Comunque Putin e' di gran lunga piu' intelligente del duo Clinton-Bush.


Comunque Putin e' di gran lunga piu' intelligente del duo Clinton-Bush.


La solita propaganda ideologica.Prima di tutto i pellirossa vittime del genocidio non sono migliaia, bensi' milioni e quindi quell'immenso territorio e' stato ottenuto con una notevole violenza.
Gli Indiani presenti nel continenete all'inizio dell' '800 erano secondo
autorevoli stime 5-8 milioni. Lo sterminio è in realta una sorta di falso storico
nel senso che la maggior parte dei morti non fu uccisa dai fucili
degli yankee, ma dalle malattie e dal vizio (leggi alcool).
Del resto se uno rilegge bene la storia si accorge che NON CI FURONO
BATTAGLIE CAMPALI a parte lo scontro sostenuta dal generale Custer.
In altre parole ci furono operazioni condotte dall'esercito USA
per isolare alcune tribu ostili, ne quali maturarono purtroppo episodi di violenza
ingiustificata che provocarono alcune migliaia di morti. Poi naturalmente
Hollywood c'ha ricamato sopra con un sacco di film inverosimili!!
Parliamo di alcune migliaia di morti su 5-8 milioni di persone.
Aldila di queste situazioni, non mi sembra comunque paragonabile con i massacri di Stalin, Hitler, per non parlare del colonialismo europeo in
ASIA E Africa


Non credo che contare i morti (penso sia impossibile contare i native americans), aiuti a stabilire gerarchie morali. Piuttosto è utile vedere in futuro cosa possono offrire le parti.
Bush non credo che possa offrire altro che nuove guerre, mentre Putin potrebbe offrire per il momento un' autorevole mediazione e, quando avrà risolto il problema della dipendenza dell' economia russa dall' energia fossile, magari un polo alternativo.


Come parla uno statista
Intervista fatta a Putin nella conferenza a Monaco di Baviera.
La natura di questa conferenza mi consente di evitare l'eccesso di buona educazione e il bisogno di parlare in termini diplomatici, piacevoli ma vuoti.
Mi consente di dire ciò che penso realmente dei problemi della sicurezza internazionale.
E se i miei commenti appariranno indebitamente polemici, chiedo ai colleghi di non arrabbiarsi con me. Dopotutto, questa è solo una conferenza.
[…] Il carattere universale e indivisibile della sicurezza è espresso dal principio che «la sicurezza per uno è la sicurezza per tutti».
Come disse Franklin D. Roosevelt nei primi giorni della seconda guerra mondiale, «Quando la pace è violata da qualche parte, è in pericolo la pace di tutti i Paesi».
Queste parole restano essenziali anche oggi. […].
Che cos'è un mondo unipolare?
Per quanto si possa edulcorare il concetto, in ultima analisi significa che c'è un solo centro di autorità, un solo centro di forza, un solo centro di decisione.
E' un mondo dove esiste un solo padrone, un solo sovrano.
E alla fin fine questo è pernicioso non solo per tutti quelli che sono soggetti al sistema, ma anche per il sovrano stesso, perché lo distrugge dal di dentro.
E questo sistema non ha nulla a che fare con la democrazia.
Perché come sapete, la democrazia è il governo della maggioranza alla luce degli interessi e delle opinioni della minoranza.
La Russia, ossia noi, riceve continue lezioni di democrazia.
Ma per qualche motivo, chi ci dà le lezioni non vuole imparare lui stesso.
Io ritengo che il modello unipolare non è solo inaccettabile ma anche impossibile nel mondo d'oggi.
E ciò non solo perché le risorse politiche, militari ed economiche non basterebbero per instaurarlo. Ancor più importante, è che il sistema stesso è fallace, perché non ha alla base alcun fondamento morale nella civiltà d'oggi.
[…] Azioni unilaterali e spesso illegittime non risolvono alcun problema.
Anzi hanno causato tragedie umane e creato nuovi centri di tensione.
Giudicate voi stessi: guerre e conflitti regionali e locali non sono diminuiti.
E non muore meno gente in questi conflitti, anzi muoiono più di prima.
Molto, molto di più.
Oggi vediamo un quasi incontrollato iper-uso della forza - la forza militare - nelle relazioni internazionali, e questa affonda il mondo in un abisso di conflitti permanenti.
