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    Predefinito .....................................e mo?

    All'inizio del 1940, Auschwitz era solo una città, di 13.000 abitanti, dell'Alta Slesia tedesca. Nel maggio dello stesso anno, nella periferia di Auschwitz inizia a costruirsi, sull'area di una caserma dell'artiglieria polacca, un "campo di transito" per 10.000 detenuti polacchi. Negli anni che seguirono, con l'aggravarsi della guerra, Auschwitz divene il centro di un insieme di circa quaranta campi e sotto-campi e la capitale di un enorme complesso agricolo e industriale (miniere, petrolchimica, fabbriche di armamenti,) dove lavoravano numerosi detenuti, ebrei e polacchi in particolare, a fianco di lavoratori civili. Auschwitz fu, di volta in volta o successivamente, un campo di concentramento e un campo di lavori forzati e lavoro libero. Non fu mai un campo di "sterminio" (espressione inventata dagli alleati). Nonostante le drastiche misure igieniche e i numerosi edifici o baraccamenti ospedalieri, a volte muniti degli ultimi ritrovati della scienza medica tedesca, il tifo, che era endemico nella popolazione ebrea polacca e tra i prigionieri di guerra russi, operò, insieme alla febbre tifoide e altre epidemie, devastazioni nei campi e nella città di Auschwitz tra la popolazione concentrazionaria e quella civile, come tra gli stessi medici tedeschi. È così che, durante tutta l'esistenza del campo, queste epidemie, unite per taluni alla fame, al caldo, al freddo e a terribili condizioni di lavoro in questa zona di paludi, causarono, dal 20 maggio 1940 al 18 gennaio 1945, la morte di molte persone, probabilmente 150.000 detenuti (1).

    Le voci su Auschwitz Come è normale in tempi di guerra e di propaganda di guerra, varie voci si svilupparono a partire da questi fatti drammatici. Soprattutto verso la fine della guerra e soprattutto negli ambienti ebrei al di fuori della Polonia, ci si mise a raccontare che i tedeschi uccidevano a Auschwitz, su ordine ricevuto da Berlino, milioni di detenuti in maniera sistematica. Secondo queste voci, i nazisti avevano installato delle "fabbriche della morte", particolarmente per gli ebrei; sezionavano i detenuti vivi (vivisezione) o li bruciavano vivi (nelle fosse, negli altiforni o nei crematori); o, ancora, prima di bruciarli, gasavano gli ebrei in mattatoi chimici chiamati "camere a gas". In questo circuito fatto di voci si ritrovano alcuni miti della Prima Guerra Mondiale (2).


    L'imbarazzo dei liberatori sovietici I sovietici occuparono Auschwitz il 27 gennaio 1945. Ciò che essi scoprirono era talmente contrario a quello che divulgava la propaganda che si può dire che restarono a bocca aperta. Per la sua stessa organizzazione e per le sue installazioni sanitarie, talmente moderne agli occhi dei sovietici, quel campo era tutto il contrario di un "campo di sterminio". Così per diversi giorni la Pravda rimane in silenzio e, sul momento, nessuna commissione d'inchiesta alleata fu invitata a venire a constatare sul luogo la verità di Auschwitz. Finalmente, il primo febbraio, la Pravda ruppe il silenzio. Solo per mettere in bocca a un prigioniero, uno solo, le seguenti parole:

    I nazisti uccidevano con il gas i bambini, i malati così come gli uomini e le donne inabili al lavoro. Bruciavano i cadaveri inforni speciali. Nel campo c'erano dodici di questi forni.

    E per aggiungere che il numero dei morti era stato valutato in "migliaia e migliaia" e non in milioni. L'indomani il grande reporter ufficiale del giornale, Boris Polevoi, affermava che il mezzo principale usato dai tedeschi per sterminare le loro vittime era l'elettricità:

    [Si utilizzava una] catena elettrica dove centinaia di persone erano uccise simultaneamente da una corrente elettrica; i cadaveri cadevano su di un nastro mosso lentamente da una catena e così avanzavano verso un altoforno.

    La propaganda sovietica era disorientata e poté mostrare solamente in alcuni filmi le persone, morte o morenti, che i tedeschi, in ritirata, avevano lasciato sul posto. C'erano anche, come mostrano i cinegiornali dell'epoca sulla liberazione del campo, numerosi bambini vivi così come degli adulti in buona salute. La propaganda ebraica venne allora in soccorso a quella sovietica.


    La propaganda ebraica alla fine del 1944 Nella primavera del 1944, due ebrei evasi da Auschwitz si erano rifugiati in Slovacchia. Là, con l'aiuto di correligionari, iniziarono a mettere a punto una storia dei campi di Auschwitz, di Birkenau (campo annesso ad Auschwitz) e di Majdanek, da loro descritti come dei "campi di sterminio".

    Il più famoso di questi ebrei era Walter Rosenberg, alias Rudolf Vrba, il quale vive ancora oggi in Canada. Il loro racconto, altamente fantasioso, passa in seguito, sempre attraverso ambienti ebraici, in Ungheria, in Svizzera e, in fine, negli Stati Uniti. Qui prese la forma di un rapporto dattiloscritto pubblicato dal War Refugee Board, nel novembre del 1944, sotto l'egida della presidenza degli Stati Uniti; il War Refugee Board doveva la sua creazione a Henry Morgenthau Junior (1891-1967), segretario del Tesoro, che si sarebbe reso celebre per il "piano Morgenthau" che, se fosse stato applicato da Roosevelt e Truman, avrebbe portato all'annientamento fisico, dopo la guerra, di milioni di tedeschi.

