“Operazione Postbox”. Gli inglesi l’avevano chiamato così: era il piano che prevedeva l’ insurrezione antifascista in Sardegna con l’appoggio delle forze alleate. La scintilla che si sarebbe dovuta trasformare in rivolta su tutto il continente. A idearlo e a sottoporlo ai circoli militari e politici di Londra furono due dei nomi più illustri, belli e autorevoli della Resistenza: Emilio Lussu e sua moglie Joyce. I particolari di quella pagina di storia sono ora pubblici all’Archivio Nazionale di Kew Gardens. Ricostruiamo.
E’ il 22 gennaio 1942. L’ex valoroso capitano della Brigata Sassari nella prima guerra mondiale nonché fondatore e deputato del Partito Sardo d’Azione e, con Carlo Rosselli, di Giustizia e Libertà si trova in esilio a Lisbona. Messo agli arresti nel 1926 da Benito Mussolini era riuscito a fuggire dalla prigione di Lipari ed era riparato in Francia. Da qui si era poi spostato in Portogallo dove aveva preso contatto con le rappresentanze del Regno Unito. Emilio Lussu e sua moglie Joyce erano due intellettuali e politici raffinati ma anche una coppia di “battaglia sul campo”: fra i progetti a cui, fin all’inizio del conflitto mondiale, avevano cominciato a lavorare vi era la rivolta della Sardegna. Per mesi ne avevano parlato con gli emissari dello Special Operations Executive, il Soe britannico.
E’ nel 1942 che la discussione entra nel vivo. E il 22 gennaio parte da Londra un’informativa dal War Office destinata alla sede di Lisbona. Ha per oggetto il viaggio che proprio Emilio e Joyce Lussu stanno per compiere in Inghilterra. “E’ una persona di altissima reputazione e con ogni probabilità tratterà direttamente con i ministri di questo paese. Il suo piano sarà valutato ai livelli più elevati”. Pertanto, Londra dà disposizioni di organizzare nel modo migliore il trasferimento di Emilio Lussu e di Joyce. “Simon” è il suo nome in codice. I due partono in aereo con passaporti falsi a nome Myer e Marie Adrienne Grienspan. La raccomandazione agli uffici della sicurezza e della dogana è di lasciarli passare, di non sottoporli ad alcuna identificazione e ad alcun interrogatorio. Saranno prelevati il 23 gennaio (Emilio Lussu) a Barnstaple e il giorno successivo (Joyce) a Bristol da un “contatto” identificato come “Montecatini”.
I coniugi Lussu alloggiano prima all’hotel Cumberland poi al numero 7 in Park Place, vicino a St.James. Il motivo della missione viene spiegato in una successiva informativa del Soe, datata 10 febbraio 1942. Il loro progetto “ha lo scopo di provocare la rivolta e l’occupazione armata della Sardegna, da fare proseguire al momento psicologicamente opportuno con l’insurrezione in Italia… se ciò accadesse il paese non resisterebbe alle richieste territoriali dei vicini e rischierebbe di ridursi ad una uno status inferiore a quello dei Balcani… il successo del progetto porterebbe l’Italia a ritirarsi rapidamente dalla guerra a nostro vantaggio”.
Emilio Lussu chiede alcune garanzie. Lo si legge sempre nel documento del 10 febbraio. La prima è che “l’integrità dell’Italia sia mantenuta entro i confini che aveva alla vigilia della marcia su Roma. Simon capisce che Dodecanneso e forse anche Cirenaica sarebbero perdute ma chiede che ciò resti segreto per evitare la contrapposizione con l’esercito del quale vorrebbe garantirsi l’appoggio o quanto meno la certezza che non si spari sui civili”. La seconda è “l’assicurazione da parte delle nostre autorità che l’Italia riceva una più grande considerazione e che sia data allo stesso Lussu la certezza politica di diffondere il suo movimento su tutto il territorio nazionale”. La considerazione finale degli inglesi è chiara: Emilio Lussu è un “uomo serio, intelligente e coraggioso, sbaglieremmo a non considerare le sue proposte”.
Del piano di Emilio e Joyce Lussu a Londra si tratta per alcuni mesi. A giugno i due rientrano a Lisbona, sempre con documenti falsi, intestati ai signori Dupont. L’ Operazione Postbox resta congelata. Nel settembre 1943 arriverà l’armistizio.
E’ un capitolo della nostra storia, quello rivelato dagli Archivi Nazionali britannici, che ci aiuta a comprendere il valore di un uomo e di una donna, due straordinari intellettuali d’azione e non solo di parole, che hanno sempre combattuto per la libertà e la democrazia. Una lezione che non deve morire.
Quando Lussu trattò con Londra. Dal blog Big Ben di Fabio Cavalera. Corriere Della Sera




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