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  1. #1
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    Predefinito Appello di Laici e Cattolici ai Vescovi in DIFESA DELLA FAMIGLIA

    Noi laici e cattolici italiani chiediamo ai vescovi di mantenere chiara e libera la loro impostazione di dottrina e di cultura morale in tema di legislazione familiare. Riteniamo ingiusta ogni forma di intimidazione intellettuale contro l’autonomia del pensiero religioso. Consideriamo decisivo, per arricchire il pluralismo di valori della società italiana, che la religione occupi uno spazio pubblico nella vita della comunità. Giudichiamo improprio, e sintomo di un uso politico della sfera religiosa, l’appello dei cattolici democratici affinché la chiesa italiana rinunci a un suo atto di magistero, che la libera coscienza di laici e cattolici, compresi i parlamentari della Repubblica, potrà valutare serenamente e in piena libertà.
    Il nuovo Concordato del 1984 affida alla chiesa italiana, che non è più espressione di una “religione di stato”, un ruolo indipendente di testimonianza civile, politica e morale che è pienamente compatibile con la funzione laica e sovrana nel suo ordine dello stato. La cultura di questo paese deve liberarsi delle pastoie politiciste di un pensiero illiberale e veteroconcordatario che intende censurare con argomenti obliqui la libertà religiosa e la sua funzione sociale.

    Sergio Ricossa - Torino, Marta Sordi - Milano, Francesco D’Agostino - Roma, Vittorio Mathieu - Torino, Giuliano Ferrara - Roma, Lucetta Scaraffia - Roma, Giovanni Maria Vian - Roma, Ubaldo Casotto - Roma, Antonio Socci - Siena, Nicoletta Tiliacos - Roma, Eugenia Roccella - Roma, Sergio Soave - Milano, Luigi Amicone - Milano

  2. #2
    motan
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    Predefinito l'offensiva di Ruini divide i cattolici (da Repubblica)

    Il mondo cattolico continua a interrogarsi sulla strategia vaticana contro i Dico. E anche a dividersi: oggi alcuni intellettuali di area hanno firmato un appello contro l'eccessiva ingerenza della Cei nella questione; subito dopo, è arrivato il controappello di altri esponenti di rilievo della cultura italiana, contrari ai contenuti dell'appello numero uno.

    Nel primo documento, firmato tra gli altri fa Giuseppe Alberigo e Alberto Melloni, si chiede che la Conferenza episcopale italiana non intervenga con un documento ufficiale - annunciato due giorni fa dal cardinale Camillo Ruini - che impegni i politici cattolici a rifiutare il progetto di legge sui diritti di convivenza. Un atto "di inaudita gravità", secondo i firmatari.

    Il testo comincia con una valutazione di carattere generale: "La Chiesa italiana, malgrado sia ricca di tante energie e fermenti, sta subendo un'immeritata involuzione". Quindi il giudizio diventa allarmato e severo circa le intenzioni manifestate nei giorni scorsi da Ruini:"L'annunciato intervento della Presidenza della Conferenza episcopale, che imporrebbe ai parlamentari cattolici di rifiutare il progetto di legge sui 'diritti delle convivenze' è di inaudita gravità".

    Se questo avvenisse, spiegano gli intellettuali che hanno firmato l'appello, "l'Italia ricadrebbe nella deprecata condizione di conflitto tra la condizione di credente e quella di cittadino. Condizione insorta dopo l'unificazione del paese e il 'non expedit' della Santa Sede e superata definitivamente solo con gli accordi concordatari".


    Da qui l'appello rivolto ai vescovi: "Denunciamo con dolore, ma con fermezza, questo rischio e supplichiamo i Pastori di prenderne coscienza e di evitare tanta sciagura, che porterebbe la nostra Chiesa e il nostro Paese fuori dalla storia". Tra gli altri hanno sottoscritto l'appello Vittorio Bellavista, Ugo Perone, Raniero La Valle, Stefano Sciuto, Giuseppe Ruggeri, Ettore Masina.