Di conseguenza, non abbiamo energia sufficiente per trovare una soluzione complessiva a questi problemi.
Diventa impossibile anche trovare soluzioni politiche.
Assistiamo ad un sempre più grande disprezzo per i principi elementari del diritto internazionale. […]
Un solo Stato, gli Stati Uniti, ha scavalcato i suoi confini nazionali in ogni modo.
Lo si vede dai sistemi economici, politici, culturali ed educativi che impone alle altre nazioni.
Ebbene: a chi piace questo? Chi è a suo agio con questo?
Nelle relazioni internazionali vediamo sempre più la voglia di risolvere ogni questione attraverso ciò che si chiama la «opportunità e interesse», secondo il clima attuale.
Ciò è ovviamente molto pericoloso.
Ne consegue che nessuno si sente sicuro.
Sottolineo: nessuno, perché nessuno sente che il diritto internazionale è più un muro di pietra capace di proteggerlo.
Ovviamente, questa politica stimola una corsa agli armamenti.
Il dominio della forza incita diversi Paesi a dotarsi di armi di distruzione di massa.
Siamo giunti al punto decisivo in cui dobbiamo seriamente pensare all'architettura della sicurezza globale.
E dobbiamo procedere cercando un ragionevole bilanciamento tra gli interessi di tutti i partecipanti al dialogo internazionale.
Specie dal momento che il panorama internazionale è variato e in così rapido cambiamento.
Il prodotto interno lordo combinato di Cina ed India è già superiore a quello degli Stati Uniti.
E il prodotto interno congiunto dei Paesi del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) supera il PIL dell'Unione Europea.
E questa tendenza crescerà in futuro […].
Ne consegue che il ruolo della diplomazia multilaterale sta notevolmente crescendo.
L'esigenza di principi di apertura, trasparenza e prevedibilità è incontestabile, e l'uso della forza deve diventare una misura assolutamente eccezionale, come la pena di morte nel sistema giudiziario di certi Stati.
[…]
Sono convinto che il solo meccanismo che possa decidere sull'uso della forza militare come ultima ratio è la Carta delle Nazioni Unite.
A questo proposito, o io non ho capito bene quello che ha appena detto il ministro italiano della Difesa, oppure ha detto una cosa inesatta.
Io ho capito che secondo lui l'uso della forza è legittimo quando la decisione è presa dalla NATO, dalla UE o dall'ONU.
Se pensa così, allora abbiamo punti di vista diversi.
L'uso della forza deve essere considerato legittimo solo se la decisione è sanzionata dall'ONU. […]
E' necessario essere sicuri che il diritto internazionale abbia carattere universale sia nella concezione delle norme, sia nella loro applicazione.
Senza dimenticare che le azioni politiche democratiche necessariamente risultano dalla discussione e da un laborioso processo decisionale.
Il pericolo di destabilizzazione delle relazioni internazionali ha naturalmente provocato la stagnazione del tema del disarmo. […]
In accordo con gli Stati Uniti noi abbiamo accettato di ridurre la nostra capacità nucleare e missilistico - strategica a 1700 - 2000 testate entro il dicembre 2012.
La Russia intende adempiere strettamente all'impegno che ha assunto.
Noi speriamo che i nostri partner si trattengano dal mettere da parte un duecento bombe atomiche per i giorni difficili. […] Non le nascondano sotto il tappeto.
[…].
Oggi molti altri Paesi dispongono di questi missili, fra cui la repubblica popolare di Corea, l'India, l'Iran, il Pakistan ed Israele.
Altri Paesi ci stanno lavorando… e solo gli Stati Uniti e la Russia si sono impegnati a non creare tali sistemi d'arma.
E' ovvio che in questa situazione noi dobbiamo assicurare la nostra sicurezza.
E' diventato impossibile sanzionare la comparsa di nuove armi d'alta tecnologia destabilizzanti.
Mi riferisco a misure per prevenire una nuova zona di confronto, nello spazio esterno.
Le guerre stellari non sono una fantasia, ma una realtà.
Nel 1980 i nostri partner americani sono stati già in grado di intercettare un loro satellite.
Dal punto di vista russo, la militarizzazione dello spazio rischia di avere conseguenze imprevedibili, e provocare nulla di meno che una nuova era nucleare.
