Mediazione UE sulla crisi libica
Bruxelles chiama Berna e Tripoli - Oggi summit dei Paesi Schengen
La Commissione europea convoca una riunione coi Pae*si aderenti al trattato - Berna fa sapere che non intende modificare la politica restrittiva per i visti ai libici - Oggi Frattini incontra il ministro degli Esteri libico Kousa
BERNA
La mossa di Gheddafi di bloccare i visti dei cittadini dell'area Schengen ha decisamente riportato l'attenzione europea sulla vertenza tra Libia e Svizzera. È di ieri l'annuncio dell'ufficio della commissaria agli affari interni Cecilia Malmström che «contatti ad alto livello con le autorità di Berna e con quelle di Tripoli» sono in corso per cercare di ricomporre la frattura fra libici e svizzeri e mettere fine al blocco dei visti dei cittadini europei. In una conferenza stampa ieri a Bruxelles, il portavoce della Malmström, Michele Cercone, ha dichiarato che un'azione diplomatica della Commissione europea è in corso. Cercone ha altresì confermato che è stata convocata per oggi una prima riunione fra la Commissione e i rappresentanti dei 28 Paesi dell'area Schengen al fine di discutere la situazione. Da noi contattato, il portavoce della commissaria agli affari interni non ha voluto commentare le dichiarazioni del ministro degli Esteri italiano
Franco Frattini, secondo il quale la Svizzera, inserendo nel Sistema informatico di Schengen (SIS) i nomi di 188 personalità libiche, tra cui anche quello dello stesso colonnello Gheddafi, starebbe «tenendo in ostaggio» tutta l'Europa. In un'intervista al quotidiano «La Stampa» di ieri, il ministro degli Esteri italiano ha inoltre dichiarato che l'Italia
ha suggerito all'Unione europea di «muoversi affinché possano essere concessi visti ai cittadini libici per l'ingresso nei Paesi Schengen escludendo però la Svizzera». Frattini intende portare la questione alla prossima riunione dei ministri degli Esteri in agenda lunedì prossimo a Bruxelles, perché «Schengen non deve diventare un mezzo di pressione per la Svizzera». Stando a una nota diffusa ieri dalla Farnesina, il ministro degli Esteri italiano incontrerà inoltre oggi a Roma l'omologo libico, Mousa Kousa , per discutere un possibile allentamento da parte di Tripoli del provvedimento adottato domenica.
«È solo Berna che può decidere se ritirare o meno dal SIS uno o più nomi di personalità libiche che ritiene pericolose per la propria sicurezza nazionale», ci ha spiegato Cercone.
«Nessun altro Paese dell'area Schengen ha il potere di farlo, si tratta di un trattato internazionale che non può essere modificato o sospeso per casi eccezionali», ha aggiunto il portavoce della commissaria Malmström, secondo il quale
«la Svizzera ha correttamente fatto valere i propri diritti, la questione ora è meramente politica».
Ieri a Berna il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) si è limitato a commentare che «la Confederazione intende mantenere la propria politica restrittiva in materia di visti nei confronti di cittadini della Libia», ci ha dichiarato il portavoce del Dipartimento Adrian Sollberger , ricordando che la Svizzera
ha reso più severa la concessione dei visti per i libici già in autunno, a seguito del «sequestro» a Tripoli dei due cittadini elvetici durato 52 giorni. Sollberger ha comunque declinato ogni commento in merito alla posizione espressa dall'Italia, limitandosi a confermare che la Svizzera prenderà parte oggi all'incontro a Bruxelles dei rappresentanti dei Paesi dell'area Schengen.
Da parte sua, anche il consigliere federale Didier Burkhalter , da due giorni in visita ufficiale proprio a Bruxelles, ha affermato ieri alla televisione svizzero tedesca SF che Berna rispetta le regole del trattato di Schengen senza abusare dei propri diritti:
«La Confederazione ha rilasciato numerosi visti ai libici, respingendo soltanto un piccolo numero di domande. Non si tratta di un bando». Secondo il consigliere federale neocastellano, infatti, in tutto il 2009 sarebbero state solo 270 le richieste di visti rifiutate a Tripoli, su un totale di poco meno di 30 mila presentate.
Davide Vignati