Il Solco, anno I, n. 12, 20 maggio 1945.
AUTONOMIA NON SEPARATISMO
Emilio Lussu
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Nessuno ignora che il partito liberale, il partito socialista, il partito comunista e il partito della democrazia cristiana non sono in Sardegna partiti autonomi: la direzione centrale di questi partiti non è in Sardegna, ma a Roma. Essi sono partiti a organizzazione nazionale. Noi li possiamo avere tutti concordi per l'autonomia; li avremo tutti ostili per il separatismo.
La più grande lezione viene dal Separatismo Siciliano. Il movimento separatista siciliano ha contro di sé tutti gli altri partiti in Sicilia. Contro il separatismo hanno preso decisa posizione in Sicilia il Partito Socialista, il Partito Comunista, il Partito Liberale, la Democrazia Cristiana del Lavoro e, in più, la Confederazione Generale del Lavoro e tutto il movimento dei combattenti che ha organizzazione e forze notevoli. E contro, si sono clamorosamente dichiarati tutti i Siciliani della Tunisia e d'America. I separatisti Siciliani hanno perduto la loro strana battaglia fin dall'inizio.
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I separatisti siciliani, in questi giorni, si sono rivolti ai Governi Alleati per reclamare il loro intervento alla Conferenza di S. Francisco. La risposta è nota. Il separatismo siciliano si è infilato in un vicolo cieco e non ha via d'uscita.
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Il Solco, anno I, n. 33, 14 ottobre 1945.
LA FINE DEL SEPARATISMO SICILIANO?
Il Governo ha adottato i suoi provvedimenti di rigore mentre era aperta la Consulta, e nessuno dei numerosissimi consultori siciliani, appartenenti ai partiti rappresentati nel Governo o all'opposizione, si è levato per formulare la più piccola protesta.
Nessuna potenza estera si è interposta, mentre i separatisti lasciavano chiaramente intendere di avere alle loro spalle qualche potente Governo alleato.
Il fatto è eloquente per tutti coloro che si erano nutriti di molte illusioni.
Il nostro augurio più sincero è che i siciliani intendano come la via da seguire sia quella segnata dal Partito Sardo, il quale ha sempre inteso l'autonomia della nostra isola come una realizzazione da conseguire attraverso una profonda riforma dello Stato, che dovrà essere federale e repubblicano su basi autonomistiche.
Ma il separatismo siciliano è frutto di una secolare esasperazione e ciò dovrebbe rendere assai pensosi tutti gli uomini politici italiani; mentre Croce, Orlando e Nitti persistono nel vedere la ricostruzione statale sotto forma centralizzata, e, peggio ancora, come una restaurazione dello Stato prefascista.
Quando la realtà insegnerà qualcosa a costoro?
Il Partito Sardo segue tenacemente la propria via facendosi promotore e coordinatore di un grande movimento autonomista federalistico in tutto il paese; segni molto chiari dimostrano che l'idea suscita consensi in tutte le regioni, e noi siamo convinti che fra poco, anche la Sicilia sarà sul nostro piano politico.
Il Solco, Anno II, n. 18, 9 maggio 1946.
Repubblica, Autonomia, libertà nel discorso di Lussu.
Il 5 maggio, a Cagliari, Emilio Lussu ha pronunciato al Teatro «Eden» il primo discorso politico per la Costituente.
Il discorso, interrotto da frequenti applausi e alla fine accolto da una generale e lunga ovazione, viene pubblicato nel suo testo stenografico.
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Là, in Sicilia, s'è vista l'unità di tutti i siciliani in un partito unico! I separatisti, che volevano il partito unico, si son trovati isolati contro tutti i partiti. Peggio ancora. Non solo non sono riusciti a unire tutti i siciliani, ma han finito col dividersi loro stessi. Oggi, si trovano scissi fra la destra e la sinistra del movimento: la destra ha i monarchici e i conservatori e fa capo all'on. Finocchiaro Aprile, la sinistra inquadra i repubblicani a tendenze democratiche. E, per le elezioni per la Costituente hanno presentato due liste in contrasto, anche nella circoscrizione di Catania in cui il separatismo era il più forte. Solo a Palermo v'è lista unica, ma là il loro seguito è scarso.
Il movimento insurrezionale dell'E.V.I.S., rientrando nella legalità, ha trovato le file dei separatisti non aumentate ma diminuite. Parte s'era già inscritta nella Democrazia Cristiana e parte nel Partito Liberale. Il 2 giugno ci darà il bilancio di un'azione politica molto discussa e discutibile.
Io mi sento con la coscienza tranquilla e credo d'aver servito, con la mia condotta, gli interessi dell'Isola e di tutta l'Italia.
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