Parabola per Natale
Maurizio Blondet
23/12/2006
Barry Goldwater (1909-1998)
Ronald Reagan (così riferisce Bill Moyers) parlò di un politico che stimava in questi termini (1): «E’ un uomo che nella sua azienda, prima di entrare in politica, adottò un piano di partecipazione agli utili, ancor prima che i sindacati pensassero di chiederlo. Diede l’assistenza sanitaria a tutti i suoi dipendenti. Il 50 % dei profitti pre-tasse lo destinò a un programma pensionistico per tutti i suoi impiegati. Pagò un assegno per tutta la vita a un suo operaio che, ammalatosi, non poteva più lavorare. Fornì asili nido aziendali per le sue lavoratrici-madri».
Quest’uomo si chiamava Barry Goldwater.
I lettori più giovani possono non saperlo, ma il senatore Goldwater fu negli anni ‘60, per le sinistre di tutto il mondo, l’«uomo nero» del panorama politico americano.
Fiero anticomunista, fu dipinto come razzista, segregazionista, un falco pericoloso, un dottor Stranamore spietato e fanatico.
Quando si candidò alle elezioni presidenziali nel ‘64, nel suo stesso partito (repubblicano) ebbe contro i «liberal» e miliardari finanzieri, Nelson Rockefeller ed Henry Cabot Lodge (dell’antica famiglia patrizia di Boston, d’origine veneziana, i Caboti della Loggia) (2): furono loro a spargere la prima idea che, se eletto, Goldwater avrebbe aperto una nuova caccia alle streghe maccartista.
Nonostante tutto, Goldwater vinse le primarie e gareggiò contro il candidato democratico, che era Lyndon Johnson.
Durante la campagna il settimanale Fact, diretto da Ralph Ginzburg - un giornalista condannato per pubblicazioni oscene - pubblicò una propria inchiesta, presentata come scientifica, secondo cui 12.356 psichiatri avevano dichiarato Goldwater «inadatto a governare» perché squilibrato.
Le note biografiche su Goldwater che apparvero nella rivista erano state scritte dal pianista David Bar-Illan.
Dopo, il senatore querelò Ginsburg per diffamazione e vinse (si appurò che, dei 12.356 psichiatri interpellati per lettera, solo 2.417 avevano risposto, e di questi 1228 lo avevano dichiarato «capace di governare»), ma ormai il segnale era dato.
Nella campagna di Johnson, apparivano video di Goldwater che parlava mentre dietro le sue spalle si alzava, minaccioso, un fungo atomico: a suggerire che il repubblicano estremista, se eletto, avrebbe scatenato la guerra mondiale contro l’URSS.
Ovviamente Goldwater perse, l’America rigettò l’estremista di destra e andò sul sicuro con Johnson. Il Vietnam e tutto il resto.
Ora, il racconto di Moyers induce me (e quelli che hanno la mia età) a misurare quanto sia mutato il senso della «destra» da allora ad oggi.
Goldwater divideva i suoi profitti da imprenditore con i suoi operai.
La destra di Goldwater era nazionale e sociale, implicava obblighi morali per gli imprenditori e i capitalisti, chiamati a partecipare al destino comune della nazione.
Ciò che oggi si chiama «destra» è globalista senza patria, ultracapitalista, irresponsabile verso il lavoro.
E’ la «destra» della finanza speculativa e dell’iniquità sociale vantata come libertà.
Negli ultimi anni lo stesso Goldwater (morto nel 1998) notava amaro la metamorfosi maligna della «destra».
Disse in un'intervista: «Quando oggi si parla di ‘estrema destra’, ti vengono in mente baracconi miliardari messi sù da tipi come Pat Robertson (il telepredicatore apocalittico) e simili, che hanno preso possesso del partito repubblicano per trasformarlo in una setta religiosa. Una volta avvenuto questo, addio politica».
Buon profeta, vedeva già salire, sul cavallo dell'apocalisse «religiosa», i neocon.
La «destra» che oggi ci troviamo a sopportare non solo in USA ma anche in Italia.
Ora, qualcuno già immaginerà quel che sto per dire, visto che i nemici occulti di Goldwater, il «falco» e «nero», si chiamavano Ginsburg e Bar-Illan.
Invece voglio stupirvi per Natale: Goldwater era d’origine ebraica.
Suo nonno, Michel Goldwasser, era emigrato da Konin in Polonia.
Il padre del senatore, Baron Goldwasser, s’era convertito alla chiesa episcopaliana al momento di sposare la moglie, cristiana.
E cristiano restò Goldwater, quando ereditò i grandi magazzini di famiglia, a cui applicò la sua dottrina sociale di giustizia.
Cristiano «sociale», politicamente di destra.
Offro questa storia come racconto natalizio.
Vedete voi che morale trarne.
Forse, quella che non bisogna credere ai giornali.
Forse, una riflessione sui pericoli del «politicamente corretto».
O una triste riflessione sulla «destra» cambiata.
O ancora, forse, che bisogna sforzarsi di vedere dietro gli schemi precostituiti.
O infine il fatto che uomini diffamati e «scartati» dai facitori di templi autorizzati, a volte, hanno storie personali nobili e generose.
Maurizio Blondet
Note
1) Bill Moyers, «A parable for our times», TomPaine.com, 22 dicembre 2006. Moyers è il presidente dello Schumann Centre for Media and Democracy.
2) I Cabot Lodge sono la più influente famiglia «patrizia» di Boston, che ha avuto infiniti senatori, ambasciatori e giudici. Un vecchio proverbio bostoniano li cita, per farsi gioco del loro snobismo patrizio: «The Lowells speak only to the Cabots, and the Cabots speak only to God». Ossia: i Lowell parlano solo coi Cabot, e i Cabot solo con Dio (i Lowell sono un’altra schiatta patrizia bostoniana).
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Barry Goldwater (1909-1998)
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