



La vuole fare dove gliela mette il concessionario e il concessionario, se non accetti di metterla su Mediaset te la fa trasmettere in modo che nessuno la veda e siccome il concessionario, che si chiama Publitalia, è di fatto un mopolista, nessuno che non sia un suicida, si permette di fare pubblicità in modo diverso da come gli ordina il monopolista.
Si chiama monopolio, appunto. In USA per queste situazioni c'è la legge Sherman. Vogliamo vedere cosa dice per il caso in specie questa norma comunista e illiberale varata nel 1890 e tuttora in vigore?
"§ 2 Sherman Act, 15 U.S.C. § 2
Monopolizing trade a felony; penalty
Every person who shall monopolize, or attempt to monopolize, or combine or conspire with any other person or persons, to monopolize any part of the trade or commerce among the several States, or with foreign nations, shall be deemed guilty of a felony, and, on conviction thereof, shall be punished by fine not exceeding $10,000,000 if a corporation, or, if any other person, $350,000, or by imprisonment not exceeding three years, or by both said punishments, in the discretion of the court. "
Mi sembra esattamente il caso di publitalia. Che comunisti nemici del mercato questi americani! Tre anni di galera e 10000000 di dollari (del 1890, ora la cifra è rivalutata) per avere esercitato un diritto che Duca ci informa essere inalienabile.
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Visto che il guadagno massimo non è fissato per nulla, ma ad essere fissata è la quota di un mercato avente per sua natura un valore non fisso, direi che:
1 - è sbagliata la domanda;
2 - è perfettamente in linea con i principi di un libero mercato classico
3 - è esattamente quanto configura lo Sherman Act.
4 - Catricalà è il protettore di un monopolio, anche se è pagato per fare il mestiere opposto.




Credo che tu abbia letto male o è scritto male l'articolo, perché un tetto massimo di ricavo in un mercato aperto ed esposto alle infinite variazioni del suo valore è impossibile da fissare, mentre è sempre possibile fare una stima puntuale del valore complessivo del suo fatturato e del fatturato dei singoli attori, almeno di quelli principali, e quindi valutare la loro percentuale di controllo del mercato stesso. Va aggiunto, come nota di carattere generale agli interventi precedenti, che non c'è bisogno che il monopolista controlli tutto il mercato perché sia appunto un monopolista. Perché lo sia è sufficiente che ne occupi una quota tanto grande, e in particolare tanto più grande del suo concorrente più vicino, da poter determinare da solo i prezzi e costringere ad uscire dal mercato tutti concorrenti che non vi si allineano, anche attraverso dumping o politiche di prezzo che chi detiene quote di mercato di troppo più piccole non può sostenere. Questa è esattamente la situazione del mercato pubblicitario in Italia.


la quota di mercato ,o market share , o penetrazione che ho fra le altre cose monitorato per anni per una multinazionale non e' altro che il fatturato del soggetto sotto esame diviso il fatturato totale.
la quota di mercato puo' essere definita per campo di attivita' , per un range di prodotti o anche per un singolo prodotto.
Rai e Mediaset hanno quindi ciascuna una quota di mercato totale , una quota di mercato della pubblicita' ( un prodotto ) , una quota di mercato delle produzioni ( altro prodotto ) e cosi' via
mi pare che il ddl Gentiloni fissi la share di pubblicita' oltre la quale scatterebbe la posizione dominante nel 45%
È stato approvato all'unanimità il disegno di legge di riforma della Legge Gasparri. Il riassetto del sistema radiotelevisivo, progettato dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, prevede: il trasferimento di reti (una Rai e una Mediaset) sul digitale terrestre entro il 2008; un nuovo tetto antitrust che va a sostituire il Sic; nuovi limiti alla raccolta pubblicitaria; e modifica del sistema di rilevamento degli ascolti. La riforma della Gasparri sostituirà il Sic, il sistema integrato delle comunicazioni, con un tetto antitrust. Viene infat stabilito il criterio di definizione di " posizione dominante" nella soglia del 45%: a chi risulta in posizione dominante viene applicata una riduzione (dal 18% al 16%) dell'affollamento orario della pubblicità. Il Ddl inoltre approva la liberazione di un quantitativo significativo di frequenze importanti per la transizione al digitale. Entro il 2008 una rete per gruppo, Rai e Mediaset, dovrebbe trasferirsi sul digitale terrestre, liberando così frequenze analogiche da impiegare per aprire il mercato a nuovi soggetti.
Il problema non è Berlusconi , il problema sono gli italiani!
DISSIDENTE POLITICO IN REGIME DA OPERETTA!
OH CINCILLA' ... OH CINCILLA'!


