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    Predefinito Risposta alle solite provocazioni del PRC

    Risposta a Lidia Menapace.
    Al direttore di Liberazione.





    Su Liberazione di sabato 20 è comparso nell’editoriale un articolo a firma di Lidia Menapace contenente gravi accuse personali contro Piero Bernocchi e una descrizione molto tendenziosa della manifestazione convocata davanti a Montecitorio contro l’ampliamento della base Nato di Vicenza.

    Essendo tra i promotori dell’iniziativa sotto Montecitorio, ci sentiamo direttamente attaccati per la rappresentazione offerta dalla Menapace nel suo articolo.

    Esprimiamo innanzitutto la nostra totale solidarietà al compagno Bernocchi, accusato dalla Menapace di “squallido parassitismo politico” e di “far finta di essere il capo della resistenza vicentina”, la cui lunga e cristallina militanza parla da sola.

    In verità in quanto a parassitismo la senatrice dovrebbe interrogare la propria vicenda personale visto che, nonostante sia stata votata proprio per le istanze di pacifismo da lei rivendicate, ha avuto il coraggio di votare a favore della missione militare in Afganistan, l’occupazione militare sotto l’egida ONU del Libano e a favore di una finanziaria che destina una fetta consistente di denaro pubblico pari a 21 mila miliardi di euro alle spese militari (incrementando quelle già decise dal precedente governo Berlusconi). I parassiti come si sa possono svolgere anche un ruolo utile nella relativa simbiosi che realizzano con l’animale di cui approfittano. Ci sembra che nel caso del rapporto tra la Menapace ed il movimento pacifista non si possa dire nemmeno questo.

    Ciò che la senatrice in questi pochi mesi è stata capace di fare in nome del pacifismo è, per una coerente pacifista di provenienza cattolica, eticamente esecrabile. Ma siamo in Italia e può capitare che impunemente il bue chiami cornuto l’asino senza arrossire e provare vergogna delle proprie affermazioni.



    Dobbiamo inoltre si precisare, ad onor del vero, che la manifestazione sotto il Parlamento che tanto ha fatto infuriare la senatrice, non è stata convocata dai soli Cobas e dal solo compagno Bernocchi, ma da un coordinamento di forze politiche e sociali che a partire dalla manifestazione del 30 settembre in modo più o meno omogeneo si è mosso sul piano politico contro la guerra globale e permanente.

    Non è cosa da poco che alla manifestazione da noi convocata con tempi strettissimi si sia aggiunta la nutrita delegazione dei cittadini di Vicenza che in questi giorni hanno manifestato contro la base Nato.

    Nessuno di noi, quindi, può essere minimamente accusato di aver tentato di strumentalizzare la lotta del movimento vicentino, al contrario invece di chi nel recentissimo passato ha utilizzato i movimenti per farsi eleggere in Parlamento in loro nome, per poi dimenticare in fretta le tante promesse fatte e votare le missioni di guerra volute dal precedente quanto dall’attuale governo.

    Siamo profondamente convinti che solo la lotta dei vicentini (come quella degli abitanti della Val Susa, di Scansano, di Melfi ecc.) potrà determinare un ripensamento del governo di centro-sinistra del quale il partito della senatrice Menapace fa parte. Dichiarando la nostra adesione alla manifestazione del 17 a Vicenza, avvisiamo fin da ora che noi continueremo oltre quella data e non ci arrenderemo finché la battaglia non sarà vinta, che piaccia o non piaccia al governo di centro-sinistra e nel corso della lotta, continueremo a verificare, il voto della senatrice Menapace e della sinistra “radicale”sulle missioni di guerra del suo partito e del suo governo.

    E qui veniamo forse alla vera ragione del velenoso articolo della Menapace ed ai motivi per cui esso è diventato un editoriale di Liberazione (quindi non solo un’opinione "autorevole").

    L’esistenza di tendenze politiche che non intendono demordere dall’opposizione intransigente al militarismo ed alla politica neocoloniale portata avanti dall’attuale governo rappresenta la cattiva coscienza di personaggi come la Menapace ma anche della dirigenza di Rifondazione Comunista che di tale governo fanno pienamente parte. Ecco allora perché in questi mesi si è fatto tutto il possibile per depotenziare e far fallire qualsiasi mobilitazione contro il sostanziale continuismo in politica estera tra l’attuale governo e quello precedente; perchè si sono fatte mancare tutte le risorse ed il personale che negli anni scorsi sostenevano il movimento contro la guerra, perché si è cercato di stendere un cordone sanitario ed un velo di oblio verso qualsiasi iniziativa antimilitarista, e quando tutto ciò non era ancora sufficiente poiché non lo si può prtoprio ignorare, si passa alla pura e semplice denigrazione servendosi di parassiti disponibili, magari autorevoli e con un passato da pacifista doc per essere più credibili.