    Questo rapporto servì come base per la "verità" ufficiale di Auschwitz. I Sovietici vi si ispirarono per il loro documento URSS-008 del 6 maggio 1945 che, al processo di Norimberga, si vide accordare, come il loro rapporto su Katyn, lo statuto di documento "di valore autentico", che era proibito contestare. Secondo questo documento, i tedeschi avevano uccciso ad Auschwitz più di 4.000.000 di persone, segnatamente li si gasava con l'insetticida chiamato "Zylon B". Questa "verità" ufficiale sarebbe sprofondata nel 1990.


    La confessione di Rudolf Höss Il 15 aprile 1946, uno dei tre comandanti succesivi di Auschwitz, Rudolf Höss (da non confondersi con Rudolf Hess) "confessa" sotto giuramento, davanti ai suoi giudici e davanti ai giornalisti del mondo intero, che, dal tempo della sua gestione, cioè dal 20 maggio 1940 al primo dicembre 1943, almeno 2.500.000 detenuti di Auschwitz erano stati uccisi con il gas e che almeno altri 500.000 erano morti per la fame e per le malattie, per un totale di almeno 3.000.000 di morti per quel solo periodo. Mai, neppure per un istante, R. Höss fu interrogato o contro-interrogato sulla materialità dei fatti straordinari che riportava. Fu affidato ai Polacchi. Redasse a matita, sotto la sorveglianza dei suoi carcerieri comunisti, una confessione nella dovuta e prevista forma. Dopo di che fu impiccato ad Auschwitz il 16 aprile 1947. Fatto curioso, si dovette attendere il 1958 per avere comunicazione, parziale, di questa confessione conosciuta poi dal grande pubblico sotto il titolo di Comandante ad Auschwitz (3).


    Impossibilità fisico-chimiche La descrizione, estremamente rapida e vaga, dell'operazione di gassazione dei detenuti, come R. Höss la riferiva nella sua confessione scritta, era impossibile per ragioni di ordine fisico e chimico. Non si deve confondere una gassazione per esecuzione con una gassazione suicida o incidentale: in una gassazione per esecuzione si vuole uccidere senza essere uccisi!

    Lo Zyklon B è un insetticida a base di acido cianidrico, utilizzato a partire dal 1922 e ancor oggi. È molto pericoloso. Aderisce alle superfici. Si disperde difficilmente. È esplosivo. Gli Americani, in alcuni stati, utilizzano il gas cianidrico per l'esecuzione dei loro condannati a morte. Una "camera a gas per esecuzione" è necessariamente molto sofisticata e la procedura è lunga e pericolosa. Ora, R. Höss, nella sua confessione, diceva che la squadra incaricata di estrarre 2.000 cadaveri da una camera a gas vi entrava dopo aver acceso il ventilatore e procedeva a questa fatica di Ercole mangiando e fumando, cioè, se si capisce bene, senza maschere antigas. Impossibile. Nesssuno sarebbe potuto entrare così in un oceano di acido cianidrico per manipolare migliaia di cadaveri cianurizzati, essi stessi divenuti intoccabili perché impregnati di un forte veleno che uccide per contatto. Anche con maschere antigas munite di filtro speciale per l'acido cianidrico il lavoro sarebbe stato impossibile, poiché questi filtri non potevano resistere a lungo in caso di respirazione pesante dovuta a uno sforzo fisico, anche di debole intensità.


    Una risposta di 34 storici Nei numeri di Le Monde del 29 dicembre 1978 e del 16 gennaio 1979, esponevo brevemente le ragioni per le quali, conoscendo i luoghi e la pretesa procedura seguita, ritenevo che le gasazioni di Auschwitz erano tecnicamente impossibili.

    Il 21 febbraio, sempre su Le Monde, apparve una dichiarazione di 34 storici che si concludeva così: "Non bisogna domandarsi come, tecnicamente, un tale omicidio di massa sia stato possibile. È stato possibile tecnicamente perché è accaduto".

    Secondo me, gli "sterminazionisti", come io li chiamo, segnavano là una palese capitolazione. Sul piano della scienza e della storia, il mito delle camere a gas naziste riceveva un colpo fatale. Dopo questa data, nessuna opera sterminazionista è venuta a portarci dei chiarimenti su questo punto, e soprattutto non quella di Jean-Claude Pressac fallacemente intitolata Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers (4) .Per iniziare, è finito il tempo in cui gli storici osavano dirci che era autentica quella tale camera a gas presentata ai turisti come "in stato originale", "allo stato della ricostruzione" o "allo stato di rovine" (delle rovine possono essere parlanti). Le pretese camere a gas di Auschwitz non erano nient'altro che celle frigorifere per la conservazione dei cadaveri in attesa della cremazione, così come attestano i piani che ho scoperto nel 1976.


