Ciao a tutti. Sono a Cuba
È un’esperienza travolgente.
Tengo un diario della mia permanenza da cui forse ricaveranno un istant book:
CASTRARE UN POPOLO
Ovvero: il comunismo di Fi°del Ca°stro
Spiegato a Bertinotti.
(Diario clandestino da C°uba per Fazi Editore)
Domanda:
Se alcune facce un po’ così si dicono felliniane e un comportamento da sfigato è riconosciuto come fantozziano. Se la rivoluzione è castrista.
Potremmo dire che il Nostro, ha castrato il suo popolo?
Mah.
Il diario completo qui:
http://guide.dada.net/satira/
30 Gennaio
Hanno aperto un nuovo ristorante.
Si paga in moneta nazionale, ha dodici tavoli (per legge – salvo rarissime eccezioni – non è permesso avere più di 12 tavoli) un angolo per i musicisti, ed è destinato ai cu.ba.ni.
Non è permesso l’accesso agli stranieri ma io presento il mio carnet e vengo ammesso con i miei due amici indigeni.
E’ un tipico esempio di ristorante socialista: dodici tavoli divisi tra otto camerieri, due capitain, un maetre hotel rigorosamente in smoking, un gerente di duecento chili che sta russando dietro il mio tavolo e un vice gerente che sta controllando una lista con il responsabile del magazzino. Sembra che i conti non tornino.
Quando ti dicono che da queste parti non c’è disoccupazione, devi crederci. Ogni giorno vado alla piazza d’armi dove c’è una inutile fiera del libro. Ogni piccolo commerciante paga una tassa esorbitante per tentare di vendere ciarpame ai turisti nei tre metri quadri che gli vengono assegnati. Il posto migliore è governativo, dove con un espositore largo come un attaccapanni vendono fotografie del duce, del che, e menate varie. Lo gestiscono TRE persone, un direttore, una contabile e una commessa. Mattina e sera si presentano DUE operai che mettono e tolgono l’espositore.
Ma stavamo parlando del ristorante.
Non c’è molta gente. In tutto occupiamo sei tavoli ma i camerieri sembrano non accorgersi dei clienti e continuano a chiacchierare tra di loro.
Dopo una ventina di minuti blocco una cameriera che passa e le chiedo se posso ordinare le vivande. Mi dice che no, c’è un solo capitain con la matita ed è l’unico autorizzato a ricevere la comanda, e ci rassegniamo. Quando viene il nostro turno, si presenta senza un sorriso e con un cipiglio militaresco ci dice, indicando la carta, che questo non c’è, quello è finito, l’altro oggi non è possibile…
Insomma è rimasto pollo, insalata e pesce fritto. Vabbè, due polli e un pesce.
Gli orchestrali che erano seduti ai vari tavoli chiacchierando con i parenti, si alzano e finalmente iniziano a suonare. Il gerente, probabilmente abituato a questa solfa, continua a russare. Dopo UNA canzone i musici, affranti dalla fatica, si risiedono. Dalla cucina escono parenti e amici chi con una latta da dieci chili di pomodoro, chi con una tanichetta di olio d’arachidi, qualcuno tra i più timidi, con un sandwich confezionato... Insomma, il normale approvvigionamento del parentado che usufruisce della cresta che fa il cuoco sulle vivande da servire ai clienti.
Il gerente dorme.
Passa un tempo biblico ma le vivande non si vedono. I musicisti intanto hanno cantato un’altra canzone che in origine doveva essere una beguine ma l’hanno tirata come il lamento di Sigfrido.
Blocco la cameriera. Dice che dobbiamo pazientare perché è uso della casa preparare espresso solo le vivande ordinate.
Al tavolo passano un venditore illegale di CD, venditrice di calze e un giovane sfaccendato
con la solita vecchia storia del lupo, per scroccarti un dollaro. Dalla strada, tra le transenne, sbucano di tanto in tanto donne con bimbi affamati, vecchie che tendono la mano, mutilati e invalidi, tutti con l’intento di farti sentire un senso di colpa mentre ti nutri e loro no.
Siamo seduti da un’ora e un quarto e i camerieri sono sempre più allegri. Noi no.
