Molto si parla di pensatori moderni “pagani”: Evola, Reghini ed altri.
Certo, costoro tali si professarono, e probabilmente lo erano: i loro scritti stanno lì a documentare il loro credo.
Ma molto spesso si dimenticano personaggi che con la loro potenza d'intelletto s’avvicinarono più di altri al mondo ellenico e al suo pensiero.
Studiosi che con il loro acume hanno superato le barriere del tempo, hanno colto il fuoco della Sapienza Antica, e, novelli Prometei, ce lo hanno porto a noi mortali.
Uno di questi era Giorgio Colli: era nato proprio oggi, novant’anni fa, il 16 gennaio 1917. È una data che ci lega: il perché non lo dico – invero ciò mi tocca ab imo corde.
Egli fu un vero übermensch: aveva un legame particolare con Nietzsche, di cui curò l’edizione italiana degli scritti insieme a Mazzino Montinari.
Del filosofo di Röcken Colli riuscì a far rivivere la dicotomia “Apollineo versus Dionisiaco”, dopo che una certa critica filologica, forse troppo attenta al crudo – ed inerte – dato documentale, aveva condannato l’interpretazione nietzschiana come fallace: sto parlando del Wilamowitz-Möllendorf, peraltro il principe dei filologi. Ma Nietzsche ebbe a dire che la filologia è figlia dell’unione della filosofia con un idiota: forse aveva ragione.
Di certo Giorgio Colli fece della filosofia greca antica un modus vivendi e non un mero ludibrium, un gioco intellettuale; sentì potente dentro di sé il richiamo di quella paganitas che era innalzamento dello spirito, calma dei sensi, forza d’intelletto: fu “antico” tra i “moderni”, “greco” fra i “barbari”.
Il suo libro più famoso fu "Filosofia dell'espressione", ma l’opera che doveva dispiegare la summa della sua conoscenza sulla filosofia greca antica doveva essere “La sapienza greca”, che si fermò al terzo volume perché così volle Atropo, la Parca terribile.
Il 6 gennaio del 1979 le porte dell’atra Dite si spalancarono per Giorgio Colli.
Di certo non l’Erebo egli ebbe in sorte, ma il Parnaso splendente, discorrendo sul Cirra con i propri amici di sempre: Orfeo, Museo, Epimenide, Ferecide, Talete, Anassimandro, Anassimene, Onomacrito.
Da lungi il sire Apollo veglia su tutti loro.
Martinet




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