  3. #3
    motan
    Ospite

    Predefinito L'altolà di Scalfaro a Ruini "Sulla legge nessuna imposizione"

    ROMA - Un altolà senza sfumature al cardinale Ruini, se davvero vuole imbrigliare nei precetti della Chiesa la libertà di decisione politica sui Dico, un tempo noti come Pacs. Oscar Luigi Scalfaro, presidente emerito della Repubblica e padre nobile del centrosinistra, non è contrario alla mediazione Bindi-Pollastrini, e teme la "distruzione" del cattolicesimo parlamentare se la Cei dovesse lanciare diktat a chi riconosce il suo magistero. In sessant'anni - dice - questo non è mai accaduto. Prima di correre certe avventure Ruini dovrebbe avviare "un ampio esame" dentro l'assemblea dei vescovi.

    Presidente Scalfaro, il Parlamento aspetta di sapere quale forma assumerà il "non possumus" di Ruini sulle unioni di fatto. Che cosa succederebbe se la Cei o il Papa avanzassero richieste "vincolanti" per i politici cattolici?
    "La Chiesa, pure nella fermezza dei suoi principi, non ha mai compiuto in sessant'anni interventi che ponessero a un bivio obbligato i parlamentari cattolici. Io confido che interventi del genere non ci saranno. Se dovessero invece avvenire, distruggerebbero la possibilità stessa di una presenza dei cattolici in Parlamento in condizioni di dignità e libertà, quella libertà che consente l'assunzione individuale delle responsabilità. Ma a chi serve, oggi e domani, un gruppo di parlamentari che si limitano a eseguire gli ordini? Certo non alla Chiesa. Sarebbero una inutile pattuglia, e l'effetto sarebbe una crescita di laicismo esasperato".

    Il centrosinistra non drammatizza troppo l'iperattivismo vaticano? E' vero che è stato l'Avvenire a citare Pio IX, ma dall'altra parte si invoca il Risorgimento, si tracciano scenari foschi, si ipotizza, come anche lei fa, il naufragio del cattolicesimo politico. Eppure gli scontri tra l'etica cattolica e quella laica, condivisi e alimentati dalla Chiesa, in Parlamento e fuori non sono mancati. Gli anni Settanta, il divorzio, l'aborto, i referendum. Grandi asprezze, ma alla fine siamo tutti qui, comprese le leggi soggette ad anatema.

    "Vede, io sono nella vita politica da 61 anni, dalla Costituente. È vero, abbiamo attraversato come parlamentari cattolici momenti faticosi, difficili, prese di posizione delicate. Ma già dall'Assemblea costituente fu preminente in tutti la ricerca di un denominatore comune sui temi dei diritti e della dignità delle persone. Ne nacque un documento d'eccezione, la Carta, del quale dobbiamo ringraziare i grandi nomi che resero un tale servizio al popolo italiano: penso, nel mondo cattolico, a De Gasperi, a La Pira, a Dossetti, più tardi a Aldo Moro e a tantissimi altri rappresentanti del popolo. Il grande tema per noi cattolici era fare sintesi fra diritti e doveri del cittadino e diritti e doveri del cristiano, portare nella politica il pensiero filosofico che anima i principi cristiani sempre con grande rispetto per le impostazioni altrui. L'articolo 67 della Costituzione stabilisce che ogni membro del parlamento rappresenta la nazione e esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Al tempo del divorzio e dell'aborto, che lei cita, in entrambi i casi il partito mi diede incarico di parlare ufficialmente a nome del gruppo democristiano. Non dimentico, e ne ringrazio la Provvidenza, che nell'uno e nell'altro caso ebbi ascolto ampio, proprio dagli avversari politici: non condivido le tue tesi - mi fu detto - ma apprezzo lo sforzo di dialogare. Dopo la sconfitta sul divorzio qualcuno in assoluta buona fede sostenne che non potevamo collaborare a formulare gli articoli della legge perché così facendo avremmo aiutato un istituto che contestavamo. Ma giustamente vinse la tesi che quando cade l'affermazione di un principio rimane sempre il dovere di lottare per il male minore".

