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Agosto 2006
Borgoricco (Pd) - Aria di tempesta sulla Lega di Borgoricco dove una decina di militanti non solo ha deciso di uscire dal partito, ma, addirittura, ha chiesto la restituzione delle quote d'iscrizione versate. Questo, infatti, l'ultimo atto di una querelle che aveva visto contrapposti, nelle scorse settimane, i vertici della Lega di Borgoricco e i dirigenti di circoscrizione e provinciali.
La restituzione delle quote, in realtà, è ben poca cosa in confronto a quella che potrebbe diventare una vera e propria scissione dal partito. A Borgoricco il Carroccio nelle ultime elezioni aveva raccolto circa 400 voti.
Secondo Diego Favero, portavoce dei fuoriusciti, quella che è stata messa in atto, non accettando le iscrizioni, sarebbe una vera e propria "epurazione". Favero accusa in particolare il segretario provinciale Maurizio Conte di voler eliminare i militanti storici per «ridisegnare il partito a sua immagine». E racconta: «Nel nostro caso è stato preso come spunto il ritardo nella presentazione delle iscrizioni (il 30 giugno), non tenendo in alcun conto che i soldi erano già stati versati entro il termine del 31 gennaio e che solo un impedimento personale mi aveva impedito di rispettare il termine della presentazione dei documenti». E aggiunge: «Abbiamo capito che era la nostra presenza autonoma a dare fastidio. A questo punto uscire dal partito è un atto dovuto» Favero accusa i dirigenti provinciali di non «portare avanti gli interessi del partito ma quelli di corrente».
La vicenda di Borgoricco sembra essere un segnale di un malessere più vasto, diffuso nel partito di Bossi a livello locale. Altre sezioni sono in fermento e nuovi sviluppi sono attesi nelle prossime settimane: quasi fosse in atto uno scontro tra la "prima anima leghista" e la nuova classe politica che sta governando il territorio.
Agosto 2006
Camposampiero (Pd)
Con quel partito non si riconosce più. E così Armando Stocco ha deciso di dimettersi ufficialmente dalla Lega Nord. Grazie a Stocco il Carroccio era riuscito ad arrivare, per la prima volta, sui banchi del consiglio comunale di Camposampiero.
La decisione era nell'aria visto che Stocco, da tempo, aveva dimostrato di condurre le proprie battaglie fuori da schemi e dettami di partito. Soprattutto su alcune questioni "calde" divenute cavallo di battaglia del consigliere, a partire dalla grande circonvallazione di Camposampiero, fino alla sistemazione dell'area ospedaliera, in particolare quella realizzata nell'area dell'ex Consorzio agrario.
«È una battaglia in cui credo, una speculazione vera e propria che combatterò con ogni mezzo - afferma Stocco - Anche di recente, proprio su questa questione, ho ricevuto, senza mezzi termini, delle pressioni. Mi hanno detto di stare zitto, ma io sono abituato ad esprimere, sempre, quello che penso. E gli elettori mi hanno votato per questo».
Stocco ha rassegnato le sue dimissioni con una lettera spedita alla segreteria provinciale della Lega Nord. Il consigliere di opposizione, candidato sindaco del Carroccio, non fa nomi. Ma è chiara la sua posizione di contrasto con una linea politica che vede allineati, soprattutto a livello provinciale, il suo partito e Forza Italia. In più di qualche occasione, in consiglio comunale, Stocco ha attaccato lo stesso presidente della Provincia, Vittorio Casarin: «Non è in questo modo che si fanno gli interessi veri dei cittadini di questa zona». Nel mirino di Stocco la destinazione dell'area dell'ex Consorzio agrario dove, attraverso un'iniziativa che coinvolge partner privati, sarà realizzata uno stabile ad uso direzionale e commerciale. «È uno scandalo - conclude Stocco - L'ho detto più volte ed ora che sono libero lo ripeterò a voce sempre più alta».
Agosto 2006
Camposampiero (Pd)
La Lega Nord-Liga Veneta Padania del Camposampierese, forte anche alle ultime elezioni politiche di migliaia di voti, va in frantumi. Ieri una trentina di militanti di cinque sezioni (Loreggia, Santa Giustina in Colle, Trebaseleghe, Borgoricco, San Giorgio delle Pertiche) e quelli di Camposampiero, che non ha sezione autonoma, hanno detto addio a Umberto Bossi, Giampolo Gobbo e compagni. Indignati per come il partito è stato gestito dal segretario provinciale Maurizio Conte. Fra i dissidenti ci sono i segretari delle cinque sezioni: Alberto Salvalaggio, Gerardo Verzotto, Arturo Basso, Diego Favaro e Ferruccio Rossi. L'annuncio è stato dato al "Tezzon" in una conferenza stampa. Prima di questa diaspora se n'erano già andati alcuni militanti di Cadoneghe.
