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Discussione: pro e contro eutanasia

  1. #1
    Becero Reazionario
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    Predefinito pro e contro eutanasia

    Cardinal Martini

    Eutanasia, strappo del Cardinale


    di Andrea Tornielli - lunedì 22 gennaio 2007, 10:40
    Il cardinale Carlo Maria Martini interviene sul dibattito suscitato dalla morte di Piergiorgio Welby e invita la Chiesa a dare «più attenta considerazione anche pastorale» a casi come questi perché «nuove tecnologie che permettono interventi sempre più efficaci sul corpo umano richiedono un supplemento di saggezza per non prolungare i trattamenti quando ormai non giovano più alla persona».

    Martini – che sta per compiere ottant’anni e all’inizio del suo intervento, pubblicato dall’inserto domenicale del Sole24 Ore, racconta della premura con cui è stato seguito dai medici notando come però in molti altri casi la sanità italiana non sia altrettanto pronta a intervenire efficacemente per aiutare i malati – ritiene che sia «di grandissima importanza in questo contesto distinguere tra eutanasia e astensione dall’accanimento terapeutico, due termini spesso confusi». La prima, infatti, si riferisce a un gesto che intende abbreviare la vita «causando positivamente la morte». La seconda, invece, consiste, spiega l’arcivescovo emerito di Milano citando il compendio del Catechismo della Chiesa cattolica, nella «rinuncia... all’utilizzo di procedure mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo». Dunque, aggiunge sempre sulla base del Catechismo il porporato che trascorre il suo «buen retiro» tra Gerusalemme e Roma, evitando l’accanimento terapeutico «non si vuole... procurare la morte: si accetta di non poterla impedire», assumendo così «i limiti propri della condizione umana mortale».

    Martini continua affermando che «per stabilire se un intervento medico è appropriato non ci si può richiamare a una regola generale quasi matematica» ma occorre «un attento discernimento che consideri le condizioni concrete, le circostanze, le intenzioni dei soggetti coinvolti». In particolare, aggiunge il cardinale, «non può essere trascurata la volontà del malato, in quanto a lui compete – anche dal punto di vista giuridico, salvo eccezioni ben definite – di valutare se le cure che gli vengono proposte, in tali casi di eccezionale gravità, sono effettivamente proporzionate». Certo,on vuole che il malato sia lasciato da solo, a decidere in assoluta autonomia, ma spiega che «è responsabilità di tutti accompagnarlo». Però precisa che «sarebbe più corretto parlare non di “sospensione dei trattamenti” (e ancor meno di “staccare la spina”), ma di limitazione dei trattamenti. Risulterebbe così più chiaro che l’assistenza deve continuare, commisurandosi alle effettive esigenze della persona, assicurando per esempio la sedazione del dolore e le cure infermieristiche».

    Per quanto riguarda il versante legislativo, l’arcivescovo emerito di Milano parla dell’«esigenza di elaborare una normativa che, da una parte, consenta di riconoscere la possibilità del rifiuto (informato) delle cure – in quanto ritenute sproporzionate dal paziente – dall’altra protegga il medico da eventuali accuse (come omicidio del consenziente o aiuto al suicidio), senza che questo implichi in alcun modo la legalizzazione dell’eutanasia». Martini cita positivamente a questo proposito la legge su questa materia approvata nel 2005 in Francia, capace «di realizzare un sufficiente consenso in una società pluralista». Quella francese è una normativa che non legalizza l’eutanasia ma prevede che le cure mediche non debbano essere protratte «con ostinazione irragionevole». Una persona in fase terminale, insomma, può decidere, secondo la legge, «di limitare o di interrompere ogni terapia».

    Anche se il caso Welby è stato accennato direttamente da Martini soltanto all’inizio del suo articolato ragionamento (il cardinale ha notato come Welby abbia «chiesto la sospensione delle terapie di sostegno respiratorio» e ha pure sottolineato «l’intenzione di alcune parti politiche di esercitare una pressione in vista di una legge a favore dell’eutanasia»), è evidente che quanto segue si può applicare proprio a quello come ad altri casi simili. In sostanza, Martini non considera affatto quello di Welby un caso di eutanasia, e quell’accenno alla necessità per la Chiesa di una «più attenta considerazione anche pastorale» suona come una velata ed indiretta critica alla decisione del Vicariato diegare il funerale religioso richiesto dalla famiglia all’indomani dell’interruzione delle terapie respiratorie provocata da un medico.

    Lungi dall’essere uscito di scena, ancora una volta l’arcivescovo emerito di Milano apre nuove frontiere di dibattito su temi etici e bioetici. Come aveva già fatto nel maggio scorso, attraverso il dialogo con il bioeticista Ignazio Marino pubblicato sull’Espresso, manifestando aperture verso la fecondazione eterologa e l’uso sperimentale dell’ovocita nelle prime ore dopo la fecondazione.