    "Mostratemi o disegnatemi" Nel marzo 1992, lanciai a Stoccolma una sfida di portata internazionale: "Mostratemi o disegnatemi una camera a gas nazista!" Precisai che non ero interessato ad un edificio che si supponeva contenesse una tale camera a gas, né a un lembo di muro, né a una porta, né a dei capelli, né a delle scarpe. Volevo una rappresentazione completa dell'arma del delitto, della sua tecnica, del suo funzionamento. Aggiungevo che, se ora si pretendeva che i tedeschi avessero distrutto quest'arma, bisognava che la si ridisegnasse. Rifiutavo di credere a una "realtà materiale" priva di rappresentazione materiale.


    L'Holocaust Memorial Museum Il 30 agosto 1994 visitai l'Holocaust Memorial Museum di Washington. Non trovai alcuna rappresentazione fisica della magica camera a gas. Allora, davanti a quattro testimoni, nel suo ufficio, domandai a Michael Berenbaum, Direttore della Ricerca del museo, di spiegarmi questa anomalia. Dopo essersi violentemente adirato, finì per rispondermi che "era stata presa la decisione di non dare alcuna rappresentazione fisica della camera a gas nazista!" Non cercava neppure d'invocare l'esistenza nel suo museo di un plastico artistico del crematorio II di Birkenau: sapeva benissimo che questo plastico, d'altronde non riprodotto nel suo libro-guida del museo (5) , non era altro che una creazione artistica senza alcuna relazione con la realtà.


    La rotta degli sterminazionisti Ebbi anche l'occasione di ricordare a M. Berenbaum alcuni eventi disastrosi per la causa sterminazionista.

    Nel 1968, nella sua tesi, la storica ebrea Olga Wormser-Migot aveva riconosciuto che esisteva un "problema delle camere a gas" e aveva scritto che Auschwitz-I era "senza camera a gas" (quella "camera a gas" visitata da milioni di turisti!) (6).

    Nel 1983, un britannico, sebbene difensore della leggenda dello sterminio, rivela come Rudolf Höss, prima di deporre davanti al tribunale di Norimberga, fosse stato torturato da ebrei appartenenti ai servizi inglesi di sicurezza militare, e che poi finì con il confessare a forza di calci, pugni e frustate, esposizione al gelo e privazione del sonno(7).
    Nel 1985, al primo processo a Ernst Zündel a Toronto, il testimone n· 1, Rudolf Vrba, e lo storico n· 1 della tesi sterminazionista, Raul Hilberg, erano crollati al momento del contro-interrogatorio condotto dall'avvocato, che assistevo, Douglas Christie (8).

    Nel 1988, lo storico ebreo americano Arno Mayer, che affermava di credere al genocidio e alle camere a gas, scriveva: "Sources for the study of the gas chambers are at once rare and unreliable []. Besides, from 1942 to 1945, certainly at Auschwitz, but probably overall, more Jews were killed by so-called 'natural' causes than by 'unnatural' ones" (Le fonti per lo studio delle camere a gas sono nello stesso tempo rare e dubbie [] Inoltre, dal 1942 al 1945, certamente ad Auschwitz, ma probabilmente anche sempre altrove,le cause dette "naturali" uccisero più ebrei che non quelle "non naturali" [sottoalimentazione, malattie, epidemie, sfinimento]) (9) .
    Nel 1992, Yehuda Bauer, professore all'Università ebraica di Gerusalemme, tacciava di "silly" (assurda) la tesi secondo la quale la decisione di sterminare gli ebrei era stata presa il 20 gennaio 1942 a Berlino-Wannsee (10).

    Nel 1993, Jean-Claude Pressac valutava il numero di morti di Auschwitz (ebrei e non) a un totale di 775.000 e, nel 1994, a una cifra compresa tra 630.000 e 710.000 (11).

    Quello stesso anno, il professor Christopher Browning, collaboratore dell'Encyclopedia of the Holocaust,dichiarava: "Höss was always a very weak and confused witness"(Höss è sempre stato un testimone molto debole e confuso) ed ebbe la disinvoltura di aggiungere: "The revisionists use him all the time for this reason, in order to try and discredit the memory of Auschwitz as a whole" (Èper questo che i revisionisti lo citano sempre, per cercare di screditare la memoria di Auschwitz nella sua totalità) (12).

    Ad Auschwitz, fino all'inizio del 1990, chiunque poteva constatare che, sulle diciannove lastre metalliche del grande monumento di Birkenau, era scritto, in diciannove differenti lingue, che 4.000.000 di persone erano morte in questo campo; ora, queste lastre sono state ritirate verso l'aprile del 1990dalle autorità del museo di Auschwitz che, ancora oggi, non sanno con quale cifra rimpiazzare quella falsa, di fronte alla quale sono venuti ad inchinarsi tutti i grandi del mondo, compreso Giovanni Paolo II (13).

    In appoggio alla loro tesi i revisionisti dispongono di tre diverse perizie F. Leuchter (l4) , G. Rudolf (15) , W. Luftl e del principio di una perizia polacca (16) , mentre gli sterminazionisti non osano intraprendere una perizia dell'arma del crimine.

    Tutti gli ebrei sopravvissuti ad Auschwitz e, in particolare, i "bambini di Auschwitz", cioè coloro i quali sono nati nel campo o vi hanno vissuto i loro anni d'infanzia, sono prove viventi del fatto che Auschwitz non ha mai potuto essere un campo di sterminio.

