cari amici
il seguente articolo uscito su Libero domenica scorsa darà l'avvio, mi auguro, a una discussione che son certo non si esaurirà in breve...
... al solito... etc...
‘… mi ordinò di scrivere e dettò: quei due ragazzi non c’entano niente… nessuno vuole la verità su questi fatti… ci sono di mezzo i servizi…’
‘…io ho gia' chiesto scusa ad An, quando allora si chiamava ancora Msi, per aver detto alla camera in un impeto di antifascismo che la strage di Bologna era stata causata dai fascisti. Non comprendo perche' l'amministrazione di Bologna abbia voluto mantenere la targa che accusa i fascisti…’
‘… ha dato una risposta fiacca e formale al nostro appello. Non volle vedere né me né padre Bachelet…’
Quel gesuita giurò: non c’entrano
Suor Fabiola: ‘… ecco la lettera di padre Bachelet a Scalfaro. In confessione aveva saputo che…
di Renato Farina
La suorina è così diversa dalla retorica della piazza di Bologna. Lì ci sono alti personaggi e grandi gonfaloni. Lei ha una croce sul vestito dimesso. Vive nelle carceri. Sembra una bambina anche se ha sessant’anni.‘… adesso o mai – dice senza alcuna enfasi e con decisa umiltà – mi ha fatto incavolare, scusi la parola, il ministro Pisanu. Ha detto cose non veritiere. Francesca e Valerio sono innocenti, mi batto da anni per questo. Ho le prove di quanto affermo. Corro dalle autorità e dai giudici, mi ascoltano ma poi tutto si spegne. Perché?… mi aiuti…’. Suora, le dico, un motivo c’è, non si deve toccare la verità ‘ufficiale’ di Bologna. Ha visto in Tv le celebrazioni?… Quei due devono essere colpevoli per forza. E lei: ‘… me ne rendo conto. Io però non mi rassegno. In punto di morte padre Adolfo Bachelet mi assegnò un compito: finchè avrai un filo di voce e una goccia di sangue nelle vene ti batterai per sostenere l’innocenza di quei due ragazzi…’. Ha delle lettere in mano, dei brevi appunti e molta memoria. Così mentre a Bologna si proclamava come certezza assoluta la colpevolezza di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti per l’attentato del 2 agosto proprio a quell’ora suor Fabiola, un’orsolina della quale non diciamo la residenza e non mostriamo il volto, opponeva la propria ferma convinzione. Possibile che niente si muova?…
Ecco la storia di suor Fabiola. Ha in mano una lettera preziosa. È datata maggio 1995. L’ha scritta padre Bachelet, gesuita, anche lui famigliare di una vittima del terrorismo, Vittorio, vice-presidente del Csm, presidente dell’Azione Cattolica, era suo fratello e venne assassinato dalle Brigate Rosse. La lettera è destinata a Oscar Luigi Scalfaro. Giura sull’innocenza dei due ragazzi. Dice: ‘… li conosco bene…’.C’è però una frase chiave: ‘… evidentemente non è questo il luogo per parlare di quelle confidenze personali [evidenziato nell’originale… - n.d.r.] e riservate di carattere spirituale che [detenuti] affidavano alla mia coscienza personale…’. Fa questo passo aggiunge ‘… perché si raggiunga il riconoscimento della verità e dell’innocenza…’. Suor Fabiola è arrabbiata ancora oggi con Scalfaro. ‘… ha dato una risposta fiacca e formale, non ha voluto vedere né me né padre Bachelet…’. La lettera di padre Bachelet ha una storia ancora più antica. Dice suor Fabiola che per anni e anni, nelle sue peregrinazioni da carcere in carcere, aveva ricevuto una confidenza nella prigione di Pescara. GianLuigi Marasco, commosso dalla testimonianza di quella suorina, le riferisce di sapere per certo che le dichiarazioni dei pentiti che incastravano Fioravanti e la Mambro erano state fabbricate. Sta scritto in una lettera che suor Fabiola mi porge: ‘… sono anni che penso a quei ragazzi colpiti da una simile infamia e a come dire la verità, parlo della verità della loro innocenza perché altra verità non conosco. Mi creda però non è facile, bisogna indovinare il momento giusto…’.
Suor Fabiola và da padre Bachelet, suo direttore spirituale, e quello si emoziona vivamente. Le dice: ‘… è giunto il momento nel quale finalmente possiamo parlare…’. Il confessione, vincolato dal segreto, aveva appreso notizie su Bologna. Alcuni si accusavano davanti a Dio di aver incastrato con infamie quei due ragazzi, eccellenti capri espiatori. Bachelet doveva tacere. Ora questo squarcio. Senza far nomi anch’egli poteva agire. Povero padre Bachelet, si romperà la testa inutilmente. Letteralmente. I muri di gomma non fracassano il cranio ma fanno venire gli ictus. Dice la religiosa: ‘… prima che la Cassazione si riunisse per decidere feci leggere, su mandato preciso di padre Alfonso, questa stessa lettera al presidente di sezione. Quando venne diffusa la notizia della condanna di quei due ragazzi, colpevoli confessi di tante cose ma innocenti di quella strage, il padre stette male. Quella notte sopravvenne l’ictus che lo portò alla morte. Prima però mi impegnò affinchè lottassi…’.
Suor Fabiola aveva già bussato alla porta del ministro della giustizia professor Giovanni Conso, il quale si recò poi in incognito dal padre e se ne uscì allargando le braccia : ‘… lo sappiamo tutti che sono innocenti, ma uscirne è complicatissimo…’ . Anche il successivo guardasigilli, Giovanni Flick, ricevette suor Fabiola. In precedenza era toccato a Pertini, quando ancora non erano venute fuori le testimonianze che scagionavano i due. Dice suor Fabiola : ‘… ero sua amica, assai assidua al Quirinale. Mi ordinò di scrivere. Presi un foglio con l’intestazione ‘Il Presidente’ ma lui mi pregò di usarne un altro, anonimo. Dettò: quei due ragazzi non c’entrano niente. Nessuno vuole la verità su quei fatti. Ci sono di mezzo i servizi [l’enfasi è aggiunta da me… - n.d.r.]…’.
Ha altri documenti suor Fabiola. Certe frasi di Enrico Paghera , uomo di Azione Rivoluzionaria, 007 di un certo peso, morto in circostanze strane. A lei aveva fatto sapere, pochi giorni prima dei rispettivi attentati, che avrebbero colpito prima Falcone e poi Borsellino.
È andata dal giudice Salvini di Milano che la spedì dal collega Giovagnoli di Bologna. Nel 1997 fu raggiunta da un maresciallo che raccolse le sue deposizioni. Si è messa a disposizione della commissione stragi. ‘… io non mi fermo, questo è il momento. Spero in Libero e in Cossiga…’.
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[ Nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato




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