Andrea Biancareddu è un giovane consigliere regionale in quota UDC, ma sarebbe meglio dire ex-consigliere, in quanto la Corte Costituzionale lo ha considerato decaduto dall’incarico poiché al tempo dell’elezione in consiglio era presidente di un consorzio industriale (incarico ricoperto tuttora).
Game over, direte voi! Mancoperuncazzo, dico io!
Biancareddu si appella alla legge utilizzata dalla Corte per sancire la sua ineleggibilità e chiede alla Giunta per le elezioni del consiglio regionale dieci giorni di tempo per scegliere tra la carica di consigliere o la carica di presidente del consorzio.
Entrano in campo i sette nani a cercare di salvare Biancareddu, ovvero i componenti della Giunta per le Elezioni in seno al Consiglio Regionale, che proprio ieri hanno deciso di non decidere nel dare immediatamente un calcio nel culo al povero consigliere.
La storia inizia a puzzare.
Innanzitutto perché le motivazioni di questa non-decisione (“sono state lese le prerogative autonomistiche della Regione”) non convincono, in secondo luogo l’eventuale decisione di accogliere la sentenza della Corte aprirebbe scenari apocalittici: molti consiglieri stringono il culo in quanto per la legge sono incompatibili presidenti e assessori provinciali, sindaci e assessori comunali, amministratori di enti o istituti sottoposti al controllo della Regione, dipendenti regionali e dirigenti ASL.
Aggiornate il numero dei nanetti, forse sono più di sette.
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