Io ho il piacere di dirvi oggi che abbiamo preparato un progetto di accordo per la prevenzione del dispiegamento di armi nello spazio.
Diventerà ufficiale, lavoriamoci insieme.
I piani per espandere la difesa anti-missile all'Europa non possono che disturbarci; chi ha bisogno di una cosa che sarà l'innesco di una inevitabile corsa agli armamenti?
Dubito molto che siano gli europei.
Un missile con portata di 5 - 8 mila chilometri capace di minacciare realmente l'Europa non esiste in nessuno dei Paesi che chiamiamo «problematici». […].
E qui in Germania non posso fare a meno di citare la condizione pietosa del Trattato sulle forze convenzionali in Europa.
Il Trattato è stato firmato nel 1999.
Esso teneva conto della nuova realtà geopolitica, ossia l'eliminazione del blocco di Varsavia.
Sette anni sono passati, e solo quattro Stati - fra cui la Russia - hanno ratificato il documento.
Paesi della NATO hanno dichiarato apertamente che non ratificheranno il trattato, finchè la Russia non rimuoverà le sue basi militari da Georgia e Moldavia.
Il nostro esercito sta lasciando la Georgia, ed anche prima del tempo stabilito.
In Moldavia restano 1.500 militari che conducono operazioni di mantenimento della pace e sorvegliano i depositi di munizioni rimasti dai tempi sovietici.
Ne parliamo regolarmente con il signor Solana ed egli conosce la nostra posizione.
Ma che succede intanto? Nello stesso momento, avanza la cosiddetta «linea flessibile del fronte» con basi americane di cinquemila uomini ciascuna.
Risulta che la NATO stia piazzando le forze del suo fronte ai nostri confini, e noi continuiamo strettamente ad aderire agli obblighi del trattato e non reagiamo a queste azioni.
Mi pare ovvio che l'espansione della NATO non ha rapporto alcuno con la modernizzazione dell'Alleanza o con la sicurezza europea.
Al contrario: rappresenta una grave provocazione che riduce il livello della fiducia reciproca.
Abbiamo il diritto di chiedere: contro chi è diretta questa provocazione?
Cosa è successo delle assicurazioni date dai nostri partner occidentali dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia?
Nessuno le ricorda nemmeno.
Io mi prendo la libertà di ricordarvi che cosa fu detto.
Con le parole del discorso del segretario generale della NATO, Woerner a Bruxelles, il 17 maggio 1990: «Il fatto che siamo pronti a non piazzare una forza armata NATO fuori dal territorio della Germania dà all'Unione Sovietica una ferma garanzia di sicurezza».
Dove sono queste garanzie?
Non dobbiamo dimenticare che la caduta del Muro di Berlino fu possibile grazie ad una scelta storica: quella fatta dalla nostra gente, il popolo della Russia.
Una scelta per la democrazia, la libertà, l'apertura, e la sincera partnership con tutti i membri della grande famiglia europea.
Ed ora, cercano di imporci altre linee di divisione ed altri muri […].
Ed è possibile che occorrano di nuovo anni e decenni, e numerose generazioni di politici, per smantellare questi nuovi muri.
Noi siamo inequivocabilmente a favore della non-proliferazione.
Gli attuali princìpi legali internazionali consentono di sviluppare tecnologie nucleari per scopi pacifici. E diversi Paesi con buone ragioni vogliono crearsi la propria tecnologia nucleare per la propria indipendenza energetica.
Ma comprendiamo che queste tecnologie possono essere trasformate rapidamente in armi nucleari.
Questo crea tensioni internazionali.
Il programma nucleare iraniano ne è un chiaro esempio. […]
Ma ci sono più Paesi che non l'Iran ad essere sul «limite».
Lo sappiamo tutti.
Siamo condannati a combattere costantemente contro la minaccia di proliferazione.
L'anno corso la Russia ha proposto l'iniziativa di stabilire centri internazionali per l'arricchimento dell'uranio.
Siamo aperti alla possibilità che simili centri vengano creati non solo in Russia, ma anche in altri Paesi dove è legittimo usare energia nucleare civile […] sotto la diretta supervisione della IAEA.
Ritengo che USA e Russia abbiano oggettivamente lo stesso interesse a rafforzare il regime di non proliferazione.
E sono proprio i nostri due Paesi, con le superiori capacità nucleari e missilistiche, che devono agire come guide per sviluppare nuove e più strette misure.
