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Discussione: Segreto di Stato...

  1. #1
    memoria storica di PoL
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    Predefinito Segreto di Stato...

    cari amici
    il seguente articolo uscito su Libero domenica scorsa darà l'avvio, mi auguro, a una discussione che son certo non si esaurirà in breve...

    ... al solito... etc...




    ‘… mi ordinò di scrivere e dettò: quei due ragazzi non c’entano niente… nessuno vuole la verità su questi fatti… ci sono di mezzo i servizi…’



    ‘…io ho gia' chiesto scusa ad An, quando allora si chiamava ancora Msi, per aver detto alla camera in un impeto di antifascismo che la strage di Bologna era stata causata dai fascisti. Non comprendo perche' l'amministrazione di Bologna abbia voluto mantenere la targa che accusa i fascisti…’



    ‘… ha dato una risposta fiacca e formale al nostro appello. Non volle vedere né me né padre Bachelet…’


    Quel gesuita giurò: non c’entrano

    Suor Fabiola: ‘… ecco la lettera di padre Bachelet a Scalfaro. In confessione aveva saputo che…

    di Renato Farina

    La suorina è così diversa dalla retorica della piazza di Bologna. Lì ci sono alti personaggi e grandi gonfaloni. Lei ha una croce sul vestito dimesso. Vive nelle carceri. Sembra una bambina anche se ha sessant’anni.‘… adesso o mai – dice senza alcuna enfasi e con decisa umiltà – mi ha fatto incavolare, scusi la parola, il ministro Pisanu. Ha detto cose non veritiere. Francesca e Valerio sono innocenti, mi batto da anni per questo. Ho le prove di quanto affermo. Corro dalle autorità e dai giudici, mi ascoltano ma poi tutto si spegne. Perché?… mi aiuti…’. Suora, le dico, un motivo c’è, non si deve toccare la verità ‘ufficiale’ di Bologna. Ha visto in Tv le celebrazioni?… Quei due devono essere colpevoli per forza. E lei: ‘… me ne rendo conto. Io però non mi rassegno. In punto di morte padre Adolfo Bachelet mi assegnò un compito: finchè avrai un filo di voce e una goccia di sangue nelle vene ti batterai per sostenere l’innocenza di quei due ragazzi…’. Ha delle lettere in mano, dei brevi appunti e molta memoria. Così mentre a Bologna si proclamava come certezza assoluta la colpevolezza di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti per l’attentato del 2 agosto proprio a quell’ora suor Fabiola, un’orsolina della quale non diciamo la residenza e non mostriamo il volto, opponeva la propria ferma convinzione. Possibile che niente si muova?…
    Ecco la storia di suor Fabiola. Ha in mano una lettera preziosa. È datata maggio 1995. L’ha scritta padre Bachelet, gesuita, anche lui famigliare di una vittima del terrorismo, Vittorio, vice-presidente del Csm, presidente dell’Azione Cattolica, era suo fratello e venne assassinato dalle Brigate Rosse. La lettera è destinata a Oscar Luigi Scalfaro. Giura sull’innocenza dei due ragazzi. Dice: ‘… li conosco bene…’.C’è però una frase chiave: ‘… evidentemente non è questo il luogo per parlare di quelle confidenze personali [evidenziato nell’originale… - n.d.r.] e riservate di carattere spirituale che [detenuti] affidavano alla mia coscienza personale…’. Fa questo passo aggiunge ‘… perché si raggiunga il riconoscimento della verità e dell’innocenza…’. Suor Fabiola è arrabbiata ancora oggi con Scalfaro. ‘… ha dato una risposta fiacca e formale, non ha voluto vedere né me né padre Bachelet…’. La lettera di padre Bachelet ha una storia ancora più antica. Dice suor Fabiola che per anni e anni, nelle sue peregrinazioni da carcere in carcere, aveva ricevuto una confidenza nella prigione di Pescara. GianLuigi Marasco, commosso dalla testimonianza di quella suorina, le riferisce di sapere per certo che le dichiarazioni dei pentiti che incastravano Fioravanti e la Mambro erano state fabbricate. Sta scritto in una lettera che suor Fabiola mi porge: ‘… sono anni che penso a quei ragazzi colpiti da una simile infamia e a come dire la verità, parlo della verità della loro innocenza perché altra verità non conosco. Mi creda però non è facile, bisogna indovinare il momento giusto…’.
    Suor Fabiola và da padre Bachelet, suo direttore spirituale, e quello si emoziona vivamente. Le dice: ‘… è giunto il momento nel quale finalmente possiamo parlare…’. Il confessione, vincolato dal segreto, aveva appreso notizie su Bologna. Alcuni si accusavano davanti a Dio di aver incastrato con infamie quei due ragazzi, eccellenti capri espiatori. Bachelet doveva tacere. Ora questo squarcio. Senza far nomi anch’egli poteva agire. Povero padre Bachelet, si romperà la testa inutilmente. Letteralmente. I muri di gomma non fracassano il cranio ma fanno venire gli ictus. Dice la religiosa: ‘… prima che la Cassazione si riunisse per decidere feci leggere, su mandato preciso di padre Alfonso, questa stessa lettera al presidente di sezione. Quando venne diffusa la notizia della condanna di quei due ragazzi, colpevoli confessi di tante cose ma innocenti di quella strage, il padre stette male. Quella notte sopravvenne l’ictus che lo portò alla morte. Prima però mi impegnò affinchè lottassi…’.
    Suor Fabiola aveva già bussato alla porta del ministro della giustizia professor Giovanni Conso, il quale si recò poi in incognito dal padre e se ne uscì allargando le braccia : ‘… lo sappiamo tutti che sono innocenti, ma uscirne è complicatissimo…’ . Anche il successivo guardasigilli, Giovanni Flick, ricevette suor Fabiola. In precedenza era toccato a Pertini, quando ancora non erano venute fuori le testimonianze che scagionavano i due. Dice suor Fabiola : ‘… ero sua amica, assai assidua al Quirinale. Mi ordinò di scrivere. Presi un foglio con l’intestazione ‘Il Presidente’ ma lui mi pregò di usarne un altro, anonimo. Dettò: quei due ragazzi non c’entrano niente. Nessuno vuole la verità su quei fatti. Ci sono di mezzo i servizi [l’enfasi è aggiunta da me… - n.d.r.]…’.
    Ha altri documenti suor Fabiola. Certe frasi di Enrico Paghera , uomo di Azione Rivoluzionaria, 007 di un certo peso, morto in circostanze strane. A lei aveva fatto sapere, pochi giorni prima dei rispettivi attentati, che avrebbero colpito prima Falcone e poi Borsellino.
    È andata dal giudice Salvini di Milano che la spedì dal collega Giovagnoli di Bologna. Nel 1997 fu raggiunta da un maresciallo che raccolse le sue deposizioni. Si è messa a disposizione della commissione stragi. ‘… io non mi fermo, questo è il momento. Spero in Libero e in Cossiga…’.