    Non solo non esiste né un ordine né un piano, né la traccia di una direttiva né di un budget per questa grande impresa che sarebbe stata lo sterminio sistematico degli ebrei; non solo non esiste un solo rapporto d'autopsia che stabilisca la morte di un detenuto per gassazione, né una perizia ufficiale sull'arma del crimine, ma non esiste alcun testimone delle camere a gas a dispetto di ciò che qualche autore di best-seller vorrebbe farci credere.

    Nel suo La Nuit (La Notte), testimonianza autobiografica pubblicata nel 1958, Elie Wiesel non menziona una sola volta le camere a gas di Auschwitz: dice che gli ebrei erano sterminati in fornaci o nei forni crematori! Nel gennaio 1945, i tedeschi gli lasciarono la scelta, così come a suo padre, d'aspettare i sovietici o di partire verso la Germania; dopo averci pensato bene, padre e figlio decisero di fuggire con i loro "sterminatori" tedeschi piuttosto che aspettare i lori liberatori sovietici. Ciò si trova in bella evidenza in La Nuit, che basta leggere con attenzione (17).

    La menzogna di Auschwitz Dichiarai nel 1980: "Attenzione! Nessuna delle 60 parole che sto per pronunciare mi è dettata da una opinione politica. Le prétendu génocide des juifs et les prétendues chambres à gaz hitlériennes forment un seul et même mensonge historique, qui a permis une gigantesque escroquerie politico-financière dont les principaux bénéficiaires sont l'État d'Israël et le sionisme international et dont les principales victimes sont le peuple allemand MAIS NON PAS SES DIRIGEANTS et le peuple palestinien tout entier (Il preteso genocidio ebraico e le pretese camere a gas naziste formano una sola e medesima menzogna storiografica, che ha permesso una gigantesca truffa politico-finanziaria di cui i principali beneficiari sono lo stato d'Israele e il sionismo internazionale e di cui le principali vittime sono il popolo tedesco MA NON I SUOI DIRIGENTI e tutto il popolo palestinese.

    Oggi non ritirerei una parola di questa dichiarazione malgrado le aggressioni fisiche, i processi, e le multe che ho subito dal 1978 e malgrado l'incarcerazione, l'esilio o la persecuzione di tanti revisionisti. Il revisionismo storico è la grande avventura intellettuale di questa fine secolo. Ho solo un rimpianto: di non poter trovare, nei limiti di questo articolo, lo spazio necessario per rendere omaggio al centinaio di autori revisionisti che, dopo il francese Paul Rassinier e passando per l'americano Arthur R. Butz, il tedesco Wilhelm Stäglich, l'italiano Carlo Mattogno e lo spagnolo Enrique Aynat, hanno accumulato sulla realtà storica della seconda guerra mondiale una mole di lavoro di pregio eccezionale.

    Un'ultima parola: i revisionisti non sono dei negazionisti né dei personaggi animati da turpi intenzioni. Essi cercano di dire ciò che è stato e non ciò che non è stato. Sono positivi. Ciò che annunciano è una buona notizia. Continuano a proporre un dibattito pubblico, in piena chiarezza, anche se, fin qui, è stato loro risposto soprattutto con l'insulto, la violenza, con la forza ingiusta della legge o ancora con delle vaghe considerazioni politiche, morali o filosofiche. La leggenda di Auschwitz deve, presso gli storici, lasciare il posto alla verità dei fatti (18).