    Per quanto ci riguarda la nostra decisione l’abbiamo presa con coerenza da tempo e le nostre azioni politiche future saranno finalizzate alla costruzione del più ampio movimento possibile contro tutte le missioni di guerra , siano esse di destra o di “sinistra”, mentre il realismo parassitario della senatrice Menapace la porterà nel più puro stile trasformistico ad ingoiare ulteriori rospi in nome di un pacifismo da neolingua orwelliana .





    Marco D’Ubaldo-Cobas, Sergio Cararo-Rete dei Comunisti, Marco Piracci-Partito comunista dei Lavoratori, Gerrmano Monti-Forum Palestina, Maria Grazia Ardizzone-Campo antimperialista, Leonardo Mazzei-Comitati Iraq-Libero, Roberto Taddeo-Red Link, Andrea Furlan-Utopia Rossa,

  2. #2
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    Bene!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da pietro Visualizza Messaggio
    Risposta a Lidia Menapace.
    Al direttore di Liberazione.





    Su Liberazione di sabato 20 è comparso nell’editoriale un articolo a firma di Lidia Menapace contenente gravi accuse personali contro Piero Bernocchi e una descrizione molto tendenziosa della manifestazione convocata davanti a Montecitorio contro l’ampliamento della base Nato di Vicenza.

    Essendo tra i promotori dell’iniziativa sotto Montecitorio, ci sentiamo direttamente attaccati per la rappresentazione offerta dalla Menapace nel suo articolo.

    Esprimiamo innanzitutto la nostra totale solidarietà al compagno Bernocchi, accusato dalla Menapace di “squallido parassitismo politico” e di “far finta di essere il capo della resistenza vicentina”, la cui lunga e cristallina militanza parla da sola.

    In verità in quanto a parassitismo la senatrice dovrebbe interrogare la propria vicenda personale visto che, nonostante sia stata votata proprio per le istanze di pacifismo da lei rivendicate, ha avuto il coraggio di votare a favore della missione militare in Afganistan, l’occupazione militare sotto l’egida ONU del Libano e a favore di una finanziaria che destina una fetta consistente di denaro pubblico pari a 21 mila miliardi di euro alle spese militari (incrementando quelle già decise dal precedente governo Berlusconi). I parassiti come si sa possono svolgere anche un ruolo utile nella relativa simbiosi che realizzano con l’animale di cui approfittano. Ci sembra che nel caso del rapporto tra la Menapace ed il movimento pacifista non si possa dire nemmeno questo.

    Ciò che la senatrice in questi pochi mesi è stata capace di fare in nome del pacifismo è, per una coerente pacifista di provenienza cattolica, eticamente esecrabile. Ma siamo in Italia e può capitare che impunemente il bue chiami cornuto l’asino senza arrossire e provare vergogna delle proprie affermazioni.



    Dobbiamo inoltre si precisare, ad onor del vero, che la manifestazione sotto il Parlamento che tanto ha fatto infuriare la senatrice, non è stata convocata dai soli Cobas e dal solo compagno Bernocchi, ma da un coordinamento di forze politiche e sociali che a partire dalla manifestazione del 30 settembre in modo più o meno omogeneo si è mosso sul piano politico contro la guerra globale e permanente.

    Non è cosa da poco che alla manifestazione da noi convocata con tempi strettissimi si sia aggiunta la nutrita delegazione dei cittadini di Vicenza che in questi giorni hanno manifestato contro la base Nato.

    Nessuno di noi, quindi, può essere minimamente accusato di aver tentato di strumentalizzare la lotta del movimento vicentino, al contrario invece di chi nel recentissimo passato ha utilizzato i movimenti per farsi eleggere in Parlamento in loro nome, per poi dimenticare in fretta le tante promesse fatte e votare le missioni di guerra volute dal precedente quanto dall’attuale governo.