«Ci chiameranno "traditori" - hanno detto in coro i segretari - ma stavolta i veri traditori sono i vertici, a cominciare da Conte e Gobbo, che nonostante le nostre richieste di ascoltare il malumore della base dopo i recenti insuccessi elettoriali se ne sono infischiati, attenti solo a poltrone prebende nei cda».
L'accusa più grave lanciata dai fuorisciti è quella che i vertici provinciali e regionali stanno svendendo un partito che affonda le radici nella tradizione del territorio alle mire di potere di Forza Italia. «I registi di questa operazione sono il presidente della Provincia, Vittorio Casarin (sul versante politico) e il consigliere regionale Clodovaldo Ruffato (su quello organizzativo), che assieme a Conte vogliono ridurre le tradizioni della Lega a non contare nulla - insistono i dissidenti - con il risultato che mentre nei nostri paesi, anche alle ultime elezioni, abbiamo mantenuto le posizioni, dove sono stati posti gli uomini di Conte la Lega si è drasticamente ridimensionata. Come si sono ridotti il numero di militanti e iscritti, delle sezioni e della partecipazione. Basta dire che gli ultimi manifesti del Sì al referendum erano targati direttamente Arcore».
Specialmente Antonio Zanchin, consigliere di Santa Giustina in Colle, punta il dito su Conte: «Ha chiuso la nostra sezione solo perchè non abbiamo tesserato l'ex-capogruppo di Forza Italia e nel contempo, lui che è presidente della commissione ambiente, non ha esitato ad appoggiare i suoi solidali forzisti in Etra, con prebende di 120 mila euro all'anno, mentre i cittadini si sono visti aumentare i costi». «Non abbandoniamo i nostri seggi comunali - hanno concluso gli ex-leghisti - Contineremo la battaglia sul federalismo come ci hanno chiesto gli elettori. Ma il nostro riferimento sarà Giancarlo Gentilini, che non si limita a parlare, ma agisce».
Ottobre 2006
Montagnana (Pd)
Continua la scossa sismica all'interno della Lega Nord padovana. E' stata negata l'iscrizione al partito all'ex segretario del Montagnanese Nicola Correzzola. Anche nella Bassa Padovana, dopo l'"insurrezione" delle sezioni nell'Alta di Loreggia, Trebaseleghe e Borgorico, si sta difondendo all'interno delle sezioni del Carroccio il malessere. Correzzola, iscritto fin dal 1992 al partito di Bossi, dapprima scudiero del primo sindaco leghista della Provincia di Padova, il merlarese Renato Peruzzi, poi alleato fedele del sindaco di Montagnana Giuseppe Mossa, è stato sempre l'uomo guida della Lega Nord del territorio del Montagnanese. Per due volte eletto segretario di zona, nel novembre scorso ha dato le dimissioni per motivi personali dalla carica di assessore al Turismo a Montagnana e di segretario di sezione. A 9 mesi dalle sue dimissini, ma non dall'uscita del partito, si è visto respinta la sua iscrizione.
«Purtroppo all'interno della Lega padovana dopo l'avvento del segretario Maurizio Conte stanno accadendo delle cose inaudite - dice Correzzola - Solo il fatto di discutere ed eventualmente proporre opinioni diverse, fa scattare l'espulsione dal partito. Com'è possibile che ad un attivista come me, che ha trainato fuori dal paltano la Lega dopo l'uscita dei Venetisti nel '97 portandola nel territorio dal 3,5% ad oltre il 10% dei consensi, venga cacciato dal partito in questo modo? Che disegno politico si vuole nascondere? Il mal di pancia verso la dirigenza provinciale registrato nell'Alta oramai si sta diffondendo anche nella Bassa e tra breve arriverà ai Colli, nel Piovese nel Monselicense. Faranno sentire la loro voce». Ma perchè si è arrivati a questo? «Noi della sezione di Montagnana - interviene il segretario Andrea Draghi - abbiamo sempre stimato Correzzola e auspichiamo un suo riingresso nel partito. Va detto comunque che Correzzola, oltre alla sommaria motivazione di "motivi personali", non ha mai giutificato le sue dimissioni. Per ora la sua posizione è quella non di espulsione, ma di sospensione. Sarà reintegrato dopo che avrà dato chiarimenti sulle sue scelte».
Montagnanese in subbuglio, ma anche nel Monselicense le cose non vanno meglio: «Non posso che condividere quanto detto da Correzzola -spiega Enrico Marcanti-, anche se per evitare l'espulsione per ora il sottoscritto assieme a tanti altri leghisti, non ci siamo iscritti. Regna da tempo un clima ostile, poco propenso al dialogo -continua Marcanti e questo non giova a nessuno. Speriamo che col tempo le cose si sistemino, anche se sarà dura». Un vulcano in piena ma che per ora si trattiene, è invece Ettore Ruzza, anch'egli uno dei leghisti della prima ora dell'area del Piovese. «Ci sono molte cose da dire ma queste verranno esternate tutte a tempo debito -spiega Ruzza-. Capisco lo sfogo di Correzzola , ma dovranno capire anche il mio, all'indomani dell'adunata a Venezia».
