Risultati da 1 a 8 di 8

Discussione: Cristiani in Palestina

  1. #1
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
    Data Registrazione
    15 Nov 2005
    Messaggi
    7,771
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Cristiani in Palestina

    Cristiani in Palestina

    «Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino...»

    Era il 1992 - quando ancora i palestinesi potevano andare da Ramallah a Gerusalemme,
    e Ramallah non era ancora un lager accerchiato da posti di blocco - e la scrittrice palestinese Suad Amiry stava appunto guidando la sua auto verso la città santa.
    D'improvviso, vede un vecchio ebreo uscire dalla propria macchina e accasciarsi sull'asfalto.
    Suad frena, si china sull'anziano e si rende conto che ha un attacco cardiaco; senza pensarci, lo carica sulla sua auto e gli dice - in inglese, non sapendo l'ebraico - che lo porterà al più vicino ospedale.
    E' la replica viva della storia del buon samaritano, che avviene nei luoghi stessi dove avvenne allora.
    Ma nei territori occupati da Israele, la storia prende un tono angoscioso.
    Presto, la ragazza palestinese si rende conto delle complicazioni che il suo impulsivo atto di carità può procurarle: e se l'uomo muore in auto, cosa penseranno i poliziotti israeliani?
    Crederanno alla sua versione di araba?
    Suad ha paura.
    Ma la sua è nulla, in confronto a quella dell'ebreo sofferente.
    Con un filo di voce, le chiede sé è di Betlemme: la cittadina è per lo più abitata da cristiani e, si sa, i cristiani possono compiere gratuiti atti di solidarietà.
    Suad risponde: sono di Ramallah.
    «Ma sei cristiana?», chiede il vecchio.
    No, sono musulmana, risponde lei.
    Il vecchio ammutolisce: si trova indifeso nelle mani di un'araba islamica!
    Il terrore dipinto sul suo volto è così evidente, che Suad teme di aver precipitato l'attacco cardiaco mortale, quello che la metterà sicuramente nei più grossi guai con gli agenti sionisti.
    La sua paura cresce; la soccorritrice e il suo soccorso proseguono senza dirsi più una parola, entrambi terrorizzati.
    Solo davanti all'ospedale il vecchio si rasserena, mormora ringraziamenti, infine dice: «Esistono palestinesi buoni, dopotutto».

    Sotto il tallone giudaico, la parabola del buon samaritano è diventata infinitamente più amara («Per il sovrabbondare dell'iniquità verrà meno la carità», predisse Cristo).
    Suad Amiry l'ha raccontata nel suo ultimo libro, «Sharon and my mother-in-law» (Sharon e mia suocera).
    E la riferisce Jonathan Cook, il coraggioso giornalista britannico che ha scelto di vivere a Nazareth, fra gli oppressi, per testimoniare la loro oppressione. (1)
    Cook ha passato il Natale a Betlemme, la città dove nacque Gesù, e da cui il vecchio ebreo sperava venisse Suad, la sua salvatrice.
    Oggi Betlemme è anch'essa soffocata dal Muro e circondata da posti di blocco.
    Per i turisti e i pellegrini stranieri è abbastanza facile uscire ed entrarvi, i soldati sionisti distribuivano persino babbi Natale in cioccolato, e forse i visitatori non si rendono conto della prigione che è diventata per i palestinesi.
    Anche se, scrive Cook, «i soldati obbligano gli stranieri a passare nel varco aperto nel grigio, minaccioso muro di cemento che richiama alla memoria le immagini, in crudo bianco e nero, del cancello di Auschwitz».
    Su quel cancello era scritto: «Il lavoro rende liberi».
    Anche qui gli oppressori hanno voluto scrivere il loro motto ipocrita: «La pace sia con voi», in inglese, ebraico ed arabo sul muro di cemento.
    Ormai i cristiani, che erano il 15 % della popolazione, non raggiungono il 3 %.
    Anche fra i palestinesi con cittadinanza israeliana il loro numero cala: erano un quarto della minoranza araba nel 1948, sono meno del 10 % oggi, per lo più sparsi a Nazareth e nella Galilea di Gesù.
    La propaganda sionista accusa di questa fuga l'estremismo islamico, che minaccerebbe fisicamente i cristiani arabi.
    Cook testimonia una realtà diversa.
    Gli arabo-cristiani con cittadinanza israeliana per esempio militano storicamente nel solo partito non-sionista permesso in Israele, il partito comunista: in parte, perché i paesi dell'Est fornivano borse di studio e possibilità di frequentare le università nell'area sovietica.
    In Israele, ai palestinesi, cristiani o no, è reso impossibile frequentare le università ai più alti livelli.
    «Israele ha imposto un dominio oppressivo sui palestinesi dentro e fuori Israele, concepito apposta per indurre le classi superiori palestinesi ad abbandonare la terra santa: e i palestinesi di classe superiore sono quasi sempre cristiani. Anzitutto perché da sempre sono i benestanti urbani, istruiti più della media, e poi perché sono parte delle Chiese universali, il che facilita che la loro gioventù vada a studiare al'estero».