    NOTE
    (1) Questa cifra di 150.000 morti corrisponde forse al numero degli uccisi del più grande "crematorio per vivi" del mondo: quello del bombardamento di Dresda "la Firenze dell'Elba" compiuto dagli aviatori anglo-americani nel febbraio 1945.
    (2) Durante la Prima Guerra Mondiale gli alleati hanno accusato i tedeschi di utilizzare delle chiese come camere a gas e di far funzionare fabbriche con la combustione dei cadaveri. Sul primo punto, si veda "Atrocities in Serbia. 700,000 Victims (The Daily Telegraph, 22 March 1916, p. 7) da confrontare con "Germans Murder 700,000 Jews in Poland. Travelling Gas Chambers" (The Daily Telegraph, 25 June 1942, p. 5).
    (3) Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, Einaudi, Torino, 1960; nuova ed. 1992. Per una puntuale confutazione delle "confessioni" di Höss, cfr. C. Mattogno, Auschwitz: le "confessioni" di Höss, Ed. La Sfinge, Parma 1987 (N.d.T.).
    (4) Auschwitz : Technique and Operation of the Gas Chambers, New York, Beate Klarsfeld Foundation, 1989.
    (5) The World Must Know. The History of the Holocaust As Told in the US Holocaust Memorial Museum, Boston, Little, 1993, p. 137-143.
    (6) Le Système concentrationnaire nazi (1933-1945), Presses Universitaires de France, 1968, p. 157, 541-545.
    (7) Rupert Butler, Legions of Death, London, Arrow, 1983, pagina dei riconoscimenti e pp. 234-238.
    (8) Barbara Kulaszka, Did Six Million Really Die ? Report of the Evidence in the Canadian "False News" Trial of Ernst Zündel 1988, Toronto, Samisdat Publishers, 1992; cfr. l'indice alle voci "Vrba, Rudolf" e "Hilberg, Raul.
    (9) The "Final Solution" in History, New York, Pantheon, 1988, pp. 362, 365.
    (10) "Wannsee's importance rejected", Jewish Telegraphic Agency, The Canadian Jewish News, 30 January 1992.
    (11) Les Crématoires d'Auschwitz, CNRS éditions, 1993, p. 148; Die Krematorien von Auschwitz, München, Piper Verlag, 1994, p. 202.
    (12) Christopher Hitchens, "Whose History is it ?", Vanity Fair, December 1993, p. 117.
    (13) Per la documentazione fotografica della rimozione cfr. Revue d'histoire révisionniste n. 3, nov. déc. 1990/jan. 1991, pp. 30-32 (N.d.T.).
    (14) Per una traduzione, parziale, in lingua italiana, Rapporto Leuchter, Edizioni all'insegna del Veltro, Parma, 1993; in lingua francese, Annales d'histoire révisionnsite, n. 5, été-automne 1988, pp. 51-102. Leuchter ha redatto altri rapporti meno noti: The Second Leuchter Report. Dachau, Mauthausen, Hartheim, D. Clark, Decatur, Al., USA, 1989 (cfr. Revue d'histoire révisionniste n. 1, mai-jui-juil. 1990, pp. 49-114); The Third Leuchter Report. A Technical Report on the Execution Gas Chambers at Mississippi State Penitentiary, Samisdat Publishers, Toronto, 1989; The Fourth Leuchter Report. An Engineering Evaluation of Jean-Claude Pressac's Book "Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers", Fred A. Leuchter Associates, Boston, 1991. Cfr. C. Mattogno, Intervista sull'Olocausto, Ed. di Ar, Salerno, 1995, pp. 36-37 e relative note (N.d.T.).
    (15) Da Mattogno presentata come "prova chimica" per eccellenza. Cfr. C. Mattogno, op. cit., pp. 39-40 (N.d.T.).
    (16) Cfr. Revue d'histoire révisionniste n. 5, nov. 1991, pp. 143-150 (N.d.T.).
    (17) La Nuit, éditions de Minuit, 1958, p. 128-130. Si deve rimarcare che, nell'edizione tedesca della celebre opera, le parole "crematorio(i)" o "forni crematori" sono state sistematicamente sostituite con l'espressione "camera(e) a gaz" (in tedesco "Gaskammer(n)" al fine di mettere del gas là dove E. Wiesel, nel 1958, aveva dimenticato di metterlo (Die Nacht zu begraben, Elischa, trad. di Curt Meyer-Clason, Ullstein, 1962).
    (18) Per le pubblicazioni revisioniste in francese contattare R.H.R. (BP. 122, F-92704 Colombes Cedex) e, per le pubblicazioni in inglese o in tedesco, Samisdat Publishers (206 Carlton Str., Toronto, Ont. M5A 2L1, Canada) o Institute for Historical Review (P.O. Box 2739, Newport Beach, California 92 659, USA).

  2. #2
    Gagio87
    Ospite

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    -driiiiiiiiiiinnn
    -si chi è?
    -polizia apra....

  3. #3
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    Quella che qui segue è un'esposizione sintetica per la quale il revisionista Robert Faurisson cercò a lungo ospitalità presso varie testate. Gliela pubblicava, infine, Maurice Bardèche, noto intellettuale fascista, nella propria rivista, "Défense de l'Occident", giugno 1978. Dall'avvertenza che chiude il presente scritto si vedrà come Faurisson non mancasse di prendere le distanze dalla linea propria al periodico sul quale aveva dovuto ripiegare.
    Nessuno, neppure i nostalgici del III Reich, si sogna di negare l'esistenza dei campi di concentramento hitleriani. Tutti poi riconoscono che alcuni di questi campi erano dotati di forni crematori. 1 cadaveri, invece di essere sepolti, venivano bruciati. La frequenza stessa delle epidemie imponeva la cremazione, ad esempio, dei corpi dei morti di tifo.