La Russia è pronta.
In generale, dobbiamo parlare di come stabilire un intero sistema di incentivi politici ed economici per cui non sia nell'interesse degli Stati di crearsi le loro proprie capacità di arricchimento del combustibile nucleare, pur mantenendo essi la opportunità di sviluppare la propria energia nucleare.
La signora Merkel ne ha parlato in breve.
La Russia intende creare principi uniformi di mercato e condizioni trasparenti per tutti.
E' ovvio che i prezzi energetici devono essere determinati dal mercato e non dalla speculazione politica, o da ricatti e pressioni economici.
Noi siamo aperti alla cooperazione.
Fino al 26 % dell'estrazione petrolifera in Russia - e vi prego di notare la cifra - fino al 26 % è fatto da capitale straniero.
Trovatemi un altro esempio in cui l'economia russa partecipa nella stessa percentuale in interessi economici cruciali nei Paesi occidentali.
Non c'è questo esempio.
Voglio ricordare anche la proporzione degli investimenti esteri in Russia e degli investimenti russi all'estero: la proporzione è di 15 ad uno.
E questo è un ovvio esempio dell'apertura e della stabilità dell'economia russa.
La sicurezza economica è un settore in cui dobbiamo attenerci a principii uniformi.
[…] Inoltre, come sapete, il processo di ammissione della Russia al World Trade Organization (WTO) ha raggiunto gli stadi finali.
Voglio sottolineare che durante lunghi e difficili negoziati abbiamo sentito parlare molto di libertà di parola, libertà di commercio e uguali possibilità; ma, per qualche motivo, solo in rapporto al mercato russo.
C'è un altro tema che incide direttamente sulla sicurezza globale […]: la lotta alla povertà.
Ma cosa accade di fatto in questo settore?
Da una parte, sono stanziate risorse e si fanno programmi per sostenere i Paesi più poveri del mondo, a volte con notevoli risorse finanziarie.
Ma per essere onesti, queste sono collegate allo sviluppo delle imprese del paese donatore [….].
Una mano distribuisce aiuto di carità e l'altra mano non solo mantiene l'arretratezza economica, ma ne ricava anche profitti.
La tensione sociale che cresce nei paesi depressi finisce inevitabilmente per far crescere l'estremismo, alimenta il terrorismo e i conflitti locali. E quando ciò accade nel Medio Oriente dove cresce il sentimento di essere trattato in modo sleale dal mondo nel suo complesso. Allora ecco il rischio di una destabilizzazione globale.
E non è possibile tralasciare le attività dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE)….cosa accade adesso?
C'è gente che cerca di trasformare l'OSCE in un volgare strumento di promozione degli interessi di un solo paese o di un gruppo di paesi. E questo compito è svolto dall'apparato burocratico dell'OSCE che assolutamente non è collegato con gli stati fondatori. Le procedure decisionali e il coinvolgimenti delle cosiddette Organizzazioni non-governative sono fatte su misura per questo.
Queste organizzazioni, formalmente indipendenti, sono finanziate con certi scopi e quindi controllate.
Secondo i documenti di fondazione, l'OSCE assiste i paesi membri nell'osservare i diritti umani. E' un compito importante, che noi appoggiamo. Ma ciò non significa interferire negli affari interni di altri paesi, e secialmente non significa imporre un regime che determini come questi stati debbano vivere e svilupparsi.
E' chiaro che questa interferenza non promuove per niente lo sviluppo di stati democratici. Al contrario, li rende dipendenti e di conseguenza, instabili politicamente ed economicamente.
[…] vogliamo agire con partner responsabili e indipendenti che […] mirino alla prosperità non solo di certuni selezionati, ma di tutti.
di Vladimir Putin
Monaco, 11 febbraio 2007


Il prodotto interno lordo combinato di Cina ed India è già superiore a quello degli Stati Uniti.![]()
![]()
Ma che droga usi!!!
Il Pil cinese è pari a poco piu di 2000 miliardi di dollari,
quello indiano si aggira intorno a 1500 miliardi!!
Se fosse superiore come dici tu la cina sarebbe il primo
IMPORTATORE del mondo di merci!!
Cina e India producono piu di quello che consumano!!!
STUDIATI I NUMERI E LASCIA STARE I SOGNI DI GLORIA!!!


