatti prontamente l'Orso.
Bene, nel forum Osteria che frequento essendo appassionato di culi-in-aria, partendo da una banale discussione sulla polenta, nobile e povero alimento che notoriamente nel lombardo-veneto spesso si accompagna alla cacciagione, si è finiti a parlare di ars venandi, e ovviamente io ho detto la mia.
In poche parole, non riesco a trovare una sola ragione per cui si debba proibire la caccia a determinate specie - sulla base dei soliti dati della straminchia che ne preannunciano l'imminente estinzione - mentre è possibile abbattere ogni giorno milioni di polli, vitelli, maiali e cincillà. L'argomento potrà sembare marginale, ma io ritengo non lo sia. Innanzitutto, benché facile da intuire, è bene precisare che l'opposizione alla caccia, in realtà, molto spesso si traduce in una critica neanche tanto sottile all'uso privato di armi. E questo da un punto di vita libertario ha una sua rilevanza.
Inoltre, senza contare le evidenti questioni di ordine utilitarista riguardo la migliore efficienza di un sistema di riserve private per evitare l'estinzione degli animali che non si riproducono in cattività, l'approvazione o l'opposizione etica alle attività venatorie, nonché la concezione dello status giuridico degli animali - specialmente quelli selvatici - a mio avviso ha profonde implicazioni sull'intero sistema sociale ed economico umano. Penso ad esempio a cosa accadrebbe (e io temo che quasi sicuramente accadrà, visto che, immancabilmente, il primo imputato è l'uomo) se la delicata questione della morìa delle api dovesse essere affrontata con la solita devastante arroganza dei nostri demiurghi, anziché secondo le regole del mercato che poi è la volontà di quelli che nel settore dell'apicoltura ci guadagnano e quindi, per definizione, non hanno alcun interesse a veder estinguersi il proprio capitale.
A questo aggiungerei che la caccia, ovviamente ripulita dalla vile retorica con cui gli ambientalisti (di destra e di sinistra) l'hanno imbrattata nel tentativo di dipingerla come "barbarie praticata da uomini mossi da istinti primordiali", è un'attività nobile, praticata da persone che amano e rispettano la natura molto più di quelli che pensano di piegarne il procedere a suon di leggi e commissioni internazionali. La caccia fa parte del patrimonio culturale umano e afferma la supremazia degli uomini sulla piramide della natura. Negare agli uomini il diritto a considerare res nullius gli animali selvatici equivale a sovvertire la gerarchia naturale e l'ordine, come ha ben descritto Roger Scruton nei suoi "Sulla caccia" e "Gli animali hanno diritti?".
Insomma, cari amici: caccia si o no? e quindi, diritti degli animali si o no?![]()





Rispondi Citando