    Insomma, lei sostiene che la capacità di ascolto reciproca non è venuta mai meno, nemmeno quando lo scontro era al massimo della tensione.
    "Non solo. C'è anche un altro insegnamento. La chiarezza delle posizioni della Chiesa, e il risultato del referendum che diede ragione alle tesi contrarie a quelle sostenute da noi cattolici, non impedirono che tanti cattolici si servissero poi dell'istituto del divorzio. Ne è prova che da anni all'interno della gerarchia ecclesiastica si discute sull'ammissibilità dei divorziati ai sacramenti".

    L'invito al pragmatismo, per tornare a Ruini, onestamente oggi non sembra avere grandi chance. La grandinata vaticana - da Avvenire a Sir, dall'Osservatore allo stesso Ratzinger - non lascia grandi margini alla mediazione.
    "La profonda devozione e ubbidienza alla chiesa madre e maestra - e mi piace ricordare che fu la saggezza di Giovanni XXIII, oggi beato, a dare nella sua enciclica questa preminenza alla maternità della Chiesa - mi fa confidare che il richiamo che è stato annunziato, e che manifesta un diritto e anche un dovere della Chiesa di dire il suo pensiero, non abbia la forma di una imposizione".

    Il fronte dei sessanta parlamentari della Margherita che difendono i Dico non ha un gran futuro, se l'intervento di Ruini dovesse trasformarsi in un vero e proprio precetto. Non crede?
    "Un atteggiamento rigido della Chiesa sfascerebbe tutto. Ne sono convinto".

    Lei, pur da senatore a vita, è un uomo del centrosinistra: quale potrebbe essere una contromisura per far prevalere la moderazione?
    "Posizioni da parte della Chiesa che portassero a conseguenze tanto pesanti, così come non si sono verificate neanche quando furono compromessi l'indissolubilità del matrimonio e il diritto alla vita, richiederebbero a mio avviso un ampio esame nell'Assemblea dei vescovi italiani, la Cei".

    Nel merito della legge, come giudica la soluzione Dico "inventata" da Bindi e Pollastrini?
    "Mi piace ricordare che quando il presidente del consiglio Romano Prodi annunziò nella formulazione del programma il desiderio di riconoscere dei diritti e dei doveri a ciascun cittadino, affermò espressamente che con quel programma prendeva l'impegno di non toccare o turbare l'istituto del matrimonio così come previsto dalla Costituzione. Mi pare giusto non fare processi alle intenzioni. Le proposte di legge che sono state presentate da posizioni a mio avviso non accettabili sono giunte con non poca fatica (quanto intensa quella del ministro Bindi!), in questo necessario dialogo tra impostazioni diverse, a un testo che come tutti i testi è indubbiamente migliorabile ma che certamente non prevede - per essere chiari - il matrimonio fra gli omosessuali o una formula mascherata ma simile. Si tratta di dare eventuali, maggiori garanzie? Se ne può discutere, rimanendo chiaro un punto: se al dunque si fosse richiesti di un voto esplicito che preveda di fatto il matrimonio per gli omosessuali, allora, senza bisogno di disturbare la dottrina della chiesa cattolica, è chiaro che un voto a favore non si può dare perché in contrasto con una realtà di storia dell'umanità, che prevede per il matrimonio un maschio e una femmina".

