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  1. #1
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    Predefinito Il relativismo anti-moderno

    Il relativismo anti-moderno
    I conservatori nella tenaglia dell'universalismo progressista


    di Florian


    Professarsi al giorno d’oggi relativista significa tanto postulare l’inesistenza di una verità valida per tutti, quanto proclamarsi a favore di un’uguaglianza tra le singole culture assunta a valore supremo e universale. Nelle battaglie culturali odierne questa posizione, tipica dello schieramento di sinistra, viene combattuta dal pensiero liberale classico, anch'esso storicamente universalista e fondato sui diritti naturali. Una posizione, questa, che gli avversari odierni attaccano in quanto “etnocentrista”, in definitiva soggetta agli interessi americani e perciò imperialista.

    Poiché attualmente il valore principale in cui si riconosce la sinistra è la tolleranza, essa preferisce combattere non tanto l’errore ma la discriminazione, ovvero l’intolleranza di chi a proprio titolo e vantaggio si ritiene essere depositario di una verità assoluta. La presa della cultura progressista sui nostri tempi è stata in grado di affermare in tutto l'Occidente l’imperativo di non giudicare, abitudine che si ritiene propria di coloro che hanno l’ apertura mentale necessaria per accettare le singole culture per quel che sono, ragion per cui il relativismo culturale si è affermato quale unica opzione plausibile al fine di scongiurare il conflitto e la guerra, considerata il portato di ogni assolutismo.

    Quest’ultima specificazione, se da un lato rivela le evidenti radici illuministe e rivoluzionarie della Nuova Sinistra, dall’altro mette in luce una realtà che si tende troppo spesso a disconoscere, ovvero l'esistenza di più "assolutismi". Se infatti è facilmente riconoscibile l'"assolutismo" liberale – dalla Rivoluzione americana, passando per quella francese fino a Bush -, è altrettanto vero che è sempre esistito un altro assolutismo propriamente conservatore, talvolta “etnocentrico”, ma mai universalista, cosa che lo mette oggi a stretto contatto col pensiero relativista. Dovremmo perciò distinguere anche due diversi relativismi: l’attuale relativismo progressista centrato sull’idea di tolleranza e l’antico relativismo conservatore basato sul nazionalismo comunitario.

    Se l’etnocentrismo è il punto di congiunzione tra l’antico conservatorismo comunitario e l’attuale destra liberale, allo stesso tempo la base relativista unisce tanto la vecchia destra quanto la nuova sinistra. Al tempo della Rivoluzione infatti era il partito illuminista (rivoluzionario) a dirsi fautore di istanze universali come il diritto naturale e a difendere l’assolutezza dei valori liberali e il primato della ragione sul culto relativistico della storia, della cultura e della lingua fatto proprio dagli anti-illuministi (controrivoluzionari).

    La controrivoluzione ha sempre oscillato infatti tra l’universalità della Fede cristiana e la sovranità delle culture particolari. Per i conservatori ottocenteschi l’uomo non è libero in quanto possessore di diritti naturali, né ha creato la società attraverso di un contratto; al contrario, l’uomo è solo un ingranaggio di una macchina complessa qual è da considerarsi una comunità culturale, storica e linguistica, i cui valori non sono individuali ma “sociali”, ovvero relativi.

    Il relativismo originario e conservatore è perciò pre-moderno: da sempre nella storia umana ogni cultura si è sempre ritenuta portatrice della sua verità e ciò secondo gli illuministi (di ieri e di oggi) questa è stata la causa scatenante della guerra, dell’integralismo religioso, della schiavitù, della xenofobia e del razzismo. Non era solo la Vecchia Europa dei principi ad essere relativista e perciò sciovinista, lo sono state da sempre le culture tribali per quanto ciò contrasti sensibilmente con l’immagine del “buon selvaggio” di roussoiana memoria ancora in auge presso l’attuale sinistra terzomondista.