    La scrittrice Suad Amiry

    I giovani che vanno all'estero poi scoprono, al ritorno, che «in violazione delle norme internazionali», Giuda consente di stare a casa loro solo grazie a un visto temporaneo, che devono rinnovare ogni pochi mesi.
    «Ma da un anno, silenziosamente, Israele ha preso la decisione di cacciare per sempre questi palestinesi, rigettando ogni richiesta di nuovo visto. Molti dei nuovi senza-patria sono docenti e accademici, tornati per ricostruire la società palestinese. La migliore università palestinese, Bir Zeit, ha perso il 70 % dei suoi professori a causa del rifiuto israeliano di rinnovo dei visti».
    Secondo Cook, Israele detesta questi intellettuali arabo-cristiani perché - anziché partecipare al «clash of civilization» prescritto da Huntington, «crociati cristiani» contro musulmani, come fanno i protestanti fondamentalisti USA, si ostinano a parteggiare per la causa nazionale palestinese, militando attivamente assieme ai compatrioti musulmani.
    Edward Said, il celebre critico letterario che insegnava alla Columbia University, era un arabo cristiano.
    E' cristiano Raja Shedadeh, noto attivista dei diritti umani nei Territori Occupati.
    E cristiani erano Nayif Hawatmeh e George Habash, i fondatori dell'ala più estrema del movimento di liberazione palestinese.
    «Molti dei più noti artisti e intellettuali arabi sono cristiani, come il defunto romanziere Emile Habibi, lo scrittore Anton Shammas, il regista Elia Suleiman ed Hany Abu Assad, oggi tutti in esilio, e il giornalista Antoine Shalhat, che per ragioni ignote è stato messo agli arresti domiciliari».

    Oggi, l'accresciuta oppressione del muro e del blocco induce sempre più spesso questo tipo di persone, che ha i mezzi per vivere all'estero, ad andarsene.
    «Per Israele, è meglio così», commenta Cook: «Sarebbe lieto che se ne andassero tutti, e che a Betlemme e a Nazareth restassero solo le custodie delle Chiese internazionali. Senza cristiani palestinesi a confondere il quadro, sarà più facile per Israele persuadere il mondo che lo Stato ebraico ha di fronte un nemico monolitico, l'Islam fanatico, e che la lotta di liberazione nazionale palestinese non è che la maschera del jihad e una copertura per la lotta di civiltà di cui Israele è l'avamposto».
    Quel giorno felice, niente più buoni samaritani in Terra Santa.
    Suad Amiry, la musulmana, è stata forse l'ultima a recitare l'antica parte nella parabola.

    Maurizio Blondet

    Note
    1) Jonathan Cook, «Israel's purging of palestinian Christians», Counterpunch, 9 gennaio 2007.


    Maurizio Blondet
    10/01/2007

  2. #2
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
    Data Registrazione
    15 Nov 2005
    Messaggi
    7,771
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ci ha scritto Edward Luttwak

    Edward Luttwak

    Una lettera brevissima, naturalmente.
    Eccola:
    «Antisemitismo in funzione antiamericana o vice-versa?»
    Edward N.Luttwak