    Il matrimonio gay, per la verità, sembra essere un simbolo e uno spauracchio, anche se di prima fila. Quel che la Chiesa sembra temere nella sostanza è che il riconoscimento delle unioni civili, innanzitutto eterosessuali, sgretoli la famiglia "naturale" su cui si fonda la sua dottrina.
    "È vero, c'è chi obietta che aprendo una seconda strada si dà ai cittadini con troppa facilità la possibilità di un'altra scelta. La preoccupazione della Chiesa è più che condivisibile. Ma il problema vero è rafforzare nei cattolici la fede, in modo che sappiano scegliere secondo i principi nei quali credono. Più che allo Stato, al quale si chiede di impedire una duplice strada che consentirebbe gli abusi, il tema è affidato alla evangelizzazione e alla formazione dei fedeli. Lo Stato deve pensare a tutti e, pur non tramutando speranze, desideri e sogni in diritti deve, se esistano basi certe per individuare quei diritti, riconoscerli dove e quando ci sono".

    (15 febbraio 2007) Repubblica

  4. #4
    presbitero cristiano ortodosso
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    Predefinito per un sano cinismo e un corretto disincanto di tradizione gobettiano -liberal

    Io non ne farei un dramma e neppure una tragedia..

    Con cinismo e disincanto io la vedo così:
    1- il disegno di legge viene presentato ai due rami del parlamento
    2- prima ipotesi. Non viene approvato ..Chiuso il discorso con tutte le conseguenze politiche del caso:dimissioni del governo prodi et similia
    3- seconda ipotesi.Viene approvato e regolarmente promulgato dal Sig.Presidente della Repubblica. Diventa legge dello Stato.A questo punto gruppi di cittadini legittimamente secondo il dettato costituzionale si organizzano per raccogliere le firme per il referendum abrogativo

    Sviluppo dell'ipotesi referendum
    1-non raccolgono le firme.Chiuso il discorso con tutte le conseguenze politiche del caso(e stavolta anche ecclesiali)
    2-Raccolgono le firme e il referendum viene indetto.Bene. Stavolta sarà onere della CEI impegnarsi per garantire il quorum e così andiamo a votare e ci si conta .Nessun dramma e nessuna tragedia. Le due volte che la CEI ha chiamato gli italiani a contarsi (cioè su referendum voluti dalla CEI) ne è uscita sconfitta.(questo come fatto statistico...)

    Anzi dal mio punto di vista l'ipotesi del referendum è spiritualmente provvidenziale perchè è una chiarificazione definitiva in entrambi i sensi in relazione al possibile esito e finalmente la finiamo con questo balletto bipartisan anzi tripartisan(la CEI è anche un polo politico) .Andiamo al confronto in temporalibus ...nessun problema ad affrontarlo ...ciascuno facendo le sue scelte personali all'interno della sua coscienza

    Invece questi proclami della CEI da una parte,queste risposte del csx dall'altra..la libertà di coscienza proclamata da forza italia mi sembrano essere il solito brodo per una negoziazione al solito extraparlamentare.

    Invece andiamo allo scontro politico attraverso il referendum(se il disegno di legge passa e caro Pfjodor io al posto tuo non mi consolerei raccontandomi storielle...il disegno di legge passa...) e ci si conti...non può che comunque far del bene alla coscienza cristiana di questo paese.

    Padre Giovanni Festa

  5. #5
    Ut unum sint!
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    Citazione Originariamente Scritto da giovannipresbit Visualizza Messaggio
    Io non ne farei un dramma e neppure una tragedia..

    Con cinismo e disincanto io la vedo così:
    1- il disegno di legge viene presentato ai due rami del parlamento
    2- prima ipotesi. Non viene approvato ..Chiuso il discorso con tutte le conseguenze politiche del caso:dimissioni del governo prodi et similia
    3- seconda ipotesi.Viene approvato e regolarmente promulgato dal Sig.Presidente della Repubblica. Diventa legge dello Stato.A questo punto gruppi di cittadini legittimamente secondo il dettato costituzionale si organizzano per raccogliere le firme per il referendum abrogativo

    Sviluppo dell'ipotesi referendum
    1-non raccolgono le firme.Chiuso il discorso con tutte le conseguenze politiche del caso(e stavolta anche ecclesiali)
    2-Raccolgono le firme e il referendum viene indetto.Bene. Stavolta sarà onere della CEI impegnarsi per garantire il quorum e così andiamo a votare e ci si conta .Nessun dramma e nessuna tragedia. Le due volte che la CEI ha chiamato gli italiani a contarsi (cioè su referendum voluti dalla CEI) ne è uscita sconfitta.(questo come fatto statistico...)

