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Discussione: Putin

  1. #81
    Sanjica
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    Citazione Originariamente Scritto da rafrad6164 Visualizza Messaggio
    Non si chiama Bula.
    ok

  2. #82
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    Una prospettiva socialista per la Russia?

    26 febbraio 2007

    “Occorre prestare attenzione all’apparizione in Russia del cosiddetto “secondo partito del potere”, che è stato esplicitamente definito “socialista” dal suo leader Serghey Mironov. Il partito gode del chiaro appoggio del presidente Putin. Dopo un primo esame, è possibile trarre la conclusione che “Russia Giusta” rappresenta le forze che stanno dietro la politica di capitalismo di stato attuata nel paese”. Così si esprime lo studioso marxista Dmitrij Jakushev in un articolo, da noi tradotto, in merito all’apparizione all’interno dello schieramento che sostiene il presidente Putin, di “Spravedlivaja Rossija” (Russia Giusta), una formazione politica che afferma di operare per costruire le condizioni di una “prospettiva socialista”.

    Ben diverso appare il giudizio espresso dai comunisti russi, che vedono nella creazione di “Russia Giusta” un tentativo di fornire una “gamba di sinistra” socialdemocratica al regime di Putin, essenzialmente allo scopo di sottrarre consensi elettorali al PCFR.

    Di fronte alla perdurante assenza nel nostro paese di documentazione (a parte quella fornita dagli sparuti gruppi, sostenuti dall’Occidente e dai magnati in esilio, che auspicano una svolta “arancione”) in merito agli sviluppi della situazione politica in Russia, riteniamo opportuno offrire qualche elemento di conoscenza dei programmi di “Russia Giusta”, pubblicando la traduzione di stralci della parte conclusiva di un recente intervento del suo leader Serghey Mironov, che, ricordiamo, è anche il presidente del Consiglio della Federazione, la “camera alta” che raccoglie i rappresentanti delle regioni che compongono lo stato russo.

    L’ideologia della prospettiva socialista

    Quale questione sta al centro della nostra ideologia? Perché scegliamo una nuova prospettiva socialista?

    Negli ultimi decenni il mondo è cambiato radicalmente e continua a cambiare impetuosamente. Sono emersi i limiti storici del capitalismo. La limitatezza delle prospettive di sviluppo liberali-di mercato è ampiamente dimostrata. Soprattutto in Russia. Da noi, non c’è nemmeno più bisogno di accennare al carattere funesto del determinismo economico, che ignora le particolarità nazionali del tessuto economico.

    (...)

    L’esperienza di molti paesi insegna che una buona struttura statale è in primo luogo caratterizzata dalla presenza di un sistema statale di servizi ai cittadini, dalla sicurezza sociale delle persone. I paesi ricchi destinano una parte significativa del bilancio al benessere collettivo attraverso il settore statale. Proprio attraverso la partecipazione di uno stato socialmente responsabile si manifesta lo sviluppo economico e sociale della società contemporanea.

    Al contrario, la violazione della giustizia sociale frantuma sia la società che lo stato. Lo sviluppo dell’economia di mercato non deve rappresentare né la trasformazione della società in una piazza del mercato, né la vittoria della brama di profitto dappertutto. Anche nelle condizioni del mercato le persone possono e devono essere responsabili l’una nei confronti dell’altra, tutte insieme nei confronti dello stato e lo stato nei confronti dei propri cittadini.

    La questione si pone in questo modo: se difendiamo la giustizia sociale in Russia, difendiamo il nostro popolo e lo stato. Altre strade non esistono!

    In tutto il mondo sono in corso molti tentativi di ricerca di nuovi orientamenti dello sviluppo, di nuovi valori e concezioni, di nuove forme di attività sociale, che si contrappongono all’individualismo esasperato. Questo fenomeno si manifesta, in particolare, nella fiducia degli elettori a forze di sinistra in Europa Occidentale e Centrale e in America Latina.

    (…)

    Noi siamo fermamente convinti che il nuovo socialismo – il socialismo del XXI secolo, sia in quanto teoria che come realizzazione pratica – è in grado di dare delle risposte alle minacce e alle sfide, che oggi si trovano ad affrontare la Russia e il mondo.