    Sempre pronto a rendere omaggio all'acuta intelligenza di Luttwak.
    Ma vorremmo non facesse torto alla nostra, supponendoci ignoranti o dimentichi delle preziose lezioni che abbiamo appreso proprio da lui.
    Sull'utilizzo di termini demonizzanti e sommari come «antisemitismo» e «anti-americanismo» per intimidire i critici del potere illegale, ci ha informato una volta per tutte la sua operetta immortale dal titolo «Coup d'Etat, a practical handbook» (Colpo di stato, manuale pratico) pubblicato dalla Harvard University Press nel 1969.
    Un vecchio libro, ma nient'affatto superato.
    Anzi profetico nel descrivere quello che sarebbe avvenuto - sotto il pretesto del mega-attentato - l'11 settembre 2001.
    In questo prezioso saggio, Luttwak infatti dava istruzioni su come attuare un golpe di successo in uno Stato come gli USA, formalmente pluralista, ma dove manca «una parte abbastanza vasta della società [che sia] istruita, benestante e sicura di poter parlare… senza una popolazione politicizzata, lo Stato non è che una macchina».
    Lo Stato ideale per il golpe post-moderno, continua Luttwak, è difatti quello dove «tutto il potere, tutta la partecipazione, è [già] nelle mani di una piccola elite istruita, benestante e sicura, quindi radicalmente differenze dalla vasta maggioranza dei suoi concittadini, praticamente una razza a parte».
    Che questa «razza a parte» sia ben presente in America, spero si possa dire senza passare subito per antisemiti.
    In questo tipo di società, «il colpo di Stato non necessariamente deve essere assistito dall'intervento delle masse né, in grado significativo, dalla forza militare… il potere verrà dallo Stato stesso. Un golpe consiste nell'infiltrare un segmento anche piccolo dell'apparato statale, che poi verrà usato per togliere al governo il controllo di tutto il resto […]. La presa di potere illegale avrà la forma di una 'rivoluzione di palazzo', ed essenzialmente consiste nella manipolazione della persona del governante. Egli può essere obbligato ad accettare politiche e consiglieri, può essere ucciso o tenuto prigioniero».

    Come non ammirare la chiaroveggenza di Luttwak?
    Par di vedere qui, con un trentennio di anticipo, quello cui assistemmo nel 2001: l'American Enterprise - centrale neocon - che infiltra il «segmento cruciale» dell'apparato statale, ossia il Pentagono (con il Defense Policy Board di Richard Perle e la «camarilla Wolfowitz»).
    E la «manipolazione» del presidente in carica, obbligato o altrimenti indotto ad accettare costoro come consiglieri, per l'attuazione delle politiche di aggressione unilaterale elaborate dal Jewish Institute of National Security Affairs (JINSA), è così evidente da saltare agli occhi di chiunque non li avesse volontariamente chiusi.
    Ma andiamo oltre.
    Alle pagine dove si spiega come «guadagnare l'accettazione delle masse» al nuovo potere criminale, «sì che la coercizione fisica non sia necessaria».
    Come fare?
    «Il nostro strumento», risponde Luttwak, «sarà il controllo dei mezzi di comunicazione di massa […] grazie al nostro monopolio sui media».
    Nostro, di chi?
    La risposta rischia di essere antisemita.
    Ma ascoltiamo ancora Luttwak: «Dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere [le] notizie. Se qualche resistenza compare, dobbiamo sottolineare con forza che essa viene da 'isolati' ostinati individui, mal informati o disonesti, che non sono affiliati a nessun gruppo importante». Il sospetto sui golpisti «può essere stornato attaccandoli violentemente, e l'attacco sarà tanto più violento quanto più i sospetti sono giustificati».
    A questo scopo, Luttwak suggerisce l'uso di «una selezione adatta di frasi sgradevoli» contro i disturbatori che non credono alla versione ufficiale.

    Eccoci arrivati al punto.
    «Anti-americanismo», «anti-semitismo», «complottismo».
    Da anni siamo abituati ad essere bollati in tal modo, con queste «frasi sgradevoli», insieme a tutti quelli che sollevano qualche dubbio sul ruolo dei neocon israeliani, e dei tre viceministri israeliti del Pentagono, nell'11 settembre.
    Obbiettare che Saddam non aveva armi atomiche, che l'invasione del'Iraq sarebbe finita nel disastro sanguinoso, è tuttora bollato dai media - come da istruzioni ricevute - di anti-americanismo.
    Il fatto è che sei anni dopo, e dopo che la camarilla ha speso un milione di dollari (del contribuente) per ogni singolo iracheno trucidato, il gioco non riesce più tanto bene.
    Se siamo «anti-americani», lo siamo esattamente come il presidente Jimmy Carter, che ha alzato la sua voce autorevole contro la distorsione che la lobby giudaica ha imposto all'interesse nazionale USA.
    Se siamo «antisemiti», lo siamo come i professori Walt e Mearsheimer, che hanno detto la stessa cosa in uno studio oggettivo e pacato.
    Insomma le voci critiche e le resistenze non possono più essere liquidate come provenienti da individui «disonesti o mal informati», e tanto meno «isolati», «non affiliati ad alcun gruppo importante». (1)
    Luttwak non può non capire - acuto com'è - che sta sparando pallottole bagnate.
    Che ormai salta agli occhi che i veri anti-americani sono i neocon che hanno infiltrato il Pentagono e portato gli USA al punto più basso del loro prestigio e della loro credibilità anche militare; e che costoro lo hanno fatto nell'interesse di Israele, facendo pagare il prezzo più alto all'America - e per giunta fallendo.
    In definitiva, così, hanno danneggiato anche Israele.
    Perché anche se si accettasse il fine machiavellico o criminoso del nuovo imperialismo incarnato dai Wolfowitz, Perle & Co., si dovrà pur ammettere che hanno sbagliato i mezzi, con un'incompetenza, una ferocia e una stupidità indegna dell'America, e della stessa mitica intelligenza ebraica.
    Forse Luttwak dovrebbe aggiornare il suo vecchio ed utilissimo manuale golpista, con un capitolo dedicato al necessario controllo di internet.
    Oggi, la sua equivalenza: «antisemitismo in funzione anti-americana o viceversa» per definire le critiche, rivela solo che nella sua testa questa equivalenza è totale e accecante, che per lui USA e semitismo sono la stessa cosa, due facce dello stesso destino.
    E non ha torto.
    Almeno a giudicare dalla lista provvisoria di agenti del Mossad, israeliani di cittadinanza e non ebreo-americani, che lavorano nella CIA pagati dal contribuente.