    Anzi dal mio punto di vista l'ipotesi del referendum è spiritualmente provvidenziale perchè è una chiarificazione definitiva in entrambi i sensi in relazione al possibile esito e finalmente la finiamo con questo balletto bipartisan anzi tripartisan(la CEI è anche un polo politico) .Andiamo al confronto in temporalibus ...nessun problema ad affrontarlo ...ciascuno facendo le sue scelte personali all'interno della sua coscienza

    Invece questi proclami della CEI da una parte,queste risposte del csx dall'altra..la libertà di coscienza proclamata da forza italia mi sembrano essere il solito brodo per una negoziazione al solito extraparlamentare.

    Invece andiamo allo scontro politico attraverso il referendum(se il disegno di legge passa e caro Pfjodor io al posto tuo non mi consolerei raccontandomi storielle...il disegno di legge passa...) e ci si conti...non può che comunque far del bene alla coscienza cristiana di questo paese.

    Padre Giovanni Festa
    l'ipotesi referendaria sarebbe una sciagura inauspicabile. Va bloccato tutto al senato! La CEI lo sa bene, per questo prepara un documento chiaro che impegni i cattolici. I referendum si perdono ma il senato e' facile bloccarlo.
    UT UNUM SINT!

  6. #6
    Ut unum sint!
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    ma no, perche' una sciagura?
    si interpellano gli elettori, dov'e' il problema?
    il problema e' che e' facile perdere...
    UT UNUM SINT!

  7. #7
    presbitero cristiano ortodosso
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    ed eretico perfino di se stesso -contraddisse e si contraddisse
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    Citazione Originariamente Scritto da catholikos Visualizza Messaggio
    il problema e' che e' facile perdere...
    Ma come : vieti gli istituti di democrazia occidentale liberale ed anglo-sassone per la paura di perdere? ....Le leggi-caro salvatore-in una democrazia occidentale-sono nella procedura regolate dalla costituzione non dalla Congregazione per la difesa della fede...(Ovviamente vale dovunque questo principio..anche in Grecia laddove eventualmente gli ortodossi tentassero di confondere i piani...) Fattene una ragione...lo scenario è aperto. Certo se il ddl viene fermato al Senato,....il governo cade...e il discorso si chiude.Ma se ilddl diventa la legge...comincia il divertimento metodologico-ecclesiale

    Invece metdologicamente andiamo al referendum...e come diceva mia nonna ..."comu finisci si cunta"...

    E continuo a dire che il referendum sarebbe una posibilità provvidenziale(in tutti i sensi)di chiarificazione..almeno la finiamo con il balletto e i balletti...

    Suvvia catholikòs...sii democratico...

  8. #8
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    La famiglia non è esclusivamente una “questione cattolica”
    Secondo il giurista Giuseppe Dalla Torre
    ROMA, domenica, 18 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Uno degli errori che si stanno compiendo nel confronto sui DICO è di considerare la famiglia esclusivamente una “questione cattolica”. Ne è convinto il giurista Giuseppe Dalla Torre, Rettore dell’Università LUMSA di Roma.

    “Evidentemente ai cattolici stanno a cuore la famiglia e il matrimonio, ma il problema ‘famiglia e matrimonio’ è un problema che riguarda l’intera società. La famiglia è sempre stata la cellula fondamentale della società, il luogo nel quale la società si è riprodotta e il luogo nel quale la società ha trovato le basilari e fondamentali forme di solidarietà. Quindi, credo che il tema ‘famiglia’ non possa essere un tema soltanto cattolico, ma un tema di carattere generale”, ha affermato in una intervista alla “Radio Vaticana”.