Tanto per cominciare moderiamo i termini. Primo visto che non sai leggere non sono io che lo asserisco, ma lo fa Putin nella sua intervista. Secondo in fatto di droghe gli States non sono secondi a nessuno. Terzo Cina ed India insieme sono oltre 1/3 della popolazione mondiale e quindi la cifra e' verosimile. Visto che vieni a dire che i pellirossi sterminati sono stati migliaia, mentre il loro numero e' di gran lunga superiore, devo dedurre che la matematica, cosi' come la cultura non sono il tuo forte, come per gli ameri cani del resto, che hanno quasi 50 milioni di analfabeti.


Ma guarda le cazzate che spari! L'aspettativa di vita dei russi chi te l'ha detto dick ''cazzo'' cheney forse? Se poi hai visto (cosa che non credo) il servizio dell'altro giorno sulla Rai, avrai ben notato che quello che dici è un altra delle tue solite cazzate visto che ai primi posti per quanto riguarda le preferenze delle russe ci sono cinesi e iraniani e agli ultimi voi tripponi ameriCANI e noi italiani, sei un esaltato.




USA-RUSSIA: PROVE DI GUERRA FREDDA?
Venerdì, 23 Febbraio 2007 - 00:05 -
di Carlo Benedetti
Il Cremlino dà il via ai media e subito comincia una campagna tesa ad evidenziare la particolarità della situazione internazionale. Putin va all’attacco ed è solo un inizio. Le “Izvestija” – autorevole quotidiano supergovernativo – tira la volata con titoli che riportano la storia indietro di moltissimi anni: “Gli americani stanno militarizzando il cosmo”, “La Russia è pronta a rimettere in funzione i missili proibiti”. Un altro giornale di Mosca, il popolarissimo “Argumenty i fakty”, annuncia: “Passo passo si va alla guerra fredda”. Deciso e duro il titolo della “Pravda” comunista: “La macchina militare della Nato si avvicina alle nostre frontiere”. E a tutta questa valanga di titoli - che allarmano e preoccupano l’opinione pubblica – fanno eco i commenti dei più autorevoli esponenti della società russa, civile e militare.
Prende la parola il Comandante in capo delle Forze aeree russe - generale d'armata Vladimir Mihajlov – che subito dichiara: “Non abbiamo paura, ma lanciamo l’allarme di fronte all’allargamento della Nato nell'Europa dell'est…”. E agli americani dice: “Spendete pure i vostri soldi in tutte le armi che volete installare, noi non ve lo possiamo proibire. Ma sappiate che già disponiamo di contromisure in grado di rendere inoffensivo qualsiasi potenziale attacco… anche se sarà sviluppato con una forza di 25-30 missili lanciati contemporaneamente, nei nostri confronti". Altra risposta agli americani è quella di Vladimir Shamanov consigliere del ministro della Difesa russo: “Le dichiarazioni dell'amministrazione degli Stati Uniti a proposito dell'installazione di sistemi missilistici nell'Europa orientale – dice - rappresentano senza ombra di dubbio un tentativo di esercitare una pressione di carattere politico-psicologica-militare nei confronti del governo russo".
Alle sue parole si aggiungono i dati tecnico-militari forniti dagli organi della Difesa. La Russia, si precisa, può mettere immediatamente in uso il suo arsenale. "Innanzitutto – rende noto Shamanov - i missili "Topol-M" e "Bulava", per i quali non esistono contromisure o sistemi analoghi. Disponiamo di sistemi missilistici impenetrabili, per proseguire con i complessi missilistici MBR della nuova generazione, dei quali in Occidente nessuno ha mai sentito parlare… E ci possiamo anche riferire ai lanciarazzi aerei dotati di armamenti sia nucleari ad altissima precisione, nonché ai nuovi sistemi missilistici Iskander".
La prova di forza è chiara. "E non va dimenticato – è sempre l’esponente della Difesa russa a parlare - che disponiamo di navicelle orbitali di ricognizione, le quali, in interazione col sistema globale di navigazione satellitare Glonass, sono in grado con la precisione più assoluta di trasmettere i dati relativi agli obiettivi da colpire". Prove di guerra, a parole? Discorsi favoriti da un certo zoccolo duro? Sicuramente è così. Perché Shamanov, per mettere qualche fiore sui cannoni, dice che nonostante tutto: “Non bisogna mostrare i muscoli, ma consentire alle diplomazie di poter discutere in maniera pacata e non emotiva la questione rappresentata dalla paventata installazione da parte degli Stati Uniti di sistemi missilistici nell'Europa orientale, al fine di trovare una soluzione che soddisfi tutti".
