



Gli ultimi sanguinari episodi di violenza, riportati dai maggiori quotidiani nazionali ed internazionale hanno “costretto” l’Europa ed il resto del mondo ad affrontare seriamente la cosiddetta “questione cinese”, anche e soprattutto in previsione di quelle Olimpiadi del 2008 che verranno disputate a Pechino, per la prima volta nella storia.
Da anni Azione Giovani si batte per fare luce sulla vicenda e dar voce ad un popolo oppresso e dimenticato, prima distrutto dal regime comunista ed oggi abbandonato alla totale anarchia. Nel corso di Atreju 2005 avevamo avanzato dubbi sulla decisione presa dal Comitato Olimpico Internazionale, confrontandoci con quelle organizzazioni, come Amnesty International, in prima linea per la tutela e il rispetto dei diritti umani nel mondo.
Al di là del punto di vista economico, che rende il caso unico e senza precedenti, e il forte impatto monetario che il mercato asiatico sta riscuotendo all’interno del contesto europeo e nazionale - con la sua prorompenza di fatto non regolata da norme adeguate capaci di garantire una concorrenza leale e paritaria -, ciò che più di ogni altro fattore incide sul malumore generale è la costante violazione del codice etico, fondato sul rispetto di valori e di diritti, che in quella Terra sembrano non riuscire a trovare spazio.
Discorso analogo per la libertà religiosa, che con il tempo è stata completamente rimpiazzata dall’idea di repressione forzata e che alle soglie del terzo millennio non può passare in sordina.
Le Olimpiadi rappresentano la massima espressione di spirito sportivo, correttezza e sana competizione, ovvero di quella tradizione che fa dello sport uno stile di vita “esemplare”.
Associazioni autorevoli si sono già attivate per mostrare il loro dissenso, ponendo al Governo cinese delle condizioni imprescindibili, tra le quali la garanzia che episodi come quello accaduto al villaggio di Dongzhou (dove in seguito ad una pacifica manifestazione le forze dell’ordine hanno sparato sulla folla uccidendo decine e decine di persone) non si verifichino mai più.
Il rischio esistente è che quello che si presenta come un evento sportivo, atteso ed amato, si trasformi in uno scontro a viso aperto con una realtà poco tollerante e non disposta all’apertura verso l’Occidente.
Azione Giovani ha perciò deciso di iniziare una campagna di sensibilizzazione schietta, anche offrendo la sua collaborazione con organizzazioni umanitarie.
Chiediamo all’Unione Europea di attivarsi e, se necessario, sospendere gli accordi commerciali esistenti con il Paese asiatico fino a quando non saranno fornite delle risposte plausibili e delle spiegazioni chiarificatorie sugli innumerevoli casi di violenza gratuita che riempiono le pagine di cronaca. Accordi che potranno riprendere soltanto dopo il rispetto di quei diritti umani fondamentali che in Cina continuano ad essere offesi.
Così come chiediamo che le Olimpiadi non vengano celebrate a Pechino in mancanza di garanzie da parte del Governo cinese sulla tutela dei diritti umani e sulla libertà religiosa.
Queste le nostre condizioni, questa la nostra battaglia, che intendiamo vincere affinché le Olimpiadi del 2008 siano come sempre una festa dello sport e soprattutto per permettere ad un popolo di conoscere finalmente la libertà.