    Questa lista è stata pubblicata da Nicole Bagley (2) e non è priva di interesse anche per un lettore straniero:
    Gadi Regev (nato nel 1975) salario $ 63,000 annui.
    Betzalel Yanay (nato nel 1978) salario $ 75,000 annui
    Eyal Artzel (nato nel 1977) salario $ 87,000 annui
    Sharon Rotem (nato nel 1977) salario $ 75,000 annui
    David Susi (nato nel 1975) salario $ 90,000 annui
    Dana Sasson (nato nel 1980) salario $ 70,000 annui
    Morin Biton (nato nel 1980) salario $ 63,000 annui
    Gilad Lifschitz (nato nel 1978) salario $ 87,000 annui
    Maya Maimon (nata nel 1978) salario $ 65,000 annui
    Marco Fernandez (nato nel 1977) salario $ 54,000 annui
    Keren Touyz (nato nel 1978) salario $ 75,000 annui
    Nofar Bahidi (nato nel 1979) salario $ 53,000 annui
    Michal Gal (nato nel 1979) salario $ 92,000 annui
    Ophir Baer (nato nel 1956) salario $ 102,000 annui
    Dilka Borenstein (nato nel 1979) salario $ 67,000 annui
    Michael Calmanovic (nato nel 1975) salario $ 102,000 annui.

    L'infiltrazione dei «segmenti cruciali degli apparati statali» da parte di un potere straniero, come si vede, è massiccia e permanente.
    Perché Israele non è come molti possono credere, alleata degli USA: non c'è fra i due Paesi un trattato d'alleanza, ciò che significa che Israele non si assume impegni di lealtà verso gli USA.
    In tale situazione, che il grande impero americano inserisca nei suoi quadri d'intelligence, e paghi, spie del Mossad, è semplicemente una vergogna indecente, resa possibile solo dal «nostro controllo sui media».
    Anti-americano non è chi scrive.
    E' Luttwak, che identifica l'America con il bene di Giuda.

    Maurizio Blondet

    Note
    1) George Bisharat, «Truth at last, while breaking a Us taboo of criticising Israel», Philadelphia Inquirer, 2 gennaio 2007. Bisharat loda il presidente Carter per aver «spezzato il tabù» che vieta di criticare Israele. Per questo, Carter è stato bollato come antisemita: «ma sfruttare il termine per schiacciare la critica legittima ad un sistema di oppressione razziale [quale quello che Israele impone ai palestinesi] e macchiare un uomo di principii, è inqualificabile», scrive Bisharat: «Criticare le politiche israeliane, ciò che avviene ogni giorno sui giornali israeliani, non è più antisemita di quanto criticare l'amministrazione Bush sia anti-americano».
    2) Nicole Bagley, «The Mossad in the CIA», TRB news, 3 gennaio 2007.


    Maurizio Blondet
    08/01/2007
    Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.

  3. #3
    Figlio delle stelle
    Data Registrazione
    18 Dec 2006
    Località
    L’amore è l’emozione più potente dell’universo, ed è la trama di tutte le cose. Quando esso viene scatenato, rompe ogni barriera, spiana ogni divergenza, unisce tutto ciò che è diviso, abbatte con facilità persino le alte mura create dall’odio umano.
    Messaggi
    1,239
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Gerusalemme è una città maledetta da tre religioni monoteiste che la vedono come loro città santa. Finchè esisteranno queste religioni e vorranno avere quella città, non ci sarà mai pace in Palestina.