Yes... ma Gentiloni, in base a quello che ha spiegato amabilmente a Ballarò, di fatto propugna un provvedimento che non cambia una mazza dal punto di vista della concentrazione pubblicitaria nel duopolio e si limita a danneggiare Mediaset. Quando il cialtrone di Arcore parla di legge contra personam per una volta ha perfettamente ragione.
Se passasse, da una situazione (dati presi con l'accetta, sono leggermente più alti) 60% Mediaset + 30% RAI si passerebbe a 45% Mediaset + 45% RAI (dove volete che finisca la quota pubblicitaria che si libera? Dai nani o dall'altro gigante?). Cioè dal 90% del mercato pubblicitario controllato da due soggetti al... 90% del mercato controllato dagli stessi soggetti.
Wow, una rivoluzione...




Il Caimano di sinistra
La riforma Gentiloni ignora che in Italia c’è già un terzo polo, Murdoch
Il 2 gennaio, Eric J. Lyman, su The Hollywood Reporter, media americano che segue l’industria cine-televisiva, ha spiegato che “l’Italia sta iniziando ad assomigliare a tutto il resto del mondo per il presidente di News Corp. Rupert Murdoch: terreno fertile di conquista”. Infatti la nuova legge sulle tv, firmata dal ministro Paolo Gentiloni, “indebolisce Mediaset” fissando un tetto del 45 per cento alla raccolta della pubblicità. Ora le reti di Berlusconi raccolgono il 66,38 per cento, e come ha protestato Fedele Confalonieri perderebbero un terzo del fatturato. La legge porta anche la stessa Mediaset e la Rai a trasferirsi dall’analogico, la tv com’è ora, al digitale entro il 30 novembre 2012. Da una parte Mediaset, oltre a dover spendere per portare Rete4 sul satellite, come dovrà fare anche la Rai con una sua rete, è costretta a investire sulla tv del futuro digitale, dall’altra però perde entrate pubblicitarie, non potendo peraltro contare sul canone, come la Rai, o sugli abbonamenti, come Sky di Murdoch. Un’analisi pubblicata dal New York Times e fatta da IT Media prevede che, con la riforma, Mediaset perderà circa 103 milioni di euro in un anno. E Sky? Guadagnerà 28 milioni di euro. Una bella notizia, per un’azienda che peraltro è già il terzo polo italiano, con quasi un terzo dell’intera torta (pubblicità, canone, abbonamenti, pay) dei ricavi del mercato tv, e per di più quasi monopolista in un settore, quello via satellite e pay. Vero, dicono, ma la tv ce l’hanno 22 milioni di famiglie e il satellite solo (solo?) 4 milioni. Però la tv analogica sta scomparendo, quindi Mediaset e Rai continueranno a farsi concorrenza sul digitale terrestre e sull’analogico, con meno risorse, mentre Sky potrà prosperare quasi indisturbata – e con più risorse – nel settore in cui gode di una posizione di dominio, con tanto di tutto-il- calcio-minuto-per-minuto e con ritmi di crescita già elevati. Nel dicembre 2006 Sky, la rete preferita dal premier Prodi per le sue interviste in esclusiva, ha superato i 4 milioni di abbonati, più del doppio del luglio 2003, la sua data di nascita. La platea televisiva di Sky (stime Sky) è di 12 milioni di spettatori, con 160 canali. Non è già un terzo polo? Non saremo noi a dirlo, ma leggiamo, il 4 dicembre 2006, su Affari e Finanza di Repubblica, giornale non certo amico di Berlusca, che tra Mediaset e Sky “la distanza non appare incolmabile soprattutto guardando al tasso di crescita dei ricavi”, insomma “i tassi di crescita di Mediaset non sono esaltanti, né potrebbero esserlo visto che il mercato della tv è un mercato maturo. Quelli di Sky sembrano ancora in forte crescita”.
Penalizzare un settore già saturo e favorire un settore già in ascesa? Ce n’è bisogno? Ha senso? La Gentiloni è una riforma vecchia, che non tiene conto della fine della tv generalista analogica e della nuova tecnologia. La transizione al digitale va accelerata, ma sottrarre risorse non è la via giusta. Come non è una buona idea fissarsi contro quel 66,38 per cento di raccolta pubblicitaria di Mediaset, dimenticando magari quel 95 per cento di mercato pay di Sky.
il Foglio
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A fool and his money can throw one hell of a party.