    --------------

    [ Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  2. #2
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    Predefinito

    La fedina penale:

    28-02-1976: tentato omicidio.
    15-12-1976: tentato omicidio; violazione disposizioni sul controllo delle armi.
    23-12-1976: violazione della normativa su armi, munizioni, aggressivi chimici e congegni micidiali.
    30-12- 1976: ricettazione continuata.
    09-01-1977: tentato omicidio; violazione delle disposizioni sul controllo delle armi.
    08-02-1977: detenzione illegale di armi e munizioni; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    25-05-1977: detenzione illegale di armi e munizioni.
    30-12-1977: detenzione illegale di armi e munizioni; danneggiamento.
    31-12-1977: porto illegale di armi continuato.
    04-01-1978: porto illegale di armi continuato.
    28-02-1978: omicidio; tentato omicidio; violazione delle norme sul controllo delle armi; ricettazione
    05-03-1978: rapina; ricettazione; furto.
    06-03-1978: tentato omicidio; rapina; ricettazione.
    08-05-1978: abbandono di posto da parte di un militare di guardia.
    09-05-1978: furto militare continuato.
    30-06-1978: furto continuato.
    03-07-1978: rapina; porto illegale di armi.
    24-11-1978: rapina.
    26-12-1978: rapina; violenza privata; violazione di domicilio; detenzione illegale di armi e munizioni.
    09-01-1979: incendio; lesione personale continuata; detenzione illegale di armi e munizioni (Radio Città Futura)
    08-02-1979: rapina, detenzione illegale di armi e munizioni.
    15-03-1979: rapina; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi, detenzione illegale di armi e munizioni; ricettazione.
    marzo 1979: violazione delle norme sul controllo delle armi.
    16-06-1979: strage; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi (sezione PCI Esquilino).
    19-06-1979: ricettazione continuata.
    27-11-1979: rapina (Chase Manhattan Bank); detenzione illegale di armi e munizioni; ricettazione.
    05-12-1979: ricettazione continuata; violazione delle norme sulle armi, munizioni, aggressivi chimici e congegni micidiali.
    11-12-1979: rapina; ricettazione; detenzione illegale di armi e munizioni.
    17-12-1979: omicidio; detenzione illegale di armi e munizioni; detenzione abusiva di armi; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    1980: rapina, detenzione illegale di armi e munizioni.
    06-02-1980: attentato per finalità terroristiche o eversive; rapina; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi; porto illegale di armi; omicidio.
    28-02-1980: rapina; porto illegale di armi; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi; sostituzione di persona.
    07-03-1980: rapina; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    30-03-1980: rapina; detenzione illegale di armi e munizioni; porto illegale di armi; lesioni personali; ricettazione.
    aprile 1980: violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    28-05-1980: attentato per finalità terroristiche o di eversione; violazione delle norme sul controllo di armi, munizioni e esplosivi; rapina; porto illegale di armi; furto; tentata rapina; omicidio.
    23-06-1980: omicidio.
    10-07-1980: violazione della disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope; detenzione abusiva di armi.
    31-07-1980: contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione.
    02-08-1980: strage; omicidio; lesione personale; attentato a impianti di pubblica utilità; formazione di banda armata.
    05-08-1980: rapina; danneggiamento; porto illegale di armi; furto continuato; occultamento di atti veri; ricettazione; falsità materiale.
    settembre 1980: falsità materiale.
    09-09-1980: omicidio; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    22-09-1980: attentato per finalità terroristiche o di eversione; lesione personale; occultamento di atti veri; ricettazione; rapina; porto illegale di armi.
    20-09-1980: rapina; detenzione illegale di armi e munizioni.
    21-09-1980: rapina; detenzione illegale di armi e munizioni.
    23-09-1980: furto.
    19-10-1980: ricettazione.
    22-10-1980: ricettazione; violazione del controllo delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    29-10-1980: violenza privata continuata; falsità materiale.
    13-11-1980: rapina; resistenza a un pubblico ufficiale; ricettazione; porto illegale di armi; falsità materiale; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    26-11-1980: detenzione illegale di armi e munizioni.
    19-12-1980: rapina; violazione di domicilio; sequestro di persona; ricettazione, violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    05-02-1981: omicidio; furto; detenzione illegale di armi e munizioni; associazione per delinquere; falsità materiale; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    18-02-1983: tentata evasione; lesione personale continuata.
    09-05-1985: calunnia.