Intanto il ministro della Difesa Serghiej Ivanov ribadisce che l’Armata della Russia è sempre pronta a difendere il Paese. E mentre si dispiega questa offensiva “militare” Putin si impegna ad estendere la sua rete diplomatica in un’area sino ad oggi distante dal Cremlino.
Parte per un viaggio in Medio Oriente con tappe in Arabia Saudita, nel Qatar e in Giordania. Ed è la prima volta che un capo di stato russo visita questi paesi, da sempre considerati fedeli alleati dell'Occidente, ma Mosca – con questa azione di Putin - mostra di considerarli ormai essenziali per sviluppare nuovi rapporti economici, politici e anche militari con l’intero mondo arabo. Tutto avviene nel quadro di una regolare risposta diplomatica dal momento che il re Abdallah II di Giordania si è recato ben sei volte in Russia negli ultimi tempi e lo stesso ha fatto anche l'emiro del Qatar. Ora la missione di Putin è considerata come un tentativo di riaffermare il peso di Mosca in Medio Oriente, sicuramente perso con la dissoluzione dell'Urss.
Ma c’è anche un altro aspetto che non va sottovalutato. Ed è il fatto che il Cremlino vuol far comprendere sempre più agli americani che l’era del loro dominio incontrastato – seguito al crollo dell’Urss – volge al tramonto. E la tesi retorica che viene avanti negli ambienti politici di Mosca è questa: “Si è sempre detto che la Russia è l’erede dell’Urss. E’ ora di dimostrarlo con l’avvio di una politica che riporti il Paese al ruolo che aveva un tempo”.
Fonte: www.altrenotizie.org


UNA NUOVA “CORTINA” CON L’EST CHE ATTACCA LA RUSSIA
Martedì, 27 Febbraio 2007 - 130 -
di Carlo Benedetti
Tutto, a parole, era in nome dell’amicizia. Il “campo socialista” era un terreno comune per azioni coordinate nei campi più diversi. Il Patto di Varsavia era la struttura portante di una collaborazione militare che tendeva alla unificazione degli eserciti. Il Comecon era una sorta di “mercato comune socialista” che controllava e regolava, con i diktat che giungevano dalla sede di Mosca, i rapporti economici. Il Comintern aveva lasciato spazio ad una sorta di internazionale dei partiti dei paesi socialisti. E la capitale russa, in questa rete di rapporti d’amicizia, aveva assunto un ruolo guida rivelando, anche con le forme esteriori, il carattere di una forza sopranazionale. Tanto che nella metropoli sovietica tutto stava a dimostrare che si era realizzata una unità globale.
C’erano istituti di cultura per ogni paese socialista, biblioteche che allineavano i libri nelle lingue dell’area del Patto di Varsavia, strade che portavano i nomi delle capitali dell’Est, monumenti dedicati ai personaggi più significativi della storia dei paesi “amici”; alberghi e ristoranti dedicati a “Budapest”, “Bucarest”, “Varsavia”, “Sofia”, “Berlino”; slogan che inneggiavano all’unità del campo socialista e programmi televisivi dedicati alla “collaborazione tra i paesi dell’Est”. Poi, con il crollo dell’Urss, tutto si è attenuato. La ristrutturazione ha preso il sopravvento. Ed ora – dopo l’implosione dell’Unione e le conseguenti lotte e polemiche degli ex paesi dell’Urss - comincia una nuova tappa. Ed è quella dell’attacco dell’Est alla Russia. Scendono in campo quelli che erano un tempo i grandi “amici”, i “bastioni del socialismo reale”. E tutti si impegnano in una lotta contro il Cremlino post-sovietico, in chiave filo-americana.