    Siamo profondamente convinti che solo la lotta dei vicentini (come quella degli abitanti della Val Susa, di Scansano, di Melfi ecc.) potrà determinare un ripensamento del governo di centro-sinistra del quale il partito della senatrice Menapace fa parte. Dichiarando la nostra adesione alla manifestazione del 17 a Vicenza, avvisiamo fin da ora che noi continueremo oltre quella data e non ci arrenderemo finché la battaglia non sarà vinta, che piaccia o non piaccia al governo di centro-sinistra e nel corso della lotta, continueremo a verificare, il voto della senatrice Menapace e della sinistra “radicale”sulle missioni di guerra del suo partito e del suo governo.

    E qui veniamo forse alla vera ragione del velenoso articolo della Menapace ed ai motivi per cui esso è diventato un editoriale di Liberazione (quindi non solo un’opinione "autorevole").

    L’esistenza di tendenze politiche che non intendono demordere dall’opposizione intransigente al militarismo ed alla politica neocoloniale portata avanti dall’attuale governo rappresenta la cattiva coscienza di personaggi come la Menapace ma anche della dirigenza di Rifondazione Comunista che di tale governo fanno pienamente parte. Ecco allora perché in questi mesi si è fatto tutto il possibile per depotenziare e far fallire qualsiasi mobilitazione contro il sostanziale continuismo in politica estera tra l’attuale governo e quello precedente; perchè si sono fatte mancare tutte le risorse ed il personale che negli anni scorsi sostenevano il movimento contro la guerra, perché si è cercato di stendere un cordone sanitario ed un velo di oblio verso qualsiasi iniziativa antimilitarista, e quando tutto ciò non era ancora sufficiente poiché non lo si può prtoprio ignorare, si passa alla pura e semplice denigrazione servendosi di parassiti disponibili, magari autorevoli e con un passato da pacifista doc per essere più credibili.

    Per quanto ci riguarda la nostra decisione l’abbiamo presa con coerenza da tempo e le nostre azioni politiche future saranno finalizzate alla costruzione del più ampio movimento possibile contro tutte le missioni di guerra , siano esse di destra o di “sinistra”, mentre il realismo parassitario della senatrice Menapace la porterà nel più puro stile trasformistico ad ingoiare ulteriori rospi in nome di un pacifismo da neolingua orwelliana .





    Marco D’Ubaldo-Cobas, Sergio Cararo-Rete dei Comunisti, Marco Piracci-Partito comunista dei Lavoratori, Gerrmano Monti-Forum Palestina, Maria Grazia Ardizzone-Campo antimperialista, Leonardo Mazzei-Comitati Iraq-Libero, Roberto Taddeo-Red Link, Andrea Furlan-Utopia Rossa,
    Non bisogna aspettarsi nulla da Rifondazione se non degli insulti, tipo sinistra scema ecc..
    Fortuna che non possono più mandare la gente a "meditare" in Siberia.....

  4. #4
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    Commenti credo che non siano nemmeno necessari perchè PRC per tentare di riprendere in mano le redini oramai scolte da tempo del comunismo italiano (cosa che non professa oramai da troppo tempo) sta arrivando a dei livelli oramai surreali degni della migliore commedia all'italiana.
    COmunque ho aperto la stessa identica discussione su Sinistra Radicale dove se non altro i moderatori sono più intelligenti di altri fora. Vediamo se ci saranno delle risposte e quali.

    A luta continua

  5. #5
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    IL B52 DI BERTINOTTI



    DI FULVIO GRIMALDI
    Mondocane Fuorilinea

    Menaguerra e co.: dalla nonviolenza alla sindrome sofriana

    Gli apostati del pacifismo all'assalto di chi li svergogna


    La madre di chi "ci ripensa" è sempre incinta in questo paese di rinnegati costituzionali. E se c'è qualcosa che gli fa perdere le staffe – l'equilibrio, lo stile, l'eleganza, la decenza – è trovarsi faccia a faccia con chi, mantenendosi sul binario della coerenza, li denuda strappandogli fin la foglia di fico dell'ormai strutturale "meno peggio". La nostra storia recente è costellata da personaggi mediocri, forti eminentemente di scaltrezza, il cui opportunismo voltagabbana da loro e sodali viene mimetizzato sotto la sgargiante fuffa della spocchia (se n'è parlato nel Mondocane precedente). E' un vero parterre de rois con antenati come De Petris, Bombacci, lo stesso Mussolini, ma che oggi, premendo maggiormente circostanze che dividono tra onori e quattrini, da un lato, e duro sfangamento in controtendenza dall'altro, ha subito un'accelerazione degna della corsa alla catastrofe climatica e capitalista planetaria.