    Sei sono le sentenze che comminano l'ergastolo a Fioravanti:

    - sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Venezia del 17 gennaio 1985
    - sentenza della Corte d'assise d'Appello di Roma del 30 maggio 1985
    - sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Bologna del 6 febbraio 1986
    - sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Roma del 7 aprile 1988
    - sentenza del Tribunale di Bologna del 27 marzo 1990
    - sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Bologna del 16 maggio 1994

    Quindi:

    ergastolo per l'omicidio di Roberto Scialabba (28 febbraio 1978)
    ergastolo per l'omicidio di Antonio Leandri (17 dicembre 1979)
    ergastolo per l'omicidio di Maurizio Arnesano (6 febbraio 1980)
    ergastolo per l'omicidio di Franco Evangelista (28 maggio 1980)
    ergastolo per l'omicidio di Mario Amato (23 giugno 1980)
    ergastolo per la strage alla Stazione di Bologna (2 agosto 1980)
    ergastolo per l'omicidio di Francesco Mangiameli (9 settembre 1980)
    ergastolo per l'omicidio di Enea Codotto e Luigi Maronese (5 febbraio 1981)

    La mancata corrispondenza tra numero di ergastoli e numero di omicidi è dovuta all'applicazione del vincolo della continuazione.
    Fioravanti ha inoltre accumulato complessivamente 134 anni e 8 mesi di reclusione per reati quali: furto e rapina (una ventina in tutto), violazione di domicilio, sequestro di persona, detenzione illegale di armi, spaccio di stupefacenti, ricettazione, violenza privata, falso, associazione a delinquere, lesioni personali, tentata evasione, banda armata, danneggiamento, tentato omicidio (28 febbraio 1976, 15 dicembre 1976, 9 gennaio 1977, 28 febbraio 1978, 6 marzo 1978), incendio, sostituzione di persona, strage, calunnia, attentato per finalità terroristiche e di eversione.

    Morti attribuibili alla responsabilità di Fioravanti: 93
    Anni effettivamente scontati in carcere: 18

  3. #3
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    Predefinito

    In origine postato da pcosta
    La fedina penale:

    28-02-1976: tentato omicidio.
    15-12-1976: tentato omicidio; violazione disposizioni sul controllo delle armi.
    23-12-1976: violazione della normativa su armi, munizioni, aggressivi chimici e congegni micidiali.
    30-12- 1976: ricettazione continuata.
    09-01-1977: tentato omicidio; violazione delle disposizioni sul controllo delle armi.
    08-02-1977: detenzione illegale di armi e munizioni; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    25-05-1977: detenzione illegale di armi e munizioni.
    30-12-1977: detenzione illegale di armi e munizioni; danneggiamento.
    31-12-1977: porto illegale di armi continuato.
    04-01-1978: porto illegale di armi continuato.
    28-02-1978: omicidio; tentato omicidio; violazione delle norme sul controllo delle armi; ricettazione
    05-03-1978: rapina; ricettazione; furto.
    06-03-1978: tentato omicidio; rapina; ricettazione.
    08-05-1978: abbandono di posto da parte di un militare di guardia.
    09-05-1978: furto militare continuato.
    30-06-1978: furto continuato.
    03-07-1978: rapina; porto illegale di armi.
    24-11-1978: rapina.
    26-12-1978: rapina; violenza privata; violazione di domicilio; detenzione illegale di armi e munizioni.
    09-01-1979: incendio; lesione personale continuata; detenzione illegale di armi e munizioni (Radio Città Futura)
    08-02-1979: rapina, detenzione illegale di armi e munizioni.
    15-03-1979: rapina; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi, detenzione illegale di armi e munizioni; ricettazione.
    marzo 1979: violazione delle norme sul controllo delle armi.
    16-06-1979: strage; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi (sezione PCI Esquilino).
    19-06-1979: ricettazione continuata.
    27-11-1979: rapina (Chase Manhattan Bank); detenzione illegale di armi e munizioni; ricettazione.
    05-12-1979: ricettazione continuata; violazione delle norme sulle armi, munizioni, aggressivi chimici e congegni micidiali.
    11-12-1979: rapina; ricettazione; detenzione illegale di armi e munizioni.
    17-12-1979: omicidio; detenzione illegale di armi e munizioni; detenzione abusiva di armi; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    1980: rapina, detenzione illegale di armi e munizioni.
    06-02-1980: attentato per finalità terroristiche o eversive; rapina; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi; porto illegale di armi; omicidio.
    28-02-1980: rapina; porto illegale di armi; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi; sostituzione di persona.
    07-03-1980: rapina; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    30-03-1980: rapina; detenzione illegale di armi e munizioni; porto illegale di armi; lesioni personali; ricettazione.
    aprile 1980: violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    28-05-1980: attentato per finalità terroristiche o di eversione; violazione delle norme sul controllo di armi, munizioni e esplosivi; rapina; porto illegale di armi; furto; tentata rapina; omicidio.
    23-06-1980: omicidio.
    10-07-1980: violazione della disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope; detenzione abusiva di armi.
    31-07-1980: contraffazione delle impronte di una pubblica autenticazione.
    02-08-1980: strage; omicidio; lesione personale; attentato a impianti di pubblica utilità; formazione di banda armata.
    05-08-1980: rapina; danneggiamento; porto illegale di armi; furto continuato; occultamento di atti veri; ricettazione; falsità materiale.
    settembre 1980: falsità materiale.
    09-09-1980: omicidio; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    22-09-1980: attentato per finalità terroristiche o di eversione; lesione personale; occultamento di atti veri; ricettazione; rapina; porto illegale di armi.
    20-09-1980: rapina; detenzione illegale di armi e munizioni.
    21-09-1980: rapina; detenzione illegale di armi e munizioni.
    23-09-1980: furto.
    19-10-1980: ricettazione.
    22-10-1980: ricettazione; violazione del controllo delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    29-10-1980: violenza privata continuata; falsità materiale.
    13-11-1980: rapina; resistenza a un pubblico ufficiale; ricettazione; porto illegale di armi; falsità materiale; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    26-11-1980: detenzione illegale di armi e munizioni.
    19-12-1980: rapina; violazione di domicilio; sequestro di persona; ricettazione, violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    05-02-1981: omicidio; furto; detenzione illegale di armi e munizioni; associazione per delinquere; falsità materiale; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
    18-02-1983: tentata evasione; lesione personale continuata.
    09-05-1985: calunnia.

    E' anche per un passato come questo, che i due sono diventati due perfetti capri espiatori per la strage di Bologna.

    In verita' non ho mai capito per conto di chi poi l'avrebbero commessa, visto che una volta si e'detto che erano legati alla mafia, poi alla P2, poi ai servizi deviati.........

    Si e' sempre detto che il loro alibi per quella giornata e' stato del tutto smontato. Ma in realta' Digilio ha confermato di aver avuto un contatto con Cavallini quel giorno.Dunque almeno una parte di quanto Mambro e Fioravanti hanno detto era vera (cioe' l'essersi incontrati il 2 agosto 1980 a Padova con Cavallini che poi si reco' da Digilio). Dico che e' vera, perche' se Digilio ha mentito, bhe' allora ,considerando che e' uno dei perni (assieme a Siciliano) delle istruttorie di Salvini sui Processi per Piazza Fontana, allora si aprirebbero scenari abbastanza inquietanti

  4. #4
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    Andrà a finire che anche queste stragi sono state provocate dagli scioperi di Cofferati (e se lo doce Libero si può stare tranquili....)
    Cum Feris Ferus

    Chi striscia non inciampa. Cit.

  5. #5
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    Predefinito

    In origine postato da Pitone
    E' anche per un passato come questo, che i due sono diventati due perfetti capri espiatori per la strage di Bologna.

    In verita' non ho mai capito per conto di chi poi l'avrebbero commessa, visto che una volta si e'detto che erano legati alla mafia, poi alla P2, poi ai servizi deviati.........

    Si e' sempre detto che il loro alibi per quella giornata e' stato del tutto smontato. Ma in realta' Digilio ha confermato di aver avuto un contatto con Cavallini quel giorno.Dunque almeno una parte di quanto Mambro e Fioravanti hanno detto era vera (cioe' l'essersi incontrati il 2 agosto 1980 a Padova con Cavallini che poi si reco' da Digilio). Dico che e' vera, perche' se Digilio ha mentito, bhe' allora ,considerando che e' uno dei perni (assieme a Siciliano) delle istruttorie di Salvini sui Processi per Piazza Fontana, allora si aprirebbero scenari abbastanza inquietanti

    Credo che tu abbia sostanzialmente ragione.

    Shalom!!!

  6. #6
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    originally posted by Pitone:

    ... si e' sempre detto che il loro alibi per quella giornata e' stato del tutto smontato. Ma in realta' Digilio ha confermato di aver avuto un contatto con Cavallini quel giorno. Dunque almeno una parte di quanto Mambro e Fioravanti hanno detto era vera [cioe' l'essersi incontrati il 2 agosto 1980 a Padova con Cavallini che poi si reco' da Digilio]. Dico che e' vera, perche' se Digilio ha mentito, bhe' allora, considerando che e' uno dei perni [assieme a Siciliano] delle istruttorie di Salvini sui processi per Piazza Fontana, allora si aprirebbero scenari abbastanza inquietanti...

