l'anniversario numero 210 del tricolore???![]()
Vedendo i non molti messaggi postati ieri sul forum, ho pensato che foste tutti impegnati nei festeggiamenti per questa attesissima ricorrenza... Senza paura, raccontateci come l'avete vissuta... E soprattutto quale utilizzo avete fatto del festeggiato...
Saluti![]()




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plebiscitarie ne abbiamo avuto anche in Italia, grazie alla legge Acerbo, ma i risultati sono stati ben lontani da quelli del referendum padano. E sul risultato non abbiamo motivo di nutrire dubbi, essendo stato lo spoglio delle schede effettuato di primo mattino, e cioè in quella frazione della giornata in cui Bossi non esercita ancora il gomito verso l’alto. Né abbiamo motivo di dubitare che la votazione non sia stata regolare e conforme alla legge “padana”. Qualche cattivo giornalista, servo di Roma “ladrona”, ha votato più volte il referendum della Lega. Lo ha detto il segretario della Lega Lombarda, on. Roberto Caldiroli, secondo il quale il noto giornalista del Corriere della Sera, Gianantonio Stella, “non si è smentito neanche questa volta. Credendo di essere furbo, si è recato in diversi seggi della provincia di Bergamo a votare per il referendum dell’autodeterminazione della Padania, sicuramente con lo scopo di poter denigrare il nostro referendum. Sappia questa piccola volpe che i suoi voti saranno annullati e che lui, come le altre aspiranti volpi, verrà indicato come l’uomo che ha voluto gettare fango sulla democratica iniziativa di un popolo che vuole la sua libertà”. Bravo Caldiroli, con queste parole ci tranquillizza sulla serietà delle votazioni e ci manifesta il tormento di un popolo “in catene”, che aspira ad essere libero. Sono sentimenti che un sincero democratico non può non apprezzare. Da Roma, invece, alla iniziativa di un popolo “oppresso” si è risposto con dichiarazioni violente o sarcastiche, da Scalfaro a Prodi, a Violante, e giù di lì. Maroni, il suonatore di sax, che il cavaliere Berlusconi improvvidamente aveva nominato nel suo governo ministro dell’Interno, si è detto soddisfatto sia per il risultato che per l’afflusso dei votanti, superiore ad ogni ottimistica previsione. “La repubblica è una ed indivisibile” e “l’unità nazionale è intangibile” va tuonando da Palermo a Novara il Presidente Scalfaro. “Questo referendum non è una cosa seria” ha detto Romano Prodi ed il riferimento è stato molto più esplicito di quello del Capo dello Stato. E’ seguito un torrente di parole da parte di tutti i gruppi politici, che hanno, con toni e sfumature diverse, condannato l’iniziativa della Lega. Personalmente esprimo il mio disappunto a questa logorrea parolaia, che lascia il tempo che trova. Da molto tempo si esprime il dissenso alle iniziative di Bossi, il quale imperterrito, tra un bicchiere e l’altro, continua con la sua attività secessionista, che non consiste solo di minacce, ma di azioni concrete da codice penale. E mi preoccupa il sarcasmo di Prodi, il quale avrebbe dovuto, con il suo ministro degli Interni, agire in maniera consona e tempestiva. Forse il discorso ci porterebbe lontano per un richiamo alla memoria di fatti di qualche anno addietro allorquando Bossi veniva circuito, coccolato ed adulato negli austeri palazzi del potere, perché i suoi voti erano indispensabili per continuare a far vivere il governo Dini. Ma bando alla dietrologia! Che fare? Quello che, a mio avviso, non si è fatto da qualche anno a questa parte! La buffonata del referendum si poteva evitare dando ordine agli organi di polizia di distruggere le urne-gazebo e fermare per “accertamenti” gli scrutatori dei seggi. Lo Stato dovrebbe far valere la sua autorità; il lasciar correre è la peggiore delle soluzioni. Si stanno manifestando ovunque sintomi inquietanti. In Sicilia si parla (e non solo a parole) di secessionismo. E qui il discorso potrebbe farsi subito molto serio, perché i siciliani l’indipendentismo ce l’hanno nel dna, con l’aggravante della realtà mafiosa che complicherebbe di più le cose. Ma anche al centro le spinte per “progetti comuni” non mancano, anche se, allo stato, non sono molto appariscenti. Si sono, infatti, riuniti ad Orvieto i presidenti delle Regioni Lazio, Toscana, Umbria, Marche ed Abruzzo per la preparazione di tali progetti. Il Presidente delle Marche ha detto: “Le regioni centrali, soprattutto per problemi di infrastrutture rischiano di restare tagliate fuori. Ma se ci mettiamo d’accordo...”. “Ma non si vince da soli” - ha aggiunto il presidente della Regione Toscana, Chiti. - “La nuova filosofia europea per l’assegnazione delle risorse sta cambiando, conteranno le cosiddette aree vaste. Per questo noi prepariamo progetti comuni”. Come si può notare, anche se con accenti felpati, siamo sulla “buona strada”. Da molti è stato proposto di accelerare il processo federalista, in modo da tagliare l’erba sotto i piedi ai leghisti. Mi permetto dissentire per un duplice ordine di idee. Lo stato che si rispetti non deve cedere mai alla violenza di pochi. Non manifesto, poi, grande entusiasmo alla concessione di maggiori autonomie alle realtà locali. In Italia avviene sempre così, si parte con i buoni propositi, per raggiungere risultati opposti a quelli prefissi. Allorquando sono state create le regioni a statuto normale, gli esperti avevano affermato che con la creazione delle regioni lo stato avrebbe risparmiato e nel contempo avrebbe avvicinato il potere ai cittadini. Una delle voci di risparmio doveva essere costituita dalla soppressione delle province, nel mentre, non solo non sono state soppresse, ma ne sono state create delle altre. Si è aggiunta burocrazia a burocrazia con sperpero di pubblico danaro e senza alcun vantaggio per la gente. E allora, che fare? Non ho la ricetta in tasca. Certo si è perso molto tempo prezioso e la soluzione diventa sempre più difficile. Sicuramente il fenomeno Lega esprime l’insofferenza della gente verso il malgoverno, cosa che non è da prendere sottogamba. E’ una situazione estremamente seria, contrariamente a quello che pensa il nostro Presidente del Consiglio.