    “Ho l’impressione – ha continuato Dalla Torre – che anche in questo caso si tenda a spostare l’ottica della discussione da un dibattito sui problemi, che da un punto di vista giuridico, politico, possono essere affrontati e discussi, ad una contrapposizione laici-cattolici”.

    “Non so se questa deviazione sia una deviazione fatta ad arte, ma certo si perde un’occasione di approfondire, quindi anche di dialogare, mettendo invece dei muri, mettendo degli steccati”, ha quindi osservato.

    Sulla divisione nel mondo cattolico su questo argomento, Dalla Torre ha dichiarato: “Anche qui ho l’impressione che giochi più l’emotività o, come dire, il prevalere della ragione politica, che non, da un lato, il senso di responsabilità di un’appartenenza, e dall’altro, invece, il porre la questione in termini, ripeto nuovamente, razionali e quindi discutibili e verificabili”.

    Nel disegno di legge sui cosiddetti DICO si parla di “convivenze affettive”. “A me questo riferimento all’affetto suscita delle perplessità – ha riconosciuto –. Intendiamoci, la vita dell’uomo è una vita attraversata dall’affetto, attraversata dai sentimenti. Questo vale nella famiglia, vale nell’amicizia. A me pare, però, dal punto di vista del diritto, che la dimensione dei sentimenti, la dimensione quindi affettiva, debbano esulare”.

    “E’ chiaro che è auspicabile che nella società crescano rapporti di amicizia, quindi rapporti fondati sul sentimento – ha precisato –. Tuttavia, a me pare che il diritto non possa fermarsi a questo elemento, che sfugge alla sua osservazione.”

    Da giurista, ha detto di paventare il pericolo che i DICO possano instaurare una specie di “parafamiglia”.

    “A me pare, almeno così come è stato elaborato, che questo riferimento al paradigma familiare ci sia in alcune norme che sono qualificanti, come quelle in materia successoria. Il che significa che, in fondo, il modello soggiacente è il modello del matrimonio e quindi della famiglia”, ha sottolineato.

  9. #9
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    DICO, le bandiere al vento e il cavallo di Troia…
    Postato il Domenica, 18 febbraio @ 16:19:45 CET di Peppone




    Furono proprio i cattolici del centrosinistra ad applaudire la Nota pastorale emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 16 gennaio del 2003, su «alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica», cioè uno dei testi che servirà da base per il prossimo intervento della Cei. Intanto Mons. Velasio De Paolis, segretario del supremo tribunale della Segnatura Apostolica, in un intervista rilasciata a La Stampa, dopo aver affermato che «i DICO sono il cavallo di Troia per arrivare al matrimonio gay», avverte che «il laicismo anti-famiglia dei Grillini e dei Luxuria si salda ai vecchi anticlericalismi dei circoli laico-massonici»
    1) Oggi si strilla tanto. Appena ieri erano applausi di Andrea Tornielli
    2) "DICO, cavallo di Troia per arrivare al matrimonio gay"