    La testimonianza di Carlo Digilio è solo l'ultima di una serie di riscontri che confermano che l'alibi di Fioravanti, della mambro e di Luigi Civardini. Di essa però come di altri riscontri non si vuole tenere conto per un semplice motivo che chiunque piò facilmente intuire: se non sono stati i Nar a mettere la bpomba alla stazione di Bologna allora deve essere stato qualcun altro... chi, e perchè?... allora sì che si aprirebbero 'scenari assai [non abbastanza...] preoccupanti...

    Ecco un articolo uscito su Libero due giorni fà...

    ... al solito... etc...


    Ignorato l’alibi che scagiona la Mambro e Fioravanti

    Nel ’97 Carlo Digilio raccontò al Gip milanese Salvini che il 2 agosto ‘80 la coppia non poteva essere a Bologna. La sua versione però venne ignorata

    di Dimitri Buffa

    Bologna – ‘… occorre riaprire il caso Mambro-Fioravanti…’. Le parole sono del segretario politico dei radicali italiani Daniele Capezzone. L’obiettivo è la revisione del processo. L’elemento nuovo acquisito è la testimonianza del pentito neofascista Carlo Digilio, cardine delle nuove indagini inchieste su piazza Fontana . Digilio infatti ha dichiarato in un interrogatorio del ’ 97 davanti al Gip milanese Guido Salvini di essere lui lo ‘zio Otto’ con il quale Fioravanti e la Mambro avevano appuntamento a Padova il 2 agosto ’80 insieme al terrorista nero Gilberto Cavallini. È così confermato l’alibi dei due terroristi di destra, i quali non potevano trovarsi a Bologna il giorno della strage.
    La figura attorno a cui tutta l’accusa ruota romane quella di Massimo Sparti, un coatto che picchiava la moglie e vivacchiava a metà tra la delinquenza vera e propria e l’estremismo di destra. Pregiudicato per furti di vario tipo ultimamente, insieme al suo compagno Fausto de Vecchi, si era specializzato in colpi con la lancia termica. Nei primi anni ’80 bazzicava l’ambiente dell’eversione nera facendosi amici i Cristiano Fioravanti [il fratello di Valerio che poi diventerà un ‘pentito’…] e Alessandro Alibrandi, il terrorista figlio di un giudice romano che rimarrà ucciso nell’81 in un conflitto a fuoco con la polizia. Valerio Fioravanti però lo considerava un coatto con il quale non voleva aver nulla a che fare. Poco logico quindi chiedesse proprio a lui documenti falsi per scappare dopo aver compiuto la strage. Anche perché Valerio e Francesca già erano latitanti con documenti contraffatti e se fosse stata vera la partecipazione alla strage avrebbero avuto semmai bisogno di connotati nuovi, non di cambiare un documento falso con un altro. Depongono contro la testimonianza di Sparti le parole della sua ex-moglie Maria Teresa Venanzi e della sua domestica Luciana Torchia. Entrambe in aula l’8 gennaio 1990 all’epoca del primo processo d’appello [al termine del quale la giuria popolare assolse Fioravanti e la Mambro… ] giurarono come testimoni che Massimo Sparti non aveva messo piede a Roma durante tutto il mese di agosto dell’80. Convincere Sparti ad accusare Fioravanti e la Mambro e il suo complice Fausto de Vecchi a confermare le accuse non è stato del resto difficile. Entrambi facevano dentro e fuori le patrie galere. Sparti ci mise del suo per colorire le accuse e sostenne che Valerio gli aveva raccontato che ‘per non dare nell’occhio’ quel 2agosto a Bologna si era vestito ‘alla tirolese’. Come se non bastasse alcuni Pm dell’inchiesta fecero con Fioravanti e la Mambro più o meno quello che la procura di Milano è stata accusata di aver fatto con la gestione del fascicolo 9520. Un verbale di pedinamento di Cristiano Fioravanti dimostra chiaramente che il 2 agosto ’80 Massimo Sparti non poteva essere a Roma. Quel giorno infatti quando alle 7 di sera Cristiano era stato appena scarcerato da Rebibbia la Digos lo pedinava. E poi in un rapporto del ’97 prodotto nel processo contro Luigi Ciavardini, il minorenne che sarebbe stato l’autore materiale della strage, la Digos certificò che Cristiano quel giorno 2 agosto ’80 prese un taxi, si recò prima a casa della madre o proseguì poi verso ignota destinazione. Su quest’ultima parte del pedinamento c’è però un giallo. La Digos affermò di aver desistito perché convinta di essere stata individuata dal pedinato. In realtà la corsa del taxi, che appare poco verosimile non essere stata ulteriormente seguita, finì in via Vestri 38, indirizzo di Massimo Sparti a Roma. Al processo d’appello del ’90 la domestica confermò la visita in taxi di Cristiano Fioravanti del 2 agosto ’80 a casa di Sparti, l’assenza dello stesso Sparti e l’avere lei stessa provveduto a dare qualche soldo al fratello di Giusva Fioravanti.



