Nazismo e comunismo: due volti dello stesso male
di Odoardo Reggiani
Ci siamo più volte espressi anche su queste colonne a favore della celebrazione, per legge, di una giornata dedicata alla memoria della Shoah, ma siamo altrettanto convinti che la memoria storica non debba funzionare in modo emiplegico. Tutto ciò che meritoriamente viene fatto per ricordare i crimini del nazismo deve essere fatto anche per le decine di milioni di vittime dell’altro orrore del secolo scorso: il comunismo. Nazismo e comunismo, benché nemici e geneticamente diversi, sono stati definiti dallo storico francese Pierre Chaunu “gemelli eterozigoti” per gli innumerevoli tratti comuni che presentano. La storiografia e l’intellighentia di sinistra respingono tenacemente qualsiasi accostamento e accusano di “nevrosi comparativa”, come ha fatto Gad Lerner, chiunque lo azzardi. Il comunismo, secondo costoro, sarebbe stata una utopia benefica e libertaria ancorché male applicata, mentre il nazionalsocialismo fu un’idea dichiaratamente sterminatrice. Insomma, i comunisti avranno anche sterminato decine di milioni di persone più dei nazisti ma le loro intenzioni, al contrario di quelle dei nazisti, erano buone.
Questa tesi che per mezzo secolo ha paralizzato gli studi sui rapporti di parentela fra nazismo e comunismo sta ormai crollando. Molti sono i lavori storiografici autorevoli che hanno infranto il tabù dell’incomparabilità fra comunismo e nazismo. Citiamo ad esempio i libri di Alain Besançon (Novecento, il secolo del male - Ideazione) di Marco Revelli (Oltre il Novecento - Einaudi), di Alain De Benoist (Comunismo e nazismo: riflessioni sul totalitarismo del XX secolo - Arianna editrice) ma anche Pier Luigi Battista che intervenendo a un forum promosso da Il Giornale e pubblicato il 14 settembre 2000, si era così espresso: “Va infranto il tabù della incomparabilità. Una vasta letteratura ha rivelato le fortissime affinità, somiglianze e convergenze tra due sistemi misurabili non già sulla quantità pazzesca di morti che hanno provocato, bensì dalla comune idea che per arrivare a un mondo perfetto non c’è prezzo sufficientemente elevato che non possa essere pagato. Il loro principale tratto di somiglianza che Besançon ha messo perfettamente in luce è l’inclinazione sterminazionista. È previsto in entrambi i modelli teorici lo sterminio di interi gruppi, di intere categorie umane, a prescindere dalla colpa soggettiva (…).
Nelle ideologie sterminazioniste cade totalmente il criterio della colpa soggettiva e si viene colpiti esclusivamente per appartenenza. Perché si è. Quindi si massacrano gli ebrei in quanto tali o la borghesia come classe”. Sicché, il ruolo degli ebrei nella teoria nazista e quello di intere classi sociali come la borghesia e i kulaki o etnie come i ceceni, o nazionalità come gli ucraini, nella teoria comunista, hanno avuto la stessa funzione. Molti capi bolscevichi hanno usato un linguaggio che i nazisti avrebbero potuto fare proprio rimpiazzando semplicemente il termine “borghese” con “ebreo”. Comunismo e nazionalsocialismo avevano in comune l’odio feroce per la democrazia, la libertà individuale, i diritti umani. Nondimeno, i gran sacerdoti della storiografia “politicamente corretta”, non solo italiani, mentre riservano al nazismo la giusta esecrazione e una “damnatio memoriae” permanenti e capillari, concedono al comunismo una amnesia e una amnistia inaccettabili.
Alain Besançon, intervistato da Maurizio Blondet per Avvenire (14/7/2003) affermava che interrogando Minitel (una specie di internet francese - ndr) alla voce “nazismo” si trovano 408 schede; alla parola “stalinismo” 7; su “Auschwitz” se ne trovano 105 mentre su “Kolyma”(gulag comunista) solo 2; per “fame in Ucraina” zero. Barbara Spinelli nel suo ottimo libro “Il sonno della memoria” - Mondadori ed. - afferma che è “urgente” scrivere a tutte lettere che la carestia del 1932-33 in Ucraina fu uno “sterminio consapevole” (sei milioni di morti, ndr) e la Kolyma “altro non era che un lager” proprio come quelli nazisti. Alain De Benoist nel sopracitato libro scrive “Il comunismo ha distrutto ancor più vite del nazismo. Non basta dire che è una bella idea che ha preso una brutta piega”.
I regimi politici vanno infatti giudicati in base ai loro atti, non alle loro intenzioni. Com’è stata e come continua ancora ad essere possibile la coltre di amnesia e di condiscendenza nei confronti del comunismo? Alain Besançon l’attribuisce alla alleanza militare fra le democrazie occidentali e l’Unione Sovietica nella seconda guerra mondiale. “Per fare la guerra con il cuore” scrive “una democrazia ha bisogno che il suo alleato possieda un certo grado di rispettabilità. All’occorrenza, gliela presta”. L’ideologia comunista, coi suoi orrori, resta così dietro lo scenario di Stalingrado e dei milioni di caduti russi nella guerra contro Hitler. Ma il tempo farà ancora una volta il suo lavoro e dimostrerà che il comunismo non è stata una buona idea che ha avuto un cattivo esito. È stata solo una cattiva e tragica idea.




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