    La storia di questa sedicente Seconda Repubblica era già abbastanza impataccata da sicofanti di mattanze di popoli e classi, ex-maestri del pensiero e della militanza rivoluzionaria, o perlomeno socialdemocratica, come Sofri, Liguori, Ferrara, D'Alema, Veltroni, Bondi, Mieli, Lerner, Ingrao… fauna di un paese che, fin dai tempi di Bruto e Costantino, viene tenuto in scarsa considerazione in virtù di questo suo cattolicissimo pulcinellismo.

    Man mano che i vessilliferi del trasformismo inesorabilmente annegano, tirati giù da eccessi isterici di sfrontatezza, nella melma delle loro deiezioni etiche, se ne ergono di nuovi, che ripartono con lo stesso cipiglio spocchioso, rumoroso quanto necessita per stordire la memoria di chi li ricorda in ben altra trincea. Una di queste è Lidia Menapace, neosenatrice alla tavola di Bertiprodi, trasformatasi, appena sfiorata la pelle delle poltrone dell'eletta assise, in Lidia Menaguerra, come ormai la chiamano certi maschilisti non-nonviolenti. Era il nonplusultra della nonviolenza, una che si è riscattata dalla nomea demodé di "staffetta partigiana" sottolineando al volgo e all'inclita di esserlo stato per pura passione di bicicletta e di non aver mai tenuto in mano nulla di ferro che non fosse un manubrio. Era la capofila delle femministe nonviolente che sterminano uomini – quegli assassini di donne – meglio di quanto Moqtada al Sadr non faccia con i sunniti. In metafora, s'intende, che a lungo andare è anche peggio. Per lei uno spinoso agrifoglio era già un eccesso di militarismo e la valutazione che ne discendeva di un palestinese che si attacca a una trave nell'oceano di sangue, o di un iracheno che manifesta alzando un po' la voce contro la rasatura al fosforo della sua città, era in perfetta sintonia con quella di Bush: terroristi! Poi venne la nemesi. Deus ex machina uno che se n'intende: Re Fausto Primo. E Ultimo. A tutto c'è un limite, le suggerì il taumaturgo di lotta per il governo. Una lotta col coltello nella schiena dei minus habentes e col profumo di bergamotto verso chi taglia gole indigene, territori nazionali, salari e pensioni. Le agitò sul naso un odoroso passi di pelle plebea per il Senato e Lidia istantaneamente si convertì da ciclista partigiana in ciclista tout court, di quelli che piegano la schiena verso l'alto e pestano con i piedi verso il basso. Il primo effetto della conversione alla nonviolenza di stampo bertinottista fu la corsa a vele e battaglioni spiegati in Afghanistan, a "ridurre il danno". La ragazza ha 82 anni, ma dovreste vedere con quale elàn, sorpassando gli arrancanti "dissidenti" del PRC (Partito della Restaurazione Coloniale), volò di ostacolo in ostacolo, dal leggero fastidio per il brusìo delle Frecce Tricolori, alla spedizione ammazza-afghani, all'invocazione di "interventi umanitari" nel Darfur da strappare a uno Stato pervicacemente sovrano, arabo e antimperialista, alla "missione di pace" in Libano per sistemare una volta per tutte quei machacci di Hezbollah.

    MENAGUERRA CONTRO BERNOCCHI

    Ciò che questo B-52 della pacificazione, però, percepiva a ogni svolta come una molesta spina nel fianco, erano le zanzare che incrociava riunite attorno a un seccatore di prima qualità, Piero Bernocchi, con i suoi Cobas e pochi altri. Un Bernocchi monotonamente e ripetitivamente, da una quarantina d'anni, anticapitalista, antimperialista, antinciucista, antitrasformista, perfino antiveltronista, del tutto inetto quanto a italiche virtù di aggiornamento, adeguamento e corresponsione ai valori del momento. Ostinatamente refrattario tanto allo scolorire della sua capigliatura, quanto alle sfilate sulle passerelle degli eternamente innovativi stilisti della politica e della morale. Una roccia. E Lidia vi inciampò ripetutamente. Quando alla riguadagnata Festa Armata della Repubblica, tra arditi incursori sputafuoco e rifondaroli con spillette arcobaleno, se lo trovò tra i piedi che trascinava gli insensibili al fascino del "governo amico" in direzione opposta a quella dei carri armati di Prodinotti; Quando in Parlamento, sciogliendo con leggiadro tocco femminile i vincoli dei divincolantisi reperti sinistri dell'antimperialismo d'antan, si pose a baluardo dei massacri di pace in Afghanistan e Bernocchi le rammentò il suo fiammeggiante pacifismo al tempo dell'uranio di pace sulla Jugoslavia. Ancora quando, svettante polena sui mezzi da sbarco di carabinieri e marò sui lidi di un Libano infestato di terroristi hezbollah, l'insolente cobasino le ricordò che chi regala città, cittadinanze ed ecosistemi ai macellai di popoli e consacra l'ebraicità della teocrazia più razzista della storia, non può presentarsi come garante della pace nemmeno tra il mio bassotto Nando e il gatto Anselmo del vicino.