    "DICO, cavallo di Troia per arrivare al matrimonio gay"
    «Ci sono gruppi potenti finanziariamente e politicamente che agiscono nell’ombra e influenzano chi fa le leggi. E’ in atto una guerra ideologica contro la famiglia, il matrimonio e i valori difesi dalla Chiesa», avverte il vescovo Velasio De Paolis, teologo dell’ex Sant’Ufficio al fianco di Joseph Ratzinger, oggi segretario del supremo tribunale della Segnatura Apostolica (la Cassazione vaticana). «I DICO sono il cavallo di Troia per arrivare alle nozze gay - afferma l’ex decano della facoltà di diritto canonico della Pontificia Università Urbaniana e voce autorevole della Curia -. Come già accaduto per il silenzio della Convenzione Ue sulle radici cristiane dell’Europa, i circoli laicisti e massonici alimentano le dinamiche della secolarizzazione per scristianizzare la società».
    Il Papa denuncia «pressioni di lobby capaci di incidere sui processi legislativi». La famiglia è nel mirino?
    «E’ sotto attacco la proposta cristiana nei suoi vari aspetti. Dalla difesa della vita al matrimonio. Il laicismo anti-famiglia dei Grillini e dei Luxuria si salda ai vecchi anticlericalismi dei circoli laico-massonici. In Europa durante la Guerra Fredda il ruolo della Chiesa era salvaguardato perché faceva comodo in chiave anti-comunista».
    Poi cos’è cambiato?
    «Cessato l’allarme, si sono scatenati ambienti e influssi culturali contrari alla dimensione pubblica del cattolicesimo. E non è un caso che il terreno dell’offensiva sia la legislazione sulla famiglia e l’eutanasia. Non a caso i canonisti dicono: “Dimmi che visione e concezione hai dell’uomo e ti dirò che concezione hai del diritto, e viceversa”. E’ l’antropologia cristiana a dare fastidio e in questo disegno diventa prioritario scardinare la famiglia tradizionale per promuovere un nuovo modello di unione. I nemici della famiglia sono gli stessi delle radici cristiane nella costituzione europea».
    Satana è al lavoro per «scassinare» la famiglia, come sostiene il cardinale di Torino Poletto?
    «L’attacco in corso contro la famiglia è il frutto marcio della secolarizzazione e rappresenta l’assurdità del male, le tenebre, il mistero dell’iniquità descritto da San Paolo. Ma non è solo una questione di ordine teologico. I gruppi di pressione che spingono per regolarizzare le unioni di fatto falsificano la realtà».
    Perché?
    «Nella Costituzione italiana la famiglia è quella della concezione naturale e della rivelazione cristiana. Le lobby che sponsorizzano le unioni gay dimostrano la loro intolleranza ignorando che i confini di fedeltà della Chiesa a se stessa non possono essere giocati sulla politica. Per noi difendere l’unità della famiglia equivale a favorire il bene della società. Altrimenti la deriva è quella di una religiosità “fai da te”, in cui uno prende della fede solo quanto gli fa comodo per giustificare i suoi comportamenti e stili di vita».
    In quali altre circostanze hanno agito, secondo lei, le lobby denunciate da Benedetto XVI?
    «La decisione di omettere le radici cristiane nella convenzione dell’Unione europea è stata la dimostrazione più lampante dell’influenza dei gruppi di pressione laicisti e anticlericali sui parlamenti e gli organi comunitari. E poi c’è il caso Buttiglione».
    Cioè?
    «Il polverone che portò Rocco Buttiglione alle dimissioni da commissario italiano a Bruxelles per aver difeso la propria convinzione da cattolico che l’omosessualità sia un peccato. Una vicenda che andava colta come un segnale preoccupante e per certi aspetti foriera di futuri sviluppi. Anche in quel caso gruppi potenti soffiarono sulle polemiche malgrado Buttiglione avesse garantito di voler applicare la carta dei diritti umani dell’Unione europea che sancisce che non vi sia discriminazione sul piano della sessualità. Evidentemente qualcuno aveva deciso diversamente...».