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    Predefinito ... ecco che a poco a poco la verità vien fuori dal ghiaccio...

    cari amici
    è ovvio che gli elementi che dimostrano l’innocenza di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro stanno divenendo ogni momento sempre più imponenti. Lo scopo però di questo thread è un altro, molto più impegnativo. Come il nostro amico Perry Mason ci ha insegnato il miglior modo di dimostrare l’innocenza di un imputato stà nel trovare il colpevole.
    In questa ottica proviamo ora a rivedere quello che alla suorina sua amica ha dettato quella buon anima di por*o schi**so di Sandro Pertini…


    ‘… mi ordinò di scrivere e dettò: quei due ragazzi non c’entano niente… nessuno vuole la verità su questi fatti… ci sono di mezzo i servizi…’

    … allora vediamo se abbiamo ben compreso. L’allora capo dello Stato, comandante supremo delle forze armate militari e civili, garante dei sacri principi della Costituzione, ammette che come se niente fosse che nella strage di Bologna ci sono di mezzo i servizi, ossia un organo dello Stato che dipende gerarchicamente da lui e il cui operato è soggetto senza eccezione alla sua approvazione… non male vero!…

    Esattamente come nel caso di Pinochet la lettura di Libero dell’altro ieri mi ha reso felice, in quanto la ‘verità’ [si fa per dire…] che da tre anni buoni sto scrivendo qui e altrove comincia a venire a galla… almeno in parte…

    … al solito… buona lettura!…



    Emergono i depistaggi degli affiliati alla loggia di Gelli all’interno de servizi segreti

    La P2 mentì su Fioravanti e la Mambro

    Da Ustica alla strage della stazione le manovre del Sismi per incolpare gli estremisti di destra

    di Dimitri Buffa

    Roma – E’ vero che la P2 entrò pesantemente per depistare, tramite affiliati del Sismi a cominciare dal generale Santovito che ne era direttore, le indagini sulla strage di Bologna. Lo fece per orientare le indagini contro gli ex-terroristi neofascisti Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Più che un ‘depistaggio’ fù un ‘impistaggio’ , una manovra concentrica per dirigere le indagini nell’ambiente dei giovani terroristi neofascisti dei Nar e di Terza Posizione e per tenerle molto lontane da un altro scenario assai più realistico: il terrorismo libico di Gheffafi. I depistaggi iniziarono già cinque settimane prima della strage di Bologna, esattamente la sera del 27 giugno 1980, allorchè un Dc9 dell’Itavia si inabissò nel mar al largo di Ustica. Passarono poche ore e su tutti i notiziari c’era la rivendicazione dei Nar: ‘… abbiamo messo una bomba a bordo del Dc9. Tra i cadaveri troverete quello di un nostro uomo, Marco Affatigato. Lo riconoscerete perché porta un Baume & Mercier in oro e acciaio al polso…’. La solita telefonata mitomane?… no, Marco Affatigato non era un terrorista, era un ‘pentito’ che viveva sotto la protezione del Sismi e dello Sdece francese. Affatigato aveva rivelato il nascondiglio in Francia di Mario Tuti. Egli portava effettivamente in quel periodo un orologio Baume & Mercier in oro e acciaio. Potevano però saperlo solo coloro incaricati di proteggerlo e infatti si appurerà in seguito che la telefonata della strana rivendicazione di Ustica era partita dagli uffici del Sismi diretti dal piduista Mannucci Benincasa. Subito dopo la strage di Bologna inzia immediatamente la caccia al fascista del Sismi. Anzi il disegno originario della ‘velina Sismi’ conteneva tutti i nomi dei neofascisti dei Nar e di Terza Posizione [tra i quali vi erano Fioravanti e la Mambro…]. Indicati come gli attentatori di Bologna, redatta e inviata il 14 ottobre 1980 dall’allora capo del Sismi Giuseppe Santovito [aderente alla loggia di Licio Gelli…] alla magistratura di Bologna era molto semplice. Si dovevano indicare alcuni nomi come esecutori della strage, e poi farli fuori prima che potessero discolparsi.La realtà era molto semplice. Nei primi summit subito dopo la strage la procura bolognese si era lamentata con i funzionari dei Servizi per ‘eccesso di formalismi burocratici’ che rallentava le indagini. I fascisti verranno sì arrestati ma se poi non si trovano le prove?… i Servizi arrivano e ci pensano loro. Musumeci e Belmonte [generale in primo, colonnello il secondo, sono stati condannati per l’episodio di depistaggio descritto più avanti… - n.d,r.] mettono nelle loro veline quegli stessi identici nomi che la procura bolognese aveva già indicato come ‘responsabili della strage’. Il 7 gennaio 1981 avviene il fattaccio. Quella sera un gruppo dell’Ucigos era appostato sotto la casa di PierLuigi Bragaglia a Roma. Quello di Bragaglia era uno dei nomi contenuti nella velina di due mesi prima. Gli uomini della polizia spararono senza intimare l’alt su di una [i]Renault 5[/u] azzurro metallizzato che stava parcheggiando e uccisero una donna [Laura Rendina] che era al volante. Un tragico errore di persone. L’auto infatti era dello steso tipo e colore di quella di Bragaglia.
    Quasi contemporaneamente a questo omicidio mirato e mancato, tra il 13 e il 14 gennaio 1981, il generale Musumeci e il colonnello Belmonte organizzarono il ritrovamento di una valigia contenente armi ed esplosivo sul treno Taranto-Milano facendo in modo che il ritrovamento avvenisse alla stazione di Bologna. La procura bolognese lavorerà su queste piste fino al 1984, quando dalla procura di Roma una indagine amministrativa sui fondi riservati del Sismi rivelerà che gli ‘informatori’ di Musumeci e Belmonte non esistevano e tutti i soldi se li erano intascati i due [!!… tipica furbizia da imbecilli italica!… - n.d.r.]. In seguito, per evitare lo scandalo, venne inventata la storia che quei depistaggi dovevano servire a coprire gli autori fascisti della strage.