    UN' ELEGANTE VEGLIARDA DALLE ZAMPE DI HARRY KRUEGER

    Non me ne volete: è colpa dei tasti. Inalberando un'inusitata capacità di elaborazione e decisione, si sono rifiutati di ripetere quanto Lidia, la squisita nonnetta dei tanti palchi della pace, della nonviolenza e, dunque, delle buone maniere, ha scritto nella prima pagina della gazzetta bertiprodiana sul nostro presidio anti-Ederle 2 a Montecitorio del 19 gennaio 2007. Se avete stomaco, trovatevi "Liberazione" del giorno successivo. Non avendovi il suo mentore e tutore convogliato le masse pacifiste del partito, poiché le aveva immobilizzate nel guado tra Vicenza e Kabul, "che non c'entrano un cazzo l'uno con l'altra" dato che entrambi sono luoghi di pertinenza statunitense, Lidia ha avuto modo di irridere allo sparuto gruppetto di cento persone e, nello specifico, a colui la cui organizzazione ne costituiva il fulcro e la base numerica, Piero Bernocchi. La lunga attesa sofferta dall'alibosa (da alibi) dama di compagnia dei nostri vari corpi di spedizione, la relativa frustrazione per essere stata spietatamente colta in continue castagne, le ha fatto dimettere ogni artificiale remora da rispettabile decana dei rapporti gentili tra le persone. Si sarà pure sentita una vedette delle truppe, una specie di Marylin Monroe in Vietnam, ma il suo linguaggio ha voluto liberarsi di ogni affettato formalismo per andare al sodo di una comunicazione la cui raffinatezza Calderoli o Borghezio, ridotti a scolarette delle Orsoline, ha fatto crepare di invidia.

    IL MANIFESTO TRACCIA IL SOLCO

    Si sono adontati perfino quelli del "manifesto" che, pure, qualche tempo fa, al tempo della manifestazione contro il precariato, su Bernocchi avevano rovesciato, se non le bunkerbusters della Menaguerra, una decina di salve di piombo, dove il termine "imbecille" sarebbe ancora parso un complimento. Ora hanno di che aggiornarsi quando capiterà che il demenziale leader coberistico si azzarderà un'altra volta a denigrare da "amico dei padroni" un operaista come il ministro Damiano. Dopo gli elogi che il commissario UE Joaquin Almunia, un anticapitalista, eroe della rivoluzione proletaria, se ce n'è uno, ha riservato a tagli e scaloni ammazzavecchietti propugnati da Damiano, Bernocchi potrebbe essere tentato di sostituire ad "amico" dei padroni il più congruo "servo". Il che potrebbe indurre certe articolesse del "quotidiano comunista" a emulare la prosa della pescivendola subtirolese. La cui pensione, del resto, da Damiano-Almunia non ha proprio nulla da temere. Intanto il giornale che ha avuto il pelo di porcospino di ospitare i liquami antibernocchiani della nonviolenta al polonio, è passato a vendere col quotidiano un DVD sul sub-indio Marcos. Insomma su quel clone con la pipa di Batman che impegna le energie sue e degli inconsapevoli Maja, oltrechè a scrivere obnubilanti cazzate infantili, a diffamare Hugo Chavez e a sabotare l'unica luce di sinistra che era apparsa in Messico, Lopez Obrador. Di bene in meglio. Tout se tien.

    P.S. Insieme a coloro che hanno firmato la sacrosanta lettera a « Liberazione » contro le oscene volgarità di Menaguerra, caro Piero, vorrei esserci anch'io. Non rappresento nessuno. E tantissimi.

    Fulvio Grimaldi
    Mondocane Fuorilinea
    25.01.2007

 

 

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