Ovvero perchè le ronde fioriscono dapperttutto? D'accordo, di solito sono "padane", e questo può far storcere il naso...ma :
Otto furti al giorno: «È criminalità di massa»
Il sociologo Vittorio Filippi: «La gente ha paura perchè è un fenomeno che la colpisce sempre più da vicino»
Nel 2006 in provincia di Treviso è stato commesso un reato ogni 18 minuti, con una media di 3 furti al giorno nei negozi e di 5 furti al giorno nelle abitazioni: nella loro asetticità i dati sulla criminalità della Prefettura pubblicati ieri dal Gazzettino sono oggettivamente allarmanti. Al di là della disputa, talora oziosa, tra esponenti del centrosinistra e del centrodestra, su quale dei due schieramenti abbia garantito di più la sicurezza negli anni scorsi, va rilevato che con oltre 28 mila crimini all'anno una differenza di circa 450 episodi tra il 2005 e il 2006 non è certo il dato più significativo. A dar da pensare, piuttosto, dovrebbe essere la media, elevata, di 80 crimini al giorno. E se i dati relativi alle rapine sono relativamente bassi, spaventano quelli dei reati che colpiscono indistintamente tutti i cittadini: borseggi, scippi, furti nelle case, nei negozi, nelle auto in sosta.Il sociologo Vittorio Filippi, un commentatore al di sopra delle parti, legge i dati con preoccupazione: «Se non vengono contrastati questi episodi c'è il rischio che la criminalità non rimanga tanto piccola». Due le letture possibili, spiega Filippi: «Da un lato chi vede il bicchiere mezzo pieno dirà che non ci sono crimini eclatanti, ma microcriminalità; chi invece vede il bicchiere mezzo vuoto dirà che i dati sulla microcriminalità sono in crescita». Il sociologo cita il recente sondaggio del Sole 24 Ore sulla qualità della vita a Treviso: «Nel 2005 la provincia si è classificata al 45° postotra le province italiane, praticamente a metà classifica. Dal 2001 al 2005 i reati denunciati sono però aumentati del 15 per cento». E questo riguarda soprattutto la microcriminalità, quella che preoccupa di più il cittadino comune e rischia di fare il salto di qualità: «Nelle persone c'è una percezione di grande insicurezza - analizza Filippi -. Sicuramente questa è amplificata rispetto ai dati nudi e crudi, ma occorre tenere in considerazione anche questo elemento, la percezione che la gente ha del fenomeno. Potremmo parlare di una "criminalità popolare", anche se il termine rischia di essere ambiguo. Una criminalità che va a colpire la realtà vicina, vicinissima: il pensionato con 600 euro al mese, la signora che torna a casa con le borse della spesa, le persone che si trovano svaligiata la casa. È una criminalità sempre più vicina alla gente perché colpisce per così dire dal basso». In questo incide molto una componente di tipo emotivo: «Il furto in casa - continua Filippi - colpisce di più l'immaginario collettivo di una rapina in banca perché nel primo caso c'è la violazione del "santuario" domestico. Il furto in banca è un classico da film western, se mi si passa il paradosso: anche se è eclatante, la gente lo sente poco perché non viene coinvolta in prima persona. E i soldi dei risparmiatori sono comunque garantiti».
I dati sono preoccupanti, ma il sociologo ammonisce a considerare anche il "sommerso": «I furti in casa, nei negozi, nelle auto in sosta, danno l'idea di una microcriminalità diffusa. Ma non dobbiamo dimenticare che i dati non rappresentano la realtà, perché non sono che la punta di un iceberg costituito da reati che spesso non vengono denunciati. E questa è una criminalità ancora più micro ma non per questo va dimenticata o ignorata».
[Marco Gasparin Il Gazzettino]
Il semplice elenco dei fatti di ieri è impressionante. Una settimana dopo l'assalto dei rapinatori, Angelo Gallo e la moglie, titolari di un distributore lungo la CadoreMare, a San Vendemiano, sono stati derubati. I ladri si sono introdotti nella loro casa ed hanno portato via il contante che hanno trovato. «Siamo in balia dei banditi, non sappiamo più come difenderci», hanno commentato, esaperati. Ma non è tutto. Nello stesso paese due commercianti sono stati presi a sassate dai ladri mentre cercavano di difendere il proprio negozio di elettrodomestici. Notte da incubo quella di mercoledì scorso, per Alfio Saccon, il cognato e socio Francesco Furlanetto e le rispettive famiglie, che dopo essere stati derubati di una ventina di televisori al plasma ed Lcd, sono stati colpiti con una sassaiola dagli stessi ladri che stavano cercando di fuggire.
«No, io così non posso continuare. Chiudo tutto e lascio». Con amarezza e rabbia Giorgio Bonaldo, l'esercente di Motta di Livenza svaligiato due volte in cinque giorni, ha ormai preso la decisione di chiudere il negozio di profumeria visitato dai ladri una prima volta la scorsa settimana, nella notte tra giovedì e venerdì e una seconda volta ieri l'altro
A Vedelago doppio colpo nella notte. In azione la banda del tombino, dei professionisti che operano a volto coperto
Due spaccate nel giro di pochissimi minuti, quasi un record
Presi di mira la farmacia e la tabaccheria-edicola dove hanno fatto man bassa di stecche di sigarette ...
etc etc
Ma insomma...se lo stato non riesce a proteggerci che cosa dobbiamo aspettare, di superare Bagdad nella classifica delle città più pericolose?
D'accordo che quelli delle ronde "padane" mi sembrano tanti dilettanti allo sbaraglio, ma a questo punto la presenza di gruppi apolitici di volontari preparati ed addestrati all'uopo che in qualche modo aiutino le forze dell'ordine nel difficile compito di far tornare le cose alla normalità sarebbe a mio avviso quantomeno auspicabile.
No?




tra le province italiane, praticamente a metà classifica. Dal 2001 al 2005 i reati denunciati sono però aumentati del 15 per cento». E questo riguarda soprattutto la microcriminalità, quella che preoccupa di più il cittadino comune e rischia di fare il salto di qualità: «Nelle persone c'è una percezione di grande insicurezza - analizza Filippi -. Sicuramente questa è amplificata rispetto ai dati nudi e crudi, ma occorre tenere in considerazione anche questo elemento, la percezione che la gente ha del fenomeno. Potremmo parlare di una "criminalità popolare", anche se il termine rischia di essere ambiguo. Una criminalità che va a colpire la realtà vicina, vicinissima: il pensionato con 600 euro al mese, la signora che torna a casa con le borse della spesa, le persone che si trovano svaligiata la casa. È una criminalità sempre più vicina alla gente perché colpisce per così dire dal basso». In questo incide molto una componente di tipo emotivo: «Il furto in casa - continua Filippi - colpisce di più l'immaginario collettivo di una rapina in banca perché nel primo caso c'è la violazione del "santuario" domestico. Il furto in banca è un classico da film western, se mi si passa il paradosso: anche se è eclatante, la gente lo sente poco perché non viene coinvolta in prima persona. E i soldi dei risparmiatori sono comunque garantiti».
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