Che nella preparazione delle vivande sia compreso per esempio andare a pescare il pesce o catturare il pollo? Aspettiamo.
Finalmente si spalanca la porta della cucina ed esce la nostra cameriera con la nostra roba.
Fredda.
Ma non era tutto espresso?
Tace.
L’insalata è scipìta, chiedo olio e aceto. Mi dice che è già stata condita in cucina. Dico, guarda che il cuoco condisce l’insalata di casa sua, visto che ho osservato passare quantità industriali di ciarabattole destinate al parentado.
E’ irritata e non risponde. Ha capito che questi tre reazionari sono contro la rivoluzione.
Il gatto non si muove. Di solito questi intelligentissimi animali si avvicinano al tavolo nella speranza che cada qualche brandello di cosa buona. Questo ha capito l’antifona e preferisce aspettare qualche topo di passaggio. Illuso! Con questi chiari di luna, nemmeno il roditore troverà qualcosa nella dispensa!
Il pollo è buono. Entonce, dico, almeno c’è la dimostrazione che il lavoro delle cooperative rende qualcosa. Sì, mi dicono. Infatti dopo una catena lunghissima di lavoro negli allevamenti avicoli, i polli attualmente li importano congelati dal Brasile.
Giovedì 1 Febbraio
Hanno tolto l’acqua.
Nessuno sa scoprire il perché.
Io mi attengo a quello che diceva Poirot: una coincidenza è solo una coincidenza, due coincidenze sono due coincidenze, ma tre coincidenze diventano un indizio.
La prima coincidenza è che si celebrava la giornata del lavoratore elettrico e ci tolsero la luce per ventiquattro ore.
La seconda coincidenza fu quando si celebrò la giornata del ferroviere e non ci furono collegamenti con la periferia.
Ora è scomparsa l’acqua. Vuoi vedere che si celebrerà la giornata del sub?
Venerdì, 2 Febbraio
Sono rimasto coinvolto in due episodi sconcertanti. Il primo sarebbe che nel barrio dove mi sto muovendo e dove mi conoscono ancora in pochi, stavo per essere assalito. Era buio e non ho visto né sentito nulla. Me lo hanno riferito forse solo perchè la paura mi costringesse, per tornare a casa,a noleggiare l’unica Moscovich arrugginita che hanno da quelle parti
Alla piazza d’armi dove mi parcheggio quando non lavoro, un poliziotto zelante, ha chiesto il carnet a tre persone che stavano parlando con me. Ho tentato di intervenire come faccio sempre, per mostrare che non sono un turista ma lui mi ha apostrofato dandomi del maleducato perché ho parlato con lui senza essere stato interrogato. Dico, scusi, ma volevo solo darle informazioni per migliorare la sua efficienza, visto che queste persone non stanno parlando con un turista, ma con un amico che abita qui da molto tempo.
Interviene il mio amico anziano che era stato fermato: sì, dice, il nostro amico qui è residente non è un turista.
Il poliziotto lo guarda con aria minacciosa e lo apostrofa: ‘’ Tu mi stai parlando gesticolando.’’ Poi passa alla seconda persona plurale, segno di minaccia incombente… ‘’Sento che mi manca di rispetto.’’
‘’Guardi, io parlo così…’’ tenta di giustificarsi il vecchio. Il poliziotto lo porta al centro della piazza e lo obbliga a parlare tenendosi i polsi dietro la schiena. E’ una scena che credevo esistesse solo nei film con i nazisti.
Il vecchio non è uno che si possa portare facilmente al posto di polizia senza che alzi una scandalosa, rumorosa, dirompente discussione sulla Costituzione e sui diritti delle persone. Quindi la cosa si conclude pressappoco con queste parole:
- Siamo un popolo accogliente. Un turista mi ha chiesto la direzione, perché non posso parlargli?
- Non ho detto che non potete parlare con i turisti. Ho detto che non DOVETE parlare con gli stranieri. La prossima volta ti arresto.
Abbiamo passato il pomeriggio guardandoci in silenzio mentre quel maiale dall’altro lato della piazza ci teneva sott’occhio.
Aldo Vincent
http://www.affaritaliani.it




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