    Numerosi autori francesi, inglesi, americani e tedeschi contestano, invece, l'esistenza, nella Germania hitleriana, di "campi di sterminio". Questa espressione designa, presso gli storici della deportazione, campi di concentramento che sarebbero stati dotati di "camere a gas". Tali "camere a gas", a differenza di quelle americane, sarebbero state concepite per compiere uccisioni in massa. Le vittime sarebbero state uomini, donne e bambini di cui Hitler avrebbe deciso lo sterminio a causa della loro appartenenza razziale o religiosa. Si tratta di quello che viene indicato come il "genocidio". L'arma per eccellenza del "genocídio" sarebbero stati questi mattatoi umani chìamati "camere a gas" e il gas utilizzato sarebbe stato principalmente lo Zyklon B (insetticida a base di acido prussico o cianidrico).
    Gli autori che contestano la realtà del "genocidio" e delle "camere a gas" sono definiti "revisionisti". La loro argomentazione si puo riassumere come segue:
    "Basta applicare a questi due problemi i metodi usuali della critica storica per rendersi conte che ci si trova di fronte a due miti i quali, d'altronde, rappresentano un insieme indissolubile. Non si è mai potuto dimostrare l'interizione criminale attribuita ad Hitler. Quanto all'arma del crimine, nessuno, in verità, l'ha mai vista. Ci si trova così dinanzi ad un successo unico della propaganda di guerra e di odio. La storia è piena di imposture siffatte, a cominciare dalle invenzioni religiose sulla stregoneria. Ciò che, in materia, distingue la nostra epoca da quelle che l'hanno preceduta, è che la formidabile potenza dei media ha orchestrato in moda assordante e fino alla nausea "l'impostura del secolo". Guai, da trent'anni, a colui che osa denunciarla! Conoscerà a seconda dei casi galera, multe, percosse, insulti. La sua carriera potrà essere spezzata o compromessa. Sarà denunciato come nazista. Oppure non si darà voce alle sue tesi o si deformerà il suo pensiero. Non ci sarà un paese più spietato verso di lui della Germania".
    Oggi, attorno ai contestate:ri che hanno osato prendersi la responsabilità di scrivere che le "camere a gas" hitleriane, comprese quelle di Auschwitz e di Majdanek, non sono che una menzogna storica, il muro del silenzio sta crollando. E già un progresso. Ma quanti insulti e deformazioni, quando uno storico come Georges Wellers si è deciso finalmente, dieci anni dopo la morte di Paul Rassinier, ad "esporre" una minima parte degli argomenti di questo ex deportato che ha avuto il coraggio di denunciare nei suoi scritti la menzogna delle "camere a gas"! L'intero mondo della stampa, l'intera letteratura, nella quale fa bella mostra un nazismo da sexshop, s'ingegna a diffondere la notizia che i neonazisti oserebbero negare l'esistenza dei forni crematori. Addirittura, che questi neonazisti pretenderebbero che nessun ebreo sia stato gassato. Quest'ultima formulaziene è abile. Dà infatti ad intendeie che i neonazisti, senza contestare l'esistenza delle "camere a gas", portino il loro cinismo fino a pretendere che solo gli ebrei avrebbero beneficiato del privilegio di non passare per le "camere a gas"!
    Da parte mia, mi permetterè di formulare qui alcune osservazioni dedicate agli storici animati da vero spirito di ricerca.
    Innanzitutto farò rilevare un paradosso. Mentre le "camere a gas" costituiscono, per la storiografia ufficiale, la pietra angolare del "sistema concentrazionario nazista" (e allora, per dimostrare il carattere intrinsecamente perverso e diabolico dei campi tedeschi in rapporto a tutti i campi di concentramento, passati e presenti, occorrerebbe ricostruire con estrema precisione il processo che ha portato i nazisti ad inventare, fabbricare e utilizzare questi tremendi mattatoi umani), si osserva, non senza stupore, che nell'impressionante bibliografia su questi campi non esiste un libro, un opuscolo, un articolo sulle "camere a gas" stesse! Attenzione a non farsi ingannare da certi titoli promettenti! Si esamini il contenuto stesso degli scritti. Chiamo "storiografia ufficiale" la storia scritta sull'argomento dei campi da istituzioni o da fondazioni che utilizzano parzialmente o interamente fondi pubblici.
    Bisogna aspettare la pagina 541 della tesi di Olga Wormser-Migot sul Système concentrationnaire nazi, 1933 1945, per veder comparire una trattazione sulle "camere a gas". Ma il lettore si trova di fronte tre sorprese:
    -- La trattazione in questione occupa solo tre pagine.
    -- E' intitolata "Il problema delle camere a gas".
    -- Questo "problema" non è altro che quello di sapere se le "camere a gas" di Ravensbrück (in Germania) e di Mauthausen (in Austria) siano realmente esistite; l'autrice conclude formalmente che non sono esistite e non esamina il problema delle "camere a gas" di Auschwitz o di altri campi, probabilmente perché in questi casi non esiste "problema" a suo giudizio. Ora, al lettore piacerebbe pur sapere perché un'analisi che permette di concludere alla nonesistenza di "camere a gas" in alcuni campi non sia più impiegata allorché si parla, ad esempio, di Auschwitz. Perché lo spirito critico si risveglia, qui, e perché, improvvisamente, cade, là, nel più profondo letargo? Dopo tutto, noi disponiamo, per la "camera a gas" di Ravensbrúck, di mille "prove", "certezze" e "testimonianze irrefutabili", ad L'niziare da quelle insistenti e circostanziate di una Marie-Claude Vaillant-Couturier o di una Germaine Tillion. C'è di più. Parecchi anni dopo la guerra e dinanzi ai tribunali inglese e francese, i responsabili di Ravensbrück (Suhren, Schwarzhuber, il dottor Treite) hanno continuato a confessare l'esistenza di una "camera a gas" nel loro campo! Sono giunti fino a descriverne vagamente il funzionamento! Alla fine, sono stati giustiziati proprio a causa di quella camera a gas fittizia, oppure si sono suicidati. Stesse confessioni, prima di morire o di essere giustiziati, di Ziereis per Mauthausen o di Kremer per Struthof. Oggi, si può visitare la pretesa "camera a gas" di Struthof e leggere in loco l'incredibile confessione di Kremer. Questa "camera a gas", proclamata "monumento storico", non è che una frode. Basta un minimo di spirito critico per rendersi conto che un'operazione di gassazione in quel piccolo locale sprovvisto di qualsiasi Ienuta ermetica si sarebbe tradotta in una catastrofe per i gassatori e la gente intorno. Per far credere all'autenticità di questa "camera a gas", garantita "in condizione originale", si è giunti a dare un grossolano colpo di scalpello in un sottile tramezzo spezzandone quattro piastrelle di ceramica. Si è così allargato il "foro" attraverso il quale Kremer avrebbe versato i cristalli di un gas a proposito del quale non ha potuto dire nulla, se non che, con l'aggiunta di un po'd'acqua, uccideva in un minuto! Come faceva Kremer ad impedire che il gas rifluisse attraverso il "foro"? Come poteva vedere le sue vittime attraverso uno spioncino che lasciava intravedere solo metà del locale? Come faceva a ventilare il locale prima di aprime la grossa porta rustica di legno grezzo? Forse bisognerebbe chiederlo all'impresa di lavori pubblici che, dopo la guerra, ha riportato il luogo alla supposta "condizione originale".
