Approvata una legge che amplia i fondi per le cellule embrionali
Ma il presidente è pronto ad opporre il suo diritto di veto
Usa, la Camera sfida Bush
Sì alla ricerca sulle staminali
Usa, la Camera sfida Bush
Sì alla ricerca sulle staminali
Il presidente della Camera dei rappresentanti, Nancy Pelosi
WASHINGTON - In un primo gesto di sfida al presidente Bush, la Camera dei Rappresentanti, ora a maggioranza democratica, ha approvato una legge per ampliare i fondi alla ricerca sulle cellule staminali embrionali.
La proposta è stata varata con 253 voti favorevoli e 174 contrari. Il voto, però, non ha consentito ai sostenitori dell'ampliamento delle ricerche di ottenere la maggioranza di due terzi necessaria per opporsi al veto presidenziale alla misura, che Bush è pronto a usare.
Il presidente americano ha già utilizzato il diritto di veto la prima volta e unica volta durante la sua presidenza lo scorso luglio, per bocciare una proposta di legge identica. Ora la Casa Bianca ha ribadito con un documento la linea dell'amministrazione: pronti al veto sull'embrione e accelerazione invece sulle ricerche che riguardano le staminali adulte, o quelle appena scoperte nel liquido amniotico.
La legge sulle cellule staminali è stata tra le prime inserite dai democratici nella agenda del nuovo Congresso dopo che il partito democratico è riuscito a conquistare il controllo della Camera e del Senato grazie alle elezioni di metà mandato del novembre scorso. Ma la Casa Bianca ha ribadito che i contribuenti non devono pagare per ricerche scientifiche che implichino la distruzione di embrioni umani.
La misura è stata approvata al termine di un dibattito infuocato in cui i sostenitori della legge hanno citato questo tipo di ricerche come la speranza più promettente per una cura per malattie come l'Alzheimer o il Parkinson. I detrattori, da parte loro, l'hanno definita non etica ed immorale perché comporta la distruzione degli embrioni.
Il presidente Bush impose restrizioni a questo tipo di ricerche nell'agosto 2001. Ora la legge passerà al Senato, dove i sostenitori si aspettano che ottenga una maggioranza di due terzi, in grado di rovesciare il veto del presidente.
(Repubblica-11 gennaio 2007)




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, quindi la maggioranza democratica del Congresso avrà tutto il tempo per cassarlo con infamia

