

Da Caserta al deserto
L'obbedienza a Prodi rischia di portare alla sconfitta di primavera.
C'è una grande attenzione verso summit del centrosinistra che si sta per aprire a Caserta, nonostante l'esito di tale conclave sia già dato per scontato. Il copione, infatti, è stato scritto nell'incontro dei ministri Ds con il segretario del partito all'Hotel Parco dei Principi di Roma lunedì scorso. Il segretario dei Ds, Fassino, come si sapeva, ha chiesto un "colpo d'ala", ha rilanciato la linea delle riforme, idealizzato i valori di Nicola Rossi, sostenuto la necessità e l'urgenza di una svolta. Per tutta risposta il presidente del partito e vicepremier D'Alema, ha detto che sarebbe da matti andare ad uno scontro con la sinistra radicale. Fine del film.
A Caserta, se Fassino alzerà i toni, si sentirà replicare, questa volta dal presidente del Consiglio, che non c'è fretta, che ci sono cinque anni di fronte, che cinque mesi sono pochi, che bisogna andare avanti lentamente ma con una guida sicura; ed amenità varie, di cui il campionario è stato già fornito in tutte le versioni per intere settimane. E il segretario dei Ds cosa potrà fare a questo punto se non chinare la testa e dare ragione a Prodi? Anche perché già da tempo è stata fatta ad arte girare la voce che egli vorrebbe sostituire Padoa-Schioppa al ministero dell'Economia ed apparirebbe così come il responsabile di una ipotetica crisi di governo dall'esito incerto, molto incerto.
Caserta rischia di essere piuttosto amara per l'onorevole Fassino e non escluderemmo che fosse stata convocata appositamente per fargli sapere a chiare lettere di doversi dare una calmata.
Eppure Fassino ha qualche ragione sincera di malcontento. Ad esempio, il viceministro dell'Economia Visco ha scritto ieri un articolo sul "Sole 24 Ore" dove si legge "che, soprattutto, manca una visione consapevole e condivisa del futuro dell'Italia per indirizzare l'azione del Governo e ottenere il sostegno dell'opinione pubblica". Visco dice chiaramente, forse non se ne accorge, che la maggioranza è divisa e che l'opinione pubblica lontana. E quindi farebbe bene l'onorevole Fassino a porre con forza l'esigenza di un cambio di rotta, per riguadagnare i consensi che sembrano già perduti. Il problema è la divisione della maggioranza, che dubitiamo possa ricompattarsi fra gli stucchi e gli orpelli della reggia di Caserta. Forse qualcuno pensa di nasconderla, ma anche questo sarà difficile, visto che i contrasti sono evidenti in tutta la loro ampiezza, fra Di Pietro e la Bonino, fra la Bonino e Diliberto, fra Di Pietro ed i Verdi, fra D'Alema e Ferrero, di nuovo fra Di Pietro e Mastella, fra Tommaso Padoa-Schioppa e tutto il resto della coalizione.
Avremmo una casistica ampia ed esauriente in proposito. E non si tratta di questioni personali, visto che in questo momento nel governo si starebbero allestendo due diversi progetti di legge contrapposti sui pacs e le coppie di fatto, perché due sono i filoni di ispirazione a riguardo che dividono i ministri Bindi e Pollastrini.
A Caserta Prodi sembrerebbe intenzionato a richiamare all'ordine tutta la coalizione ed esprimere una reprimenda per la comunicazione "un po' folle degli ultimi mesi". E' comprensibile. Ma vogliamo dire sommessamente al presidente del Consiglio che si comunica ciò che si è. Prodi può indottrinare la sua maggioranza finché gli pare, ma non riuscirà a cambiarne la natura. Altrettanto vale per la natura del Professore. Un esponente dei Ds, forse esasperato dall'eccesso di prudenza del premier, avrebbe accusato Prodi di ricordare il costume doroteo della vecchia Dc. Sbaglia: Prodi non lo ricorda, lo incarna.
Semmai è singolare capire il perché una sinistra che voleva emanciparsi dalla Democrazia cristiana, rinnovare il Paese, aprire un nuovo percorso, si sia affidata alla guida di un esponente di rilievo proprio di quel partito tanto avversato e con caratteristiche così spiccate.
Oggi questa sinistra teme che la scelta compiuta segni un grande distacco nel Paese, un arretramento dello stesso ed una conseguente sconfitta elettorale nelle prossime amministrative.
Dovrebbe cambiare registro, subito e già da Caserta, per evitare la sconfitta - o per lo meno attenuarla. E' più facile credere che nel tentativo di salvaguardare un equilibrio precario i Ds si immolino senza contropartite. Un sacrificio eroico che forse potrà salvare il governo, difficilmente salverà il Paese da una crisi politica di queste dimensioni.
Roma, 9 gennaio 2007
tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=3241







