La Rai mente sapendo di mentire
Così Striscia si difende da Affari Tuoi
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E’ duro scontro tra Striscia la Notizia e Affari Tuoi dopo che Antonio Ricci, Ezio Greggio e Max Laudadio, sono stati indagati dalla procura di Roma, come atto dovuto, per l'ipotesi di reato di diffamazione. Le indagini fanno seguito alla querela del direttore di Rai Uno Fabrizio Del Noce e del conduttore di Affari tuoi Flavio Insinna, presentata in risposta a un servizio di Striscia la notizia, la quale avrebbe ripreso una denuncia di Codacons e Adusbef ponevano dei dubbi sulla regolarità delle vincite del programma di RaiUno. Immediata la replica di Striscia:
''La Rai mente sapendo di mentire, sostenendo che Affari Tuoi batte regolarmente la concorrenza, mentre è vero assolutamente il contrario, come è documentato quotidianamente dai dati Auditel. Questa tracotanza", sostiene in una nota l'ufficio stampa del tg satirico, "ha origine dal fatto che siamo di fronte a impuniti storici. Dopo la clamorosa denuncia di Striscia sul vincitore di Affari Tuoi fidanzato con la produttrice Rai del game-show, ovvero colei che era a conoscenza del contenuto dei pacchi, non è successo niente. Nel caso in questione", aggiunge Striscia, "il Tg satirico, da sempre in prima fila nel raccontare le stranezze tv, non ha fatto altro che verificare le segnalazioni giunte in redazione su una concorrente che si leggeva i numeri sulla mano. Striscia ha inoltre dato voce a un esposto di Codacons e Adusbef che metteva in dubbio la strana casualità dei pacchi con i montepremi più alti che rimanevano in gioco fino alla fine di Affari Tuoi. Ora", è la conclusione, "a dare i numeri è la Rai, che spende i soldi dell'aumento del canone per cause legali davvero ridicole''. In serata le associazioni Adusbef e Codacons hanno fatto sapere di essere pronte a mettere "a disposizione del programma di Antonio Ricci, non solo i propri avvocati per la difesa legale, ma anche la perizia tecnica svolta alla presenza di un notaio e dei giornalisti per verificare le leggi della probabilità in merito alle uscite dei premi elevati negli ultimi pacchi'' di Affari tuoi.
E' sempre di oggi la notizia che Antonio Ricci, Ezio Greggio e Enzo Iacchetti sono stati assolti perché il fatto non sussiste nel processo che ha visto sul banco degli imputati gli autori e i conduttori di Striscia La notizia e come parti offese Vanna Marchi e la figlia Stefania Nobile (condannate al pagamento delle spese processuali). La sentenza è stata emessa a Imola dal giudice Sandro Pecorella. Al centro della vicenda una trasmissione del tg satirico andata in onda il 28 ottobre 2003 nella quale si chiamava in causa un componente della Commissione tributaria regionale, Antonio Martino, che dal 15 novembre 2000 aveva ricoperto anche il ruolo di amministratore delegato della societa Asciè, facente capo alle due "teleimbonitrici". E siccome era pendente un ricorso tributario contro una verifica fiscale eseguita nel 1999 dalla Guardia di Finanza, che reclamava oltre un miliardo di presunte imposte evase, Striscia aveva sottolineato questa "anomalia" in un modo che, secondo Vanna Marchi e Stefania Nobile la faceva apparire come una "corruzione". Da qui la decisione di denunciare il tg satirico.
Ma le vittorie legali di Striscia non finiscono qui.Il Tribunale di Milano ha, infatti, emesso una sentenza a favore del Tg satirico per una causa di presunta diffamazione promossa dall'ingegner Testaguzza, riguardo un servizio relativo al mancato completamento di una superstrada in provincia di Reggio Calabria, commissionata dall'Anas, per la quale sarebbero stati stanziati 41 miliardi di lire. Nel corso del servizio era stato inquadrato il cartello dei lavori esposto nell'aerea, dove sorgeva il cantiere, nel quale era indicato il nome di Testaguzza quale direttore dei lavori stessi. L'igegnere aveva ritenuto tale accostamento lesivo della propria immagine e decoro professionale. La linea difensiva di Striscia, basata sull' esercizio del diritto di cronaca e critica, è stata premiata dal Tribunale di Milano, che ha rigettato le domande del Testaguzza, condannandolo alla rifusione delle spese legali quantificate in 6mila euro.
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