Quando ancora si vedevano le lucciole, avere debiti era cosa vergognosa, da non dormirci la notte. Ora le lucciole sono sparite, a gennaio ci son venti gradi e l’indebitamento è considerato un vanto, un segno di benessere. Tant’è vero che viene denominato “credito” o “finanziamento”.
Teniamo d’occhio i dati ufficiali riepilogati dall’ultimo Bollettino della Banca d’Italia. Le famiglie di Puffonia sono indebitate per centinaia di miliardi di euro, una cifra stellare, in costante aumento. Ci si indebita per la casa, per l’arredo del salotto, per l’auto, per le vacanze, per il telefonino, per mantenere l’amante, per il lifting, per l’ipod. Per arrivare a fine mese, per pagare gli interessi su un altro debito.
E siamo soltanto ai dati ufficiali. Ai quali va aggiunto lo strozzinaggio illegale che è, per molti, il passo successivo. Anche il numero di coloro che non riescono più a pagare è in costante crescita: ad oggi circa un settimo del totale.
Ho come il sospetto che questa sia la falla del sistema. Questo benessere da cartellone pubblicitario, fondato sull’induzione e l’indebitamento al consumo, è una nave dei folli. Già affondata, benché pochi lo dicano. Verrà il giorno in cui nessuno potrà più pagare le rate del prossimo mese. E ne vedremo delle belle. Inducono a pensare che quel giorno non sia poi molto lontano le indagini sulle condizioni economiche del popolo puffone. Almeno otto milioni di noi sono tecnicamente poveri, ci ripete l’Istat. Campano (si fa per dire) con non più di ottocento euro al mese. Una famiglia su due vive con meno di 1800 euro al mese. Milioni di altri non se la passano molto meglio, mentre i ricchi sono sempre più ricchi, avidi, disinvolti e ammirati. Ma noi all’Istat non crediamo. Meglio il Gossip e l’intrattenimento leggero, che almeno ci fanno sognare. Questa è la novità del mondo senza lucciole: ci si sente sulla via del benessere anche da poveri in canna, tartassati da cravattari in guanti bianchi. I padroni ci odiano, ha recentemente ricordato il poeta Edoardo Sanguineti. Molti poveri li amano, vorrebbero essere come loro: si sentono come loro. Questo spiega perché milioni di poveri cristi votano la ghenga del Buffone.![]()
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E allora attendiamo con serenità che il popolo che va in vacanza a rate sbatta la testa contro l’asfalto: qualcosa succederà, magari una di quelle belle e salutari crisi epocali che possono anche rivelarsi un antidoto all’inebetimento collettivo e alla noia individuale.
“Soltanto la fame ci può salvare”, ripeteva nei suoi ultimi giorni l’economista Paolo Sylos Labini.
http://www.centomovimenti.com/2007/gennaio/17_pr.htm




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