    Fino alla guerra antifascista la sinistra ha coltivato un pensiero universalista, prima liberale e poi socialcomunista, volto sempre e comunque a liberare l’essere umano dal presunto “giogo” di credenze e tradizioni non verificate. Era dunque cosmopolita, non localista.
    Alla fine del conflitto però la minaccia di una cultura liberale intesa a combattere il comunismo sulla base dei diritti naturali (Stati Uniti) portò ad una svolta anti-illuminista della cultura progressista, che in senso politico si tradusse in una “Nuova Sinistra” che difendeva ora le ragioni del relativismo, un relativismo “opportunamente” depurato di ogni accento sciovinista e assolutista, e legato indissolubilmente al dogma della tolleranza. A questo scopo venne riletto un pensatore scomodo come Nietzsche, che deliberatamente ripulito di ogni collusione col precedente nazionalismo divenne incredibilmente il nume tutelare del pensiero radicale antioccidentale e l’anticipatore della controcultura.

    Questo voltafaccia ideologico della sinistra unito al progressivo spostamento a destra del vecchio liberalismo universalista e rivoluzionario è ancor oggi fonte di grande imbarazzo tra i conservatori propriamente detti. Usciti con le ossa rotte dalla guerra mondiale, costoro si sono progressivi divisi in tre gruppi litigiosi:

    - chi si è mimetizzato tra i liberali difendendo i diritti naturali più per necessità anticomunista che per intima convinzione;
    - chi si è ritagliato una nicchia maledetta dalla quale continuare a difendere in solitudine le ragioni del comunitarismo sciovinista;
    - e chi ha scelto di infiltrarsi nel campo nemico, o di affiancarsi ad esso, facendo proprie le ragioni del relativismo politicamente corretto considerato nonostante tutto funzionale all’eterna lotta contro il vecchio liberalismo rivoluzionario oggi “imperialista”.

    A dispetto però delle varie e contraddittorie scelte di campo, ogni conservatore resta tuttora un relativista pre-moderno ed anti-moderno, sia che scelga di difendere le ragioni dell’etnocentrismo coi liberali, sia che difenda il relativismo contro l’universalismo dei liberali stessi. E questo perché nonostante gli sforzi di chiudere il regno delle idee in un “bipolarismo perfetto” (destra/sinistra) le posizioni in campo restano tre, con i conservatori costretti a recitare varie parti della commedia a seconda delle circostanze e di ciò che si ritiene prioritario. Questa temporanea scissione dell’area conservatrice ha favorito ancor più il dominio assoluto del pensiero progressista nella sua attuale biforcazione liberale e di sinistra ed è difficile allo stato attuale ipotizzare quale eventuale sconfitta dei due progressismi ideologici potrà mai ridare unità e concreto spazio politico ad un’autentica cultura di destra.

  2. #2
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    Predefinito Rif: Il relativismo anti-moderno

    Grazie Florian. Veramente un bel pezzo, che spiega perché e come si suddivide oggi l'area conservatrice. Personalmente ci ritroviamo nel mezzo dei primi due gruppi.

    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 15-02-10 alle 07:08

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il relativismo anti-moderno

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    Grazie Florian. Veramente un bel pezzo, che spiega perché e come si suddivide oggi l'area conservatrice. Personalmente ci ritroviamo nel mezzo dei primi due gruppi.