    Parecchio tempo ancora dopo la guerra, prelati, docenti universitari e anche semplici individui rendevano testimonianze di una verità schiacciante sulle "camere a gas" di Buchenwald e Ji Dachau. Per Buchenwald, la "camera a gas" doveva scomparire in qualche modo da sola nelle profondità dello spirito di quanti l'avevano vista. Per Dachau, si è proceduto in altro modo. Dopo aver sostenuto, sull'esempio di monsignor Piguet, vescovo di Clermont, che la "camera a gas" era servita in particolare a gassare dei preti polacchi, la verità ufficiale è diventata a poco a poco la seguente: "Questa "camera a gas", iniziata nel 1943, era incompiuta nel 1945, alla liberazione del campo. Non ha potuto esservi gassato nessuno". Il piccolo locale presentato ai visitatori come "camera a gas" è, in realtà, perfettamente inoffensivo e, mentre si possiedono tutti i documenti edilizi immaginabili sulle costruzioni della Baracke X (crematorio e dintorni), non si capisce su quale documento, né d'altronde su quale inchiesta tecnica, ci si sia basati per parlare in questo caso di "camera a gas incompiuta" (?).
    Nessun istituto storico ufficiale ha operato, per accreditare il mito delle "camere a gas", meglio dell'Istituto di storia contemporanea di Monaco. Lo dirige, dal 1972, Martin Broszat. Collaboratore di questo Istituto fin dal 1955, Broszat è diventato famoso nel 1958 per la pubblicazione (incompletal) delle sedicenti memorie di Rudolf Höss. Orbene, il 19 agosto 1960, questo storico ha annunciato ai suoi compatrioti sbalorditi che di "camere a gas" non ve ne sono mai state in tutto l'ex Reich, ma soltanto in alcuni "punti scelti", prima di tutto (?) in alcune località della Polonia, tra le quali AuschwitzBirkenau. Questa notizia sorprendente è stata da lui comunicata attraverso una semplice lettera al settimanale "Die Zeit" (p. 16). Il titolo dato alla lettera è stato singolarmente restrittivo: Keine Vergasung in Dachau (Nessuna gassazione a Dachau). Broszat non ha fornito, in appoggio alle sue affermazioni, la minima prova. Oggi, quasi diciotto anni dopo la lettera, né lui, né i suoi collaborwori hanno ancora dato la minima spiegazione di questo mistero. Ma sarebbe del massimo interesse sapere:
    -- come Broszat dimostra che le "camere a gas" dell'ex Reich sono delle imposture;
    -- come egli dimostra che le "camere a gas" sono state una realtà in Polonia;
    -- perché le "prove", le "certezze", le "testimonianze" raccolte sui campi che geograficamente ci sono vicini, all'improvviso non hanno più valore, mentre rimangono vere le "prove", le "certezze", le "testimonianze" raccolte sui campi polacchi.
    Per una specie di tacito accordo, neppure uno tra gli storici ufficiali ha pubblicamente affrontalo questi aspetti. Quante volte nella "storia della storia" ci si è affidati alla pura e semplice affermazione di un solo storico?
    Ma veniamo alle "camere a gas" polacche.
    Per affermare che sono esistile delle "camere a gas" a Belzec o a Treblinka, ci si basa essenzialmente sul Rapporto Gerstein. Questo documento di una SS, che è stata "suicidata" nel 1945 nella prigione di Cherche Midi, brulica di tali assurdità che da tempo è screditato agli occhi degli storici. Questo Rapporto non è d'altronde mai stato pubblicato, neppure tra i documenti del Tribunale militare di Norimberga, se non in forma inaccettabile (con cesuTe, falsificazioni, riscritture ... ). Non è mai stato reso pubblico con i suoi aberranti annessi (la "minuta" o, in tedesco, le "Ergänzungen").
    Per quel che riguarda Majdanek, è d'obbligo una visita diretta. Essa è, se possibile, ancor più risolutiva di quella di Struthof. Flubblicherò uno studio al riguardo.
    Per Auschwitz e Birkenau, si dispone fondamentalmente delle memorie di R. Höss, redatte sotto la sorveglianza dei suoi carcerieri polLechi. In loco si trovano un locale "rekonstruiert", e delle macerie.
    Un'esecuzione col gas non ha niente a che vedere con una asfissia suicida o accidentale. Nel caso di un'esecuzione, il gassatore e i suoi aiutanti non devono correre il minimo rischio. Così, per le loro esecuzioni, gli americani utilizzano un gas sofisticato, e ciò in uno spazio ridottissimo ed ermeticamente chiuso. Dopo l'uso, il gas viene aspirato e neutralizzato. I guardiani devono attendere più di un'ora per entrare nel piccolo locale.
    Ci si chiede come ad Auschwitz-Birkenau, ad esempio, si potevano tenere 2.000 uomini in un locale di 210 metri quadrati (!), quindi gettare (?) su di loro dei granuli del fortissimo insetticida Zyklon B; infine, immediatamente dopo la morte delle vittime, mandare, senza maschere antigas, in quel locale saturo di acido cianidrico, un gruppo di persone per estrarne i cadaveri impregnati di veleno. Due documenti degli archivi industriali tedeschi repertoriati dagli americani a Norimberga ci dicono d'altra parte che lo Zyklon B aderiva alle superfici, non poteva essere sottoposto a ventilazione forzata ed esigeva un'areazione di circa 24 ore, ecc. Altri documenti che si trovano in loco, negli archivi del rauseo di Stato di 0swiecim, e che non sono mai stati descritti da nessuna parte, mostrano d'altronde che quel locale di 210 metri quadrati, oggi in macerie, non era che un rudimentale obitorio ("Leichenkeller"), interrato (per proteggerlo dal caldo) e provvisto di un'unica e modesta porta d'entrata e d'uscita.
    Sul crematorio di Auschwitz (come in generale su tutto il campo), c'è una mole enorme di documenti, comprese le fatture precise al pfennig o quasi. Invece, sulle "camere a gas" non si ha nulla: né un ordine di costruzione, né un progetto, né un'ordinazione, né una pianta, né una fattura, né una fotografia. In centinaia di processi, non si è riusciti a produrre niente di questo genere.
    "Ero ad Auschwitz e posso assicurarvi che non c'era alcuna "camera a gas". Si è prestato appena ascolto ai testimoni a discarico che hanno avuto il coraggio di pronunciare questa frase. Sono stati processati. Ancora oggi, chiunque, in Germania, testimoni a favore di Thies Christophersen, che ha scritto La menzogna di Auschwitz, rischia una condanna per "oltraggio alla memoria dei morti".
    All'indomani della guerra, i tedeschi, la Croce rossa internazionale, il Vaticano (pur così bene informato sulla Polonia), tutti hanno dichiarato pietosamente, con molti altri: "Le <camere a gas>? Non ne sappiamo niente".
    Ma, mi chiedo oggi, come si possono sapere le cose quando non si sono verificate?
    Non è esistita una sola "camera a gas" in un solo campo di concentramento tedesco: ecco la verità.
    L'inesistenza delle "camere a gas" è una buona notizia che sarebbe sbagliato tenere ancora nascosta. Come denunciare "Fatima" in quanto impostura non significa attaccare una religione, così denunciare le "camere a gas" come una menzogna storica, non vuol dire prendersela con i deportati. Significa rispondere al dovere di dire la verità.
    Avvertenza