    Nonostante tutti i sovvertimenti sociali, il danno procurato alle idee del benessere comune e della giustizia sociale in un recente passato, non abbiamo comunque il diritto di buttare nell’immondezzaio della storia l’esperienza vissuta dal nostro paese nel XX secolo.

    L’ideale della giustizia sociale continua a vivere nel cuore e nell’anima di milioni e milioni di cittadini russi.

    Il nostro partito non può stare alla finestra, quando nella società si manifesta una potente spinta “a sinistra”, quando gli ideali della giustizia sociale sono collocati al primo posto dalla vita stessa.

    Ricordo che quest’anno ricorre il 90° anniversario delle rivoluzioni di Febbraio e di Ottobre. E’ questo il momento per riflettere sulla direttrice strategica dello sviluppo del nostro paese. La lezione che generalmente viene tratta dalla storia è quella che la soluzione dei problemi può essere trovata solo utilizzando metodi radicali. Noi invece consideriamo essenziale mantenere il paese sulla strada dello sviluppo della democrazia, cercando allo stesso tempo di risolvere i più acuti problemi sociali. E siamo convinti che, per ottenere questo, sia necessario indirizzare la stabilità economica raggiunta a vantaggio dell’uomo. Noi, “Russia Giusta”, siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità!

    E permettete un’altra considerazione: noi siamo categoricamente contrari al modello della “corsa alla modernizzazione”.

    E’ una trappola. Si dice, più velocemente procediamo sulla strada del capitalismo, più saremo in grado di competere con gli altri paesi. Non è affatto così. Per quanto corriamo, resteremo comunque sempre indietro. E’ necessario cercare una nostra via di sviluppo, adeguata alle condizioni della natura e del clima, della storia, della società e della cultura del paese, alle tradizioni e alle consuetudini del popolo, ai suoi valori morali e spirituali.

    Per la Russia è importante anche il fatto che l’ideale socialista rappresenta un ideale unificante. Esso non mette una contro l’altra le persone, ma le unisce in nome di una causa comune. E’ proprio questo ciò di cui ha oggi bisogno la nostra società. Nei momenti più difficili della loro storia i russi hanno sempre trovato la strada per raggiungere la concordia. Anche oggi possiamo trovare questa strada, se non ignoreremo i bisogni della società, e non asseconderemo quelle forze che fanno affari provocando la rovina materiale e morale del popolo.

    Noi siamo per una Russia socialista e giusta!

    Traduzione dal russo di Mauro Gemma per www.resistenze.org

  3. #83
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    Gli americani iniziano a temere l'esercito russo
    pagina principale / Russia
    11.03.2007 FONTE: Pravda.ru


    Uno degli avvenimenti di politica estera piu' significanti degli ultimi tempi, e' rappresentato dalle dichiarazioni rilasciate dal direttore dell'intelligence americana Mike McConnell, il quale in occasione del suo rapporto presentato al Congresso degli Stati Uniti, aveva dapprima accusato i servizi segreti russi di estrema aggressivita' nei confronti degli Stati Uniti, per poi affermare che l'attuale livello di preparazione delle Forze armate russe, e' il piu' alto in assoluto mai registrato dai tempi del crollo dell'Unione Sovietica.

    McConnell aveva nell'occasione inoltre dichiarato che il budget stanziato dal governo russo per la difesa negli ultimi tempi era considerevolmente cresciuto e che grazie a cio' all'interno dell'esercito russo era ed e' tuttora in corso il processo di ammodernamento delle infrastrutture militari, caratterizzato in primo luogo dalla presenza di missili dotati di testate nucleari ed in secondo luogo dal fatto che l'esercito russo, negli ultimi tempi, sempre piu' di frequente effettua esercitazioni militari congiuntamente agli eserciti di alcuni degli stati confinanti.

    Secondo l'opinione di McConnell e della gran parte degli uomini politici dell'establishment americano, attualmente il governo russo considera proprio lo sviluppo delle proprie Forze armate l'elemento fondamentale ed indispensabile al fine di riconquistare lo status di superpotenza mondiale.