    carlomartello
    Queste riflessioni sono il frutto dello studio comparato di due libri assai diversi: "La chiusura della mente americana", di Allan Bloom, e "Contro l'illuminismo" di Zeev Sternhell. Il libro di Bloom è un potente antidoto al relativismo culturale progressista moderno, ma è altresì una difesa ad oltranza delle ragioni dell'universalismo liberale, cosa che lo mette in netta opposizione non solo con le sinistre ma anche con tutte le destre propriamente intese. Bloom ci dice che nello scontro tra Rousseau e Locke è meglio scegliere Locke. Già, ma a chi Locke non basta? Niente da fare, tertium non datur.
    Attraverso la lettura di Sternhell mi sono reso conto che la destra originaria, ovvero il primo conservatorismo (la rivista Le Conservateur di Chateaubriand era l'organo intellettuale degli ultra-royalistes!) nasce in netta opposizione all'illuminismo e dunque principalmente contro Locke, per quanto Burke non lo nomini mai nelle sue invettive antirivoluzionarie.
    Poichè il conservatorismo controrivoluzionario nasce su basi speculari a quelle del liberalismo rivoluzionario all'universalismo di quest'ultimo opporrà il relativismo. Ma un relativismo - attenzione - ben diverso da quello odierno propugnato dalla sinistra perchè non fondato sul pluralismo egualitario. L'antico adagio dei conservatore era "mogli e buoi dei paesi tuoi", ma ciò non precludeva l'idea che le nostri mogli e i nostri buoi fossero migliori di quelli altrui. Sia che si fondi sull'aristocrazia, come sul nazionalismo nella destra è sempre fondamentale l'idea di separazione tra il "noi" e "loro", mentre il liberalismo e la sinistra si fondano sull'egualitarismo astratto. Questo è quello che ho capito sovrapponendo la lettura di due testi così diversi. E mi farebbe piacere se qualcuno potesse darmi conferma o meno della giustezza di questa tesi.

    Il mio oscillare tra il liberalconservatorismo moderno e le posizioni della destra classica (che ad alcuni può apparire schizofrenico e che in parte lo è) nasce dalla considerazione che la cultura dominante è quella relativista pluralista, che assurge ai miei occhi a nemico principale. Tuttavia non mi nascondo che il fratello gemello (solo apparentemente nemico) di questa cultura è rappresentato dal liberalismo classico (oggi conservatore") dei diritti naturali. Per cui davvero non so quale delle due "bestie" è la più infida e potente. Tuttavia l'aver trovato un punto fermo nelle ragioni fondanti della destra politica (particolarismo vs universalismo, comunitarismo vs individualismo, tradizione vs razionalismo, etc.) mi è già di conforto, a prescindere del tatticismo imposto dalle vicende contemporanee.
    SADNESS IS REBELLION

  4. #4
    Cancellato
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    Predefinito Rif: Il relativismo anti-moderno

    Francamente non capisco l'uso del termine relativismo. C'è qualcosa che non quadra, tu associ il relativismo all'etnocentrismo, mentre io lo percepisco come associabile al cosmopolitismo. Dovresti fare un attimo chiarezza su questo punto del tuo articolo, che è focale per l'intero discorso.

    Secondo, non riesco a comprendere di quale livello stiamo parlando, cioè su cosa stai confrontando il "noi" con gli "altri.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Il relativismo anti-moderno

    Citazione Originariamente Scritto da JnanaTapas Visualizza Messaggio
    Francamente non capisco l'uso del termine relativismo. C'è qualcosa che non quadra, tu associ il relativismo all'etnocentrismo, mentre io lo percepisco come associabile al cosmopolitismo. Dovresti fare un attimo chiarezza su questo punto del tuo articolo, che è focale per l'intero discorso.

    Secondo, non riesco a comprendere di quale livello stiamo parlando, cioè su cosa stai confrontando il "noi" con gli "altri.
    L'articolo è stato sensibilmente modificato.

    http://forum.politicainrete.net/rivo...lativismo.html
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Il relativismo anti-moderno

    Citazione Originariamente Scritto da JnanaTapas Visualizza Messaggio
    Francamente non capisco l'uso del termine relativismo. C'è qualcosa che non quadra, tu associ il relativismo all'etnocentrismo, mentre io lo percepisco come associabile al cosmopolitismo. Dovresti fare un attimo chiarezza su questo punto del tuo articolo, che è focale per l'intero discorso.
    Credo che quello espresso da Florian possa definirsi un "assolutismo relativo", mentre il relativismo cosmopolita è un relativismo assoluto.
    L'arte di essere P.A.

  7. #7
    Cancellato
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    Predefinito Rif: Il relativismo anti-moderno

    Citazione Originariamente Scritto da Pieralvise Visualizza Messaggio
    Credo che quello espresso da Florian possa definirsi un "assolutismo relativo", mentre il relativismo cosmopolita è un relativismo assoluto.
    ma per tutti è così, è il cristianesimo cattolico che ha introdotto l'esclusivismo radicale.

 

 

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