La Cassazione le dà torto, lei querela Mantovano che l’aveva criticata
Clementina Forleo, giudice per le
udienze preliminari a Milano, ha visto
bocciare su tutta la linea dalla Corte
di cassazione le sentenze con le quali,
interpretando in modo assai originale
il concetto di terrorismo, che non sarebbe
tale quando sostiene operazioni
di guerriglia, aveva mandato assolti
esponenti della rete del terrore. Se si
fosse limitata a eccepire sulla validità
giuridica delle prove raccolte dall’intelligence,
che naturalmente non possono
rispettare il diritto al contraddittorio
degli imputati, forse le sue tesi sarebbero
state considerate in un modo
diverso. Ha scelto, invece della via del
garantismo, magari spinto all’eccesso,
quella della definizione ideologica e
questo ha portato al fallimento le sue
tesi. Ora, invece di rammaricarsi perché
pericolosi delinquenti si sono sottratti
alla giustizia, ha deciso di proseguire
la sua battaglia in altre aule di tribunale.
Ha inviato un atto di citazione
al senatore Alfredo Mantovano, di Alleanza
nazionale, nel quale gli chiede i
danni per aver criticato la sua sentenza,
ormai cassata. Tra gli argomenti addotti
spicca la dichiarazione di aver
adottato, per la sua famigerata distinzione
tra terrorismo e guerriglia, le bozze
di un documento presentato ma mai
approvato all’Onu. Sarebbe come applicare
un disegno di legge mai discusso
dal Parlamento, considerare le proprie
opinioni personali come fonti del diritto,
ritenere che esprimere giudizi politici
spetti ai magistrati mentre è inibito
ai parlamentari. Così almeno pensa
Clementina Forleo, la cassata.
Cordiali Saluti




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