    Si tratta di dichiarazioni che non rappresentano affatto un fulmine a ciel sereno e che non sono affatto collegate al recente discorso del presidente russo Putin in occasione della conferenza per la sicurezza di Monaco di Baviera, dal momento che gia' all'inizio dell'anno in corso l'ex direttore dell'intelligence statunitense John Negroponte, aveva messo in guardia l'amministrazione Bush sul fatto che la Russia, grazie al proprio status di superpotenza energetica mondiale, stava iniziando a rappresentare una minaccia per gli interessi sia degli Stati Uniti che dell'Europa.

  4. #84
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    Secondo l'opinione di McConnell e della gran parte degli uomini politici dell'establishment americano, attualmente il governo russo considera proprio lo sviluppo delle proprie Forze armate l'elemento fondamentale ed indispensabile al fine di riconquistare lo status di superpotenza mondiale.
    Lo credo, ma è uno sbaglio. Finchè la Russia non avrà un' industria ed un' agricoltura efficienti ed esportanti, sarà sempre legata all' oscillazione dei prezzi delle materie prime e non potrà esserci al' interno un' equa ridistribuzione delle risorse, perchè gas e petrolio non danno posti di lavoro e men che meno indotto.

    Aumentare l' armamento è la tradizionale strategia delle teste di cazzo, come Hitler, Mussolini (non seppe fare bene neanche quello) e Stalin.

  5. #85
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    IN ITALIA UN PUTIN “FORMATO ESPORTAZIONE”

    Giovedì, 15 Marzo 2007 - 131 -
    di Carlo Benedetti
    Nella tradizione russo-sovietica tutto aveva un doppione che era, allo stesso tempo, un vero “contrario”. C’era lo Stalin per l’esportazione - che abbracciava i bambini - e quello, per l’interno, delle repressioni e del gulag. C’era il Krusciov del disgelo e quello del muro di Berlino. C’era il Breznev della conferenza paneuropea e quello dell’Afghanistan. E ancora. A Mosca due monumenti a Gogol: uno con lo scrittore tragicamente pensoso e preoccupato realizzato nel periodo russo ed uno fiducioso nel futuro eretto in piena era sovietica. E si potrebbe andare avanti con questa “teoria dei doppioni”… E così si arriva ai dati più recenti. A Gorbaciov che costruisce la perestrojka ma si fa dominare dagli americani; a Eltsin che distrugge l’Urss e che poi, strada facendo, si rivela un alcolizzato che guida il Cremlino. Ed ecco Putin che esce dalla caserma del Kgb e vuol dimostrare – all’occidente - di essere un “diverso”. Ma André Glucksmann, lo smaschera sostenendo che chi è "cekista un giorno, è cekista per sempre".

    E comunque sia: eguali e contrari. Tutti doppioni. Due facce appunto: una per l’interno, una per l’esterno. E Putin non sfugge a questa tradizione. Eccolo in Italia a colloquiare con Napolitano, con Prodi, con D’Alema e con il Papa tedesco. Ma a Mosca i suoi interlocutori sono ben altri. Ecco alcuni esempi. Con il suo predecessore-presidente ha siglato un patto d’acciaio relativo a privilegi e silenzi; nella compagine ministeriale ha nominato a piacere ministri e sottosegretari rivelando l’esistenza di clan e di cordate; in politica estera ha mostrato vari volti presentandosi anche come “antiamericano”, ma in realtà estimatore del capitalismo; con il criminale Kadyrov, che opprime la Cecenia, sorseggia tazze di the e lo nomina presidente di quella tormentata regione caucasica e lo fa per difendere i suoi interessi geopolitici; brinda con gli oligarchi che affamano la Russia e che ne distruggono l’immagine; cancella accuratamente dai suoi dossier per l’export temi come le violazioni dei diritti umani e di tutte le leggi internazionali quando si parla del Caucaso. Lascia negli uffici del Cremlino quei dossier dedicati a Litvinenko e Scaramella. Dimentica i verbali di polizia che parlano delle uccisioni dei giornalisti Politkovskaja e Sofronov…. E nasconde quelle relazioni che evidenziano la rinascita del nazionalismo russo in chiave xenofoba, fascista e reazionaria.

