dal riformista del 16 gennaio

Spiegateci che cosa c’entrano i gay
con la sedentarietà e gli stili di vita
di Andrea Benedino e Anna Paola Concia
Abbiamo letto con curiosità su Repubblica che nella bozza di Manifesto del Partito democratico elaborato dai dodici saggi a tal fine incaricati, ci sarebbe un passaggio che recita: «Secondo noi la politica e la legge devono intervenire con estrema cautela su materie che toccano convincimenti e dilemmi morali, orientamenti e stili di vita». Questa curiosa definizione, in modo particolare il fatto di «intervenire con cautela» e il riferimento finale agli «orientamenti e agli stili di vita» suscita in noi alcune domande, la prima delle quali è: ma si riferiscono per caso a noi omosessuali?. Ce lo chiediamo perché spesso nelle dichiarazioni dei nostri dirigenti e nei documenti della nostra parte politica abbiamo letto negli ultimi mesi con grande curiosità e con quello stupore che ormai accompagna i nostri stati d’animo nei confronti della politica che molti ritengono che le questioni relative ai diritti delle coppie omosessuali o alla lotta contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere rientrerebbero in questa curiosa definizione di «stili di vita».
Se quindi la risposta alla nostra domanda fosse che sì, ci si riferiva proprio a noi omosessuali in quella parte del Manifesto dei saggi, saremmo costretti a ripetere ancora una volta che non siamo d’accordo, perché la nostra questione non è quella di studiare delle regole da dare a una minoranza di trasgressivi, quanto piuttosto di estendere il concetto di uguaglianza tra tutti i cittadini, cosa che concettualmente è ben diversa. Così come saremmo costretti a chiarire ancora una volta come sia sbagliato ricomprendere questi temi nella categoria dei «temi eticamente sensibili» poiché siamo intimamente convinti che quello delle unioni civili, così come il tema di non mandare in carcere chi fuma uno spinello, non sia e non possa essere un tema eticamente sensibile, cioè un tema che ha a che fare con le grandi questioni della vita e della morte, come l’aborto o la procreazione assistita o l’eutanasia, ma sia piuttosto una questione che attiene ai diritti umani e civili delle persone. Perché altrimenti nella definizione di «temi eticamente sensibili» dovremmo farci rientrare tutti i temi su cui le nostre opinioni non collimano con quelle della senatrice Binetti, e temiamo sarebbero troppi.
Naturalmente la risposta alla nostra domanda potrebbe anche essere che siamo i soliti teorici della cultura del sospetto e che giammai ci si riferiva a noi omosessuali con quella definizione. Bene, ma se così fosse, sorgerebbe in noi una seconda domanda: ma allora a chi vi riferivate?. Non si tratta di una domanda peregrina, perché se è vero che le questioni che testé abbiamo ricordato dell’aborto, del diritto a una morte dignitosa, delle modalità con cui si accede alla procreazione medicalmente assistita possono certamente essere «materie che toccano convincimenti e dilemmi morali», come opportunamente scrive il Manifesto, altrettanto difficilmente sono questioni che possono riguardare «orientamenti e stili di vita» diversi. Cercando su internet abbiamo provato quindi a cercare una risposta a questa domanda e abbiamo scoperto che il ministero della Salute di Livia Turco ha da poco promosso un’importante campagna per la lotta contro la sedentarietà intitolata «Stili di vita: movimento è salute» al fine di promuovere l’attività fisica dei bambini e degli adolescenti, così come degli adulti e delle persone anziane. A questo punto però ci sorgono due nuove domande a cui proprio non riusciamo a rispondere: ma perché mettere la lotta alla sedentarietà accanto ai grandi dilemmi morali nel Manifesto del Partito democratico? E soprattutto perché affrontare un tema importante come questo per la salute di tutti gli italiani «con cautela» e non piuttosto con grande decisione? Restiamo in attesa di risposte convincenti e soprattutto ci auguriamo che la versione definitiva del Manifesto dei saggi ci aiuti a dissipare delle questioni che, se non risolte in modo chiaro, rischiano, al di là dell’ironia di questo articolo, di mettere una seria ipoteca sul diritto di cittadinanza degli omosessuali e delle loro istanze politiche all’interno del nuovo partito.
(portavoce nazionali Gayleft, consulta lgbt Ds)