    Leggendo queste pagine, qualcuno potrebbe interpretare le mie idee come un tentativo di apologia del nazional-socialismo.
    In realtà -- per ragioni che non starò ad esporre la persona, le idee o la politica di Hitler mi affascinano tanto poco quanto quelle di un Napoleone Bonaparte. Semplicemente, rifiuto di credere alla propaganda dei vincitori, per i quali Napoleone sarebbe stato "l'orco", mentre HitIer sarebbe stato "Satana".
    Dev'esser chiaro per tutti che l'unica preoccupazione che anima le mie ricerche è quella della verità; chiamo "verità" il contrario dell'errore e della menzogna.
    Riterrò diffamatoria ogni accusa o insinuazione di nazismo.
    Di conseguenza, invito tutti, persone fisiche e persone morali, di diritto pubblico o di diritta privato, a riflettere prima di costringermi, con affermazioni, discorsi, scritti o azioni, a fare ricorso alla legge.
    Copia di questo testo sarà inviata a istanze giudiziarie ed amministrative, come pure a giornali, raggruppamenti ed associazioni.
    NOTE:


    Prima pubblicazzione: Défense de l'Occident, giugno 1978, pp. 32-40.
    Ripodutto in Serge Thion, Vérité historique ou vérité politique? Le dossier de l'affaire Faurisson. La question des chambres à gaz, Paris, La Vieille Taupe, 1979, pp. 83 ss, 90.
    Riprodutto in Robert Faurisson, Ecrits révisionnistes, 1974-1998, 1999, vol. I, p. 55 ss.
    Prima traduzione italiana: Il Caso Faurisson, a cura di Andrea Chersi, [1981], p. 13-20. Le note sono assente.
    Nova traduzione in Il Caso Faurisson e il revisionismo olocaustico, Graphos, 1997, pp.69-76. Anche la, le note sono assente.

  4. #4
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    peppe al gabbio!

  5. #5
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    è di dominio pubblico..........si trova su internet!

    dici che rischio?

  6. #6
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    rischi a prescindere

  7. #7
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    Per Digos.........i documenti sopra citati sono stati presi dal siti storico kommando fascista............

    per il copyright!

  8. #8
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    negazionisti maledetti!

    tutti in galera dovete andare

  9. #9
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    Per fortuna che adesso c'è superMastella che con indomito coraggio si ergerà a difensore della democrazia contro voi crudeli negazionisti che mangiate bambini ebrei a colazione!

 

 

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