    di Giacomo Galeazzi
    La Stampa 18/2/2007

    «Avvenire»: cattolici dell’Unione siete credenti a doppia morale
    Il quotidiano dei vescovi: non si può applaudire la Chiesa sul multiculturalismo e zittirla sui DICO
    di Andrea Tornielli
    «Oggi si strilla tanto, appena ieri erano applausi»: è questo il significativo titolo dell’editoriale di Pio Cerocchi, pubblicato ieri sul quotidiano cattolico Avvenire, che bacchetta le reazioni dei cattolici impegnati nel centrosinistra la cui voce si è levata in questi giorni per protestare contro le prese di posizione dei vescovi contro i «Dico» e l’annunciato «appello alle coscienze» che la Cei sta preparando sull’argomento.
    Avvenire fa notare come furono proprio i cattolici del centrosinistra ad applaudire la Nota dottrinale
    emanata dalla Congregazione per la dottrina della fede il 16 gennaio del 2003, su «alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica», cioè uno dei testi che servirà da base per il prossimo intervento della Cei. «Ebbene, uno dei motivi della buona accoglienza di quel testo - osserva Cerocchi - è probabilmente da individuare nel fatto che quella nota riconosceva positivamente “il clima multiculturale e multireligioso delle forme democratiche di società”», come un «incoraggiante ambito ideale per l’impegno politico del cristiano». Aggiungendo per di più come «legittima», la «libertà dei cittadini cattolici di scegliere tra le opinioni politiche compatibili con la fede e la legge morale naturale, quella che secondo il proprio criterio meglio si adegua alle esigenze del bene comune». Parole, osserva l’editorialista di Avvenire, che «parvero ad alcuni come una indiretta benedizione alla scelta già attuata dai cattolici democratici provenienti dal Ppi, di operare in politica senza più la necessità di un “partito cattolico”, seguendo la propria coscienza». E non certo a caso la nota già citata, richiamava la relazione «difficile e spesso labile fra autonomia terrena e riferimento a Dio», con l'intento di favorire «l'unità di vita del cristiano» e, dunque, «la coerenza tra fede e vita, tra vangelo e cultura». Ma allora a quest'ultimo richiamo non fu prestata soverchia attenzione, anche perché - non bisogna dimenticarlo - il centrosinistra era all’opposizione. Lontano dunque - fa notare il quotidiano cattolico - dalle maggiori e dirette responsabilità sulle questioni “non negoziabili”».
    In effetti il dibattito di questi giorni appare piuttosto viziato. A parte il fatto che tra i promotori dell’appello contro l’ingerenza e l’interventismo dei vescovi si trovano, tra gli altri, proprio quegli esponenti della scuola bolognese che quasi quotidianamente rinfacciano invece i «silenzi» alla Chiesa di altre epoche,
    stupisce che nessuno ricordi le parole pesanti e vincolanti contenute nelle dueNote dottrinalipubblicate nel 2003, firmate dal cardinale Joseph Ratzinger e approvate da Giovanni Paolo II.
    Nella prima, quella dedicata ai politici cattolici già ricordata da Avvenire,si afferma che «il cristiano è chiamato a dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale», e si ribadisce che alla famiglia fondata sul matrimonio «non possono essere giuridicamente equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto tali un riconoscimento legale».
    Nella seconda, pubblicata nel luglio dello stesso anno, e specificamente dedicata al riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, si legge che «il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge», perché votare in favore del riconoscimento delle coppie gay sarebbe «un atto gravemente immorale».
    Un messaggio inequivocabile che quattro anni fa non provocò particolari reazioni.
    Il Giornale n. 41 del 2007-02-17 pagina 13

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da catholikos Visualizza Messaggio
    l'ipotesi referendaria sarebbe una sciagura inauspicabile. Va bloccato tutto al senato! La CEI lo sa bene, per questo prepara un documento chiaro che impegni i cattolici. I referendum si perdono ma il senato e' facile bloccarlo.
    Ma io dico, perfino il cattolicissimo ex-Presidente Scalfaro, si è mobilitato per la difesa morale del cattolicesimo parlamentare scevto dai vechi arnesi giovanni-maria-mastai-ferrettiani.
    “Nessuna ingerenza: La Chiesa deve parlare, nel segno della sana laicità dello Stato” dichiara il Cardinal Ruini reiterando il suo no ai PACS. Ma Eminenza, scusi, non sarebbe invece ora di riconoscere ai sacerdoti il diritto di contrarre matrimonio: eh, come dice? No Eminenza, per carità, lungi da noi: nessuna ingerenza, parlavamo nel segno... della sana religiosità della Chiesa!

 

 

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