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    14 Apr 2005
    Messaggi
    3,906
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    13 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    la vittoria elettorale di hamas ha sputtanato di brutto tutti quelli che predicano l'esistenza di questo fantomatico islam moderato

    il colmo e che senza un minimo senso del ridicolo, le stesse facce di c--- ci dicono che i terroristi sono una minorazna........

  5. #5
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
    Data Registrazione
    15 Nov 2005
    Messaggi
    7,771
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da MEROVINGIO Visualizza Messaggio
    la vittoria elettorale di hamas ha sputtanato di brutto tutti quelli che predicano l'esistenza di questo fantomatico islam moderato

    il colmo e che senza un minimo senso del ridicolo, le stesse facce di c--- ci dicono che i terroristi sono una minorazna........


    Merominkius I°

  6. #6
    Figlio delle stelle
    Data Registrazione
    18 Dec 2006
    Località
    L’amore è l’emozione più potente dell’universo, ed è la trama di tutte le cose. Quando esso viene scatenato, rompe ogni barriera, spiana ogni divergenza, unisce tutto ciò che è diviso, abbatte con facilità persino le alte mura create dall’odio umano.
    Messaggi
    1,239
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da MEROVINGIO Visualizza Messaggio
    la vittoria elettorale di hamas ha sputtanato di brutto tutti quelli che predicano l'esistenza di questo fantomatico islam moderato

    il colmo e che senza un minimo senso del ridicolo, le stesse facce di c--- ci dicono che i terroristi sono una minorazna........
    Ma vedi terroristi in ogni islamico che incroci tu? Non ti viene in mente che forse la gente è disperata di tante iniquità? Non ti viene in mente che i terroristi veri fanno leva su queste iniquità per ottenere il consenso? E da dove vengono le iniquità? Non certo dall'islam.

  7. #7
    Ipercritico, Freddo, Cinico
    Data Registrazione
    23 May 2006
    Località
    Era di Planck
    Messaggi
    1,884
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da MEROVINGIO Visualizza Messaggio
    la vittoria elettorale di hamas ha sputtanato di brutto tutti quelli che predicano l'esistenza di questo fantomatico islam moderato

    il colmo e che senza un minimo senso del ridicolo, le stesse facce di c--- ci dicono che i terroristi sono una minorazna........
    Ennesima prova di ignoranza. Hamas ha vinto non perchè "estremista" ma perchè al fatah (nonchè l'ormai ex OLP più in generale) erano e sono organismi corrotti, assolutamente incapaci di amministrare correttamente quel poco che passa nelle loro mani, se non, in certi casi assolutamente asserviti a quegli estranei che a sfoggio della loro potenza hanno deciso un giorno di rendere stranieri coloro che da sempre vivevano lì e si son detti portatori (dentro e fuori i loro "elastici" confini) di un diritto assoluto, che consente loro di uccidere, picchiare, torturare senza che alcuna nota di biasimo giunga dal loro governo o dal "mondo".

    Passa una vita senza speranza in un campo profughi, e vedrai quanto di starà a cuore, caro servo dei servi, passare o meno per estremista di fronte agli occhi altrui.

    E' incredibile, secondo te si dovrebbero anche preoccupare di non votare "movimenti" che risultino sgraditi a chi li condanna a non avere speranze.

  8. #8
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    22 Jul 2002
    Messaggi
    17,110
     Likes dati
    18
     Like avuti
    1,849
    Mentioned
    24 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Per essere moderati e avere il suo plauso ,i palestinesi dovrebbero scavare una buca e seppellirsi dentro e poi ricoprirla. Allora (forse) direbbe :" però, non erano tutti cattivi"..
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

 

 

Discussioni Simili

  1. Palestina, cristiani perseguitati dai musulmani o dall'occupazione israeliana?
    Di CON LA PALESTINA nel forum Socialismo Nazionale
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 02-09-11, 17:36
  2. Cristiani in Palestina
    Di Nazionalistaeuropeo nel forum Socialismo Nazionale
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 29-11-10, 13:39
  3. Cristiani in Palestina
    Di Sabotaggio nel forum Destra Radicale
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 24-01-09, 13:41
  4. Cristiani in Palestina
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 10-01-07, 16:23
  5. Israele, i Cristiani, la Palestina
    Di Luca_liberale nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 28
    Ultimo Messaggio: 01-03-05, 15:19

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito