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  1. #1
    legio_taurinensis
    Ospite

    Thumbs up Base U$A a Vicenza: verso il NO

    Il governo Berlusconi aveva detto sì alla richiesta di allargare la struttura
    Nuova base americana a Vicenza Italia verso il no, gli Usa premono
    L'ambasciatore Spogli chiede un incontro: «Vogliamo presto una risposta» Il dossier sul tavolo di Prodi. La Farnesina: «Ma gli abitanti sono contrari»

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    ROMA — Sul tavolo di Romano Prodi c'è un fascicolo che scotta. Reca l'intestazione: «Base americana di Vicenza». Il documento era nelle mani del ministro della Difesa Arturo Parisi che l'altro giorno lo ha trasmesso al presidente del Consiglio perché la materia è troppo spinosa e suscettibile di influire sui rapporti internazionali. Se ne occupi quindi il premier, decida il capo del governo se deve essere accolta o no la richiesta degli Stati Uniti di ampliare la base militare dell'aeroporto di Vicenza.
    A Washington aspettano una risposta in tempi brevissimi. Avevano chiesto un sì o un no entro il 15, e cioè entro domani.

    Sembrano disposti a pazientare anche qualche giorno in più (adesso si parla del 19), visto che l'ambasciatore americano Ronald Spogli ha chiesto di incontrare il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri per un chiarimento definitivo. Il colloquio avverrà mercoledì. Il diplomatico americano spera di poter capire in quell'occasione cosa intende fare il governo italiano, per poi riferire a Washington. «Ma io — dice Forcieri — potrò solo spiegare che se ne occupa personalmente Prodi».

    La questione va comunque risolta in questi giorni. Prodi deve compiere una scelta non facile. Se dice sì, dovrà fare i conti coi gruppi di estrema sinistra, fieramente ostili all'idea di offrire nuovi privilegi agli americani.
    Dire no, equivale a uno sgarbo verso un Paese amico. Significa anche dichiarare chiusa la fase della concessione di basi militari a truppe straniere sul territorio italiano. Cosa che i partiti più radicali reclamano a gran voce.

    Tutti i segnali concordano in questo momento nel far ritenere che alla fine il governo opterà per il gran rifiuto. Spiacenti, ma la risposta è no. «Temo proprio che sia così — dice il diessino Forcieri —, temo che si vada verso il no». Se davvero finirà così, la giustificazione è già pronta: verrà spiegato agli americani che la gente non vuole, che a Vicenza si agita una forte opposizione all'iniziativa.

    Lo stesso ministro degli Esteri Massimo D'Alema, che nei giorni scorsi si era adoperato nel tentativo di ammorbidire le resistenze di Rifondazione e Pdci, ora mette in risalto gli umori della gente e i problemi locali con cui fare i conti.

    «Non è una questione politica di governo — sostiene infatti D'Alema —. È una questione che riguarda la popolazione locale. Il professor Ilvo Diamanti mi ha detto di aver fatto un sondaggio secondo il quale oltre il 70 per cento degli abitanti risulta contrario. So che la Difesa ha proposto un'altra area, un'area militare».

    Gli americani ci contavano. Antonio Martino, ministro della Difesa nel governo Berlusconi, aveva dato il consenso. Il Comune di Vicenza era favorevole. Gli Stati Uniti avevano capito che potevano andare avanti e così hanno proceduto con sopralluoghi e studi di fattibilità per una spesa di 10 milioni di dollari. Il piano prevede l'ampliamento della base che gli americani già occupano attorno all'aeroporto allo scopo di creare una sede in grado di accogliere la 173a brigata aviotrasportata, 1.800 militari che oggi si trovano sparpagliati un po' in Germania e un po' in Italia.
    Gli Stati Uniti si accollerebbero anche la spesa per la costruzione della rete viaria circostante, di una circonvallazione e di una barriera per non arrecare disturbo al traffico aereo civile.

    L'intera operazione verrebbe a costare 500 milioni di dollari, di cui 300 messi a bilancio nel 2007. La commissione Difesa del Senato americano comincia a discuterne domani proprio per approvare lo stanziamento dei fondi. Ecco perché Washington aspettava una risposta entro il 15. «Il nuovo governo — osserva il sottosegretario Forcieri — poteva rispettare gli impegni presi da Berlusconi oppure dire no subito. Ora tutto è più complicato».

    Preoccupati dall'assenza di segnali provenienti dal governo italiano, gli esponenti dell'amministrazione americana martellano da tempo con richieste di chiarimenti l'ambasciata italiana a Washington. Ci avevate promesso, dicono. E dall'ambasciata partono verso Palazzo Chigi rapporti che danno conto del nervosismo e della crescente irritazione degli americani.

    In uno di questi messaggi spediti al governo italiano è detto chiaro che gli Stati Uniti rifiutano una soluzione diversa. Il ministero della Difesa si era detto disponibile a concedere una base alternativa in Italia, nella zona di Udine. Al Pentagono hanno respinto l'offerta perché questo aprirebbe una fase di nuove trattative, discussioni per l'esproprio dei terreni, e allungherebbe di molto i tempi. Invece le forze armate statunitensi vogliono chiudere subito.

    Allora, se l'ampliamento della base non è possibile, preferirebbero abbandonare del tutto Vicenza e concentrare l'intera brigata in Germania o addirittura in Bulgaria. In questo caso rimarrebbero senza lavoro i 700 civili italiani occupati nella base.
    Marco Nese
    14 gennaio 2007

    corriere.it


    -------------------

    Padroni a casa nostra !!!!!!!

  2. #2
    vento
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    speriamo che nn si faccia

  3. #3
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    Chissà se i "cittadini comuni"sono a conoscenza della presenza di oltre cento basi americane sul nostro territorio nazionale e di diverse centinaia di basi NATO in Europa?YANKEE GO HOME!!!

  4. #4
    legio_taurinensis
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    Credo che ne siano al corrente, ma che come miliardi di altre cose , non abbiano la precedenza rispetto al calcio alla domenica, al grande fratello, a maria de filippi e a beautiful...

  5. #5
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    Tempo fa, durante il falso smantellamento dell base americana alla maddalena, il messaggero quotidiano pubblicò una mappa con tutte le 113 basi nato sul territorio italiano, le persone che conosco rimasero sconvolte, nonostante avessi detto loro tante volte in precedenza della presenza di basi militari straniere, non riuscivano a rendersi conto della gravità della situazione quando ero io a indicargliela.

  6. #6
    legio_taurinensis
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    Beh, ti stupisci ?
    E' ovvio che fino a che non si scontrano con l'evidenza, ignorano le questioni.
    Il fatto che è opporsi ad una nuova base va bene, ma tutte le altre ? dovrebbero levarsi dai coglioni del tutto, dato che oggi la NATO non serve a niente, visto che le guerre sono unilaterali o al massimo bilaterali (U$A - I$rahell) e in Europa nemici non ce ne sono più

  7. #7
    Utopia oltre il peccato!
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    Quello che preoccupa è il totale silenzio sulla sovranità calpestata da parte della politica tutta ma tutto questo dura da sei decenni, non è una novità e la stessa classe politica Europea da qualcuno dipende è chiaro, non sembra ci sia possibilità di liberarsene...

  8. #8
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    Molte adesioni per la manifestazione contro il Dal Molin agli Usa. Una non è gradita

    «Vengo anch’io». «No tu no»

    Raniero (Cub): «Qui i fascisti non sono ammessi»

    Cioni (As): «Pazienza, andremo per la nostra strada»



    di Marino Smiderle



    Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale, ma sabato 2 dicembre migliaia di vicentini (e non solo vicentini) disobbediranno a Enzo Jannacci e sfileranno contro gli americani. Del resto, mica si chiamano disobbedienti per niente. «Vengo anch’io», dice Alex Cioni, segretario provinciale di Azione Sociale e vicino all’Alessandra Mussolini, un nome una garanzia. «No tu no», gli risponde Germano Raniero, dei Cub, uno degli organizzatori dell’Assemblea permanente dei cittadini di Vicenza.

    Perché se è vero che l’Assemblea permanente è un organismo slegato dai lacci e laccioli che imprigionano i partiti tradizionali, è anche vero che in questa rivoluzionaria riscoperta della democrazia diretta sopravvive il bastione invalicabile dell’Arco Costituzionale. «Da noi i fascisti non sono ammessi», taglia corto Raniero col tono che non ammette repliche. E come lui la pensano anche tutti coloro che, in questi mesi di protesta e mobilitazione, hanno lavorato sodo, spendendo tempo e soldi per organizzare una manifestazione che avrà rilievo europeo e che ha indotto il sindaco, imitando la guerra preventiva di Bush, di mettere le mani avanti e invocare la discesa in campo di una task force a protezione dei monumenti del centro.

    «Tutto sbagliato - risponde con garbata polemica Raniero -. Per prima cosa noi non siamo contro gli americani: a giudicare da come sono andate le ultime elezioni negli Stati Uniti, mi pare che le nostre idee contro la guerra e le armi si stiano diffondendo rapidamente. In secondo luogo, vorrei far presente che i Disobbedienti in questa manifestazione vicentina non c’entrano niente. L’iniziativa è dell’Assemblea permanente di Vicenza e, lo dico assumendomi tutte le responsabilità, posso garantire che non ci sarà alcuna violenza, così come non ce n’è stata durante l’ultimo Consiglio comunale. Sarà una manifestazione rumorosa, come quando abbiamo portato le pignatte in piazza dei Signori; composita, perché parteciperanno diverse componenti della società e della politica; ma composta, perché tutto filerà liscio. Tutto chiaro?».

    Chiarissimo. Ma il messaggio non piace tanto a Cioni, che pure, fin dall’inizio, ha condiviso, pur essendo dall’altra parte della barricata politica, la battaglia contro il Dal Molin allo zio Sam. «Io non ne faccio una questione di opposte appartenenze - dice il segretario di Azione sociale - perché su un problema che ritengo cruciale come quello del dal Molin pensavo fosse giusto unire tutte le forze. Lo pensavo e lo penso ancora, ma da quella parte abbiamo sempre trovato porte sbarrate. Pazienza, noi andremo avanti per la nostra strada. Anche se, quanto all’opposizione agli americani, mi sento di dire che la destra italiana può vantare un diritto di primogenitura: i loro nonni stavano dalla parte degli americani, qualche decennio fa, i nostri sono sempre stati contro».

    La battutaccia potrebbe indurre qualche manifestante del comitato del no a rivedere la propria posizione, ma la sconfitta di Bush ha invece dato all’Assemblea permanente di Vicenza ancora più forza, vigore. E poco importa se qualcuno ricorda loro che la sinistra ora è al governo e, con un provvedimento ad hoc stimolato dalla base, potrebbe evitare a migliaia di manifestanti di prendere freddo ai primi di dicembre. «La logica dei partiti - risponde Raniero - resta fuori dall’Assemblea permanente. Abbiamo imparato che la delega che diamo ai nostri rappresentanti spesso viene usata male, se non tradita. Il nostro modello è la mobilitazione che c’è stata in val di Susa, a proposito della Tav: sono i cittadini che non vogliono altre basi americane a Vicenza. E se non saranno i politici a far rispettare questa volontà popolare, ci penseranno i cittadini stessi a farlo».

    Come detto, non ci saranno solo vicentini in piazza. «La prossima settimana - rivela Raniero - saremo in Toscana, Emilia, Lombardia e Trentino per illustrare ad altri comitati la nostra iniziativa. Nel frattempo sono già arrivate adesioni da vari partiti o sezioni locali, come Rifondazione, i Comunisti italiani, i Verdi, alcuni settori della Cgil».

    Nello stesso tempo altri, come la maggior parte dei componenti dell’Ulivo, hanno preso le distanze, imitando la strategia preventiva del sindaco. «Non ci importa - obietta Raniero -. Chi vuole può aderire, punto».

    E i Disobbedienti? «E dagli - s’incavola -. Possono venire, sicuramente verranno e sono i benvenuti. Ma siamo noi a dettare le regole. E le regole non prevedono violenze. Quanto alle paura del sindaco e di altri per i monumenti, vorrei tranquillizzarli, a cominciare dal percorso scelto per la manifestazione».

    Non si passa per il centro, non si tocca piazza dei Signori. Del resto, anche volendo, ai manifestanti il cuore della città sarebbe stato loro... espiantato. «Solo che siamo noi a non chiederlo - anticipa Raniero - perché vogliamo farci una lunga passeggiata che parte dalla caserma Ederle, in viale della Pace, e finisce dietro all’aeroporto Dal Molin, passando per corso Padova e sfiorando la piazza solo nel passaggio a contrà Porti».

    A dar manforte ai comitati vicentini, mobilitati per l’occasione, ci saranno i comitati che hanno già esperienza in materia di basi americane come quelli di Ghedi, Sigonella, Aviano e la Maddalena. Parteciperanno anche i gruppi di Roma e Firenze di U.S. Citizens for peace and justice, oltre a delegazioni attese da Spagna, Austria, Germania e Slovenia. «Ma è presto per fare l’elenco - aggiunge Raniero - di qui al 2 dicembre pioveranno su Vicenza diverse richieste di adesione. Saremo in tanti, di questo si può star certi».

    Ci sarebbe anche l’adesione di Azione Sociale che però viene respinta con sdegno. «Con noi sfilano anche persone che hanno votato a destra - afferma senza nascondere un senso di stupore Raniero - ma non sono certo fascisti. Qui i fascisti non sono ammessi».

    No tu no, insomma. Si potrebbe poi sperare tutti in un mondo migliore, cantava Jannacci. Mondo migliore che, secondo l’Assemblea permanente di Vicenza, si costruisce tenendo lontani i rinforzi americani dal Dal Molin. E la maggioranza consiliare di centrodestra che ha votato a favore? E il governo che seguita a fare il pesce in barile? Il 2 dicembre staranno alla finestra per vedere l’effetto che fa.

    Il Giornale di Vicenza 11.11.06


    La Mussolini e la base Usa
    «Bush ha perso e ora diciamo no al Dal Molin»
    È severo il commento dell’esponente di As: «Risultato prevedibile, frutto dell’arroganza e della protervia di un’amministrazione cieca»



    «L’esito delle elezioni di Midterm negli Usa ci restituiscono la sconfitta della politica del presidente Bush. Una sconfitta prevedibile perché frutto della arroganza e della protervia di una amministrazione cieca e sorda di fronte alla voce del popolo americano». Lo afferma Alessandra Mussolini, europarlamentare di Alternativa Sociale.

    «Un popolo che, davanti ad una crescita economica positiva ed ad un tasso di disoccupazione controllato, ha misurato la politica di Bush sul piano della politica estera e degli scandali che hanno caratterizzato il percorso di molti esponenti repubblicani nel biennio trascorso. Non è bastata - aggiunge la Mussolini - la spinta delle lobby petrolifere e dei fondamentalisti cristiani a tenere in piedi una politica fallimentare e soprattutto non accettata dal popolo americano».

    «Da questa vicenda l’Europa e l’Italia debbono trarre alcuni segnali - osserva Mussolini - Anzitutto il Vecchio continente non può né deve continuare ad essere privo di una propria politica comune. Lo sforzo dei Paesi dell’Ue è di costruire per sé strumenti autonomi di gestione della politica, che prescindano dai legami con le amministrazioni Usa».

    «L’Italia, conseguentemente - conclude la parlamentare europea di As - deve ricacciare indietro ogni forma di sudditanza e di servilismo verso gli Usa partendo da fatti concreti, come vietare l’ampliamento della base militare di Vicenza. Così come i governi, qualunque sia il loro colore, debbono sfuggire dal piacere ad ogni costo agli Usa e accogliere la loro politica estera come qualcosa della quale non discutere, partendo anche qui da fatti concreti, come la aperta condanna della politica israeliana che sta portando sangue e morte tra i civili come nella strage di Beit Hanouin».

    Il Giornale di Vicenza 10.11.06


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    intervento al parlamento europeo...