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    Predefinito ... parla Marco Affatigato...

    Il giorno successivo al disastro di Ustica, sabato 28 giugno 1980, alle 14.15 perveniva alla redazione romana del Corriere della Sera una telefonata anonima. L’interlocutore chiedeva alla centralinista di trascrivere il seguente messaggio:

    ...qui i Nar. Informiamo che nell’aereo caduto sulla rotta Bologna-Palermo si trovava un nostro camerata, Marco Affatigato. Era sotto falso nome. Doveva compiere una missione a Palermo. Per riconoscerlo aveva al polso un Baume & Mercier. Interrompiamo la comunicazione, grazie...

    Questo sconcertante messaggio, divulgato poche ore dopo che il DC9 si era inabissato quando ancora non vi erano elementi idonei a stabilire nulla della causa dell'incidente, sarà dimostrato anni dopo essere stato inviato dal certro Sismi di Firenze. Il giorno successivo la madrdi affatigato smentirà il comunicato affermando che suo figlio se ne stà vivo e vegeto a Nizza...

    Per quale motivo si voleva far crederche i Nar avessero posto una bomba sul Dc9 allo scopo di assassinare il 'camerata traditore' Marco Affattigato e con lui passeggeri ed equipaggio?...

    Oggi lo stesso Marco Affatigato su Libero raccontaq la sua versione. Avviso subito i lettori che, anche se nella 'verità' di Affatigato non tutto è credibile, alcuni punti [quelli da me sottolineati...] portano diritti al 'cuore del problema'...

    ... al solito... etc...


    Così i servizi segreti volevano incastrarmi

    Affatigato spiega a Libero come il Sisde e il Sismi depistarono l’indagine

    di Marco Affatigato

    Chi scrive non è mai stato un ‘pentito’. Rivendica la propria fede ordinovista né ha mai vissuto sotto protezione di chicchessia. In Inghilterra, Belgio, Spagna, Francia e Italia ha vissuto e vive sotto il proprio nome, reperibilissimo per chiunque lo voglia [m.affatigato@tin.it]. L’implicazione del mio nome nell’azione di guerra non dichiarata di Ustica [abbattimento per errore del Dc9 nel tentativo di abbattere l’aereo che trasportava Gheddafi dall’allora Jugoslavia in Libia] fu un ‘errore tecnico’ del Sismi [nelle persone di Santovito, Musumeci, Belmonte e Mannucci Benincasa…]. È infatti giustizialmente appurato che la ‘telefonata’ al Corriere della Sera, seguita poi da una informativa Sismi, fu effettuata dal colonnello Mannucci Benincasa e che le informazioni sull’allora mio possesso di un orologio [Baume & Mercier furono trasmesse dal Sismi tramite l’agente civile Marcello Soffiati che allora mi frequentava in Francia.
    Che Sismi e Sisde stessero adoperandosi sin dall’inizio del 1980 per la preparazione del depistaggio delle indagini su di un ‘fatto grave’ che sarebbe dovuto accadere a Bologna è altrettanto appurato poiché il colonnello Federigo Mannucci Benincasa [Sismi, sede di Firenze] aveva avuto l’incarico dai superiori di ‘depistare’ con la ’ìnformativa Affatigato’ tale ‘fatto grave’ non appena si fosse consumato [ecco l’errore dell’informativa su Ustica…].
    È assolutamente falso che io abbia rivelato il rifugio di Mario Tuti. Subito dopo lo scoppio della bomba nella stazione di Bologna quel 2 agosto 1980 partì l’azione di depistaggio di Sismi e Sisde. Con un’informazione dell’allora procuratore della Repubblica di Bologna e l’ausilio di un identikit basato su di una mia ‘fotografia’ di quando avevo 18 anni, con i capelli lunghi e senza barba, mi si identificava a ‘clamor di giornali’ quale autore della strage, senza però emettere nei miei confronti alcun ordine di cattura poiché a mio avviso l’obiettivo era tutt’altro. Ovvero: informarmi di aver indirizzato di aver indirizzato le indagini verso di me [a furor di giornali anche radio-televisivi…] pensando che io fossi latitante dal luogo dove risiedevo, a Nizza, e grazie alla complicità di ‘pseudocamerati’ venissi fatto fisicamente sparire. Così il gioco si sarebbe chiuso con Marco Affatigato responsabile, latitante, introvabile o suicida. ‘Gioco’ che mandai in frantumi con la mia consegna alla magistratura d’oltralpe. Con la ricostruzione minuziosa dei miei spostamenti venne dimostrata la mia completa estraneità alla strage di Bologna. Successivamente le indagini hanno permesso di far luce sull’informativa dei servizi [Santovito, Musumeci, Belmonte, Mannucci Benincasa nonché Pazienza e Gelli…], arrivando alla loro condanna per ‘calunnia aggravata’ nei miei confronti.
    In ultimo il mio pensiero sulla strage di Bologna. L’attentato alla stazione non è stato compiuto da elementi di destra o dello ’spontaneismo armato’ di destra. Dell’attentato il Sismi e il Sisde erano potenzialmente al corrente altrimenti non si capisce la fase di preparazione al depistaggio. Fioravanti e la Mambro sono innocenti anche se hanno timore a dichiarare che quel giorno erano a Bologna. La magistratura non ha mia voluto seguire la pista che poerta a Ilich Sanchez Ramirez, alias Carlos, oggi detenuto in Francia per aver compiuto attentati simili a quello di Bologna e all’epoca non più combattente per la causa arabo-palestinese bensì ‘killer’ al soldo del miglior offerente. Che tutti i nomi degli agenti Sismi e Sisde o dei collaboratori di queste due strutture rersponsaqbili delle azioni di depistaggio delle stragi dal 1969 al 1980 ove le indagini sono state indirizzate verso ambienti della destra [estrema e non…] siano nomi di iscritti alla P2 è evidenziato nell’elenco sequestrato dalla magistratura e consegnato poi alla commissione d’indagine sulla P2.
    Tutto questo per amor di verità, nei miei confronti ma soprattutto nei confronti del popolo italiano a nome del quale sono state emesse sentenze che dovrebbero farlo rabbrividire.