    Eppure arriva in Italia con un volto decisionista forte delle munizioni “economiche” che ha in serbo e porta con se il fior fiore dei suoi consiglieri pubblici e privati insieme con una bella squadra di esponenti di una nomenklatura che di pulito ha ben poco. E manda in onda una vacanza italiana che ha una puntata vaticana e una gita fuori porta a Bari. Tutto questo, comunque, accompagnato da alcuni cartelli di protesta (in italiano) con su scritto: “Noi siamo contro a qualsiasi tipo di Zar”…
    Ma è anche vero – nonostante tutto – che Putin sfugge a definizioni nette. Può essere difficilmente “incasellato” perché ogni sua nicchia contiene qualcosa di vero. Tutti sappiamo che è l’erede di una Russia ancora in disgregazione, dove gli oligarchi - appoggiati dal Cremlino di ieri e di oggi - fanno il bello e il cattivo tempo. Certo, Putin ha ristabilito alcune norme relative al funzionamento e al prestigio dello Stato e in questo ha trovato il pieno appoggio della congiuntura internazionale del gas e del petrolio. Riuscendo, di conseguenza, a gestire una crescita economica che ha moltiplicato a dismisura i miliardari e che favorisce, nello stesso tempo, anche l'inedita formazione di una classe media.

    L’incognita-Putin cresce, pur se il copione originario è lo stesso. La “sua” Russia è quella che si riconosce in una potenza emergente, che vuol vedere il suo status riconosciuto dalla comu¬nità internazionale. Ma nello stesso tempo, alla reale crescita economica (seguita dalla rinnovata capacità mi¬litare e dall'egemonia regionale) man¬ca quel prestigio di un tempo che è pur sempre un ingrediente che non va sottovalutato quando si parla di relazioni internazionali.
    Da qui quella combinazione di frustrazioni che porta a vedere una Russia ancora in “lista d’attesa” pur se dopo il tracollo degli an¬ni novanta il Paese si mostra in una fase di stabile ripresa economica, controllando importanti risorse energetiche. Dotato, inoltre, di una consolidata influenza diplomatica in diverse regioni chiave, come il Medio Oriente e l'Asia centrale. Ma non è tutto oro quel che luce. Perché molte diplomazie occidentali stentano a riconoscere lo status della Russia: basti pensare, per esempio (lo hanno rilevato molti osservatori) all'imbarazzo con cui è stata vissuta la presidenza mosco¬vita del G8.
    Ecco, quindi, che la “duplice” natura di Mosca (potenza nazionale ma con agganci ad altre potenze come Cina e India…) complica non poco le cose.

    C’è sul tavolo delle contestazioni quel deficit di democrazia che comprende l’atteggiamento nei confronti delle opposizioni e pesa fortemente anche quel dossier ceceno. E su tutto grava quel clima da seconda guerra fredda che ha, appunto, due fronti: quello antiamericano del Cremlino e quello antirusso della Casa Bianca… Tornano i vecchi e nuovi interrogativi: Putin come salvatore della patria ex sovietica? Artefice di una democratizzazione in marcia che ha preso le mosse da una tabula rasa quanto a diritti? Esponente di spicco di una dittatura appena mascherata? Oppure “nuovo Zar” che cerca di fare il pieno prima di lasciare il trono? C’è tutto questo – è la realtà – nel bagaglio dell’agente-Putin.

    I RAPPORTI ITALIA-RUSSIA. Ed eccolo in Italia a bordo della sua auto “Zil” arrivata a Roma con un volo speciale direttamente dal garage del Cremlino. Eccolo abbracciato a Prodi firmando - al Castello Svevo di Bari - accordi di grande valore. Tra questi ci sono le intese tra Alenia aeronautica e “Sukhoi” per il “Superjet 100” e a quelle tra Enel e “Rosatom”; tra le banche Intesa, Sanpaolo, Mediobanca e la moscovita “Vtb Bank”. Contratti in valigia, quindi. L’ambasciatore russo in Italia Alexei Meshko si affretta a dichiarare: “Siamo pronti a offrire condizioni favorevoli per una partnership basata sulla responsabilità reciproca del produttore e del consumatore di energia, su un'equa distribuzione dei rischi, e sullo scambio di attivi azionari nel settore energetico. Perché i contratti di forniture di gas sono prolungati fino al 2035, e Gazprom ha ora la possibilità, a partire da quest'anno, di effettuare forniture dirette di gas sul mercato italiano, che arriveranno gradualmente a 3 miliardi di metri cubi”.
    Ma non c’è solo gas nel futuro. Anche l'energia elettrica diventa una direttrice importante di collaborazione. Tanto è vero che l’Enel, dopo la gestione della centrale di San Pietroburgo, sta partecipando ad alcune gare per acquisire partecipazioni in alcune principali “Genco” (società generatrici) russe, a partire da “OGK5”. Anche qui vi sono buone opportunità di operare congiuntamente sui mercati di paesi terzi.