  2. #2
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    Cardinal Ruini

    «Funerali di Welby in chiesa: scelta contraria a Dio»
    Ruini: il malato non può scegliere di morire
    No all'eutanasia, no all'accanimento terapeutico, no ai pacs, no alle unioni di fatto, sì al ricongiugimento famigliare degli immigrati

    ROMA - No all'eutanasia, no all'accanimento terapeutico, no ai pacs, no alle unioni di fatto, basta al muro contro muro tra governo e opposizione, sì al ricongiugimento famigliare degli immigrati. Sono alcune delle posizioni che il cardinale Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), ha espresso aprendo il consiglio permenente dei vescovi italiani.

    EUTANASIA E ACCANIMENTO TERAPEUTICO - Ruini ha risposto indirettamente al cardinale Carlo Maria Martini che aveva sottolineato la necessità di tenere in considerazione la volontà del malato. «La volontà del malato, attuale o anticipata o espressa attraverso un suo fiduciario scelto liberamente, e quella dei suoi familiari», ha detto Ruini, «non possono avere per oggetto la decisione di togliere la vita al malato». Il cardinale ha citato «l'ampio consenso sul rifiuto dell’eutanasia, quali che siano i motivi e i mezzi, le azioni o le omissioni, addotti e impiegati al fine di ottenerla». Ma allo stesso tempo ha bocciato «l’accanimento terapeutico», definito «il ricorso a procedure mediche straordinarie che risultino troppo onerose o pericolose per il paziente e sproporzionate rispetto ai risultati attesi. La rinuncia all’accanimento terapeutico non può però giungere a legittimare forme più o meno mascherate di eutanasia e in particolare l’«abbandono terapeutico».

    WELBY - Il presidente della Cei ha ricordato il caso di Piergiorgio Welby, «vicenda umana dolorosa che mi ha chiamato in causa anche personalmente quando è giunta la richiesta del funerale religioso. La sofferta decisione di non concederlo nasce dal fatto che il defunto, fino alla fine, ha perseverato lucidamente e consapevolmente nella volontà di porre termine alla propria vita: in quelle condizioni una decisione diversa sarebbe stata per la Chiesa impossibile e contraddittoria, perché avrebbe legittimato un atteggiamento contrario alla legge di Dio».

    PACS E UNIONI DI FATTO - Il cardinale Ruini ha ribadito la contrarietà della Chiesa cattolica ai pacs e alle unioni di fatto. I diritti dei conviventi e dei loro figli sono già assicurati dal «diritto comune», ha detto. Non c'è motivo di «creare un modello» legislativo che «configurerebbe qualcosa di simile a un matrimonio, dove ai diritti non corrisponderebbero uguali doveri». Ruini ha osservato che alcune coppie gay spingono per i pacs «con cui intenderebbero aprire la strada per il matrimonio» omosessuale. «Una simile rivendicazione», ha proseguito il porporato, «contrasta con fondamentali dati antropologici e in particolare con la non esistenza del bene della generazione dei figli, che è la ragione specifica del riconoscimento sociale del matrimonio».

    IMMIGRATI: FAVORIRE RICONGIUNGIMENTI FAMIGLIARI - Una politica d’immigrazione che favorisca i ricongiungimenti familiari, promuova la dignità degli stranieri ma assicuri «il riconoscimento da parte dei migranti dei valori della società che li ospita», sono le linee espresse dal cardinale.

    POLITICA ITALIANA - Il presidente della Cei ha parlato inoltre della contrapposizione politica italiana. «Governo e opposizione, senza confondere i ruoli, dovrebbero uscire dalle contrapposizioni fini a se stesse e cercare lo«sviluppo complessivo e solidale dell'Italia», ha affermato, indicando non solo riforma elettorale e alcune riforme costituzionali, ma anche sanità, lavoro, potere d'acquisto, casa, sistema pensionistico e fiscale. La conflittualità tra le forze politiche, «anche all'interno dei due schieramenti», è stata segnalata anche dal capo dello Stato per il cammino «eccezionalmente tribolato» della Finanziaria.
    23 gennaio 2007

  3. #3
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    è interessante come un becero reazionario come te si stia prodigando a forzare le divergenze all'interno della curia, che, non lo nego, ci sono.
    ma questo modo di porre la questione, x versus y mi diverte.
    sappi che una cosa simile la stanno facendo gli amici della bonnino e pannella.

    ovviamente pure a simplicio non dispiace questo semplice modo di ragionare, bé, come dargli torto visto il nome che si è scelto



    ps. ma non eri sedevacantista tu?



    e dai, cambia sto fastidioso avatar, ma che ti costa?

    ciao

  4. #4
    Becero Reazionario
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    veramente volevo solo alimentare la discussione in questo splendido forum che tanto mi piace ma langue un po'...
    Poi a leggerli bene i due interventi non mi sembra divergano eccessivamente!

  5. #5
    Amore vince la morte
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    ma non è vero che langue


    ciao

    ps. a furia di risultarti noioso o fastidioso, ecco che riparto:

    e dai codino, cambia sto brutto avatar, ma che ti costa?


 

 

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