Napolitano: il precariato uccide. Bertinotti: la politica è colpevoleSi aperta a Napoli la Conferenza nazionale sulla sicurezza del lavoro. Clamorosi interventi delle massime autorità
Il capo dello Stato: non basta indignarsi. Il presidente della Camera: “in questi anni il lavoro è stato devastato e reso invisibile”
Bagnoli (Na) - «Gli infortuni sul lavoro sono una piaga da estirpare, non un prezzo inevitabile da pagare come in ogni Paese con milioni di lavoratori». E «la precarietà e la mancanza di garanzie sono le cause principali delle morti sul lavoro». «I minori e gli immigrati sono le vittime più colpite da questo sistema».
Altro che messaggio formale di saluti alla seconda Conferenza nazionale sulla sicurezza sul lavoro. Le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano scuotono la platea della città della scienza di Bagnoli, che forse si aspettava di ascoltare solo le solite “buone intenzioni”. Invece il messaggio di Napolitano quasi rimbomba fra le pareti. Indica il peccato e il peccatore e, rispettando il timbro della sua presidenza da subito caratterizzata dalla lotta per il lavoro giusto e il diritto alla sicurezza, Napolitano va oltre, additando la precarietà come principale virus, e spronando tutti a svolgere i suoi compiti: la politica («Spero che le leggi per la sicurezza vedano presto la luce»); i media («Si elevi il livello di informazione e il comune senso di sensibilità sociale») e le istituzioni («I controlli vengano compiuti sistematicamente»).




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