Novembre 2006
Alta Padovana
Avevano promesso che avrebbero combattuto per un Veneto libero, e non soggiogato alle istanze italo-lombarde, gli amministratori locali e gli iscritti espulsi (*) della Lega Nord dell'Alta Padovana che nei mesi scorsi hanno dato una spallata alla compattezza locale del movimento di Bossi.
Ieri, in una conferenza stampa al "Tezzon" di Camposampiero, c'è stato l'annuncio della nascita dell'associazione "Tera Veneta". Il cui obiettivo sarà di lottare per «l'indipendenza del Veneto», superando di un sol colpo, autonomia, federalismo e l'antico vezzo bossiano della secessione.
A capo del nuovo movimento c'è Antonio Zanchin, titolare di un laboratorio di macelleria, residente a Fratte di Sante Giustina in Colle, che da ieri è diventata anche la nuova sede del movimento. Per adesso, più che alle autonomie catalane, basche o corse, si rifà addirittura alla scissione della Cecoslovacchia in due stati nazionali distinti.
Con Zanchin, a sostenere il nuovo movimento (hanno anche un sito web in costruzione, www.teraveneta.org), altri sessanta militanti ex-leghisti, che in questi mesi hanno svolto un'intensa opera di approfondimento sul tema dell'autonomia.
«La conclusione alla quale siamo pervenuti - afferma Zanchin - è che oggi è praticamente impossibile tentare una unificazione di tutte le istanze che si rifanno al Veneto sui temi del federalismo e dell'autonomia da Roma. Da qui la nostra nuova crociata per una indipendenza totale della nostra regione. Secondo noi è questa la vera essenza dello scontento della popolazione, dopo anni di delusioni leghiste e partitiche».
«Oggi tutti parlano di federalismo - continuano i nuovi militanti indipendentisti - ma solo per annacquarne i contenuti. Lega , destra e sinistra, nel Veneto, in realtà pensano solo a mantenere il loro potere e ingannare la gente. Noi vogliamo andare oltre. Il primo obiettivo vero della nostra associazione, che si trasformerà in movimento, saranno le prossime elezioni regionali. In quella sede misureremo se le nostre idee potranno portare a una conclusione, che non vuole tornare indietro nella storia (prima del 1866), ma invece fare della nostra regione un baluardo avanzato e libero delle capacità che i Veneti hanno dimostrato in tanti secoli di storia».
L'indipendenza è l'obiettivo ultimo, ma come realizzarla ancora non è stato stabilito. L'associazione "Tera Veneta" lo farà attraverso lo statuto, che sarà reso noto quanto prima. Intanto un nuovo movimento, decisamente un antipartito, è nato in una terra, l'Alta Padovana, sempre più insofferente alle gerachie storiche degli ultimi duecento anni.
Novembre 2006
Alta Padovana
C'è chi ironizza sul fatto che, dopo la "dichiarazione d'indipendenza" del Veneto proclamata a Camposampiero sabato 18 novembre da un gruppo di dissidenti che ha creato il nuovo movimento "Tera Veneta", la Lega stia già correndo ai ripari.
Nei siti web dell'autonomia e del federalismo più spinto, dopo il proclama di Antonio Zanchin, "lo scannatore (visto il suo lavoro di macellaio...) dei partiti tradizionali", non esita a dire che ormai è troppo tardi per Umberto Bossi (ormai stabilmente in Veneto) e compagni per cercare di recuperare l'immenso bacino di consensi che avevano fino a qualche anno fa. Un patrimonio dissipato, secondo i militanti, da una sete di potere che ha sempre lasciato in secondo piano le vere aspirazioni dei veneti.
Ora a occupare lo spazio estremo del malcontento diffuso, è arrivato il partito indipendentista che, seppur con confusione, ha come obiettivo della sua lotta lo stacco netto del Veneto dallo stato. Una "utopia" che, dopo le grandi attese deluse, secondo i "movimentisti federalisti" può arrivare ad avere dalla sua parte anche un 10% dei voti della gente. ci vorrà del tempo: i tre militanti di "Tera Veneta" (in rappresentanza di 60 fuoriusciti dalla Lega) devono impegnarsi a fondo per diffondere una aspirazione così radicale e soprattutto "calibrare meglio" gli obiettivi.
Una cosa è certa (e radicata nella gente comune): una voglia di rivincita storica che rischia di diventare nuovamente dirompente se non avrà, stavolta, risposte certe e veloci dalle istituzioni.




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