    L’INCOGNITA VATICANA. Putin ha giocato molto bene la sua carta nei confronti del mondo religioso interno, quello dell’ortodossia. Si è spostato a Bari, che è città ponte con la cultura cattolica dal momento che qui si trova la basilica san Nicola di Myra che gli ortodossi venerano come loro protettore. Ha reso omaggio al tempio, si è fatto riprendere dalla sua tv con una candelina in mano (insieme a Prodi, ovviamente) e tutto con lo scopo di dire ai suoi “opponenti” della Patriarchia di Mosca: vedete come sono bravo…
    Poi l’aggancio con il Vaticano per la terza volta, dopo le vi¬site del 2000 e del 2003 a Giovanni Pao¬lo II. Con Ratzinger tutto è andato avanti senza interprete. Putin è stato in Germania (allora Rdt) come “residente” del Kgb e il papa era allora un cittadino dell’altra Germania. Ora eccoli in Vaticano: Herr President, "Presidente". Hei-ligkeit, "Santità". Incontro, comunque, difficile e sul filo del rasoio. Mosca non ha voluto sbilanciarsi sui temi in contestazione: il proselitismo vaticano in Russia, i dissidi sull'uniatismo e la nascente dissidenza interna proprio sul terreno dell'ecumenismo, con una parte del clero ortodosso schierata attorno al nazionalista e integralista vescovo di Ciukotka (estremo Est), Dionide. In sintesi: visita diplomatica in vista delle nuove mosse del Patriarca di Mosca.

    I VOLTI RUSSI DELL’EXPORT. Putin, comunque, non solo come Presidente, ma anche come manager, come capo-cordata. E’ arrivato in Italia con alcuni ministri, ma si è portato anche vari esponenti di una nomenklatura dell’oligarchia che vanno presi, come si dice, “con le pinze”. Tutti impegnati nell’assalto alla diligenza del potere. E tutti implicati in avventure economiche che potrebbero sfociare anche in avventure giudiziarie. Ecco, quindi, il potente Alekperov, Presidente della “Lukoil” seguito da Chelpanov, Vice direttore del “Gazpromexport”; ecco Dmitriev Presidente della “Vnesheconombank” seguito da altri grossi calibri come Semirjakov, Direttore Generale della “Trubnaja Metallugicheskaja Kompanjia” e dal boss Vekselberg, Presidente del gruppo “renosa”. Su tutti l’ombra di Evtusenskov, capo della piovra economica “Sistema”. Nomi che dovremo conoscere per comprendere quale sia il gioco reale e planetario che avviene all’ombra del Cremlino…

    CECENIA E DIRITTI? Nessuno, ovviamente, ha avuto il “coraggio” di ricordare a Putin i delitti che sono commessi in Cecenia. Del resto uno dei maggiori artefici di quanto sta avvenendo in quella tormentata regione è un suo protetto… Ordine di scuderia, quindi, è quello di non disturbare il conducente. C’è stata solo una piccolissima e timida contestazione che si è svolta a Bari. A Putin, dalla strada, sono state ricordate alcune “cifre” relative alla guerra nel Caucaso: 30.000 morti, 7000 dispersi, 20.000 profughi. Putin non si è mosso di un millimetro. E chi gli era accanto ha guardato da un’altra parte. Il viaggio è finito così. Tutto tra energia, trasporti e banche. Con l’Enel che incassa sul nucleare e con Finmeccanica che volerà alto con un jet da 100 posti. Tutto il resto è noia.

    Fonte: www.altrenotizie.org

 

 
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