Rutelli marca visita
Vicenza, facs, liberalizzazioni. Il leader dei Dl è ammaccato, serve uno scatto
Alla vigilia del vertice di Caserta, Francesco Rutelli aveva impostato un’iniziativa politica che aveva l’ambizione di respingere le spinte estremiste. Due settimane dopo, può solo conteggiare una serie di insuccessi. La bandiera della difesa della famiglia “costituzionale” nel centrosinistra è rimasta in mano a Clemente Mastella, mentre le frasi di Rutelli sono rimaste schiacciate sotto la disponibilità espressa da Franco Marini. Sono passate le microliberalizzazioni di Pierluigi Bersani, mentre il progetto più ambizioso di Rutelli, compresa la riforma delle pensioni, per ora è al palo, bloccato dalle obiezioni dell’estrema sinistra. In politica estera, dove intendeva affermare una più netta sintonia occidentale, trova lo spazio occupato da Massimo D’Alema e, sulla questione della base americana di Vicenza, da Arturo Parisi, diventato protagonista di un’incredibile votazione a parti rovesciate al Senato.
Anche in quest’ultima paradossale vicenda, che ha visto la maggioranza rifiutarsi di approvare la relazione di un ministro della Margherita, sostenuta invece dall’opposizione, il presidente del partito (e vicepremier) vittima di questo sgarbo poco ha fatto e poco ha potuto. Si dice che fosse a casa, vittima di un’influenza. Assieme agli auguri di pronta guarigione, merita forse quelli di un ristabilimento politico. E’ nei momenti difficili che un leader mostra la capacità di recupero e trova lo spazio per reinserirsi nel gioco. A meno che non preferisca marcare visita.
il Foglio




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