E’ la rivolta generale dell’Est che si sviluppa con il pieno appoggio della Cia, del Pentagono, della Casa Bianca, della Nato e delle grandi multinazionali dell’occidente. Il “mondo libero” del capitalismo prende la sua rivincita e costruisce nuove barricate che vanno però a creare una nuova cortina di ferro. Torna lo spettro di quel Winston Churchill che nel discorso di Fulton annunciò al mondo che “Da Stettino nel Baltico e Trieste nell’Adriatico, una cortina di ferro è scesa sul continente”. Erano altri tempi, è vero, ma ora è l’Est che ricostruisce una sua cortina. E la Russia resta dall’altra parte. Si rievocano, così, circostanze tutt’altro che dimenticate. Ed ecco che il fronte antirusso si apre con la Polonia dei due gemelli Kaczynski – il presidente Lech e il primo ministro Jaroslaw – che avvia le polemiche contro la Russia di Putin sulle questioni dei rapporti economici. E aiuta anche i ceceni che si battono per la loro indipendenza aiutandoli ad aprire loro sedi di rappresentanza a Varsavia e in altre località polacche. E c’è dell’altro: il ministro della Difesa polacco, Aleksandr Schilgo', licenzia dal suo esercito tutti gli ufficiali che a loro tempo avevano ottenuto un'istruzione militare in Unione Sovietica. (E qui va ricordato anche che l'antirussismo dei polacchi è cosa nota, così come quello degli ucraini delle regioni dell’ovest, Lvov, ad esempio).
E sempre all’Est si scopre che la Repubblica Ceca - diretta dal presidente Vaclav Klaus - manda a dire a Mosca (con un articolo-manifesto del quotidiano "Neviditelny") che: "Considerati gli stretti rapporti con l'Occidente, soprattutto con gli Stati Uniti, non dobbiamo temere nulla, anche se verso di noi saranno puntati tutti i missili russi possibili. L'imperialismo russo è estremamente vigliacco nonostante tutta la sua aggressività ed è allo stesso tempo prevedibile proprio grazie alla sua vigliaccheria".
Prende le distanze da Mosca anche l’Ungheria del primo ministro Ferenc Gyurcsany. La propaganda antirussa è di casa a Budapest e le sviolinate filoamericane sono il motivo conduttore della politica magiara. E c’è poi la Bulgaria del presidente Georgi Parvanov che si impegna nella svendita degli archivi della sua intelligence per sottolineare che la vecchia politica di Sofia era dominata dai sovietici del Kgb. Si allinea alla campagna antirussa anche la Romania del centrodestra diretta dal presidente Traian Baseascu. Qui le polemiche sono dure e riguardano i rapporti economici così come si erano andati formando nel periodo dell’Urss.
La questione dell’attacco a Mosca trova poi un momento di “coesione” che riguarda tutti i paesi dell’Est. Perché nelle varie capitali si registra un comune denominatore politico-diplomatico. Dominano qui le questioni militari e dell’allargamento della Nato. C’è una visione unitaria per quanto riguarda l’assenso all'installazione dei sistemi missilistici americani nell'Europa orientale. Praga e Varsavia hanno accettato che Washington, installi sui propri territori radar e missili vari. E l’Europa accetta il tutto in silenzio.
Ma la ventata antirussa raggiunge anche quei territori che un tempo erano parte integrante dell’Unione Sovietica. In prima linea, qui, si trovano l’Estonia e la Georgia. Gli estoni parlano di “occupazione sovietica” dimenticando che l’Armata Rossa liberò il Baltico dal nazifascismo. E si fanno forti – in queste loro dure polemiche – dello scudo della Nato. Intanto i media di Tallin battono sul tasto della minaccia russa e di una Russia che manifesta sempre più il suo essere potenza imperialista…
Si muove duramente anche il fronte del Caucaso. Perché la Georgia del presidente Saakasvili è decisamente contro Mosca. Minaccia le minoranze russe che abitano nel paese, rifiuta la realtà di regioni come l’Abchasia e l’Ossezia che guardano al Cremlino con estrema attenzione. L’antirussismo, quindi, è oggi una scelta politica e diplomatica che trova ospitalità in vari gruppi dirigenti dell’Est e dell’Ovest. E’ la forma moderna e concreta di una nuova costruzione geopolitica che si riallaccia a quella “cortina” annunciata a Fulton. Solo che oggi questo nuovo Muro che si sta realizzando non può essere messo nel conto di Mosca. Perché ad essere “dall’altra parte”, oggi, sono i russi… E’ un brutto vento che soffia e che annuncia, forse, una nuova guerra fredda.
Fonte: www.altrenotizie.org