    IN MERITO ALLA QUESTIONE DELL'ALLARGAMENTO DELLA BASE USA A VICENZA, DI SEGUITO PUBBLICHIAMO LA DICHIARAZIONE SCRITTA PRESENTATA A STRASBURGO DALL'EUROPARLAMENTARE DI ALTERNATIVA SOCIALE E SEGRETARIO NAZINALE DI AZIONE SOCIALE, ON. ALESSANDRA MUSSOLINI

    DICHIAZIONE SCRITTA

    Presentata a norma dell'art. 116 del regolamento da Alessandra Mussolini

    Sulle installazioni militari USA a Vicenza (Italia)

    Il Parlamento europeo,



    - visto l'articolo 116 del suo regolamento, considerato che:


    - nella città italiana di Vicenza è in atto un progetto per trasformare questo luogo nella più importante base d'assalto dell'esercito americano verso il Medio Oriente;

    - il progetto prevede che nel cuore della città di Vicenza venga costruita un'intera nuova base entro l'area dell'aeroporto Dal Molin, a soli 1.300 metri da piazza dei Signori e dalla Basilica palladiana, con una prima tranche entro il 2007, a pieno regime entro il 2010. L'investimento Usa è pari a 306 milioni di dollari per la sola prima fase da chiudere entro il 2007: la tabella sta nella relazione del generale James L. Jones, comandante delle forze armate Usa in Europa alla Commissione Forze armate del Senato americano del 7 marzo scorso, dove si dettagliano anche 26 milioni per il Centro fitness, 52 per il mini-ospedale, 31 per la scuola elementare americana alla Caserma Ederle. Il complesso dovrebbe operare a pieno regime nel 2010, con una spesa finale sul miliardo di dollari.

    - si tratta di una operazione che prevede la completa riconversione della strategia e della dislocazione delle forze armate americane in Europa. Vicenza già ora ospita, oltre ai 6 mila militari della Caserma Ederle, un quartiere blindato e vietato detto Villaggio della pace, vari magazzini in zona industriale, più due siti in provincia a Tormeno e Longare, incluso il Pluto dove per vent'anni sono stati stoccati missili a testata nucleare;

    - nella prevista riorganizzazione, acquisendo il Dal Molin, attualmente aeroporto militare italiano in via di dismissione e insieme civile senza voli, Vicenza diverrebbe la più potente base americana in Europa. Qui verrebbe costruita la nuova 173a Brigata aerotrasportata, che triplica la forza e gli organici di quella ora divisa tra qui e le basi tedesche di Bamberga e Schweinfurt, rafforzata come organico (è previsto l'arrivo di altri 1.800 militari) e come dotazioni: 55 tank M1 Abrams, 85 veicoli corazzati da combattimento, 14 mortai pesanti semoventi, 40 jeep humvee con sistemi elettronici da ricognizione, due nuclei di aerei spia telecomandati Predator, una sezione di intelligence con ogni diavoleria elettronica, due batterie di artiglieria con obici semoventi i micidiali lanciarazzi multipli a lungo raggio Mrls;

    - Il citato generale Jones, davanti al Senato americano già nel marzo 2005 affermò che "la 173a Brigata aerotrasportata sarà ampliata in Brigade Combat Team", cioè una sorta di maglio mobile con la potenza di fuoco di una divisione;

    - tale iniziativa sta sconcertando non solo la cittadinanza vicentina, poichè il tutto sta per essere realizzato senza il minimo coinvolgimento della popolazione, la quale, tenuta all’oscuro per tre anni, è ancora a tutt’oggi ignara sui dettagli dell’operazione, ma dell’intero popolo italiano, costretto ad assistere a questa iniziativa imposta dal Governo americano e di fronte alla quale il Governo italiano non sembra in grado di far valere le ragioni italiane ed europee;


    * esorta la Commissione a intraprendere ogni iniziativa verso i Governi degli Stati Uniti d’America e dell’Italia per bloccare e revocare la realizzazione del progetto;


    * incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione con l'indicazione dei nomi dei firmatari, al Presidente dell’Italia ed ai membri del Consiglio dei Ministri, al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri.


    On. Alessandra Mussolini

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  10. #10
    Utopia oltre il peccato!
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    > chissà quale padrone gli ha dato quest' ordine...

 

 
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