Un libro che parla di una storia d'amore tra adolescenti, e qualcuno potrebbe pensare che sia roba alla Moccia.
Niente di più sbagliato: questo libro è reazionario, cattolico.


Un libro che parla di una storia d'amore tra adolescenti, e qualcuno potrebbe pensare che sia roba alla Moccia.
Niente di più sbagliato: questo libro è reazionario, cattolico.


vorrei seguire il tuo consiglio, ma il mio corpo si ribella a tale lettura...:sofico:




Non è neppure il mio genere, ci mancherebbe altro. Però sono quei libri che finiscono nelle mani delle ragazzine. E' meglio che finisca questo che quelli di Moccia: fidatevi e regalatelo.


cioè un libro se è reazionario è cattolico..?
io suggerirei "La nostra vocazione sociale" di Giorgio La Pira
Antifascista, cattolico-democratico, contrario al principio "destro" di "limite e conservazione" e sostenitore del principio di "non appagamento", dunque, di centrosinistra!


Libro consigliato anche da Il Timone nel numero di febbraio, nella sezione "Libri di casa nostra" a pagina 62.
Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)


“Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”


... la prima recensione che ho trovato in rete, mi ha incuriosito:
D’Avenia, Bianca come il latte, rossa come il sangue | massena28, libreria di viaggio a torino | recensioni
Non sempre succede, ma a volte quando finisci un libro – specie se lo finisci alle tre di notte, dopo duecento pagine filate – ti viene in mente una parola che riassume quel che pensi. A me è successo con questo libro è la parola è: pretesco.
Questo è un libro pretesco perché non si (e ci) risparmia mai una morale, perché è buonista, perché è sentenzioso. Ma bisogna precisare che ricorda un pretino di provincia, uno giovane e sensato, non un cardinale spocchioso: e questo in parte lo salva.
Storia di adolescenti, raccontata in prima persona dal sedicenne Leo, ha una trama imperniata su un solo evento, tanto importante da modificare un’intera rete di relazioni e consuetudini. Leo ama Beatrice, ha una grande amica (Silvia) e un miglior amico (Niko). E ha anche una famiglia poco meno che perfetta e un supplente di filosofia che tutti chiamano il Sognatore, giovane e brillante.
Ma il contesto in realtà è quasi neutro: ci sono pochi dialoghi tra Leo e il Sognatore, o col padre. Quasi tutta la storia è ambientata nella dimensione magica dell’adolescenza, dove gli adulti non entrano, con Leo che in pochi mesi cresce e cambia (e qui D’Avenia è bravo a far maturare di conseguenza anche il suo linguaggio), capisce e si perde.
Pare che Mondadori abbia deciso di puntare moltissimo su questo libro per il 2010. Ha scelto una bella copertina, organizzato presentazioni e interviste, allestito un lancio come si deve. E forse ha anche scelto di mantenere (o addirittura accentuare, chissà) quel moralismo spicciolo – quel quid di pretesco, appunto – che a mio giudizio rovina un po’ il libro.
“In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”


E' un libro interessante, pur non piacendomi il genere adolescenziale. Parla di amore però non di sesso, parla di sentimenti ma non di pruriti. E' per questo che lo definisco reazionario.
E' già quarto in classifica, e sale.
E poi l'autore è un mio amico..


altre due recensioni...
una positiva:
Un libro alla Moccia si può capire. I giovani, l'amore, il rapporto con gli amici e la famiglia e via dicendo. C'è una differenza però, e credo sia proprio questa la novità: qui l'amore non è andare a letto con facilità disarmante. Qui l'amore ha la A maiuscola, che vuole dire un amore ragionato, sentito, da mal di pancia, che ti prende come quello che prende il protagonista. Ci vogliono far credere che l'amore - oggi - sia solo sesso (parola tragica), e invece leggendo il libro ci accorgiamo che noi non siamo animali come il Grande Fratello cerca di mostrarci, ma persone capaci di provare sentimenti ben più profondi ed edificanti.
... e una negativa:
Un libro tremendo. Scritto da cani. Trabocca sentimentalismo e senza senso del ridicolo vive di metafore lancinanti per la loro stucchevole mediocrità. A differenza di Moccia, dominato da una proudérie mielosa e bigotta, senza nemmeno sfiorare l'ipotesi di amore come "eros". Agàpe ce n'è parecchia, ma, appunto, senza il minimo senso del desiderio e del mistero, categorie di cui pure l'autore si riempie la bocca. Ogni personaggio secondario è un trombone dai toni profetici che mal dissimula le tensioni trombonesche di uno scrittore pur giovane, ma che vuole spiegare la vita al mondo. Un libro in cui l'ansia di predicare uccide e annienta le pochei domande esistenziali del protagonista, domande, per altro, banalizzate e umiliate da un agghiacciante, continuo ammiccamento al gergo e al mondo dei "ggiovani-con-due-ggi". Un brutto libro se mai ce n'è stato uno.
Bianca come il latte, rossa come il sangue - Recensioni
“In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”