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    Nobis ardua

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  9. #9
    Hanno assassinato Calipari
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    Quando non si vuol far sapere la verita', si parte con nar che frequentano il sismi... non una novita', evidentemente...

    La verita' la sanno ai radar militari che sapevano chi e come fosse in quei cieli. Fine della discussione.

  10. #10
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    Con la stessa faccia tosta con la quale ha ammesso le proprie reponsabilità per le bombe a bordo degli aerei precipitati a Lockerbie e nel deserto del Tenerè ieri il leader libico Gheddafi ha ritirato fuori una vecchia e ridicola storiella cui neppure i bambini credono. Secondo lui il Dc9 precipitato ad Ustica è stato abbattutto per errore dagli americani, convinti che sull'aereo stesse viaggiando, da Tripoli a Varsavia, lo stesso Gheddafi... Peccato solo che se così fosse non si riesce a capire come i piloti americani non si siano accorti che l'aereo viaggiava con rotta da nord verso sud e non da sud verso nord come avrebbe dovuto essere... e peccato anche non si riesca a capire che cavolo ci facesse un MiG 23 libico individuato dai radar mentre seguiva il Dc9 e precipitato misteriosamente mezz'ora dopo sulle montagne della Sila...

    Cari amici, personalmente sono assai fiducioso che la 'verità' su quanto è accaduto quella sera [27 giugno 1980] non tarderà troppo a venire in superficie...

    Da CNN Italia di oggi...



    Per Gheddafi gli Usa dietro alla tragedia di Ustica.
    Accordo Francia-Libia per i risarcimenti dell'Uta


    Ultimo aggiornamento 1 settembre 2003, 116 ora italiana [096 GMT]





    Parigi [CNN] - In un discorso di due ore e mezzo alla tv libica, il numero uno di Tripoli, Moammar Gheddafi, ha fornito domenica la sua interpretazione della tragedia di Ustica, spiegando che, a suo avviso, il Dc-9 fu abbattuto da un aereo militare americano convinto che a bordo ci fosse proprio Gheddafi.

    Il discorso del leader libico tuttavia è servito servito soprattutto ad annunciare il raggiungimento di un accordo per l'aumento dei risarcimenti dovuti ai familiari delle 170 vittime dell'incidente aereo dell'Uta, avvenuto nei cieli del Niger nel settembre del 1989. La notizia è stata poi confermata dalla Francia.
    La Libia non ha mai ammesso alcuna responsabilità ma nel '99 fu comunque costretta a pagare un risarcimento di 34 milioni di dollari alle famiglie delle vittime.
    L'intesa, di cui non sono ancora noti i dettagli, prevede risarcimenti simili a quelli che Tripoli si è accollata per la strage di Lockerbie e dovrebbe permettere di revocare le sanzioni imposte alla Libia dal'Onu. Finora Parigi si era opposta alla loro revoca perché reclamava risarcimenti in linea con quelli per Lockerbie. ‘È una questione di equità’, ha spiegato Villepin.
    Il leader libico, nel suo discorso, ha anche parlato dei rapporti con l'Italia, che ‘adesso sono ottimi’, anche se in passato ‘si è macchiata di colpe coloniali’. E infine ha ribadito la necessità di uno stato unico che comprenda israeliani e palestinesi.



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